Archivio mensile:marzo 2015

Che ne sarà del (giovane) Finzi?

finzi

Lotto 42. Ennio Finzi.Senza titolo, 1953
olio su faesite cm. 130×100

Domani parte l’asta 779 di Meeting Art e al lotto 46 subito il richiamo ad un artista che bolle nella pentola dell’interesse di mercanti e collezionisti. Si tratta di un Ennio Finzi. Un giovane Ennio Finzi. L’opera è del 1953. Sono gli anni cui Finzi, classe 1931, veneziano, cerca la propria collocazione creativa nella storia dell’arte. Nel 1956 farà la sua prima esposizione alla Fondazione Bevilacqua La Masa. Ha già incontrato Atanasio Soldati che è stato il suo primo pilastro di riferimento, poi soprattutto Virgilio Guidi e Vedova (Tancredi, of course).  Venezia è un porto ricco di approdi , per cambiare l’arte contemporanea nazionale. E Finzi c’è. L’opera in asta, che prelude alle future ricerche sul “suono” del colore, sulla gestione spaziale delle campiture (sarà decisivo il confronto con Lucio Fontana), è propedeutica per capire l’effettiva grandezza di Finzi. La riflessione è iniziata, il giovane Finzi ha molto da dire…

ps. Primi lampi sui Take…

Bet Theraphy

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Tommaso Bet. Pittore ed incisore. Nasce in Italia a Maniago nel 1980. <Bet sembra aver assimilato la lezione delle tele astratte di Richter impadronendosi dei contrasti cromatici per rielaborare con maggiore violenza la sua personalissima poetica fatta di segni> (Chiara Massini). Secondo Giovanni Granzotto, uno dei più importanti teorici della critica d’arte italiana (suo merito è l’esatta collocazione storica e la valorizzazione dell’arte cinetica e programmata), Bet rappresenta la più graffiante speranza dell’arte italiana di darsi una scossa. L’ho conosciuto attraverso messaggi web e soprattutto attraverso le sue opere. Sono arrivato alla personale e limitata conclusione che il ragazzo (ah ah, scusami Tom) ha davvero qualcosa da dire: rabbia e furia iconoclasta, ma con classe. Con l’equilibrio di forme e citazioni pittoriche che divide lo  scarabocchio paranoico dall’opera d’arte. Bet è, insomma, artista in evoluzione. Incuriosito, lo intervisto e nel frattempo   apro una pagina mostra dove, di tanto in tanto, posterò una sua opera (a mio e vostro rischio in tema di brividi estetici).

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1) I tuoi ritratti sono più trasfigurati o deformati? E a modificarli sono le loro paure o la nostra angoscia?

Nelle mie intenzioni questi ritratti sono delle maschere, dei volti di una bellezza commerciale ed odierna, che celano, distraggono da una sottostruttura carnale e d attiva, che invece rappresenta il lato ferino, potenzialmente mostruoso, dell’animo umano. Il fascino luciferino nella dicotomia tra demone ed agnolo.Do un aspetto gradevole a dei mostri, cercando di descrivere la vacuità della prima impressione, trappola ingannatrice per l’uomo stolto, inteso come consumatore medio, vittima della campagna di superficialità e di assenza analitica promossa dal sistema della civiltà del consumo. La lettura dell’opera varia molto dall’esperienza e dalla cultura del fruitore.Il dualismo tra la violenza carnale della struttura materica del quadro e la riconoscibilità del volto in primo piano, il rosso evocatore, il chiaroscuro e la silouette decisa sono elementi che attivano letture profonde ed inconsce, che creano un percorso di acquisizione a vari stadi dell’opera, svelandone le letture semiotiche intrinseche.D’altro canto provo anche molta soddisfazione quando uno spettatore subisce l’effetto repulsivo proprio della crudezza di alcuni effetti, in quel momento il re è nudo e l’idiota si manifesta nella sua superficialità, palesando una qualche forma di potere intelligibile  ed attivo dell’oggetto che ho creato.

2) Anche le tue astrazioni sono ritratti di anime inquiete, paesaggi dell’inconscio. Tu di cosa hai paura?
Ormai è da più di cent’anni che l’arte descrive la fine del positivismo e la confutazione dei valori.Il disagio dell’individuo dato dall’impossibilità di chiudere il vaso di Pandora. Ho paura della mancanza di empatia tra le persone, del fatto che tutto abbia veramente un prezzo e della mercificazione dei valori umani, quando uomini eseguono ordini contro altri uomini come fossero macchine senza coscienza. La commozione è l’unica speranza per ritrovare l’umanità, ed oltre che dal dramma, può essere attivata della bellezza della scoperta, dalla musica e dall’immagine appunto.

