Archivio mensile:aprile 2015

Gloria per Carmen

012015004086Asta 793

Lotto 28 CARMEN GLORIA MORALES Santiago del Cile 28/06/1942

Immagine Opera Dittico M-80-10-2, 1980
dittico tecnica mista su 2 tele cm. 140×70 cadauna, totale cm. 140x140x4,5

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L’aniconica Carmen. Carmen Gloria Morales, cilena di nascita, italianissima di formazione artistica anche se con dense escursioni a Londra e New York. Il gioco dei contrappunti evidente nei suoi dittici, del dialogo tra tela grezza e tela dipinta sono la cifra stilistica soprattutto dei suoi lavori anni Settanta. Dittici: una tela, di sinistra, dipinta e una, di destra, ancora grezza. E’ proprio la loro collocazione che induce, se seguiamo l’ordine di lettura – da sinistra a destra – a pensare ad un’operazione prima di costruzione e poi di distruzione dell’opera stessa. La chiave di lettura che dunque ci offre l’opera della Morales, ci porta a pensare che esiste una tensione tra il finito e l’indefinito, tra il pieno ed il vuoto, tra il dipinto ed il non-dipinto, tra l’atto e la potenza. La tela grezza non è dunque pittura, ma lo può diventare in quanto non si pone come alternativa al quadro finito, ma è dentro al procedere della pittura stessa, e tende perciò a rappresentare concettualmente lo svuotamento dell’energia del dipingere, per riproporsi poi alla fine come nuova pittura in potenza. La lettura che viene proposta al fruitore è in sintesi una lettura dinamica, sempre pronta a proporsi e riproporsi nel ciclo continuo ed ininterrotto del dipingere.

In un momento di forte ripresa d’interessere per i cosidetti analitici (ad avviare le danze è stato Griffa, poi Pinelli; stanno arrivando Cotani, Enzo Cacciola e Olivieri…ma attenti a Zappettini e Gottardo Ortelli, quest’ultimo il più basso di valore commerciale), la Morales può ricoprire una propria autorevole nicchia d’interesse per il tipo di lavoro svolto.

Quel ramo (d’arte) del lago di Como/2

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CARLA BADIALI Novedrate (Co) 09/11/1907 – Como 07/02/1992
Bozzetto, 1967
tempera e collage su cartoncino cm. 14,5×17,5; firma, titolo, anno e tecnica al retro

Lotto 19 dell’asta 793 alla Meeting Art che partirà da sabato 9 maggio. Carla Badiali, altra artista legata al vivace mondo d’arte astratta cresciuto con vista sul lago di Como. Con Aldo Galli, Manlio Rho e Mario Radice, la Badiali rappresenta il polo comasco della grande astrazione italiana (l’altro è quello che ruotava negli anni Trenta attorno alla storica Galleria Il Milione dove in quegli anni espongono Albers, prima della sua fuga negli Usa, Luigi Veronesi e Soldati). Carla Badiali accentua l’impronta lirica dell’astrazione, cerca un contatto tra creazione e trasposizione delle creazioni sul piano indistriale (forte è il suo legame con l’industria tessile). Carla Badiali artista e designer, maestra dell’astrazione. Lotto 19.
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Nota bibliografica

CARLA BADIALI. Catalogo generale
AUTORE: Luigi Cavadini
FORMATO: 23×28 cm
PAGINE: 224
ILLUSTRAZIONI: 617 a colori, 6 b/n
RILEGATURA: cartonato con sovraccoperta
EDITORE: Silvana Editoriale
ANNO PUBBLICAZIONE: 2007
ISBN/EAN:9788836610099
PREZZO: 60,00 Euro

