Archivio mensile:dicembre 2014

hit parade

Hit-parade

Ecco le classifiche delle dieci opere (escluse sculture e foto)  meglio vendute all’asta di Vercelli, divise per categorie. A seguire qualche chicca statistica su artisti scomparsi e viventi dell’astrazione, nelle sue varie declinazioni , e del figurativo. Non traggo conclusioni (fatelo voi): i dati sono empirici e incompletissimi. E’ solo uno stuzzichino per ragionare sul mercato dell’arte dell’arte che passa dalla più importante , per fatturato, Casa d’aste italiana,

DIPINTI
dorazio1. Friendly deterrent, 1958 di Piero Dorazio (160×130) . 360mila euro

santomaso2. Suite Friulana, 1958 di Giuseppe Santomaso (130×162). 270mila euro

3. Bianco, 1983 di Agostino Bonalumi (100×80). 85mila euro

4. Cavalieri di un accampamento, 1942-43 di Giorgio De Chirico (44×54). 80mila euro.

lotto 450- Alberto Biasi -Rilievo Otti dinamico 19645. Rilievo ottico-dinamico, 1964 di Alberto Biasi (128x56x4 ) . 80mila euro.

5. Cavalli, 1961, di Giorgio De Chirico (50×70). 80mila euro.

imagesjj2ks7nh7.Propense , 1982 di Kenneth Noland (55×230). 60mila euro

7.  Senza titolo , 2012 di Peter Halley (173x137x10). 60mila euro

8.  Senza titolo, 1977 di Agostino Bonalumi (70×60). 56mila euro

9 . Giallo, 2004 di Agostino Bonalumi (101×95). 56mila euro

biasi-110. Dinamica circolare , 1962/1976 di Alberto Biasi. 51mila euro.

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GRAFICA (compresi pezzi unici)

1. Artypo su tela di Mimmo Rotella, 1970.  11.800 euro

2. Mens agitat molem,  2003 di Joseph Kosuth.  10.000 euro

3. Senza titolo, monotipo su carta di Mimmo Rotella.  8.000euro

4. Cretto , 1971 di Alberto Burri.  7000 euro.

5.  Senza titolo di Michelangelo Pistoletto. 3400 euro.

5. Emotion in motion di Andy Warhol. 3400 euro.

7.  Monotipo di Turi Simeti. 3050 euro

7. Multiplo serigrafico di Ludwig Wilding. 2.800 euro.

9. Marylin di Andy Warhol. 2.500 euro

10. Marylin di Andy Warhol. 2.200 euro.

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DISEGNI E TECNICHE GRAFICHE

1. P1973-c3, 1973, inchiostro e acrilci su cartoncino di Hartung (74×104).  20mila.

2. L’alfabeto della mente, 1980, inchiostro si carta intelata dui Dadadamaino (205×79). 13mila.

3. Movimento delle cose, 1989, mordente su carta lucido di Dadamaino (112×94). 12mila.

4. Canoe, tecnica mista su carta di Gilberto Zorio (78×107). 10mila.

5. Padre e figlio, tecnica mista su carta di Chia (82×64). 8mila

5. Figura femminile, china su carta di Pellizza da Volpedo (23×16). 8mila.

5.Senza titolo, 2013,  catrame su carta di Jannis Kounellis  (50×70). 8mila.

8.Composizione, 1946, pastelli su carta di Vedova  (21×31). 7mila.

9.Felt notes Cooper sheet trumpet wit electric fun cut out felt, fabric notes 60′ long , 1988/89, ,pastelli grassi su base serigrafica su cartadi Dennis Oppenheim (126×193). 7mila.

10. Vedo Napoli, 2003,tecnica mista su carta di Isgrò (55×75). 6.800.

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CHICCHE STATISTICHE SUGLI ARTISTI

A confronto sugli esiti d’asta  quattro esponenti italiani della pittura aniconica e quattro del figurativo.

ANICONICI

Alberto Biasi. Durante il 2014 sono passati in asta 16 opere di Alberto Biasi. Un solo invenduto. Il prezzo più alto: 80mila euro. Il prezzo più basso: 3mila euro.

