Archivio mensile:gennaio 2014

Arte sulla spiaggia: i capolavori di Andres Amador – Art on the beach: masterpiece’ of Andres Amador

Uozzart

A San Francisco, in California, si può avere la fortuna di attraversare l’arte di Andres Amador. Con la sabbia, sulla spiaggia, vicino al mare. In spazi che possono essere grandi anche centinaia di metri quadrati. Lui non vuole sconfiggere il tempo, ma tutte le sue opere sono raccolte in stampe, foto e video. Piccoli capolavori che durano poche ore, o anche meno. Ma belli e imponenti, come se essi fossero per sempre. Condividilo!

Immagine In San Francisco, California, you may be lucky to walk across the art of Andres Amador. With sand, on the beach, by the sea. In spaces that could be larger than 100.000 sq. ft. He doesn’t want to defeat time, but all his art is collected on stamps, pictures and video clips. Little masterpiece, that last a few hours, or even less. But they are fascinating and impressive, like they will live…

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Buone famiglie!

genitori

Suo padre si chiamava Evaristo e faceva l’ingegnere ferroviario. Sua madre, Gemma. Suo fratello, Giorgio. Lui, invece, era Andrea Francesco Alberto. ma dal 1914 tutti lo conoscevano come Alberto Savinio. Ritratto della famiglia De Chirico. Ritratti di due grandi, giganteschi, artisti. Savinio attinge, più e quanto del fratello, alle correnti del surrealismo e dell’avanguardia europea (Picabia, Max Jacob, Picasso, Apollinaire).  Ma lo fece a suo modo, con rabbia e ironia. Rabbia e ironia. Quelle che hanno ispirato un suo capolavoro grafico che incroci al lotto 80 dell’asta Meetingart 2093 (mercoledì 29  e giovedì 30). Litografia con tiratura bassa per i “Miei genitori” (questo il titolo):  pare sia una delle opere-testamento di Savinio (nella foto un dipinto successivo ispirato da quei soggetti). C’è disegno, c’è surrealismo e c’è scrittura. Le ombre sotto le poltrone non sono, infatti, segni a caso, sono frasi fitte una accanto all’altra n cui Savinio, fine letterato, fa un ritratto acido dei suoi genitori. Buone famiglie, in asta. Come accade al lotto 81, subito dopo. Un’opera di Carrà e una di Jacques Villon. Lui era il fratello di Marcel. Duchamp…

Forza Gio’

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Lotto 304 dell’asta 770 Meetingart, in corso mentre scrivo questo post. Bene. Il lotto 304 è ancora al palo,sono volati altri…che dovevano star legati a quel palo…comunque giò Pomodoro è più grande di questi errori di prospettiva commerciale. Lo sanno anche quelli di Google. Come attesta una vecchia nota stampa che ripubblico:

<Il 17 novembre 2011 Google ha deciso di dedicare uno speciale doodle a Giò Pomodoro. Si tratta di un famoso scultore italiano che viene celebrato da Google in occasione del suo 81esimo anniversario della nascita. Giò Pomodoro è considerato uno fra i più importanti scultori astratti del panorama internazionale del XX secolo. L’artista nacque a Orciano di Pesaro il 17 novembre del 1930>.

Quindi?

