Archivio mensile:novembre 2014

Alberto Boom Boom Biasi

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Boom Boom: mi perdonerà questo eccesso gergale di stampo boxistico,  il maestro veneto tra i creatori del Gruppo N, uno dei massimi esponenti dell’Arte programmata in Italia, punto di riferimento per i suoi colleghi di scelta artistica a livello mondiale. Mi perdonerà Biasi e mi perdonerà Turi Simeti per non aver utilizzato il suo nome con accanto un altrettanto Boom Boom con chiaro riferimento all’indiscutibile successo nella prima tornata dell’asta 785 alla Meeting Art. Certo, anche Simeti ha fatto un balzo prodigioso  a furia di rilanci passando da 3mila a 15 mila. Ma il boom boom per l’opera in fotografia di Biasi passato da 25mila a 51mila, si giusifica con un doppio risultato: quotazione record per un lotto dell’artista e valorizzazione di un pezzo storico. Nel caso del Simeti, che ha comunque triplicato la base, ci si trova di fronte a un ‘opera che richiama gli stilemi degli estroflessionisti (con forti rimandi a Bonalumi). Insomma, ottimo Simeti, ma il boom boom è di Biasi. Un boom boom più piccolo l’ha fatto pure il prode Amadio che, con una sua estroflessione (che non c’entrano con l’area Castellani, Amadio si confrontò infatti con Dorazio), è balzato da offerta libera a 3.900 euro!!!. Chi estroflette vince, è questa la regola attuale. Ma ritorno a Alberto Biasi che, ormai, sta scalando le classifiche d’asta incalzando un altro grande della Programmata: il genio lucido (come l’alluminio) di Alviani.

Note sull’artista. Biasi ha esposto più di cento esposizioni personali e partecipato ad innumerevoli collettive, fra cui la XXXII e la XLII Biennale di Venezia, la X, XI e XIV Quadriennale di Roma, la XI Biennale di San Paulo e le più note Biennali internazionali della grafica, ottenendo numerosi e importanti riconoscimenti, in particolare quello ottenuto con il multiplo “Io sono” al World Print Competition ’73 del California College of Arts and Crafts in collaborazione con il San Francisco Museum of Art. Grandi successi hanno riscosso nel 2006 l’esposizione di trenta sue opere storiche nelle sale dell’Hermitage di San Pietroburgo e nel 2009 la sua antologica “Kaleidoscope: dalle trame agli assemblaggi” al Museo del Palazzo Reale di Genova. Sue opere si trovano al Modern Art Museum di New York, alla Galleria Nazionale di Roma, all’ Hermitage di San Pietroburgo, nei Musei di Belgrado, Bolzano, Bratislava, Buenos Aires, Ciudad Bolivar, Epinal, Gallarate, Guayaquil, Livorno, Lodz, Ljubljana, Middletown, Padova, Praga, San Francisco, Saint Louis, Tokio, Torino, Ulm, Venezia, Waldenbuch, Wroclaw, Zagabria, al Ministero degli Affari Esteri di Roma ed in numerose collezioni italiane e straniere.

 

Vanni non estroflette, taglia

cuoghi

Vanni Cuoghi. Cervo Vostro, madame

acrilico su tela cm. 80x80x4,5

Le mode in arte sono come le mode ovunque: le segui perchè il mercato impone la regola aurea della domanda e dell’offerta. E se un nome, un logo, una firma gira forte non puoi trascurarlo. Benissimo. Ma da collezionista (minimale) non posso che seguire a volte anche l’istinto. Scorrendo i lotti dell’asta 785 di Meeting Art nelle prime due tornate, resto così basìto e stupito. Basìto/sorpreso di come basti una tela estroflessa  per muovere i rilanci. Non faccio nomi e cognomi, ma basta guardare per capire. La bonalumicastellani-mania sta arrivando ai massimi livelli. Bene di certo per muovere gli affari di chi vende e di chi ha raccolto,  ma viene voglia anche di darci un taglio. O un colpo di scure.  Per farlo vado al lotto 160 di domenica 30. Un Vanni Cuoghi. Uno della generazione di artisti visionari. Un figurativo che fa astrazione di pensieri. Un narratore al confine tra fiaba vera e realtà finta. Inquieto quanto basta che se fosse inglese o iraniano sarebbe già da un pezzo davanti e di molto agli estroflettori nostrani. Bello da trovare, un suo dipinto, sopra il camino di casa (o al posto del televisore). Stanchi di seguire la moda, fatevi un Cuoghi.

