Archivio mensile:dicembre 2014

Boetti, meccaniche celesti (preview 787)

Alighiero Boetti, un giocatore d’azzardo con il cuore di un bambino. L’azzardo era nel creare sequenze d’icone (arazzini, aeroplanini, animalini, trattini, letterine) immaginando che sarebbero diventati oggetti d’arte moltiplicata. Il cuore, però, non gli impediva di trasformare il volo di cacciabombardieri e aerei di linea in quello delle rondini (ma ci sono ancora?) in un tramonto di marzo. Leggerezza, cercava. Anch’io. Come Battiato. Ma il cuore non è più bambino. Asta 787, gennaio 2015 c’è Boetti.

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Aerei, (1983)
trittico a penna biro blu su carta cm. 32×22,6 cadauno, applicati su tela cm. 33×69, firma al retro, Archivio Alighiero Boetti (Roma) numero 5356 su foto, entro teca in plexiglass.

L’Opera ha una prima gestazione creativa nel 1977 quando Boetti ne realizza un primo esemplare insieme a Guido Fuga. Fuga, classe 1947, è un disegnatore veneto, abilissimo, Ancora giovane incontra Hugo Pratti, il grande Pratt. Collabora con lui nella creazione di alcune storie di Corto Maltese. Fuga è specializzato nell’arricchire le ambientazioni con il disegno di mezzi militari e appunto aerei. Ha collaborato con lo stesso Pratt e Lele Vianello a un bel volume sugli itinerari di Corto Maltese a Venezia (Maltese e Sandokan/Kabir Bhedi sono gli eroi della mia tarda adolescenza)

Fotografie Varie

 

Fuga disegna sogni volanti. Gli aerei di Boetti, giusto quelli. All’Alighiero non importa la paternità del tratto quanto quella dell’idea e del suo condensarsi sui fogli di carta. Svolazzi meccanici e surreali…

Basta così?

No, c’è Battiato….

Preview 2015-Asta 787 (1)

In arrivo…

Asta 787

OPERE DELL’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

Il Catalogo sarà disponibile entro venerdì 2 gennaio 2015

Orario esposizioni: dal 3 gennaio 2015

   
I sessione Sabato 10 gennaio 2015 dalle ore 15,00
II sessione Domenica 11 gennaio 2015 dalle ore 13,00
III sessione Sabato 17 gennaio 2015 dalle ore 15,00
IV sessione Domenica 18 gennaio 2015 dalle ore 13,00
V sessione Sabato 24 gennaio 2015 dalle ore 15,00
VI sessione Domenica 25 gennaio dalle ore 13,00

Un norvegese e un indiano.Nicchie d’arte per il mercato italiano. Si può metterla così, guardando a due lotti (di cui non è ancora nota la base d’asta) che saranno in gara nel primo giro d’incanti del 2015 alla Meeting art di Vercelli. Si tratta di cose così…

Olle Baertling
Baertling5

(dal sito dell’omonima fondazione):  “There is one Swedish artist who has made an entirely original contribution to the art of our time, comparable with the foremost masters of modern art history, and that is Olle Bærtling. It is all too easy to use presumptuous words on a matter like this. And yet, I wish to maintain that Bærtling, with his ‘open form’ and his ‘two-dimensional sculptures’, is the only Swede-besides Viking Eggeling, whose achievement came to a stop at its very beginning-who has added something unique to the store of forms available to art. His work of the last three decades has an innovative quality and an international range which may be compared – mutatis mutandis – with the finest achievements of scholarly research. It is not by chance that his works have found a place in many universities around the world”.

Qursta invece la scheda della Tate Gallery di Londra che ha sue opere in collezione: <Swedish abstract painter and sculptor, born in Halmstad. Has lived in Stockholm since 1928. Earned his living for many years by working in a bank, painting in his spare time. Painted in 1938 in a nordic expressionist style, then in 1939 turned to Matisse. In the mid 1940s began to develop towards abstraction. Visited Paris in 1948 and worked first with Lhote, then with Léger. Started in 1949 to paint completely abstract pictures with unbroken areas of colour and distinct lines, and experimented briefly with circles and after-images; first one-man exhibition at the Galerie Samlaren, Stockholm, 1949. Met Herbin in Paris in 1950 and joined the Réalités Nouvelles. Began in 1951 to use oblique rather than horizontal-vertical lines, and since 1954 has worked exclusively with open acute angles to achieve open form. Has also made sculptures since 1954 and from 1958 has worked on painting and sculpture side by side, regarding them as identical expressions>.