Piero Dorazio.  Nel 2014, 30 opere. 3 invenduti. Prezzo più alto:360mila euro. Prezzo più basso: 100 euro (grafica)

Agostino Bonalumi. Nel 2014, 21 0pere in asta. Un solo invenduto.  Prezzo più alto: 85mila euro. Prezzo più basso: 100 euro grafica.

Pino Pinelli. Nel 2014, 43 opere in asta. Nessun invenduto. Prezzo più alto: 7mila. Prezzo più basso: 300 euro (grafica).

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FIGURATIVI

Massimo Campigli. Nel 2014. 3 opere. Nessun Invenduto.  Prezzo più alto: 25mila. Prezzo più basso: 5mila.

Antonio Nunziante. Nel 2014, 22 opere. Un solo invenduto. Prezzo più alto: 7 mila. Prezzo più basso: 150 euro (grafica).

Sandro Chia. Nel 2014, 20 opere. 5 invenduti. Prezzo più alto:  8mila euro. Prezzo più basso: 150 euro (grafica).

Michele Cascella. Nel 2014, 12 opere.  3 invenduti. Prezzo più alto : 25mila euuro. Più basso: 150 euro (grafica).

Lelio Luttazzi mi perdoni

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Domani, il 2014 tira le cuoia. Bda, per non esimersi dal fare un suo bilancio, ha affidato al sottoscritto un lavoro duro e faticoso che sta rendendo onerosi questi giorni di ferie dal lavoro vero. Ore e ore a confrontare dati, numeri, esiti d’asta (sarà così?), tutto e solo per potervi regalare l’unica, vera, inimitabile…

Hit-parade

Ovvero tutti i quadri caldi e caldissimi del 2014 che sono passati in asta alla Meeting art di Vercelli con qualche chicca statistica su autori e opere che sono finite nelle case di qualcuno di voi (magari…).

Quindi anche se non sono il veroLelio-Luttazzi-Hiiit-Paraaade unico e grandissimo Lelio Luttazzi, vi aspetto.

Vedrete come gira la musica.

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Doig? Ho detto no. E’ Carroll

Domenica prossima, asta 2002. Lotto 272. prendere nota se non avete 90mila euro per prendere il più piccolo e meno bello degli acquerelli di Peter Doig conclamato artista da top price per il settore onirico-figurativo. Lui scozzese, ma l’altro americano anche se ormai d’Italy. Si chiama Robert. Di cognome Carroll.
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272 ROBERT CARROLL Painesville (U.S.A.) 09/08/1934
Interrogativo, 2009
olio su tela cm. 152×164, firma in basso a destra, titolo, firma, tecnica e numero di archivio al retro, dichiarazione d’autenticità e archivio dell’artista su certificato d’autenticità allegato, opera priva di cornice.

Un’opera di Robert Carrol. Figurazione onirica, carica di richiami simbolisti. Carrol, non è l’ultimo arrivato in pittura e arriva, ad esempio, molto prima del super quotato Peter Doig (12 milioni di dollari, il suo record più recente ). Doig, classe 1959 è un artista scozzese. Carrol classe 1934 è nato negli Usa da famiglia metà irlandese e metà scozzese. Negli anni cinquanta diventa amico di quel genio sregolato ma geniale (ripeterlo è d’obbligo) che è Willem De Kooning, uno dei maggiori pittori americani dell’impressionismo astratto. De Koonig suggerisce a Carrol di fare un salto in Italia, Paese che in quegli anni cresce e che ha, a Roma, un’intensa vita culturale e artistica. Anni Sessanta, dimenticati e indimenticabili. Carrol arriva a Roma e non tornerà più negli Usa: trova l’amore, incontra Quasimodo e Elio Vittorini, ma forse perde la possibilità di finire ai piani altissimi del mercato dell’arte. Anzi precipita. In un articolo del Tirreno dello scorso anno, si racconta come Carrol viva malato e in condizioni di disagio in un paesino in provincia di Massa Carrara .

Sacra(?) famiglia (Genova per noi, refresh con commento)

012014012906Un altro mondo, un altro punto di vista sul sacro e sul profano. Forse non solo in arte. La ricerca di Plinio Mesciulam (genovese, classe 1926) la ritrovi in questo dipinto che sarà in asta sabatpo 3 gennaio alla Meeting art (asta 2200, solo con catalogo on line).

