Sacra(?) famiglia (Genova per noi, refresh con commento)

012014012906Un altro mondo, un altro punto di vista sul sacro e sul profano. Forse non solo in arte. La ricerca di Plinio Mesciulam (genovese, classe 1926) la ritrovi in questo dipinto che sarà in asta sabatpo 3 gennaio alla Meeting art (asta 2200, solo con catalogo on line).

Lotto 110 La famiglia, 1960 ( tecnica mista su tavola cm. 155×85, titolo, firma, anno e timbri della prestigiosa Galleria Rinaldo Rotta e della Galleria d’Arte San Matteo (al retro, timbro con firma per provenienza della Galleria Rinaldo Rotta (GE) su foto).

La famiglia di Mesciulam è materia espressa, sono figure rese esistenziali dall’astrazione, corpi immersi in un fango primordiale come le statue che erano vive di Pompei. Tre esseri umani a cui la natura ha assegnato ciascuno un compito: padre, madre e figlio.

Mesciulam. Un anticipatore di professione, un manipolatore (vinavil e segatura, oltre ai colori classici). Negli anni Cinquanta è tra i promotori del Mac. ma poi vira. Vira ancora. Mesciulam astratto e figurativo, ma soprattutto performer, creativo, spirito libero (mi viene alla mente un altro genovese, Allosia o un altro ancora, Borella e poi Scanavino e poi.. poi….ma che faccia dì’artisti hanno quelli che hanno visto Genova?). Per far capire chi è il tizio che ha fatto il quadro ho pescato un vecchio articolo di Repubblica. Leggere per capire, un mondo. D’artista.

Non c’ era Rossana Bossaglia, impegnata a Milano, ma c’ era Pierre Restany, grande critico e storico dell’ arte, teorizzatore del «Nouveau Realisme», a battezzare il libro «Plinio Mesciulam: il sistema Mohammed», curato da Viana Conti, edito da De Ferrari. È stato presentato ieri all’ associazione culturale Satura, con interventi di Sandro Ricaldone e Matteo Fochessati, alla presenza, naturalmente, dell’ artista Plinio Mesciulam, questo volume di oltre 300 pagine che raccoglie la storia di un progetto artistico, finora unicamente raccolto al J.P.Getty Museum di Los Angeles. L’ Operazione Mohammed è stata realizzata da Mesciulam dal 1976 al 1981: un progettobario, con il fine di evidenziare sistemi e processi della comunicazione, facendo cortocircuitare la comunicazione privata con quella pubblica, come suggerisce Restany, egli stesso coinvolto nell’ ultima parte del progetto e che nel volume ha firmato la prefazione. Mesciulam (1926) ha condotto un’ operazione di «proto» Mail Art: scelta un ristretta cerchia di destinatari, rigorosamente dodici appartenenti al mondo dell’ arte (da Germano Beringheli a Caterina Gualco, da Germano Celant a Rinaldo Rotta), ha cominciato ad inviare cartoline «modificate», firmandosi Mohammed, formando un circuito postale di comunicazione. Ma mentre nella Mail Art l’ opera è spedita e la realizzazione è il recapito, qui l’ operazione era più complessa, la messa in rilievo di un determinato circuito serviva da liquido di contrasto per tutto un sistema di comunicazione di massa che andava smascherato. Pierre Restany sottolinea quanto questo tipo di manifestazione artistica abbia oggi un valore schiacciante: «In un mondo dove la copertura mediatica è globale, l’ esperienza di Mesciulam era anticipatrice di tutte le minacce di questa globalità, ha tentato di mettere in guardia dal flusso incessante di comunicazione». E l’ 11 settembre, l’ uomo ha voltato pagina” (Repubblica , 25 novembre 2001).

L’amico Roberto annota: Beh, sicuramente Genova ha artisti anche nel campo delle canzoni. Tra gli esponenti della cosiddetta scuola storica, che ottenne successo a partire dagli anni 1960:  Umberto Bindi, Fabrizio De André (nati a Genova), Sergio Endrigo, Bruno Lauzi, Gino Paoli e Luigi Tenco. E scusami se è poco! L’opera di cui tratti mi sembra possa risalire alla stessa scuola (vedi anche cronologia). Che sia un pezzo grafico-vocale?

Roberto

 

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