Noland, appunti su un “mostro” in asta

“He was one of the great colorists of the 20th century,” said the art critic Karen Wilkin, the author of a monograph on Mr. Noland. “Along with Morris Louis and Helen Frankenthaler, he invented a new kind of American abstraction based on the primacy of color. It had some of the philosophic underpinnings of Abstract Expressionism, but without the Sturm and Drang. He picked up where Matisse left off and moved painting into a new visual language.” (il New York Times annunciando la sua morte il 6 gennaio 2010)

 

Asta 773 OPERE DELL’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA      
    Prima Sessione: Sabato 22 Marzo 2014 ore 15:00 – Lotti dal 1 al 100
Lotto   99 KENNETH NOLAND Asheville (North Carolina) 1924
Immagine Opera Propense, 1982
acrilico su tela cm. 55×230, firma, titolo, anno ed etichette della Gallery One (Toronto) e della Andre Emmerich Gallery (New York) al retro.
Bibliografia:
-“Il silenzio dell’arte”, volume 3, 1993, Edizioni Manuela Allegrini Arte Contemporane, con testi di Emilio Isgrò, pagine 62-63.

 

La dimensione della tela è parte importante dell’operazione artistica e concettuale di Noland: chi guarda l’opera è costretto, infatti,  a far scorrere lo sguardo, a seguire le linee colorate;  è un cinetismo reso implicito dalla percezione del colore che mostra la sua natura senza l’oppressione della forma geometrica trasformata a  presenza minima, ma comunque percettibile.

 

           
     
     
     
     
     

NOLAND, Kenneth (dalla Treccani)

Pittore e scultore statunitense, nato ad Asheville il 10 aprile 1924. Completati gli studi con I. Bolotowsky e J. Albers presso il Black Mountain College (1946-48), nel 1948 si recò a Parigi dove ebbe modo di frequentare, per circa un anno, lo studio di O. Zadkine e di esporre in una prima mostra personale allestita, nel 1949, presso la galleria Creuze. Tornato negli Stati Uniti, tra il 1950 e il 1961 N. visse a Washington svolgendo, accanto all’instancabile ricerca formale, un’intensa attività didattica presso l’Institute of Contemporary Art (1949-50) e la Catholic University (1951-60). In contatto con C. Greenberg e soprattutto con M. Louis e D. Smith, con i quali avvierà una produttiva collaborazione, dal 1952 fu tra i protagonisti della Washington Color School. Dal 1961 vive e lavora a New York.

 Esordendo con soluzioni affini all’astrattismo lirico di H. Frankenthaler, fin dai primi anni Cinquanta N. ha usato il colore per creare illusorie sensazioni di movimento (Rest, 1958, Arlington, coll. Melzac; First, 1958, Parigi, Musée National d’Art Moderne) e, negando ogni riferimento emotivo, ha proposto opere basate su regole prestabilite mirando a definire lo spazio soprattutto attraverso la scelta e la contrapposizione delle gamme cromatiche. Sensibile alle esperienze di B. Newman e ad alcune soluzioni di J. Johns, negli anni Sessanta N. ha proposto una nuova astrazione con forme geometriche sempre più nette e definite (cerchi concentrici, strutture stellari, galloni, ecc.) capaci di esaltare il valore espressivo del colore che, steso in campiture piatte e compatte dalle tonalità brillanti, diventa unico elemento portante, essenza stessa della sua arte (Turnsole, 1961, New York, Museum of Modern Art; Air, 1964, Parigi, Musée National d’Art Moderne; Swing, 1964, Düsseldorf, Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen).

 

Tra i più significativi esponenti dell’hard edge painting, N. ha continuato con costanza a indagare sulle potenzialità espressive intrinseche al colore e la sua possibilità d’interagire con lo spazio circostante, proponendo monumentali pannelli rettangolari su cui corrono bande cromatiche orizzontali dai vibranti effetti ottici (Shadow line, 1967, Colonia, Museum Ludwig). È stato presente negli Stati Uniti in numerose mostre personali e collettive (Post-painterly abstraction, 1964, Los Angeles, County Museum of Art; Kenneth Noland. A retrospective, 1977, New York, Guggenheim Museum; A private vision, 1982, Boston, Museum of Fine Arts; Contemporary American monotypes, 1985, Norfolk, Crysler Museum; Estructuras repetitivas, 1986, Madrid, Fundación Juan March); nel 1964 N. ha partecipato alla xxxii Biennale di Venezia e nel 1979 all’International Biennal Exhibition of Prints, allestita al National Museum of Modern Art di Tokyo. Vincitore, nel 1964, del Premio internazionale del Centro de Artes Visuales di Buenos Aires. Vedi tav. f.t.

 

Bibl.: J. Burnham, On the future of art, New York 1970; K. Moffett, Kenneth Noland’s new paintings and issue of the shaped canvas, in Art International, aprile-maggio 1976; Id., Kenneth Noland, New York 1977; D. Waldman, Color, format and abstract art. Interview with Kenneth Noland, in Art in America, ivi, maggio-giugno 1977; H. Rosenberg, Art and other serious matters, Chicago 1985. Cataloghi di mostre: 10 Washington artists, Edmonton (Alberta) 1970; D. Waldman, Kenneth Noland. A retrospective, New York 1977; With paper, about paper, Buffalo (New York) 1980; Contemporary American monotypes, Norfolk 1985; Kenneth Noland, Todi 1993.

 ps. segnalazioni in consigli per gli acquisti!!!!!

Un pensiero riguardo “Noland, appunti su un “mostro” in asta

  1. Vabbè spariamo subito alto, per un artigiano-proletario come me, irraggiungibile, oltretutto rimanendo fedele alla mia linea anni 50/60, mi incuriosisce molto il 371 Cottavoz, non l’ho visto dal vero ma ad occhio sembra più bello e potente del più bel Morlotti… dico una c….a ?

    Kolla.

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