…ma c’era anche lui

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Angelo Verga (Milano 1933 – 1999)
Pintagrado, 1962, olio su tela, 116×89 cm

Quando vi diranno (manca poco ormai) che bisogna comprare Arturo Vermi perchè è un grande dell’italica astrazione, non stupitevi. Perchè è vero. Ma ricordatevi di questo post (e di quello di due giorni fa)  che, sommessamente, ricorda come accanto all’Arturo  ci fossero almeno altri tre o quattro degni sodali. E tra loro Angelo Verga. Lo sanno bene gli studiosi della storia dell’arte e gli esperti che hanno consigliato alla bella collezione di Banca Intesa ospitata nelle Gallerie d’Italia in piazza della Scala a Milano, di inserire una sua opera tra quelle esposte. La pubblico insieme alla scheda infornativa sul gruppo di cui faceva parte.

 Il “Gruppo del Cenobio”

Il ricorso a una formulazione pittorica essenziale, che si inserisce nella poetica del segno e da questa muove per un recupero di espressività originaria, è la notazione caratteristica degli autori che si riuniscono nel dicembre 1962 in una mostra nella Galleria Cenobio, allora attiva a Milano in via San Carpoforo. Il gruppo – che comprende Agostino Ferrari, Ugo La Pietra, Ettore Sordini, Arturo Vermi e Angelo Verga (inizialmente anche un sesto, Raffaele Menster) – nel corso del 1963 espone come tale in altre occasioni (Galleria L’Indice, Milano, e Galleria Quadrante, Saletta del Fiorino, Firenze) e vede i cinque autori esplorare, ciascuno con un proprio modello tecnico e formale, ipotesi di formulazione originaria di un avvio di scrittura visiva. La linea ripetuta, l’accenno di forme, la creazione di spazi minimi, che sono allora al centro delle loro opere, denunciano la volontà di rimanere legati alla manualità, contro le ipotesi di fusione fra la pittura e le forme di riproduzione meccanica dell’immagine, quasi retrocedendo a una concezione aurorale dell’apparire della forma, in risposta agli sviluppi dell’informale come negazione di essa, che alcuni di loro, in particolare Verga e Vermi, avevano vissuto dall’interno. Le cinque opere che chiudono il percorso intorno alla cultura visiva di questo momento esemplificano le modalità di ciascuno dei cinque autori del Cenobio in quel particolare frangente.

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