Ariecco Aricò, l’artista con le ali

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Pablo Carrara, amministratore delegato della Meeting Art, in una delle sue istrioniche carrellate finali in cui cerca di piazzare i lotti invenduti dell’asta (spesso ci riesce: un po’ perchè è bravo, un po’ perchè alcuni invenduti gridano davvero vendetta d’aggiudicazione), fingeva di stupirsi. Era l’ultima carrellata dell’asta 780, la tornata che ha fatto registrare il record per Dorazio (guarda caso). Carrara, cercando di far capire come chi è fermo oggi, decolla domani (se ha le ali per farlo) fingeva di stupirsi del boom d’interesse per  il lotto di Rodolfo Aricò ,  aggiudicato a 11.600 euro partendo da una base di 2.000 euro. Quello stesso dipinto un anno fa non avrebbe superato i 3-4mila euro (forse). E ora? Viaggia al doppio (non c’è solo l’aggiudicazione Meeting a dimostrarlo: pochi mesi prima, a maggio, un dipinto di uguale periodo e misure stimato 6-8mila euro, come quello della Meeting, ha fatto 10.630 euro da Sotheby’s).

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Le cose cambiano velocemente nel mercato dell’ arte se l’artista ha le ali. E le ali sono quelle della storia dell’arte. Aricò c’è dentro a piene mani con la sua razionale e appassionata ricerca del rapporto tra colore e forma, tra architettura, pittura e mito. Le sue geometrie prescindono dai rapporti matematico-visuali (come nella op art), diventano dialogo persino drammatico ed esistenziale con lo spazio che le contiene e con i colori monocromatici che le definiscono. Aricò è visto come punto di riferimento per gli analitici (partecipa nel 1973 alla storica mostra Iononrappresentonullaiodipingo curata da Fagiolo dell’Arco con Griffa e Carlo Battaglia), ma la sua ricerca , esaltata da mostre in Biennale a Venezia e negli Usa, si muove anche su altri spazi. I maestri con le ali volano, infatti, un po’ più in alto. E, chi sa guadare, li vede. Lo scorso anno il Guggenheim di Venezia ha incaricato Luca Barbero di scegliere gli artisti per la mostra Postwar, protagonisti italiani .

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Copio pari pari la nota stampa di quell’evento: “Lucio Fontana (1899- 1968), Piero Dorazio (1927-2005), Enrico Castellani (n. 1930), Paolo Scheggi (1940-1971), Rodolfo Aricò (1930-2002), sono i cinque indiscussi interpreti della mostra Postwar. Protagonisti italiani, un percorso espositivo che “rilegge” l’idea di arte italiana a partire dal superamento dell’Informale. Gli artisti presenti, utilizzando il linguaggio pittorico degli appena nati anni Sessanta, portarono agli occhi del pubblico internazionale la scena artistica italiana che tramite un nuovo modo di dipingere utilizzò la forza cromatica e la simbologia del monocromo come elementi visivi e concettuali. L’esposizione, che si sviluppa cronologicamente sala per sala, intende presentare la sperimentazione di ciascun autore, dimostrando come, proprio a partire da Fontana, le generazioni successive abbiano raggiunto pienamente un linguaggio pittorico personale in un momento ben specifico della loro produzione, tra gli anni ‘60 e ’70 del XX secolo”.

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E per chiudere il cerchio di questa riscoperta di Rodolfo Aricò (anche dell’ultimo e intenso Aricò), si è aperta, in questi giorni alle Gallerie d’Italia di Piazza della Scala a Milano , in collaborazione con l’Archivio Rodolfo Aricò, dal 3 ottobre 2014 al 18 gennaio 2015, l’esposizione monografica Rodolfo Aricò. Pittura inquieta. <La mostra _ spiega una nota stampa _  ha come fulcro l’ultima stagione creativa di Rodolfo Aricò (Milano, 1930-2002), uno tra i protagonisti dell’arte italiana della seconda metà del XX secolo, punto di riferimento di quella corrente internazionale che negli Stati Uniti prende il nome di Post-Minimal Painting  (Pittura Analitica nella definizione italiana), una riflessione intima dell’artista sul suo ruolo e sul fare pittura che si distacca completamente dai condizionamenti della realtà>.

(tutti i dipinti riprodotti in questo post sono esposti nella mostra delle Gallerie d’Italia a Milano)

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