Van Gogh ha la coda, Fontana le ali

…oggi scriverò un post spocchioso. Per cui se passate oltre, vi capirei. Ma temo o spero di sapere che molti tra i viaggiatori di questo blog condividono la stessa spocchiosità (si dice???!!). Vabbè dopo la premessa così così, una una foto. Questa.

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Alle 13 di oggi, ma fate pure le 13 di ogni giorno di festa questa è probabilmente la coda di Palazzo Reale per una delle mostre in programma. Intuisco che il 999 per cento dei codanti fosse lì per Van Gogh. Lì sotto. Io la foto l’ho scattata da quassù….

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Le meccaniche celesti di Lucio Fontana che dialogano con una distesa infinita di blu Klein realizzata secondo quanto indicato dal grande Yves. Museo del Novecento. Fontana e Klein a confronto con cose come queste…

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Gli spazi oltre lo spazio di Lucio e, con Yves,  la ricerca mistica di un colore che fosse il più vicino a  quello immaginato da Dio per l’infinito. Dopo Van Gogh, ma molto dopo e immaginando quello che ci sarà dopo ancora. Sono spocchioso nel dire che con Fontana e Klein l’arte  ha preso il volo? Ma se non guardi in alto non lo vedi. Sono spocchioso…confesso. Ma oggi da lassù con altri 4 gatti si guardava giù, con un brivido d’orgoglio a quelle  folte schiere in coda per i  campi di grano. Loro là ad aspettare, noi qui, liberi dalla pressione della massa, a guardare Lucio, Yves (e Boccioni, Modigliani, Picasso, Melotti, Tancredi, Licini, Novelli, Manzoni…). L’arte moderna diverrà di moda quando sarà già antica…

5 pensieri su “Van Gogh ha la coda, Fontana le ali

  1. Belin come mi trovi d’accordo.

    Vedi il lato positivo. Venti gg fa ho deciso di passare un w.e. a Firenze che non visitavo dai tempi del militare a Pisa (1981), per rivedere un paio di cose “polverose”, Cimabue,Masolino&Masaccio, i Prigioni, solo per rinfrescare il mio occhio al Bello Assoluto.

    Coda, coda, coda ed ancora coda. Non ce l’ho fatta, sarò razzista, anzi lo sono ma mischiarmi a quella folla eterogenea di bufali col lampredotto nella dx e la diet coke nella sx che attendevano pazientemente il loro turno per poter dire “ho visto Michelangelo” proprio non me la sono sentita.

    Poi in fondo a piazza S.M.Novella allungo lo sguardo verso l’ingresso del Museo del ‘900, già pronto a pipparmi una ennesima coda Kilomentrica, ed invece……MIRACOLO…..il deserto.
    Con grande goduria, acquisto il biglietto e salgo con tutta calma nelle sale, vago avanti e indietro, guardo e riguardo, sotto lo sguardo stupito delle addette nel vedere un visitatore in quel luogo zeppo di cose strane, incomprensibili, così infantili che “potevo farlo anch’io….”

    Peccato, perche Masolino & C. li avrei rivisti volentieri ma la goduria nello scorrazzare solo e libero come un bimbo a Disneyland in mezzo a cotanta roba, mi ha fatto pensare alla fortuna che ho ad amare cose che pochi comprendono.

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  2. Personalmente ritengo che la “spocchia” sia condannabile solo se espressa in certi contesti. Nel contesto di un blog personale, parlando di ciò che amiamo, non penso la si possa condannare. D’accordo sulla tua posizione rispetto all’arte moderna…detto da una che manco dieci anni fa l’avresti trovata in fila per Van Gogh. Poi mi sono messa d’impegno, ho finalmente capito che l’arte moderna non è respingente ma complessa, che richiede uno sforzo e però, al contempo, lo ripaga.
    Allo stesso tempo (fuori dal contesto del blog :P) mi rendo conto che viviamo in un periodo veramente difficile per quanto riguarda la diffusione della cultura, che quindi anche una microscintilla d’interesse per gli impressionisti è un buon primo passo da non scoraggiare (troppo buona…?)

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  3. Ricevo da un cultore dell’arte che stimo: <“Blu Klein”, qualcosa che sa molto di alchimia. Voglio citare l’amico Fabrizio quando riconosce in quel blu “un colore che fosse il più vicino a quello immaginato da Dio per l’infinito”. La ricetta di una pietra filosofale che rende leggerezza ad un’opera d’arte. Nel senso che i lavori di Klein, monocromi di quel blu specifico, ne acquistano quella di un soffio di vento, di una carezza, del bacio di una madre al bambino. Di una delicata nenia, di un soffice piumino. Un colore “silenzioso” (esiste il termine “rumore bianco”, come è detto un continuo fruscio o soffio che è considerato distensivo, quindi si permetterà anche a me la sinestesia): assolutamente fascinoso l’accostamento fra il blu di Klein e l’opera di Fontana al Museo del Novecento a Milano (purtroppo solamente visitato “on line”). Una ricerca “a quattro mani” del significato di luce, di spazio e, perché no, di tempo (Klein vive tra il 1928 e il 1962 mentre Fontana tra il 1899 e il 1968 e tra di loro il percorso dell’arte s’incrocia più volte).>

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