3) C’è un artista o una corrente che ti ha sedotto?
Come molti miei coetanei ho subito sicuramenete, durante la formazione accdemica, il culto del new wave of young british artist nella violenza grafica di Jenny Saville.Ma se devo parlare di seduzione, da pittore, sicuramente guardo alla sacralità materica di Nitsch, non certo all’ effettismo di pitture figurative figlie di un proiettore.

4) C’è un tappeto musicale che ti accompagna nel tuo lavoro?
Certo, la musica è il mio riferimento primario, la macchina della concentrazione che mi permette di accedere al tunnel produttivo.Anche la mia poetica narrativa si rifà piuttosto alle cover fumettate e alle grafiche degli album metal degli anni 80-90, piuttosto che alle necessità sceniche della pittura in sè. Non ascolto pezzi musicali provenienti dal mainstream media, preferisco generi di nicchia come blackmetal scandinavo, l’hardcore punk newyorkese, l’hip hop più politicizzato, e tutta quella musica energica che trasmette un messaggio impegnato, sia esso politico o culturale, comunque differente dal prodotto puramente commerciale che passano le radio o le televisioni.

5) A cosa stai lavorando (soggetti e icone…) ?
Dopo una ultima parentesi produttiva dal carattere quasi fumettistico adesso tornerò ad una pittura di ricerca fine a se stessa, libera da messaggi terzi e simbolismi. Questo ciclo sarà accompagnato, complementato, parallelamente da una nuova serie di soggetti di forte critica sociale, in cui l’iconografia, o meglio, l’iconoclastia, sarà nuovamente protagonista.

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MANMBDi tanto in tanto fatevi un clic and go alla pagina Bet Kammer in alto (mostra cangiante con opere di Tommaso Bet)

Marcelloooooo

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Alla Meeting art ogni tanto si alza la temperatura e s’inventano, così, tornate d’asta che fanno cadere il mento al collezionista. Martedì 24 marzo, senza banditore, eccoti così spuntare una tornata feriale, infrasettimanale, senza rialzi verbali , dedicata a Marcello Morandini. L’ho scritto, ma non conta. Conta che Morandini sia artista rarefatto e importante, un tassello decisivo per capire come si è evoluta l’arte italiana al confine tra razionalismo e  concetto industriale di produzione creativa. Morandini è un testimone vivente del nostro Bauhaus (con Munari, Sottsass…e eletta schiera). Design e capolavori, Morandini. Marcello. A Vercelli. Ma dai…

Quel genio del Paolini

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Il post avrebbe dovuto titolarsi Cose belle/4 per quella trovata semantica usata per raccontare l’asta 2229 di mercoledì 18 che, a mio modesto parere, è tra le più intriganti realizzate da Meeting Art in giorno feriale, senza banditore e con i multipli. Ma il lotto in asta meritava un titolo apposito. Volete una conferma. Voilà…

Lotto 46. Giulio Paolini!

Le chiavi del museo, 2004
multiplo composto da: litografia su carta Tintoretto stucco g. 300 delle Cartiere Fedrigoni (9 fogli cm. 33×33), serigrafia e fustellatura su cartoncino Artistico extrawhite g. 640 delle Cartiere Fabriano cm. 17,5x35x35, esemplare P.A., firma sul cartoncino di presentazione, Stampa Grafiche Morandi (Fusignano) per Danilo Montanari Editore (Ravenna), maggio 2004, entro custodia in plexiglass originale.

Una installazione museale che racconta della ricerca letterario-artistica di uno dei più colti artisti italiani che ha regalato all’Arte Povera la leggerezza della poesia.

Senza riserva, attualmente a mille euro, ma è di quei pezzi che anche a 3mila euro non ti pentirai mai di aver preso (senza che il mercato si penta di te….!!!!)

Cose belle/ 3

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(riassunto puntate precedenti) L’asta 2229 di mercoledì presenta un’alta concentrazione di lotti dalla densa intensità nel rapporto qualità/prezzo (pur restando in una soglia razionale). Ci sono pezzi storici pur se in versione moltiplicata. Ma il multiplo storico è meglio del pezzo unico dell’artista modaiolo del momento.