Lotto 110 La famiglia, 1960 ( tecnica mista su tavola cm. 155×85, titolo, firma, anno e timbri della prestigiosa Galleria Rinaldo Rotta e della Galleria d’Arte San Matteo (al retro, timbro con firma per provenienza della Galleria Rinaldo Rotta (GE) su foto).

La famiglia di Mesciulam è materia espressa, sono figure rese esistenziali dall’astrazione, corpi immersi in un fango primordiale come le statue che erano vive di Pompei. Tre esseri umani a cui la natura ha assegnato ciascuno un compito: padre, madre e figlio.

Mesciulam. Un anticipatore di professione, un manipolatore (vinavil e segatura, oltre ai colori classici). Negli anni Cinquanta è tra i promotori del Mac. ma poi vira. Vira ancora. Mesciulam astratto e figurativo, ma soprattutto performer, creativo, spirito libero (mi viene alla mente un altro genovese, Allosia o un altro ancora, Borella e poi Scanavino e poi.. poi….ma che faccia dì’artisti hanno quelli che hanno visto Genova?). Per far capire chi è il tizio che ha fatto il quadro ho pescato un vecchio articolo di Repubblica. Leggere per capire, un mondo. D’artista.

Non c’ era Rossana Bossaglia, impegnata a Milano, ma c’ era Pierre Restany, grande critico e storico dell’ arte, teorizzatore del «Nouveau Realisme», a battezzare il libro «Plinio Mesciulam: il sistema Mohammed», curato da Viana Conti, edito da De Ferrari. È stato presentato ieri all’ associazione culturale Satura, con interventi di Sandro Ricaldone e Matteo Fochessati, alla presenza, naturalmente, dell’ artista Plinio Mesciulam, questo volume di oltre 300 pagine che raccoglie la storia di un progetto artistico, finora unicamente raccolto al J.P.Getty Museum di Los Angeles. L’ Operazione Mohammed è stata realizzata da Mesciulam dal 1976 al 1981: un progettobario, con il fine di evidenziare sistemi e processi della comunicazione, facendo cortocircuitare la comunicazione privata con quella pubblica, come suggerisce Restany, egli stesso coinvolto nell’ ultima parte del progetto e che nel volume ha firmato la prefazione. Mesciulam (1926) ha condotto un’ operazione di «proto» Mail Art: scelta un ristretta cerchia di destinatari, rigorosamente dodici appartenenti al mondo dell’ arte (da Germano Beringheli a Caterina Gualco, da Germano Celant a Rinaldo Rotta), ha cominciato ad inviare cartoline «modificate», firmandosi Mohammed, formando un circuito postale di comunicazione. Ma mentre nella Mail Art l’ opera è spedita e la realizzazione è il recapito, qui l’ operazione era più complessa, la messa in rilievo di un determinato circuito serviva da liquido di contrasto per tutto un sistema di comunicazione di massa che andava smascherato. Pierre Restany sottolinea quanto questo tipo di manifestazione artistica abbia oggi un valore schiacciante: «In un mondo dove la copertura mediatica è globale, l’ esperienza di Mesciulam era anticipatrice di tutte le minacce di questa globalità, ha tentato di mettere in guardia dal flusso incessante di comunicazione». E l’ 11 settembre, l’ uomo ha voltato pagina” (Repubblica , 25 novembre 2001).

L’amico Roberto annota: Beh, sicuramente Genova ha artisti anche nel campo delle canzoni. Tra gli esponenti della cosiddetta scuola storica, che ottenne successo a partire dagli anni 1960:  Umberto Bindi, Fabrizio De André (nati a Genova), Sergio Endrigo, Bruno Lauzi, Gino Paoli e Luigi Tenco. E scusami se è poco! L’opera di cui tratti mi sembra possa risalire alla stessa scuola (vedi anche cronologia). Che sia un pezzo grafico-vocale?

Roberto

 

Arte all’asta, la missione continua

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Vercelli. Corso Adda. Sede della Meeting Art. Ci guarda un Bengt Lingstrom da museo nordico, poco più in  Vasarely, poi  un Turcato da Biennale,  due Alberto Biasi in formato maxi, poi Dorazio, poi, poi…sarà la prima asta 2015. In realtà c’è anche un albero di Natale che non sarà messo all’asta (vero che non lo sarà?). Da dove iniziare? Pablo Carrara, amministratore delegato di Meeting art  non ha dubbi.Parlare d’aste ha la giusta scenografia: la mitica scacchiera di Enrico Baj. Due metri per due di meraviglia creativa. Legno grezzo: arte povera davvero, ma ricca di genio per davvero.

