(preview 787). Ginnastica ottica, rinascimento 2.0

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Percezione e visione. Ciò che vediamo. Ciò che percepiamo. L’occhio che illude, l’illusione che guarda. Potrei calemburizzare all’infinito un problema serio della ricerca artistica e scientifica. Ci sono esperienze italiane che hanno contribuito in modo decisivo ad affrontare la questione.

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Nell’asta 787 della Meeting Art,che aprirà il 2015 della stagione d’incanti, ci saranno opere di due autori di prima fascia nel campo di come l’analisi della percezione sia potuta diventare sfida d’arte. Nei primi anni Sessanta, dalla fucina di Azimuth (Castellani, Bonalumi, Manzoni) e del gruppo Zero in Germania, sono scaturiti nomi e gruppi di particolare significato. Il gruppo N di Padova ad esempio con Alberto Biasi (sua l’opera nella elaborazione in alto che sarà in asta a Vercelli). Biasi non demorde ancora oggi dalla sua ricerca, razionale e creativa al tempo stesso. Scienziato e alchimista di colori e forme che d’incanto si muovono grazie alla ginnastica degli occhi. Fuori dagli schemi e dai gruppi si è mosso il mantovano Marcello Morandini che sta lasciando tracce indelebili nel campo del design oltre che della storia dell’arte contemporanea (sua l’opera nell’elaborazione a destra in basso). “Il lessico dell’astrazione geometrica di intonazione “costruttivista e neoconcreta”1, con il quale Morandini si esprime, può determinare un primo, reverenziale iato fra opera e fruitore medio (in particolare italiano), che ha maggiormente interiorizzato le modalità più “calde” dell’informale organico. Non giustifica, in ogni caso, la vertigine che coglie chi osserva. La sensazione è determinata, invece, dalla percezione dalla qualità delle opere che, nella loro realizzazione, raggiungono uno stato di precisione irreale, affascinante e straniante insieme, essendo assente, in esse, il prevedibile scarto fra il rigore del progetto e la parzialità dell’esecuzione. La pulizia delle opere contribuisce a far sì che se ne avverta immediatamente la compiutezza. Si ingenera, in chi guarda, l’idea di trovarsi di fronte a creazioni che, alla lettera, possono dirsi assolute, in quanto “libere da vincoli”, capace ciascuna di formare “un tutto a se stante”,autosufficiente“. (Fabio Girardello).

Morandini e Biasi due artisti di un Rinascimento 2.0 di cui l’arte italiana deve andare fiera anche perchè grazie a loro e ai nomi che si possono loro affiancare siamo rimasti agganciati alle grandi correnti europee del comparto ottico-cinetico-programmato. Da qui il mio tentativo di ricostruire una dimensione museale classica delle due opere di cui, per rispetto esegetico riporto le immagini originali qui sotto.

Biasi8

Morandini7

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