Archivio mensile:febbraio 2014

Opere ricche per tempi poveri

colombotto rossocolombotto rossocolombotto rosso

 

“Dei giardini amo quelli incolti. In Piemonte si chiama “il giardino del curato”, quello in disordine. Sei colpito dall’atmosfera di quei giardini, molto decadente. Quelli che tolgono l’erba continuamente mi annoiano. Io bagno le mie rose alle cinque del mattino – devo alzarmi presto altrimenti manca l’acqua in questa zona di collina – e poto le rose in estate e in autunno. Tutto qui”. Lo diceva in un intervista Enrico Colombotto Rosso, morto poco più di un anno fa in Monferrato. Surrealista, artista filosofo, incontrò i grandi del suo tempo come Max Ernst e Leonor Fini. Nelle sue opere c’è la ricerca e la condivisione della sofferenza e della fragilità umana. Forse l’icona migliore per l’asta che si terrà domenica 2 marzo alla Meetingart di Vercelli dalle ore 10. Asta benefica: tutto il ricavato dell’incanto andrà infatti a sostegno della Caritas di Vercelli. Energia per i poveri questo lo slogan: tra i lotti diverse chicche. Per una volta collezionare è un’opera buona. Intanto non dimenticatevi il lotto 35.

e gustatevi questo video:  http://youtu.be/yOfEzGi_Mmk

Di segni di vita di arte, l’approfondimento: Gauguin oltre le solite opere

Il sasso nello stagno di AnGre

Paul Gauguin Donna Tahitiana 1894  per Il sasso nello stagno di AnGre

Paul Gauguin, Donna tahitiana (1894)

Acquerello, cm 12,5 x 25,5 – Tolosa, Fondation Bemberg

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L’acquerello della Fondazione Bemberg è un frammento di uno straordinario disegno di Gauguin raffigurante Annah la giavanese seduta su una sedia gialla, con indosso solo un paio di orecchini. Purtroppo sono pochissime le informazioni attendibili sulla modella. Il foglio della Bemberg è incredibilmente sopravvissuto alla distruzione del primo ritratto di Annah sacrificato da Gauguin per eseguire un disegno orizzontale leggermente successivo, anch’esso a pastello, che la raffigurava sdraiata sulla pancia. Per fortuna la parte inferiore del primo disegno esiste ancora sul lato destro del verso dell’immagine finale. Unendo l’immagine della sezione superiore del disegno della Bemberg con quella inferiore del verso del nudo sdraiato si ha modo di esaminare il precedente disegno verticale di Annah andato perduto, un lavoro chiave sotto tutti i punti di vista, che comporta una serie di implicazioni per diversi degli…

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Una mostra da vedere…insisto

Giorgio Garbi - mostra al broletto con giosu

Prosegue a Pavia la mostra sulla visual Poetry al castello visconteo con “depandance” ricchissima nel palazzo del Broletto nella centralissima piazza Vittoria. Un po’ arduo accorgersi che c’è, il comune di Pavia non ha certo  esagerato nel pubblicizzare un evento storico (a detta di molti). Ma, come ricordavo in un post precedente, siamo  testimoni di un evento che forse segna un punto di confine tra ciò che si sa e ciò che si saprà di un universo d’artisti e del loro Dna (i futuristi, Marinetti, l’avanguardia russa, Kossuth e Cattelan, Fluxus e la mail art). Per chi non c’è e ci sia…

nella foto un’opera di Luc Fierens

Costruendo cose staccate dalla mente

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Ugo Carrega, genovese. Crede che un verso  sia davvero in grado di cambiare il mondo una volta che si fa oggetto, diventi poesia visiva. E’ la Visual Poetry, baby: mentre a Pavia (come ho ricordato nel precedente post) si sta svolgendo una delle più importanti mostre d’arte contemporanea di quest’anno in Italia (non lo dico io, lo dicono: dicono che ci sono mostre che cambiano la storia di una corrente ), alla Meetingart di Vercelli ,come fiorellini che annunciano la primavera , nell’asta 2101 (mercoledì e giovedì)  spuntano lotti da brividi in versi. C’è appunto l’opera di Carrega che parla di cose da costruire  staccate dalla mente. C’è il francese  Jean-Francois Bory uno dei massimi esponenti della Poesiavisiva d’Oltralpe insieme a Julien Blaine  (c’è pure lui in asta ed è con un suo lavoro che ho incorniciato il post) in stretto contatto con i poeti visuali (ma si dice?) italiani.  Non manca in asta anche Alain Arias  Misson, artista belga noto per le sue performance tra gesti, immagini e parole: la lotta della poesia è la poesia che lotta. Fate incetta a Vercelli di buone idee. Poi andate a Pavia, leggete i quadri e poi ditemi.