e

preview 770. Liberi come l’aria

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Raul e Laubies. Probabilmente non si sono mai conosciuti, neppure per sentito dire. Il primo classe 1931, l’altro più vecchio di 7 anni.Ill primo veneziano, l’altro nato in Indocina e morto in India in circostanze strane e avventurose. La storia dell’arte produce strani incroci di vita e ispirazioni. Capita così che un artista di nome Raul Brandinelli, figlio di un ufficiale di marina che ha girato il mondo, decida di farsi pittore cambiando il cognome. Vive in un ambiente ricco di stimoli, quello veneziano degli anni 50/60. Incontra persone come Tancredi, Licata, Finzi. Poi si sposta a Roma dove frequenta Turcato e Dorazio. Schultz sviluppa così la sua impronta d’arte, fatta di libera ricerca segnica in un mondo che vorrebbe svincolato dalle leggi della gravità e delle meccaniche celesti. Magari sono ruote di una giostra cosmica che si muovono nello spazio spinte dal colore, più che dal vento. E’ quanto percepisci al lotto 487 dell’asta 770 della Meetingart. Ma cosa c’entra Schultz con René Laubies che viene evocato dal lotto 567 sempre dell’asta 770? Laubies è francese, originario di Saigon ancora sotto il dominio coloniale francese . Laubies ha girato il mondo, ha insegnato arte nell’Università dell’Alabama. Ha coltivato il sogno di una pittura astratta e informale che, uscendo dalla traccia lasciata da Jean Fautrier, sperimentasse un viaggio creativo verso la rappresentazione della luce. Un bel viaggio , fatto da chi ha viaggiato davvero. Ma cosa c’entra Laubies con Schultz. Io ci provo a dimostrarlo. A un certo punto della sua vita il pittore italiano dal cognome tedesco, per finta, incontra un altro grande artista. Si chiama Hugo Pratt. E’ un intellettuale che racconta storie a fumetti. E i fumetti sono poesia e la poesia ha il volto di Corto Maltese, uno dei personaggi d’invenzione più importanti della letteratura italiana del Novecento (l’ho detto…). Pratt e Schultz collaborano e forse le storie di un padre marinaio alimentano quelle del marinaio-filosofo. Di colpo il viso di Corto Maltese, però, si sovrappone a quello di René Laubies. Un personaggio dei fumetti si confonde con un pittore in carne d’ossa che girava il mondo e sognava a colori. Incroci impossibili. Storie di mari lontani e di colori sulla tela.

Domenica con Cesare

Domenica mattina appuntamento alla Meetingart dalle 10 con un’asta mostra dedicata al grande Cesare Zavattini e alla sua gigantesca collezione di mini quadri (erano 1.500), dispersa alla fine degli anni settanta. Dopo la mostra-evento a Brera dello scorso anno, ecco riaffiorare a Vercelli, 29 di queste testimonianze uniche. In attesa di parlarne più diffusamente in un prossimo post, cliccando nell’immagine qui sotto vedrete un filmato conservato negli archivi Rai in cui Zavattini si racconta tra le mura di casa. Sulle pareti la sua collezione. Pare, persino, di scorgere un’opera in asta alla Meeting. E anche se non si scorge era lì…Grande storia in piccolo formato!

filmzava

Preview 770: bonjour, Joel

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<Oggi mi sforzo sempre di non ridurre la mia opera ad una formula comoda; in ogni tela cerco di preservare una via d’uscita, una specie di botola che permetterà di evadere. Dietro la sua immobilità apparente si nasconde un movimento, è il contrario di una trappola, un’uscita verso qualcos’altro>: è una riflessione di Joel Stein citata alla presentazione della mostra monografica sull’artista francese che si è tenuta nel 2010 al museo Maca di Acri: <Joel Stein e l’arte cinetica>. Stein ha lavorato con Fernand Leger, ha fondato il Grav, il gruppo di ricerca visuale di cui hanno fatto parte Le Parc, Sobrino, Horacio Garcia Rossi, De Marco. Stein manipola forme e colori, li incatena, li rende equazione matematica e mistero d’arte. Lotto 308 in asta sabato prossimo alla Meetingart di Vercelli. Tanto a poco…

Da Kahn a Piano: il Kimbell Art Museum

Alice Amadei. Testi di arte, architettura e design

All’inizio degli anni ’70 Louis I. Kahn disegna il primo schizzo del Kimbell Art Museum di Fort Worth, Texas.

Nel 2007, quarant’anni dopo, Renzo Piano traccia i primi segni dell’ampliamento del museo di Kahn.

Due architetti e due progetti, due prime linee su un foglio, due inizi paralleli.

“L’inizio [del progetto] lo ricordo come Fede. E’ il momento della realizzazione della Forma. E’ sentire in termini di religione, pensare in termini di filosofia. Allora non esistono materiali, configurazioni, dimensioni. Louis Kahn.