Nel centenario della nascita dell’artista, Silvana Editoriale ha pubblicato il catalogo generale della produzione di CARLA BADIALI (1907-1992), che permette di fare il punto sulla sua ricerca pittorica che si è sviluppata per circa sessant’anni nell’ambito dell’astrazione geometrico-lirica.Carla Badiali è una delle figure di primo piano dell’astrattismo storico italiano. Con altri artisti comaschi – Aldo Galli, Mario Radice e Manlio Rho – costituisce uno dei poli (l’altro è quello attivo attorno alla Galleria del Milione a Milano) dell’evoluzione dell’arte italiana in direzione astratto-geometrica a partire dagli anni Trenta. Nata a Novedrate (Como) nel 1907, trascorre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza in Francia, a Sant’Etienne, dove la famiglia si era trasferita per motivi di lavoro e dove mostra un precoce interesse per la musica e la pittura. Tornata in Italia, a Como, prosegue i suoi studi presso l’Istituto Nazionale di Setificio. Nel corso degli anni Venti Carla Badiali realizza opere raffiguranti paesaggi e nature morte, che si inseriscono nel solco della tradizione, mentre a partire dal 1933 si avvicina all’astrattismo sviluppando una ricerca che sa essere originale ed autonoma rispetto agli stimoli che le giungono d’oltralpe e soprattutto rispetto alle esperienze che intanto vanno compiendo in città Rho e Radice. La sua attività primaria in questi anni (ma anche poi nei decenni successivi) si sviluppa nel campo del disegno tessile: dapprima è coordinatrice di uno dei laboratori già attivi e affermati in città (Castelli e Bari) e poi apre un proprio studio di progettazione che servirà numerose e importanti aziende di stampa su seta. La sua presenza nel mondo dell’arte è comunque particolarmente attiva: nel 1938 aderisce al gruppo “Valori Primordiali”, di cui fanno parte anche Terragni e Lingeri, e due anni dopo sottoscrive il “Manifesto del Gruppo primordiali futuristi Sant’Elia”. Partecipa quindi ad una serie di prestigiose esposizioni tra cui ricordiamo la III Mostra del Sindacato Nazionale di Belle Arti nel Palazzo dell’Arte di Milano nel 1941, la XXIII Biennale di Venezia nel 1942, la IV Quadriennale nazionale d’arte di Roma nel 1943.
La produzione artistica di Carla Badiali si riduce notevolmente negli anni del secondo conflitto mondiale, ma l’artista riprende ad esporre già nel 1951. La sua prima personale è del 1967 e da questo momento l’attenzione alla sua pittura si fa più viva, con esposizioni in importanti gallerie in varie città d’Italia, a Milano, Roma, Genova, Vigevano, Torino, Finale Ligure, oltre che, naturalmente, a Como.La ricerca e la redazione del Catalogo generale è stata condotta in questi anni in prima persona da Luigi Cavadini, uno dei maggiori esperti dell’astrattismo comasco, già autore del catalogo generale dell’opera di Aldo Galli (2003), che ha setacciato le collezioni private di varie parti d’Italia alla ricerca delle opere ora confluite nel catalogo, dove sono documentati e illustrati circa 500 lavori – dipinti (su tela, su cartone, su tavola) collage e opere su carta (tempere, inchiostri, matite) – realizzati dall’artista tra la metà degli anni Venti e il 1992, anno della morte.Molto utili, per illustrare i percorsi creativi dell’artista, sono i vari passaggi che conducono dalla prima idea all’opera definitiva, ben leggibili nei disegni, negli studi e nei collage che accompagnano le opere maggiori e ne costituiscono una premessa indispensabili.

Ex-post

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Art and food, la mostra evento curata da Celant, alla Triennale di Milano. Alcuni hanno scritto che è una delle cose da vedere assolutamente se si pensa di vedere qualcosa dell’Expo 2015. Io ci sono stato oggi. Ci tornerei…fate voi. Segue diario di viaggio fotografico, minimale (in copertina i Bagni restaurati di De Chirico in un giardino degli incanti d’arte). Dentro, in un angolo spunta un Morandi o un Gupta, nel più imprevedibile dei percorsi museali.

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Quel ramo (d’arte) del lago di Como…(parte prima)

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Per il poeta, le ali del canto, 1990
acrilici su tavola cm. 30×30

L’astrazione sul lago, gli astrattisti Comaschi. L’asta 793 alla Meeting Art, che inizierà nel prossimo week end, propone due “ghiotte” prede lacustri. Sono opere di autori che hanno segnato, con proporzioni e tempi diversi, la vivace scena artistica di Como e di riflesso dell’intera storia dell’arte contemporanea in Italia. All’apparenza più periferici rispetto alle ricerche d’astrazione milanesi o romane. All’apparenza.. Parto, in questo viaggio ai laghi, dal lotto 36 (nella foto in alto). Si tratta di un’opera di Paolo Minoli, uno degli astrattisti più intenti a cercare il contatto ta rigidità della forma, percezioni soggettive della materia colore e l’ancestrale tensione dell’uomo a scoprire la morbidezza lirica del sogno.