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Ci sono lotti, come quello che ha alle spalle, che rendono orgogliosi: vero signor Carrara? Vero. La scacchiera di Baj è un unicum anche se è un multiplo. Realizzata in 30 esemplari dalle edizioni Mastrogiacomo di Padova negli anni Ottanta, è stata oggetto di continui smembramenti. Cavalli, alfieri, torri : venduti singolarmente. Per Re e regina prezzi a sfiorare le 5mila euro al pezzo. Ne sono rimaste pochissime integre di queste fantastiche scacchiere. Vorrei vederle…Una è qua a Vercelli, in asta a gennaio”.

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Avete resistito alla tentazione di fare un asta mostra con i singoli pezzi…Dal punto di vista economico era una scelta logica, ma era offendere l’integrità dell’opera. Bello che, a questo punto, possa essere acquisita da un ente, magari con la destinazione di una scuola in cui esporla in modo permanente”.

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Baj, un grande. In asta soffre un po’. Vero?Quando in carrellata finale resta un Baj mi sgolo. Storia da vendere, è il nostro artista più conosciuto nel mondo. Le mode e il mercato non possono annebbiare la storia. Prima o poi quella riappare: chi prende Baj adesso non si pentirà. Anzi ha in canna qualche sfottò a chi sceglie altri nomi di moda”.

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Un amico di Baj, Ugo Nespolo è stato vostro ospite di recente. Altra griffe storica.  “Nespolo conferma quanto dicevo prima. La sua presenza a Vercelli ci ha onorato. E’ un artista e un intellettuale di prima fascia. Conosciuto nel mondo”.

lotto 633 albert biasiQuando si prendono opere in asta, il collezionista deve fare i conti, chi più chi meno, con il fattore investimento. Lei che suggerisce in proposito? “Suggerisco di rileggere la storia dell’arte e la storia dei singoli artisti. Il futuro del mercato è già scritto nel nostro passato. Non lo dico io, lo dico tanti operatori che ormai si sono resi conto di come nomi storici abbiano valutazioni di gran lunga inferiori a nomi molto, troppo contemporanei. Meeting art un occhio alla storia lo fa gettare sempre: ricordo solo, per fare un esempio, come, da qualche anno, le opere dei cinetici come Biasi o Costa o degli analitici come Griffa, non manchino nei nostri cataloghi  E i colpi dei clienti non sono mancati. Dopo questi artisti, adesso in salita, altri aspettano il momento di un nuovo decollo”.

Come Dorazio? “Certo. Dorazio era già nella storia: le sue quotazioni hanno avuto, forse, un lieve cedimento. Ma la musica sta cambiando. Ormai siamo alla vigilia di una definitiva consacrazione. Con orgoglio ricordo come a settembre un capolavoro museale di Dorazio abbia battutto , proprio da noi, ogni record d’asta con una aggiudicazione da 360mila euro”.

La macchina dell’asta targata Meeting come prepara il nuovo anno? “Con una novità”

Niente segreti, please. “Niente segreti. Si tratta semplicemente di questo. Non avremo più l’indicazione di lotti a offerta libera”.

Come, basta offerta libera? Non si potrà più  sognare di prendersi un lotto d’arte a 50 euro, ovvero la base dell’offerta libera? “Certo che si potrà, se accadrà…Cambia solo il termine. Da offerta libera a senza prezzo di riserva. In realtà non è solo una questione terminologica, vogliamo tutelare al meglio la disponibilità del committente a stimolare la gara dei rilanci. Opere di grande qualità sono partite a offerta libera raggiungendo quotazioni elevatissime. Adesso saranno definite senza prezzo di riserva, ma lo spirito dell’asta è lo stesso. Curiosità e coraggio dei clienti fanno la differenza”

Meeting art, la missione continua…a gennaio

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Piero della Francesca alla romana