Bose Krishnamachari

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(dal sito della Aicon Gallery con sede a New York e Londra, una delle gallerie che trattano questo grande artista con presenze nei principali musei): “Born 1963, Kerala, India Krishnamachari works in striking and dynamic abstracts, and with figures seen through saturated lenses. Even in his photography and multi-media installations, color is a dominant force. He says, “I refine my color to brightness. I have learnt this usage from the alternately subdued and lavish color codes of Indian ceremonies and ritual performances; the costumes, the gestures of enactment…” In addition to being an artist, Krishnamachari curates exhibitions and projects. He is driven by a desire to support the younger generation of Indian artists. The artist lives and works in Mumbai”.

Post surprise (for you!)

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Base d’Asta prepara le feste con  due sorprese per i pazienti followers del blog.

index.phpLa prima. Nei prossimi giorni Bda offrirà alcune ghiotte anticipazioni sui lotti dell’Asta di arte moderna e contemporanea 787 che partirà da sabato 10 gennaio.

pccoLa seconda. Anche questo blog non può sottrarsi al vezzo/vizio di regalare qualcosa nel periodo più omaggioso dell’anno. Lo farà però a modo proprio. Questo. Il giorno di Natale (solo dalle 24 del 24 dicembre alle 24 del 25) sarà attiva una pagina-regalo. In questa pagina condividerò una mia proposta per un piccolo investimento d’arte, ma, credo, foriero di soddisfazioni future oltre che di dignità di possesso. Premessa: non vendo cose mie , non si tratta di un lotto d’asta, non è di un amico/conoscente- gallerista. Vabbè, aspettate il 25 e vedrete . Se vi ricorderete di visitare Base d’Asta tra un panettone e un torrone, potreste non pentirvi. (E comunque ci si diverte).

Freddo, nebbia, ma bello…

…questo dipinto. Va in asta mercoledì alla Meeting art. Asta 2199. Lotto 7.

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ALDO FORNONI Milano 17/11/1916
Darsena
tecnica mista su carta cm. 50×65, firma in basso a destra.

Aldo Fornoni, nasce a Milano nel 1916.  Si diploma  maestro d’arte alla Albertella di Milano poi l’Accademia di Brera. A Milano  insegna disegno alla Scuola d’Arte Applicata del Castello Sforzesco  e nel suo studio di Milano. Figurativo, predilige la figura, il nudo, il ritratto e il paesaggio; usa in prevalenza pastello, olio e acquerello. Ha lavorato negli Stati Uniti d’America dal 1950 al 1958. Pastello e acquerello, cose d’altri tempi. Di pittori a girare per le strade della città a scorgere e disegnare scorci. Come questo che sembra uscito da un racconto di Gadda. Sa di acqua ferma, di freddo e di nebbia. Sa di Motta e  Alemagna, della Bela Madunina, di Rivera e di Mazzola. Anzi sa soprattutto di un frammento visivo per un racconto del grande Scerbanenco. Segnalo, a questo proposito, libro da leggere (in foto sotto).

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Ah, il lotto all’asta è da prendere. Lo prendono, per ora,  a 50 euro (per ora…)

Spoerri noir, il caso vipera

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Questa è la storia di un lotto, il 631, rimasto invenduto (nell’asta 785).

DANIEL SPOERRI Galati 27/03/1930
Feux tableau piege, 2008
assemblaggio di oggetti e collage su tavola cm. 52x61x16, firma, titolo, anno e località (Vienna) al retro

