Archivio mensile:giugno 2013

PARIS vs NEW YORK

il guaio

Vahram Muratyan è un graphic designer francese che ha diviso la sua vita tra Parigi e New York e che nel 2010 apre un blog, in cui attraverso semplici ed ironiche illustrazioni esprime le contraddizioni di queste due grandi metropoli.

Da allora, il suo blog è stato visitato da più di due milioni di persone e da qui è nata l’idea di farne un libro.

Solo immagini e qualche parola, nulla più.

 

 

alessandra

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Il cielo in una stanza

 

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Asta 761 Meeting art: ultime due tornate dell’asta 761 arte moderna e contemporanea. Poi inizia la stagione estiva. Se ne riparla a settembre. Ma quest’asta ha lasciato il suo segno. Vere chicche (a proposito: cosa ci fa ancora invenduto il Sol Lewitt?), opere degnissime. Temi da raccontare. Come questo, che poi è una canzone che, da sola, è storia dell’arte, versione musica leggera. Gino Paoli, il Cielo in una stanza. Ci sono alcuni lotti in grado di evocarlo, il cielo. In una stanza dove verranno appesi. Come il lotto 509. Claudio Olivieri, pittura pittura, il più lirico tra gli artisti analitici.  Il lotto 509 è  degno di un espressionista astratto americano, evoca Paul Jenkins. Luce pura. Arte. Altro cielo è quello del lotto 510. Prima Olivieri poi Riccardo Guarneri, altro artista legato alla matrice analitica della pittura. Rarefatto (e’ il secondo quadro nella foto in alto da sinistra). Da scoprire sguardo dopo sguardo. Al lotto 552, Elio Marchegiani con le sue grammature di colore su intonaco (la parete di una stanza, con il cielo). Infine al lotto 543 le perturbazioni cromatiche di Shozo Shimamnoto del gruppo giapponese gutai. Opere da acquisire e poi da ascoltare….(cliccando sulla grande Mina)

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Splende il Sol…

copertina761Lotto 335. Asta Meeting asta 761 (copertina del catalogo qui a lato). Prendete nota. Perché a volte nel cielo confuso delle compravendite d’arte passano comete che puoi rivedere solo dopo anni e anni. In questa tornata vercellese ne sono apparse diverse (un De Dominicis, un Otto Piene e al lotto 334 un piccolo ma bello Max Bill). La più luminosa di tutte però è al lotto 335. Un Sol Lewitt che da solo fa storia dell’arte e giustifica un viaggio a Vercelli domani. Se avete 40mila euro (anche da finanziare perché ci sono cose che non ti deluderanno mai…)  afferate la stella più luminosa dell’asta!

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A seguire una efficace e completa biografia dell’artista tratta dal sito del Comune di Praiano che ha ricevuto in dono un’opera dell’artista 

Sol LeWitt

(1928-2007) è uno degli artisti che hanno maggiormente contribuito a proseguire e iniziato col Modernismo, per capovolgere la definizione e le regole convenzionali della prassi artistica e della sua produzione materiale attraverso l’abolizione delle nozioni di unicità, di irripetibilità, di abilità individuale nell’esecuzione manuale e in favore di un primato assoluto dell’idea. Nell’arte concettuale, di cui Lewitt negli anni sessanta è stato uno dei padri fondatori, l’idea o appunto il concetto rappresenta l’aspetto più importante dell’opera d’arte. Ogni decisione sull’esecuzione e sulla presentazione di un’opera d’arte è presa antecedentemente e la sua realizzazione diviene un aspetto secondario, tanto che può essere attuata da chiunque purché si rispettino le istruzioni dell’artista, la precisa esplicazione della sue intenzioni, della sua idea. Per usare le parole dell’artista, l’idea diventa lo strumento che produce l’arte. Nel 1988 LeWitt inizia due serie che ancora oggi caratterizzano la maggior parte della sua produzione scultorea: i Complex Forms, strutture in legno bianco, articolate in forme prismatiche irregolari le cui punte ricordano le guglie di architetture gotiche, e le Pareti o i Cubi, realizzati soprattutto in blocchi di pietra o di cemento. Questi ultimi, pur dimostrando un minimalismo intransigente, non sono privi di concessioni all’ambiente o alla storia di un luogo, basti ricordare il Monumento agli ebrei scomparsi del 1987, un’enorme parete rettangolare in cemento nero realizzata per una pubblica piazza a Münster.Nel suggestivo progetto per Piazza Plebiscito a Napoli la scultura assume un carattere architettonico. Lewitt ha progettato una struttura quadrangolare (circa 23 metri di base x circa 3 metri di altezza) tra le due monumentali statue equestri che determinano visualmente lo spazio, attraverso l’impiego di un impianto modulare, elaborato attorno all’utilizzo di mattoni bianchi in pietra di Trani corrispondenti alle misure standard della tecnica edilizia e perciò ricomponibili da chiunque. L’artista, attraverso la configurazione decrescente dei mattoni che formano la costruzione, scompone e ricompone il dialogo con lo spazio urbano e il suo contesto storico-politico, costruendo un percorso visivo e fisico per lo spettatore, che è come assorbito e reso partecipe dell’idea anche nel movimento attraverso la piazza.