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Renato Mambor è scomparso di recente. Base d’asta lo ricorda con una sua opera che sarà in asta nella tornata 785 di Meeting Art del prossimo gennaio. La banda di Piazza del popolo (Schifano, Festa, Angeli, Giosetta Fioroni). L’ortodossia del Pci e la voglia di guardare oltre quell’ortodossia. L’anticonformismo scambiato per perversione. Mambor e il teatro, le parentesi lunghe del suo lavoro d’artista, fughe e ritorni. Resta il suo lavoro, la sua ricerca. La pittura che riflette sulla pittura. Se i paragoni non fossero troppo arditi, ma con l’alibi della convinzione di come gli artisti intelligenti richiamino le intelligenze artistiche del passato, nel lavoro di Mambor ritrovi le chiavi di lettura del lavoro di Piero della Francesca. Ovvero del più grande artista del nostro Rinascimento (voglio essere smentito). Foto: sopra Mambor, sotto il Piero.

“Occorre dare atto a Mambor – afferma il critico d’arte Filiberto Menna già nel lontano 1968 – della sua lucidità critica, della sua capacità di condurre una doppia riflessione sulla pittura, una affidata alla pittura stessa, mediante un esercizio raffreddato dei mezzi della rappresentazione che stacca nettamente il segno dal referente, l’altra a un esercizio teorico, a un diario critico che non esiterei a considerare uno dei più lucidi testi di artisti sulla propria opera, e sui processi che presiedono alla costituzione dell’opera stessa”

(preview 787). Ginnastica ottica, rinascimento 2.0

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Percezione e visione. Ciò che vediamo. Ciò che percepiamo. L’occhio che illude, l’illusione che guarda. Potrei calemburizzare all’infinito un problema serio della ricerca artistica e scientifica. Ci sono esperienze italiane che hanno contribuito in modo decisivo ad affrontare la questione.

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Nell’asta 787 della Meeting Art,che aprirà il 2015 della stagione d’incanti, ci saranno opere di due autori di prima fascia nel campo di come l’analisi della percezione sia potuta diventare sfida d’arte. Nei primi anni Sessanta, dalla fucina di Azimuth (Castellani, Bonalumi, Manzoni) e del gruppo Zero in Germania, sono scaturiti nomi e gruppi di particolare significato. Il gruppo N di Padova ad esempio con Alberto Biasi (sua l’opera nella elaborazione in alto che sarà in asta a Vercelli). Biasi non demorde ancora oggi dalla sua ricerca, razionale e creativa al tempo stesso. Scienziato e alchimista di colori e forme che d’incanto si muovono grazie alla ginnastica degli occhi. Fuori dagli schemi e dai gruppi si è mosso il mantovano Marcello Morandini che sta lasciando tracce indelebili nel campo del design oltre che della storia dell’arte contemporanea (sua l’opera nell’elaborazione a destra in basso). “Il lessico dell’astrazione geometrica di intonazione “costruttivista e neoconcreta”1, con il quale Morandini si esprime, può determinare un primo, reverenziale iato fra opera e fruitore medio (in particolare italiano), che ha maggiormente interiorizzato le modalità più “calde” dell’informale organico. Non giustifica, in ogni caso, la vertigine che coglie chi osserva. La sensazione è determinata, invece, dalla percezione dalla qualità delle opere che, nella loro realizzazione, raggiungono uno stato di precisione irreale, affascinante e straniante insieme, essendo assente, in esse, il prevedibile scarto fra il rigore del progetto e la parzialità dell’esecuzione. La pulizia delle opere contribuisce a far sì che se ne avverta immediatamente la compiutezza. Si ingenera, in chi guarda, l’idea di trovarsi di fronte a creazioni che, alla lettera, possono dirsi assolute, in quanto “libere da vincoli”, capace ciascuna di formare “un tutto a se stante”,autosufficiente“. (Fabio Girardello).

Morandini e Biasi due artisti di un Rinascimento 2.0 di cui l’arte italiana deve andare fiera anche perchè grazie a loro e ai nomi che si possono loro affiancare siamo rimasti agganciati alle grandi correnti europee del comparto ottico-cinetico-programmato. Da qui il mio tentativo di ricostruire una dimensione museale classica delle due opere di cui, per rispetto esegetico riporto le immagini originali qui sotto.

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