Lotto 26. Emilio Isgrò. Pieno periodo concettuale di uno degli artisti italiani viventi più boettiani che il mercato internazionale tiene in considerazione. Proposta al momento a 50 euro…100 no?

Immagine Opera I cinesi, (1973)
serigrafia su carta cm. 61×80, esemplare 130/150, firma in basso a destra.

Cose belle /2

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(riassunto puntate precedenti) L’asta 2229 di mercoledì presenta un’alta concentrazione di lotti dalla densa intensità nel rapporto qualità/prezzo (pur restando in una soglia razionale). Ci sono pezzi storici pur se in versione moltiplicata. Ma il multiplo storico è meglio del pezzo unico dell’artista modaiolo del momento.

Proseguo con questo lotto: Lotto 7. Fernanda Fedi, Struttura modulare, 1975  cartella di 4 litografie cm. 55×48,5, esemplare 8/60, tutte firmate e datate in basso a destra, titolate in basso a sinistra.  La Fedi, milanese, è artista legata alle avanguardie artistiche tra la fine anni 60 e i Settanta: dallo strutturalismo al concettuale per approdare alla scultuta. Quadriennali e mostre all’estero.

Senza riserva. Attualmente 50 euro. Tetto acquisto-affare: 100 euro.

Asta 2229. Cose belle/1

L’asta 2229 di mercoledì presenta un’alta concentrazione di lotti dalla densa intensità nel rapporto qualità/prezzo (purchè nel range massimo dei 10/15 rilanci). Ci sono pezzi storici pur se in versione moltiplicata. Ma il multiplo storico è meglio del pezzo unico dell’artista modaiolo del momento. Comincio a citarne uno, via via gli altri (in realtà ho iniziato con il post precedente). Di ciascuno indico la cifra a cui arriverei…Parto con un multiplo di Alberto Biasi, l’artista più cool del momento (sulla scia di Castellani e Bonalumi).

012015000685Lotto 57) Alberto Biasi Senza titolo, 1972  serigrafia su carta e plexiglass (rilievo ottico dinamico) cm. 65×65, esemplare 11/100, firma e anno in basso a destra.

Senza prezzo riserva, attualmente a 300 euro. Tetto acquisto-affare: 1.000/1.200 euro

Splende il Sol

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Asta 2229. Mercoledì prossimo. Un raggio di sole, un annuncio di primavera. Lo confesso: la grafica m’intrippa più delle opere uniche. La grafica è ricerca, sperimentazione che viene ribadita, ripetuta. Un multiplo di un orrore, resta un orrore moltiplicato. L’artista nel multiplo cerca invece l’unicità di un’idea, in un’opera unica, invece, può permettersi di sbagliare (peggio per chi l’ha appesa al muro). Detto questo nell’asta 2229, due lotti fanno collezione. Il Nome è quello di Sol Lewitt, morto nel 2007, maestro indiscusso del concettuale che si contamina con il minimalismo. Altro da dire, ci sarebbe. Ma i lotti parlano. Eccome se parlano. Li dettaglio qui sotto.

23 SOL LEWITT Hartford 1928
Red grid, blue circles, black and yellow arcs form opposite cornes (1972)
serigrafia su carta cm. 37,5×37,5; esemplare 43/100, firma dell’artista e timbro a secco di Artestudio Macerata in basso a destra.
1.000
2.000
senza riserva Miniatura Opera
42 SOL LEWITT Hartford 1928 (4 grafiche)
Blu grid, red circles, black and yellow arc from opposite sides, 1972
silk-screen su carta cm. 37,5×37,5; esemplare 60/100, firma in basso a destra.
Yellow grid, black circles red and blue arcs from opposite corner, 1972
silk-screen su carta cm. 37,5×37,5; esemplare 60/100, firma in basso a destra.
Blue grid, red circles, black and yellow arcsfrom adjacent sides, 1972
silk-screen su carta cm. 37,5×37,5; esemplare 60/100, firma in basso a destra.
Black grid, yellow circles, red and blue arcs from adjacent sides, 1972
silk-screen su carta cm. 37,5×37,5; esemplare 60/100, firma in basso a destra.
Edizioni Artestudio Macerata, 1972……………………………………………………………………………..al momento a 600 euro

Ma lo volete un Vedova?

