Non fidarti di Baratella

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(A sinistra: Giangaspro da Salò colauda il suo primo violino, olio su tela 100×100 . A destra: Narciso strangola Jo Ditale, olio su tela 100×100)

Le sue opere le trovi spesso ai piani bassi delle quotazioni del mercato. Baratella Paolo sembra stare lì, per nascondersi, per fregarti, per dimostrare come il suo essere un controcorrennte comporti un dazio da pagare nonostante critici come Flaminio Gualdoni lo abbiano da tempo inserito nel novero degli <artisti di razza>.

Dice il Bara: “Ho conosciuto il mondo come cumulo di tecnologie antinaturalistiche: bombe, aerei, bengala, paracaduti, radio, carri armati, auto­carri, motociclette con sidecar, cinema, foto dei campi di sterminio, armi, più tardi televisione, personal computer, ecc… Questo l’orizzonte. Prendo il cavalietto e gioco a fare il pittore: io bambino dipingo disastri di aerei, navi, scontri, bombe, e cosi via, il mondo come mi appare. Nessuna fuga ha consentito alla mia ‘volontà di potenza estetica’ di placarsi su idilliache visioni natura-listiche di quieta ‘pittura olio su tela’”. Aggiunge, il Bara di sè: “E giù a dipingere in un solaio al n. 8 di Via Montebello a parlare le notti di Kant e Nietzsche, mentre turbamenti mistici continuavano a minacciare l’integrità dell’atleta ciclista, alla ricerca solitaria di Dio!”. Pittura contro. Contro la guerra, ls corrruzione, il marcio. Contro il sistema.  Contro, ma dentro per colori, temi, tagli pittortici. Improvvisi slanci onirici sempre però offuscati da uno schermo di rabbia e di sacro fuoco creativ-rivoluzionario. Fuori moda, adesso. Forse. Fuori moda, allora in gallerie ed esposizioni borghesi. Amato, invece, in Germania e in Francia da chi vede l’arte non come alternativa, ma come forma d’espressione nella storia. Il Bara è qui, come ha dimostrato il lotto volato alla Meeting art nell’ultima asta (da cui il post qui sotto) o la mostra che si è tenuta ad aprile nel palazzo Esposizioni di Lucca, organizzata da una banca (e se il più potente mezzo d’azione del capitalismo organizza una mostra, vuol pur dire qualcosa…). Intanto segnalo il Bara. Nelle foto in alta due sue opere. Quella di sinistra appartiene al ciclo di Jo Ditale,  una saga pittorica degli anni Settanta creata da Baratella e che, ora , la critica giudica importantissima per capire l’artista . Baratella è qui e lotta insieme a noi.

ps. Il mio amico gallerista Luca Sforzini (www.lucasforziniarte.it) da tempo raccoglie opere del Bara e le affianca ai lavori dei graffitisti Usa e europei: <La rabbia che spinge i maestri dello spray a dipingere i muri _ dice Luca _  è la stessa che spinge Baratella a creare i suoi capolavori. Certo, capolavori. Ogni tanto il mercato si accorge di dover far salire chi ha davvero qualcosa da dire nella storia dell’arte…”

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