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A Pavia lotta d’arte e poesia

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VISUAL  POETRY

L’avanguardia delle neoavanguardie

mezzo secolo di Poesia Visiva,  Poesia Concreta,  Scrittura Visuale

 

inaugurazione:

 venerdì 14 febbraio 2014, ore 17.30 (su invito)

Sala mostre dei Musei civici, Castello Visconteo, Pavia

 Più di 1000 opere, per un totale di 150 artisti, italiani e internazionali: Pavia celebra i cinquant’anni della Poesia Visiva con una grande mostra, la più importante che sia mai stata realizzata per questo movimento artistico, sviluppatosi nel clima rovente della neo-avanguardia europea.

 Visual Poetry – L’avanguardia delle neoavanguardie – mezzo secolo di Poesia Visiva, Poesia Concreta, Scrittura Visuale si disloca in due sedi: nella Sala mostre dei Musei Civici del Castello Visconteo, dove inaugura venerdì 14 febbraio 2014, alle 17.30 (su invito), e nello Spazio per le arti contemporanee del Broletto, che apre i battenti la sera stessa, dopo l’inaugurazione ufficiale in Castello. 

 Il giorno seguente, sabato 15 febbraio 2014,  a partire dalle 11.30, nello Spazio per le arti contemporanee del Broletto, si svolgeranno alcune performance artistiche, verbo-sonore e verbo-pittoriche. Tra gli artisti protagonisti: Giovanni Fontana, Jakob de Chirico e Julien Blaine.  

 Curata da Giosuè Allegrini, organizzata dal Centro Giorgio La Pira Onlus, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, Turismo e Marketing territoriale del Comune di Pavia, e con il contributo dell’ Associazione Pavia Città Internazionale dei Saperi, la mostra  (parte della quale ha già avuto un’anteprima a Palazzo delle Prigioni e al Museo Storico Navale di Venezia) intende rendere omaggio alla Visual Poetry, un fiume dove convergono Poesia Visiva, Poesia Concreta e Scrittura Visuale/Nuova Scrittura, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione del Gruppo ’70 di  Firenze, fra i primi e più efficaci promulgatori di questa arte.

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 Lo spirito del Gruppo ’70 (nato nel 1963 da Lamberto Pignotti ed Eugenio Miccini) era marcatamente interdisciplinare, volto a potenziare il linguaggio artistico attraverso il sinergismo di diversi codici espressivi, per raggiungere la stessa immediatezza ed efficacia comunicativa della lingua parlata e della moderna pubblicità. E la poesia visiva (termine coniato dal gruppo nel 1964) sembrava perfetta, perché sperimentava la possibilità di instaurare rapporti tra la cultura e la comunicazione di massa attraverso una sintesi in forma di collage fra parola e immagine, scrittura e pittura, che acquisivano così nuovi significati simbolici, codificando un sistema complesso ed eterogeneo, sia logico-verbale che iconico.

 La contaminazione lessicale tra scrittura ed immagine, l’interscambio fra grafia e grafismo, già presente nelle tavole parolibere del Futurismo, trasforma così la parola in segno visivo, immagine, colore, luce e superficie, permettendo ai due linguaggi, la letteratura e la pittura, di potenziarsi reciprocamente e facendo sì che la poesia venga fruita come un quadro e viceversa, secondo un’idea di arte totale presente poi anche in molti movimenti degli anni Sessanta e Settanta (Fluxus, Arte sinestetica, Pop Art, Arte Povera, New Media, ecc.). Per questo nel percorso espositivo, accanto agli artisti aderenti alla Visual Poetry, compaiono esponenti di movimenti affini come Fluxus, Mail Art, Narrative Art; il tutto – dichiara il curatore Giosuè Allegrini – sconfindando in interlacciamenti verbovisivi con movimenti antesignani quali il Futurismo, il Dadaismo e il Lettrismo, e coevi o successivi, quali il Concettuale, l’Arte Povera, la Pop Art, il Nouveau Realisme e i Nuovi Media. Perché non bisogna dimenticare che la Visual Poetry rappresenta l’alfiere di un processo artistico-culturale che, partendo dall’Italia (non dimentichiamo che trae proprie origini dal Futurismo), si è successivamente diffuso nell’intero globo, dall’Europa agli Stati Uniti, dall’America Latina al Giappone.