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Lotto 61. Immagine del tempo, 1960
pittura e tecnica mista su carta applicata su tela cm. 30×23,7

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Il verdetto arriverà subito. L’asta 790 alla Meeting Art che parte sabato prossimo 21 marzo, presenta tra i lotti due Emilio Vedova. Vedova, il nostro astrattista di riferimento. Vedova l’unico vero campione europeo da contrapporre ai giganti dell’espressionismo astratto americano (Pollock su tutti). Vedova che Bonito Oliva ha definito un maestro nella teatralità della pittura che affonda le radici nello stesso Barocco. Questo o quel Vedova, non è più sulla bocca di tutti, intesi mercanti/collezionisti/case d’aste. C’è uno spartiacque ideale e passa dal 2008 che , mese più mese meno, è anche quello della recessione economica mondiale. L’ultimo record price di Vedova Emilio è, infatti, di quell’anno con 700 mila e rotti euro.

Da quel momento in poi i prezzi dei Vedova sono andati sull’altalena, molti invenduti (una “strage” di quotazioni al ribasso anche nella grafica. Ero convinto che un’acquaforte di Vedova potesse prima o poi competere con una di Sam Francis). Un quadro quindi non esaltante su cui, chi se ne intende, offre spiegazioni diverse, ma convergenti: un eccesso di opere sul mercato almeno fino a qualche tempo fa e non tutte di ottimo livello  (troppi acquerelli tardi e ripetitivi), quotazioni gonfiate soprattutto nelle fasce medio-basse (quelle che fanno lo zoccolo duro), operazioni speculative di galleristi/collezionisti, oltre a una poco efficace gestione del mondo Vedova da parte della Fondazione.  Così è. Sabato al lotto 61 a Vercelli avremo un primo segnale di come sta andando. L’opera è una carta, ma del 1960. Non è una strusciata di pennelli dell’ultimo Emilio, è una ricerca un po’ più densa e concettuale a partire dal titolo. Immagine del tempo: sovrapposizioni di segni, contorsioni, spazi bianchi (che evocano lo zero colore di Sam Francis). Non è un capolavoro, forse. Ma è un ottimo biglietto da visita di Vedova pittore che agita gli anni Cinquanta e Sessanta. E’ proposto sotto i 10mila euro (che con un rilancio li raggiungerà, diritti inclusi). Se il lotto resterà invenduto sabato, significa che il mercato di Vedova non è ancora reattivo e non c’è soprattutto una difesa dell’artista da parte di operatori e grandi collezionisti. Vedova, insomma, è sotto esame.

Fatti uno scatto…(sex or flower?)

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Restando dalle parti del Giappone…annoto che martedì prossimo alla Meeting Art si svolge l’asta 2.228 dedicata alle Polaroid d’autore. Bella storia quella delle Polaroid : il noto marchio ha cessato di produrre nel febbraio 2008 le storiche, mitologiche, preistoriche e vintaggissime pellicole istantanee, ma lanciando un mese dopo una nuova macchinetta che stampa comunque le foto con una microstampante a colori ma non è la stessa cosa, dai…).

Ma c’è pure la storia di Nobuyoshi Araki, classe 1940 il più famoso dei fotografi artisti del Sol Levante. Migliaia di scatti erotici fatti con la Polaroid, dentro e oltre i limiti (è stato arrestato più volte, ma non è mai finito in cella). Donne e fiori. Ma anche paesaggi tra visioni Manga e culto del dettaglio, sfocato dalla natura stessa dello strumento fotografico usato. Nell’asta di martedì a Vercelli un piccolo inventario delle sue passioni. Il lotto 13 , ad esempio (che non è quello in foto) è un ritratto tra Gaguin e Histoire d’O. Sensuale e sessuale…fate voi. Ma al valore di vendita proposto, merita più di uno sguardo. Non sono solo fiori…(nella pagina in alto la mostra delle opere presenti all’asta)

ps…. Ho ripubblicato la pagina dei Gossip. A gennaio avevo riportato una soffiata su Claudio Costa. L’altra sera accendo la tv e da Orler vedo il prode e informato Carlo Vanoni (il più esteta dei televenditori d’arte o il più televenditore d’arte degli esteti) presentare opere di Costa.  Quasi un’intera trasmissione per un artista che, ha ricordato Vanoni, è scomparso dalla ribalta nel 1995 (anno della sua morte). Ci sarà un motivo?