Un tableau piége, un quadro trappola così definito dall’artista (che lo inventò negli anni Sessanta): <Oggetti trovati casualmente in situazioni di disordine o di ordine vengono fissati al loro supporto esattamente nella posizione in cui si trovano. L’unica cosa che cambia è la posizione rispetto all’osservatore: il risultato viene dichiarato un quadro, l’orizzontale diventa verticale. Esempio: i resti di una colazione vengono attaccati al tavolo e, insieme al tavolo, appesi al muro>.  Nell’opera che era Vercelli i resti della colazione sono inquietanti.  Come il fermo immagine di un film di Peter Greenaway (l’ottimo I misteri del guardino di Compton house), la creazione spoerriana congela la scena di un atto criminale o criminogeno. Quella viperetta blu in fondo a sinistra pare la firma del presunto killer (ma c’è davvero un killer?). La tazza e il piattino lì accanto sono andati in frantumi. Colpa, probabilmente, di quella bigliona di marmo. Non c’è sangue: quindi il commensale ha evitato il tiro o si era già allontanato. Chissà. Tutta la scena del crimine è stata, comunque, fermata dall’artista in quell’attimo del frantumo: il prima e il dopo sono affidati alla fantasia dello spettatore. Perchè quest’opera è un racconto. Costava 10mila euro, non l’ha voluta nessuno che ha disponibilità e voglia di fare collezione con le palle. Mistero. Spoerri è un grande artista, un narratore, un poeta visivo, forse uno dei nomi più importanti dell’arte del dopoguerra. Ma senza fantasia non si fanno buoni affari, ormai è assodato…e la colazione della cultura va in frantumi!

 

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Baj, poi il mistero…

CAM00394  Il post di ieri sugli scacchi di Baj ha ubriacato i contatti del mio piccolo Blog che ha sfondato di gran lunga la manciata di lettori che si augurava di avere Manzoni (e chi sono io?). L’opera che sarà in asta ad inizio 2015 alla Meeting art merita una visita a Vercelli (corso Adda, ingresso libero, salutando ovviamente gli addetti alla reception della casa d’aste). E’ quasi un unicum del grande artista.

….sto lavorando a un post che racconta di un mistero, di una scena del crimine…vedrete….

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Muove il bianco, ma dove sta? Il gioco di Baj

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Capitolo 1.  Il gioco dei Patafisici.  Il post di oggi parte con una foto che forse è già un frammento di storia dell’arte patafisica . L’ho scatta domenica scorsa alla Meeting art dove ero piccolo ospite, come blogger d’arte, di un incontro con Ugo Nespolo. Nespolo, presidente del Museo del Cinema. Nespolo, di cui  presto uscirà un volume che lo  nette a confronto con importanti filosofi italiani. Nespolo artista (mostre in ogni parte del mondo), regista (mitico il suo documentario con Fontana live), patafisico (la scienza dell’immaginario). Nespolo amico e compagno d’avventure artistiche del mitico Enrico Baj. Ed ecco perchè la foto è un frammento di storia patafisica. Nespolo, con gentile consorte, è, infatti, di fronte alla grande scacchiera realizzata da Enrico Baj nel 1988. La guarda tra stupore nel ritrovarla e un po’ di malinconia.

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Capitolo 2. Le regole di Baj. “Gli Scacchi di Enrico Baj” è un multiplo delle Edizioni d’Arte Mastrogiacomo di Padova, realizzato nel 1988. Furono costruite trenta serie numerate da 1 a 30 (più cinque contraddistinte dai numeri romani da I a V). I pezzi sono tutti diversi: persino ogni pedone fa storia a sè . Pezzi  in legno, con gli inserti tipici di Baj: passamaneria, bottoni, stemmi, brandelli di stoffa e altri “materiali di scarto”. L’altezza media dei pezzi è di 75 centimetri. Di legno sono pure le 64 tavolette che, semplicemente accostate, compongono una scacchiera di cm 272 x 272.  Il genio di Baj ha scombinato le regole di un gioco divenuto icona di  raffinati tatticismi e perfide strategie, dove il sacrificio di un pezzo è un dazio accettabile in vista di un potenziale scacco al re. Baj se ne fotte dei bianchi e dei neri , di ciò che può fare un cavallo e di come la diagonale sia la prigione dell’alfiere. Baj riscrive gli scacchi a suo modo.  Si tratta di capolavoro ludico esposto di recente a Milano. A Vercelli è in esposizione perchè l’opera, una delle poche che si sono salvate dal saccheggio commerciale dei vari pezzi, sarà in asta nel prossimo gennaio.

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Capitolo 3. Il vil denaro. Le trenta serie furono messe in vendita nel 1989 al prezzo di sottoscrizione di 22mila dollari ciascuna. Saranno adesso in asta alla base, pare, di 40mila euro. Averlo lo spazio…averli quei soldi…giocherei volentieri!

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