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 Sono molti i gruppi artistici italiani rappresentati: dal Gruppo Genovese di Oberto, Tola e Vitone al Gruppo Napoletano di Diacono e Martini, dal Gruppo 70 di Miccini, Pignotti e Marcucci al Gruppo 63 di Balestrini, per giungere al gruppo Milanese del Mercato del Sale di Carrega e Accame.E altrettanti i poeti visivi internazionali: da Arias Misson a Blaine, da Bory a De Vree, da Kolar a Novak, da Clavin a Garnier, da Brossa a Padin, da Pignatari a De Campos, da Takahashi a Motojuki, da Furnival a Williams, fino a Bandi Zhao e Desheng, solo per citarne alcuni.Per giungere ad artisti contemporanei di fama internazionale, come Maurizio Cattelan, Jannis Kounellis, Mimmo Rotella, Ben Vautier, Dennis Oppenheim, Joseph Beuys, Tony Oursler, Joseph Kosuth. Molteplici anche le modalità espressive: dai collage alle installazioni verbo visive, dai Libri d’artista ai Libri oggetto ad una selezione di rare ceramiche di Poesia Visiva. Si tratta di strumenti atti a stimolare la comprensione dell’Arte Moderna e Contemporanea – spiega il curatore – fornendo così, di riflesso, un contributo alla futura società della conoscenza, attraverso un capitale storico, culturale e sociale condiviso da tutti, in quanto la cultura è patrimonio di tutti e da tutti deve essere amata e rispettata.

 Le opere presenti in mostra provengono da fondazioni e collezioni come: MART di Trento e Rovereto con testimonianze dei fondi Carrega-Fraccaro-Della Grazia e Stelio Maria Martini, Museo della Carale di Ivrea, Fattoria di Celle Pistoia, Fondazione Berardelli, Archivio E.O.N. di Viareggio, Collezione Battaglia, Collezione Frittelli, Collezione Garau, Collezione Guarneri, Collezione La Bezuga–Vichi, Collezione Masnata, Collezione Montini, Collezione Menguzzato-Bosco dei Poeti, Collezione Oberto, Collezione Palli, Collezione Parise, Collezione Pignotti, Collezione della Pusterla, Collezione Sarenco, Collezione Valmore Zordan.

 La mostra è corredata da un catalogo edito da Skira, a cura di Giosuè Allegrini e Lara Vinca Masini.

 

Sede: Castello Visconteo

Periodo: 15 febbraio-23 marzo 2014

Orari: 10-13 e 15-18  mar-ver; 10-18 sab-dom; lunedì chiuso

Piccola visita agli Uffizi

Lifetime Diary Project

Oggi mi sono “imbucata” nella gita scolastica di mia madre. Il programma prevedeva una visita guidata al Museo degli Uffizi. Come potevo rinunciare? Del resto, era da tanto che pensavo di tornarci, quale miglior occasione di questa? Ovviamente all’interno della Galleria non sono permesse foto (anche se ho visto gente farle… lasciamo stare) quindi, per mostrarvi i quadri che maggiormente mi hanno colpita, debbo mettere foto provenienti dal web.

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Cracking time, dai sorridi…

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Estrosi, creativi, colorati, quasi originali (come tutti in arte, peraltro). Divertenti (non tutti lo sono). Quelli della Cracking art hanno una marcia in  più in un mercato dell’arte spesso a corto d’idee, quando si tratta di far capire a chi non è “in” come si possano acquistare oggetti firmati, numerati e certificati.  La scena si ripete nelle grandi fiere, Bologna o Milano o Verona: quando spunta una Chiocciola Cracking (o un coccodrillone o un delfino o…) i primi a correrle incontro sono i bambini, mentre i grandi, annoiati, lanciano uno sguardo sguardo alle forchettone di Capogrossi, alle modelle nude della Beecroft o alle contorsioni foto-video di qualche novello Duchamp . Chi comunica agli occhi di un bambino, ha qualcosa in più… Quando vedo le chiocciole (come sul Duomo di Milano), sorrido. E non è cosa da poco. Chiocciole e non solo in asta alla Meeting giovedì 6 febbraio, asta 2096.

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Il Cracking Art Group è attualmente composto da Renzo Nucara, Marco Veronese, Carlo Rizzetti, Alex Angi, Kicco e William Swueetlove.Sei artisti internazionali, che dalla nascita del Movimento Cracking Art nel 1993 con la mostra Epocale a Milano curato da Tommaso Trini e Luca Beatrice, sottolineano l’intenzione del Gruppo di cambiare la storia dell’Arte attarverso un forte impegno sociale e ambientale unito ad un rivoluzionario, innovativo uso di materiali plastici che evocano una stretta relazione tra naturale e artificiale” (nota dal sito della CrackingArtGroup)

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