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Nota biografica
Paolo Minoli nasce nel 1942 a Cantù (Como). Frequenta, in giovanissima età, la casa del pittore Enrico Sottili e, da studente, lo studio dello scultore Gaetano Negri. Si diploma “Maestro d’arte” nel 1961 all’Istituto Statale d’Arte di Cantù, dove insegna dal 1964 al 1978. Partecipa nel 1968 alla rassegna nazionale per giovani pittori del premio “San Fedele” di Milano. Nel 1969 è presente alla mostra “Campo urbano. Interventi estetici nella dimensione urbana”, organizzata a Como, con un intervento collettivo sul tema “Colore segnale”. Dal 1977 al 1978 fa parte del gruppo di ricerca “L’interrogazione sistematica” con Nato Frascà e Antonio Scaccabarozzi.
Dal 1979, all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano è docente del corso speciale di “Cromatologia” e collabora, in qualità di consulente, con aziende per l’applicazione di soluzioni cromatiche nella produzione industriale. È stato direttore artistico della collana d’arte pubblicata dalle edizioni “RS” di Como (1975-1986) e, dal 1986 al 1989, del laboratorio serigrafico “On Color” di Cantù, in collaborazione con diversi artisti, fra i quali Mario Radice, Carla Badiali, Aldo Galli, Bruno Munari, Luigi Veronesi, Max Huber, Piero Dorazio e Mario Nigro.
Nel 1980 pubblica per l’editore Corraini di Mantova due libri d’artista, in venti esemplari, composti ciascuno da 13 tavole stampate in serigrafia personalmente presso il centro “RS” di Como: le sequenze serigrafiche, Cadenza e Relazione, sono accompagnate da poesie di Alberto Veca. Nel medesimo anno è pubblicato, per le edizioni “Lorenzelli” di Bergamo, Interazione 1970-1980, con testi di Luciano Caramel e Alberto Veca: il volume è composto da 29 tavole serigrafiche e 4 fustellate intercalate da una poesia di Alberto Veca, “Cinque tesi sulla ragione difficile”.
Nel 1982 è invitato alla “XL Biennale Internazionale d’arte” di Venezia, settore “Arti visive”. Nel 1986 è presente alla “XLII Biennale internazionale d’arte” di Venezia con l’opera Sequenza A/D del 1977 per il settore “Colore”, nell’ambito della rassegna Arte e Scienza.
Nel 1990 è pubblicata in Germania dalle edizioni “Aras” di Saulgau, la monografia Paolo Minoli (opere dal 1966 al 1989), con testi di Matthias Bärmann e Luciano Caramel. Realizza per la “Plaz” a Saulgau, nel 1992, una scultura d’acciaio di 8 metri d’altezza intitolata Nelle ali del vento; nel 1994 è collocata presso il parco del Museum Bertholdsburg a Schieusingen la scultura in acciaio di 7 metri di altezza Nelle ali del canto. Nel 1997, a cura di Carlo Pirovano, è pubblicato per le edizioni Electa di Milano il catalogo Paolo Minoli, dipinti e sculture (opere dal 1994 al 1997).
Nel 1997 è collocata, sul lato nord della rocca dei Musei civici di Riva del Garda, la scultura Ballerina in acciaio di 9 metri di altezza e 5×2 di base. Nel 1998 è presente alla mostra Arte Italiana. Ultimi quarant’anni. Pittura aniconica alla Galleria d’arte moderna di Bologna. Nel 1999 è invitato alla “XIII Quadriennale d’arte” di Roma Proiezioni 2000. Lo spazio delle arti visive nella civiltà multimediale e nello stesso anno è installata, permanentemente, nel “Parco della scultura” di Viadana la scultura Storie di Scena del 1995, un dittico d’acciaio corten di 4 metri d’altezza per 5 di larghezza e 2 di base. A cura di Elena Pontiggia, nell’ottobre del 2000, è pubblicato per le edizioni “Rex” il catalogo Paolo Minoli. Il lento dardo della bellezza.
Nell’ambito di un intervento di riqualificazione urbanistica per la Piazza Volta a Como, nel 2001, è collocata, nel centro della fontana progettata dall’architetto Mario Di Salvo, una scultura, Stele, in acciaio di 4,40 metri d’altezza. A cura di Alberto Veca, nell’ottobre del 2004, in occasione della mostra alla galleria Lagorio Arte Contemporanea di Brescia, è pubblicata dall’editore Mazzotta la monografia Paolo Minoli. Opere 1974-2003.
Per iniziativa di Paolo Minoli, scomparso il 20 dicembre 2004, è stata costituita Casaperlarte – Fondazione Paolo Minoli con sede a Cantù, finalizzata alla promozione dell’arte contemporanea nelle sue diverse espressioni.
Il 23 dicembre 2004, pochi giorni dopo la sua scomparsa, fu inaugurata a Cantù Asteria… tra le pieghe del vento e la porta delle stelle, una scultura monumentale in acciaio corten alta 530 cm, collocata all’ingresso della città sul Rondò Bersagliere.