Agostino Ferrari: i segni d’ascoltare e le pigre gallerie

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A Bologna, enorme fiera delle vanità (dove un artista che sai storico, di colpo decuplica perchè è il momento…) mancava in evidenza chiara il nome di Agostino Ferrari. Da qui un dubbio. Perchè un maestro, forse appartato ma importante, dell’arte italica non era citato. Ho così preso carta e penna virtuale e ho scritto a Ferrari, l’artista italiano che ha legato il suo nome al mitico gruppo del Cenobio e anche anche oltre. Segni, scritture evocative, una calligrafia dello spazialismo e dell’azzeramento pittorico frutto dei suoi dialoghi con Fontana e con l’amico Enrico Castellani. Questo il messaggio: “Gentile maestro la disturbo perchè incuriosito dal fatto che, tra gli artisti esposti a Artefiera Bologna, non figuri neppure una sua opera (ho girato, cercato, ma nulla). I miei trascorsi universitari (sono laureato in storia) mi hanno insegnato a dare un significato documentario alle frequenze e anche alle assenze. Considero, infatti, il suo nome importante per la storia dell’arte italiana, Soprattutto se lo sono altri artisti (estroflettenti o meno) che il mercato adesso considera tali. Da qui la mia curiosità che poi sono due domande”.

Agostino Ferrari mi ha risposto. Così

1) Come vive un artista il rapporto con il mercato (aste comprese)?
“Le fiere sono fatte per le gallerie le quali a loro volta portano gli artisti che loro rappresentano,ne consegue che se a Bologna non sono presenti gallerie che hanno mie opere io non sonopresente a questa fiera.Comunque a Bologna ero presente con la galleria il Castello di Milano con 3 opere degli anni ’60. (ma senza indicazioni di opere nel catalogo ufficiale della mostra, ndr) “.

2) Le Fiere d’arte alla fine sono solo fiere di vanità (varie) o sono stimoli comunque da vivere?
“A volte male, soprattutto quando ci sono manifestazioni come questa o più importanti e vieni escluso.
Devo dirle che le gallerie che sostengono il mio lavoro forse dovrebbero darsi un pò più da fare”.

Ma c’è una terza domanda che attiene alla sua ricerca. Le parole che uniscono l’interno/esterno del suo universo pittorico come si possono tradurre? C’è un poeta o uno scrittore che lei ama che potrebbe scriverle?

“Su interno/esterno: Da 50 anni io faccio ricerca usando essenzialmente lo strumento del”Segno” ,il mio segno non ha significanti essendo un segno disarmato e non un simbolo,quindi potrei dirle che le parole che uniscono l’interno
all’esterno sono segni che parlano a chi li sà ascoltare. Credo che Lei mi abbia capito.”

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sernaglia

Oggi Asta alla Meeting art, 2210 con banditore virtuale. Se non vi attira il solito Amadio che costa, costa ecco un prezioso Sernaglia al lotto 16 (più due altri Take it che indico nell’apposta sede).

1 pensiero su “Agostino Ferrari: i segni d’ascoltare e le pigre gallerie

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