 

Biografia. Nato a Genova nel 1966 vive e lavora a Milano. Si diploma in Decorazione Pittorica presso l’ Istituto Statale d’ Arte di Chiavari (Ge) e in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera , Milano. Tra il 1989 e il 1992 lavora per alcune riviste italiane come illustratore e frequenta l’Accademia Disney. Fino al 2002 decora e affresca interni ed esterni di chiese e palazzi nobiliari reinterpretando gli stilemi della grande decorazione barocca. Nel 2008 affresca l’intera facciata della Chiesa di Santa Caterina da Genova con le storie della vita della Santa, partecipa alla quarta edizione di Allarmi a Como. Espone a Frieze Art Fair a Londra. E’ presente alla Biennale di San Pietroburgo (Russia) nella sezione curata da Enzo Fornaro ed espone in Cina nella mostra Pechino 2008- Artathlos a cura di Piero Addis presso l’Haidian Exibition Center . A Shangai espone nella mostra collettiva Maestri di Brera presso il Liu Haisu Museum. Partecipa alla 54 Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia presso il Padiglione Italia alle Corderie dell’Arsenale invitato da Matteo Ramon Arevalos a cura di Vittorio Sgarbi. Nella chiesa di San Pietro in Atrio e in Pinacoteca a Como tiene la mostra pubblica Novus Malleus Maleficarum.

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Segnalazione: nella pagina Bds friend’s room, l’amico Roberto mi sorprende…

Chevalier Gianni, chapeau!

<Fare il pittore, o meglio l’artista, non significa distribuire pillole d’oppio colorate, ma chiarire l’evoluzione della condizione umana>. E’ la frase di Gianni Bertini riportata nell’home page del suo Archivio che annuncia la prossima uscita del catalogo generale. Bertini: l’astratto, lo sperimentatore, il poeta,  l’incastro di lettere e immagini in costruzioni dalla forte cifra stilistica. Un anticipatore senza essere un profeta, stimato dai francesi, snobbato dagli italici. Gianni Bertini è qui. Domenica all’Asta 785 della Meeting Art, lotto 169, un’opera di Gianni, il nostro visionario realista. Unico, da afferrare prima che dalla Francia lo rendano inafferrabile.

bertini

Où vat-il Démeter, 1964-74
tecnica mista e riporto fotografico su tela emulsionata cm. 70×70
BIOGRAFIA (dal sito di Frittelli Arte che cura l’archivio). Nato a Pisa il 31 agosto 1922, è in questa città che si compie la sua formazione con una laurea in matematica pura. Gianni Bertini esordisce come pittore nel 1946, scegliendo la via dell’astrazione perché come egli stesso afferma: “Sono diventato non-figurativo per aver dato un significato reale agli avvenimenti della guerra”.  Tra il 1948 e il 1949 realizza il suo primo ciclo, i Gridi, facendo uso di lettere stampigliate e cifre. Dopo un breve soggiorno a Roma, nel 1950 si stabilisce a Milano, dove entra in contatto con il MAC di Monnier, Dorfles, Munari e Soldati. In questo anno realizza opere di aspetto prevalentemente grafico, formate da giustapposizioni di elementi contrastanti: positivo-negativo, bianco-nero, punto-linea che lo portano ad indagare il mondo della linea e dello spazio, e ad approfondire l’aspetto meccanico che anima le sue Composizioni e Scomposizioni. Nel 1951 viene invitato a due mostre dedicate all’arte astratta in Italia: Arte astratta e concreta alla Galleria d’Arte moderna di Roma e Panorama dell’arte astratta in Italia dal 1915 al 1951 alla Galleria Bompiani di Milano. Quindi realizza delle pitture dove la sgocciolatura è largamente impiegata; tali opere vennero presentate nell’ottobre del 1951 alla galleria Numero di Firenze e sono tra le prime manifestazioni di pittura informale realizzata in Italia. In seguito furono definite Pitture nucleari. Sul finire del 1951 si trasferisce a Parigi e nel maggio 1952 ha luogo la sua prima mostra personale parigina alla Galerie Arnaud.
Dopo un viaggio di studio attraverso la Spagna, rientra a Parigi. Qui entra in contatto con René Drouin e dal 1957 fa parte del gruppo “Espaces imaginaires” promosso da Pierre Restany, mentre dal 1954 è invitato al “Salon de Mai” dove espone regolarmente fino al 1963, anno in cui insorge con il manifesto Bonsoir le Salon de Mai per contestarne la ormai avvenuta decadenza. Compie numerosi viaggi in Europa esponendo con personali a Bruxelles, Copenhagen, Schiedam, Amsterdam. Nel 1960 parte per gli Stati Uniti e pur lavorando con la Gres Gallery di Chicago, preferisce risiedere a New York.
Ritorna a Parigi, dove partecipa all’azione del Nouveau Réalisme. Nel 1961 è accolta in Svezia – dove l’artista soggiorna a più riprese – una sua ampia retrospettiva alla Kunsthalle di Lund. Tale esposizione è poi ripetuta nel 1963 al Palais des Beaux Arts di Bruxelles. Nel frattempo aveva presentato, nel 1962, Le Pays Réel alla Galerie J. di Parigi. Dopo un soggiorno prolungato a Tangeri, rientra a Parigi e nel 1965 firma il primo Manifesto della “Mec-Art” abbreviativo di mechanical-art; ovvero un’arte che sfrutta tutti i procedimenti fotografici per ottenere un’elaborazione meccanica di una nuova immagine riportata poi su tela o metallo su cui l’artista interviene pittoricamente. Nello stesso anno espone a Stoccolma, Amsterdam, Bruxelles e Milano. Nel 1968 è invitato con una sala personale alla Biennale di Venezia, dove nell’edizione successiva del 1970 sarà commissario di esposizione.Durante questi anni compie un viaggio di studio in Senegal e successivamente in America Latina, attraversandola da sud a nord. Soggiorna a Buenos Aires ed espone al CAYE. Quindi rientra a Milano, dove tra il 1971 e il 1972 fonda due riviste di poesia visiva: “Mec” e  “Lotta Poetica”.
Nel 1984 torna nuovamente a Parigi dove gli è consacrata una grande retrospettiva al Centre Nazional des Arts Plastiques. L’anno successivo il Ministero della Pubblica Istruzione francese lo nomina “Chevalier dans l’Ordre des Arts et Lettres”. Nel 1988-89 compie alcuni viaggi in Oriente, esponendo nei musei d’arte moderna di Seoul e Taiwan.
Sulle tele della fine degli anni Ottanta, alle immagini massmediatiche si sostituiscono ombre e profili di personaggi anonimi, femminili e maschili, dispersi e proiettati in situazioni meccaniche o fondali di fatti reali.
A commento della guerra del Golfo, nel 1991 realizza il ciclo Per non dimenticare: è qui che trovano la loro massima espressione le ombre, stagliate sullo sfondo, di eventi e macchinari, ingranaggi ed elicotteri. Nel 1992 presenta un ciclo di dodici opere su Antonin Artaud. È nel 1997 che lancia il manifesto “La Retro-garde” in opposizione al dilagare di un’arte morta in vagina. Ai principi della Mec-Art si innesta un intenso ed approfondito apporto cromatico, che auspica la rinascita del mestiere di pittore. Nel 1999 presenta a Parigi alla Galerie de L’Europe e a Milano alla Galleria del Naviglio una mostra intitolata  La Retro-garde – La Retroguardia.
La più recente mostra antologica gli è stata dedicata dal Museo Civico della città di Zilina in Slovacchia.
Gianni Bertini si è spento a Caen (Normandia) l’8 luglio 2010.
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new (65)Segnalazioni in lotti da prendere e in Bda friend’s room