Il brivido dell’inizio è ciò che scuote ogni architetto nel momento sacrale e fecondo in cui l’Idea si fa strada nella mente e dalla mente scende fino all’inchiostro della china in segni ancora primitivi, ancora embrionali, ma già vivi. Suggestioni e stimoli esterni si mescolano alla personalità del progettista e l’architettura esce dal terreno. Mi piace pensare che Louis Kahn e Renzo Piano, a distanza di quasi…

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L’uomo che fa ponti di luce

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Marco Lodola. Domenica 12 dalle 10, canale 825 Sky, asta alla Meeting con lui presente. Lodola, l’artista italiano contemporaneo più vicino a un modello Expo. Cifra e impronta stilistica originale: giusta miscela di pop art e futurismo, di astrazione elettrica e figurazione giocosa. A Pavia in un’officina, che fa molto nostrana factory , lui crea e produce opere che mediano tra ciò che siamo stati e  ciò che vorremmo essere:i suoi ballerini post moderni, fatti di plastica e neon, hanno nostalgia dei passi del varietà o di quelli sul legno delle balere. Ma d’improvviso sono chitarre, accordi rock e altri colori. Lodola dialoga con la musica: le sue opere cantano, se le accendi.  Ma ritornano opere d’arte destinate allo sguardo, se le spegni. Un gioco di richiami, anche arditi.  Biennale di Venezia e Xfactor, la Ca’ D’oro a Venezia e l’Ariston di San Remo: sculture di luce che si trovano a loro agio nelle stanze degli antichi poteri veneziani come in quelle dove si fan solo canzonette. La forza di Lodola è quella di essere pop art e futurismo, di essere colto e culto, di essere giocattolo e cosa seria. Un Lodola per questo, spacca: perchè lo puoi sistemare in un bar alla moda frequentato da giovani in attesa di andare in disco come nell’atrio di un teatro in attesa di qualche Prima. Non tutti gli artisti ci riescono. Perchè Lodola sogna colori. Ancora, lo fa. Per esempio un Ponte da far volare. Quello di Pavia sul Ticino proprio in faccia a quello Vecchio, simbolo della città. Il Ponte della Libertà immaginato da Lodola è una danza elegante e serena di blu e rossi, di forme alate che tenteranno di sollevare le arcate e portarle un po’ più in alto del solito logorio della vita moderna. Sarà un ponte Rock. Perchè lui è Lodola, l’artista che fa opere che cantano…

Ciao Marco! 

Asta 770-Canta Napoli

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Asta 770. Sabato 11 gennaio si inizia con una forte, intensa tazza di caffè come solo a Napoli lo sanno fa, come cantava de Andrè. I primi 96 lotti sono stati, infatti, assegnati per l’incanto da un unico collezionista napoletano. La sua non è solo un’operazione commerciale (glielo auguro da piccolo collezionista), ma è anche un sorta di performance artistica, di esperienza esistenziale. Se questo collezionista ha deciso di fare questo passo (concedendo che molti lotti eccitanti fossero proposti con una base di 50 euro) probabilmente avrà decretato la fine di una sua passione o un suo radicale ripensamento. In entrambi i casi, lo ammiro. Cambiare non è letale. Anzi. Detto questo complimenti per le cose raccolte. E’ uno sguardo indiscreto su cosa c’era alle pareti di questo arguto e curioso artefilo (si dice?) partenopeo. Anche i multipli (Matta, Castellani, Man Ray) mostrano una piega intrigante del suo collezionare. Ma anche le scelta di opere di nomi non di prima grandezza, come il francese Jean Michel Solves (molto interessante) o i post graffitari italiani Kay One e Rae Martini, chiariscono come collezionare sia un percorso anche di vita oltre che di capriccio, estro, impazienza, poca voglia di seguire le mode o i formar. Ma dove il collezionista tocca le corde più alte è sulle due opere di Elio Marchegiani, sul Boetti fuori schema (ebbbbasta con ‘sti arazzetti!!!), sull’eletta schiera di cinetici e programmatici (De Marco, Boriani, Garcia Rossi, Toni Costa), sul Marrocco da urlo (citato in un precedente post). E che dire del Massironi storico? Di D’Angelo e Jenkins (anche se si poteva fare di più…) Ma che dire dell’Appel o del più bel Graham Sutherland (occhio, giudizio soggettivo!!!) che abbia mai visto in un’asta? Non parlo del Marcello Morandini, anzi sì. Consiglio vivamente di prenderlo prima che scappi…(lo posto tra i miei consigli sugli acquisti…fateci un giro). Vabbè. Detto tutto questo…ma li vende davvero? Il mio applauso sincero a una passione che finisce, nel modo più esplosivo. Tutta insieme. Per voltare pagina. Succede, in amore.