Un lotto da buttare, non prendetelo

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Ma che fanno alla Meeting Art? Domani, stata 2219, al lotto 16 trovi: Franco Verdi. Messa a registro di una poesia colorata, 1975 (tecnica mista su cartoncino cm. 76×56, firma, titolo e anno in basso al centro, opera priva di cornice, presenta imperfezioni sul cartoncino.). Presenta imperfezioni. Alla faccia delle imperfezioni. Schizzi d’unto, umido. Passaggi multipli di vita trascorsa. Pesanti lacerti e reperti del tempo che ci è passato sopra  a questa diafana poesia di colori pallidi. Si può comprare un lotto così? <Franco Verdi se n’è andato il 24 settembre del 2009 a Verona, lo stesso giorno in cui era nato, a Venezia, 75 anni prima. Poeta eclettico e saggista ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca di formule inedite scritte, visive e sonore, per l’uso della parola. Attratto anche lui nel vortice del “gioco della poesia”>, si legge nell’Archivio di Maurizio Spatola. Il campo artistico è, dunque,  quello della poesia visiva, quella dove la ricerca letteraria cerca sublimazioni visive, dove le immagini si leggono e le parole si guardano. Succede anche in quest’opera. Una Messa a registro di poesia colorata. Tra i temi eterni della poesia c’è da sempre il tempo che fugge e manipola le esistenze (le fa incazzare come in Lopardi o le costringe a cercare un mito fanciullo come in Pascoli). Un poesta visivo come può rappresentare il tempo? Forse, inconsciamente, che sia Quello a rappresentarsi. Nessun oggetto è eterno, nessun oggetto può salvarsi dalla corrosione e dalla contaminazione. Illudersi è da stupidi. L’alternativa è lasciare che il gioco della poesia continui anche se l’artista ormai non può più giocare. E allora comprare questo lotto (non saranno 50 euro a far ricca la Meeting Art o farmi tacciare di promozione cretina) è aderire a un gioco poetico, quello del tempo che passa e ci passa sopra, siano vite o fogli di carta. E, siccome Verdi, fu tra i primi a rivalutare il futurismo negli anni Settanta, queste macchie d’unto su questo foglio sono le zamzamptumbtumb della vita che non risparmia neppure l’arte.

FRANCO VERDI (Giovanni Francesco Silvano Verdi di Belmont) è nato a Venezia nel 1934.. Ha compiuto studi di filosofia, letteratura, arte (è infatti anche pittore) e teologia. Negli anni cinquanta è stato professore di Filosofia Teoretica all’Università di Urbino. Suoi quadri si trovano nei musei di Munster, di Amsterdam, di Gerusalemme, nell’Istituto Universitario di Saragoza, al Centro Internazionale Semiotica di Urbino, nell’Istituto Diffusione Arti Figurative di Milano, alla Galérie Davy di Parigi, nell’Archivio Sackner di Miami Beach, al Kunstmuseum di Hannover, nell’Istituto Italiano Cultura di Zagreb, nella Deutsche Bibliotek di Roma eccetera. Scrittore del PEN di Croazia e del PEN Svizzera Italiana Canton Ticino. Esperto del Ministero P: I: per Storia dell’Arte e degli Stili. Ideatore, curatore e realizzatore di storiche mostre di Concret, Visual, Soubd & Body Art. Ha Riabilitato e rimesso nel circuito culturale i Futuristi Italiani. Con l’aiuto del banchiere umanista editore Mattioli ottiene dagli eredi il permesso di utilizzare il materiale sonoro originale di Marinetti presso l’Archivio di Stato di Roma. Nel 1973 con Ruggero Jacobbi ha realizzato la Mimodeclamazione Futurista per l’Associazione Scrittori Croati di Zagabria. Si è spento a Verona nel 2009. (da Anterem, rivista di Ricerca Letteraria)

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