Analitica in analisi (con psicosi)

Asta 785, prima tornata di sabato 29 (il compleanno di mia moglie, devo ricordarmelo ovunque anche in questo post…). Subito uno stimolo, una provocazione nei primi lotti. Pubblicità comparativa. Il luogo del confronto è quello della cosidetta Pittura analitica che, come scriveva Alberto Mugnaini su Flash art del 2008 (articolo che ho ritagliato da allora), <nella sua vaghezza, sottintendeva una comune volontà di rimettere in discussione i fondamenti dell’atto del dipingere e di salvaguardare il ruolo di questa pratica nel momento in cui da più voci ne veniva preconizzata l’estinzione>. Erano gli anni Settanta, tutto era concetto. Tutto era anti pittura. Era azzeramento oltre lo zero. Gli analitici della pittura pittura (il loro ideologo è Filiberto Menna) sperimentavano il ritorno a forme e colori come un mondo da ricostruire dopo una catastrofe. Fatta la premessa, il caso.

Luogo: l’Asta 785 di Vercelli. Ecco i corpi del reato.

Lotto 2. Enzo Cacciola. Senza titolo, 2007. Multigum e ferro su 2 tele cm. 30,5×35,5.

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Partito a offerta libera al momento è a 1.500 euro. Annotate e passiamo al secondo corpo del reato.

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Lotto 9. Claudio Olivieri Senza titolo, 2007 tecnica mista su carta cm. 35×24.

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Base dìasta 500 euro. Nessuna offerta…

E qui scatta l’indagine (la mia) sulla dinamica del mercato dell’arte, quello che si misura nel gioco delle aggiudicazioni d’asta (che fanno alla fine il mercato). I due lotti appartengono a artisti di un medesimo territorio di riflessione (quello dell’analitica). Le opere sono entrambe tarde, hanno la stessa misura. La qualità? Soggettiva. Il contenuto? Olivieri  scruta l’anima cromatica della pittura,  Masi percorre un’altra strada quella delle linee di pensiero sulla tela (evoca Nigro, si affianca a Griffa). Si può su queste basi comprendere perchè  Masi venga quotato dai rilanci 1.500 euro e Olivieri resti al palo? Sorge il dubbio  che Masi (come Griffa o Pinelli) siano al centro di una legittima operazione commercial-artistica che, alimentata dai passaparola e dalle apparizioni tv, tenda a esaltare alcuni nomi di una corrente d’arte rispetto ad altri. L’arte a volte è un gioco, una giostra. Al  momento Olivieri (come Zappettini o il citato in questo blog, Gottardo Ortelli) sono rimasti a terra. Verrà il loro turno? Probabilmente…ma io continuo a chiedermi perchè il lotto 2 valga tre volte il lotto 9. Mi aiutate?

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Aggiornamenti in Bda friend’s room