Archivio mensile:aprile 2015

I Nuovi nuovi che avanzano

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Le Grand Jour à l’Ile de la Grande Jatte, 2013
colori acrilici diluiti, su carta a mano su tela
105 x 162 cm

<Ho dedicato circa un decennio della mia attività, dal 1974 al 1984, a sostenere la causa di un gruppo di artisti da me denominati Nuovi-nuovi, e mi erano validamente al fianco Francesca Alinovi e Roberto Daolio, ora purtroppo entrambi scomparsi. Quella denominazione, se si vuole, era un po’ vaga, ma ci affettavamo a precisare che si trattava di un aspetto del postmoderno avanzante su tutti i fronti, del resto confluente con altri fenomeni del visivo denominati Anacronismo e Transavanguardia. Forse sarebbe stato meglio adottare una strategia unitaria, ma ci fu una corsa da parte dei vari critici ad accaparrarsi ciascuno un manipolo di quelle forze in campo, con tentativo di passare sotto silenzio gli altri...>. Il mio post parte da questa traccia di pensiero artistico, tratta dal blog che Renato Barilli sta curando da qualche tempo (Pronto Barilli. Indirizzo web: http://www.renatobarilli.it).

Il disvelamento barilliano prosegue così: <…un valido aiuto mi era venuto da Giorgio Marconi, a quel tempo Galleria, oggi divenuto Fondazione, che proprio nell’autunno 1974 aveva ospitato la mostra da me intitolata alla “Ripetizione differente”, che si poneva all’inizio del grande capitolo della rivisitazione del passato e del museo, con tanti esponenti, e soprattutto con Ontani e Salvo che allora erano gli unici a misurarsi su questo fronte, poi raggiunti da tanti altri compagni di viaggio>. Compagni di viaggio. Uno, il più eclettico, ha da subito colpito il critico d’arte. E ora, quel nome è al centro di una importante mostra alla Fondazione Marconi di Milano accanto alle opere di Uncini. Scrive Barilli: <….alla Fondazione Marconi è di scena un altro dei Nuovi-nuovi, Marcello Jori, che gioca le sue carte a ridosso della fotografia, ma variandone all’infinito le possibilità. Giovanissimo, sul finire dei ’70, aveva esordito dando consistenza alle immagini famose di un museo del primo Novecento, come se i capolavori di Klee e di altri venissero spennellati con la vernice di Lambicchi acquistando una stupenda evidenza cromatica.Ma poi Jori aveva fatto fluire via in libera uscita i pigmenti di quelle cromie, quasi affidandole a internet e permettendo che andassero a depositarsi altrove, in tanti granuli, pronti anche a diventare dadi, particelle per la costruzione di tarsie. Oggi ritorna a visitare i classici d’antan, questa volta prende di mira un grande anticipatore di tante soluzioni dei nostri tempi, Georges Seurat, il cui divisionismo ha annunciato l’attuale mosaico elettronico, cioè la riduzione delle immagini a un pulviscolo di minime note cromatiche>. Jori pittore, creativo, eclettico manipolatore di immagini e di nuvole (con Flash art ha realizzato una spettacolare storia dell’arte a fumetti ed ha una solida presenza nel mondo editoriale delle nuvole). L’opera di copertina è esposta in mostra  a Milano.

ps. per chi volesse approcciare più prosaicamente Jori, c’è una sua opera nella sezione Compralo subito di Meeting Art. Forse il titolo della sezione è già una sintesi efficace del senso di questo post.

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Biografia tratta dal sito dell’artista.

Marcello Jori nasce a Merano nel 1951. Arriva a Bologna agli inizi degli anni ’70 e, contrario a una preparazione di tipo accademico, sceglie di concludere gli studi classici alla facoltà di Storia dell’arte, dove incontra Renato Barilli che nel 1977 sarà il curatore della sua prima mostra fotografica alla Galleria De’ Foscherari di Bologna.
Da subito inizia il suo lavoro chirurgico sul corpo e l’anima dell’artista, sulla sua opera. L’artista scomparso e l’artista vivente. Pratica che non abbandonerà mai e che lo condurrà a servirsi della fotografia, della pittura e della scrittura come di materia ugualmente necessaria alla costruzione di un mondo così complesso come quello che oggi lo rappresenta.
Fra i protagonisti della scena artistica italiana, partecipa a tre Biennali di Venezia, alla Biennale di Parigi, a due Quadriennali di Roma.
Tiene mostre in gallerie e musei nazionali e internazionali, tra cui: Galleria d’Arte Moderna Roma, Studio Morra e Galleria Trisorio Napoli, Studio Marconi Milano, De’ Foscherari Bologna, Corraini Mantova, Galleria Civica d’Arte Contemporanea Trento, Castel Sant’Elmo Napoli, Galleria d’Arte Moderna Bologna, Hayward Gallery Londra, Kunstverein Francoforte, Holly Solomon New York.
Fin dall’inizio della sua attività, persegue un progetto di arte totale che oggi lo porta a rivestire una posizione di grande attualità nella definizione dell’eclettismo contemporaneo.
Negli anni ’80 è tra i fondatori del Nuovo Fumetto Italiano. Pubblica in Italia per Linus, Alter e Frigidaire, in Francia per Albin Michel su L’Echo des Savanes. Collabora anche con le riviste Vogue e Vanity. Dal 1992 al 1998 disegna in esclusiva per la casa editrice giapponese Kodansha.
Nel 1996 pubblica il libro La Città Meravigliosa degli artisti straordinari con testi di Stefano Benni e Alessandro Mendini, accompagnato da una mostra al Palazzo comunale di Siena, dove ha inizio la costruzione concettuale e pittorica di una città destinata a ospitare e celebrare abitanti speciali: gli artisti originali destinati all’immortalità. Artisti ritratti dal vero e circondati di edifici a misura dei loro corpi.
Negli anni Duemila, pubblica Nonna Picassa, un romanzo per Mondadori e compie utili perlustrazioni in nuovi ambiti della creatività che gli servono a comprendere altri livelli di comunicazione artistica come ad esempio quelli della musica di massa: il Rock. L’esperienza lo porta a realizzare per Vasco Rossi la scenografia di Rock sotto l’assedio, concerto tenutosi allo stadio San Siro di Milano: una città dipinta di 20 metri per 70.
Nel 2000 tiene una personale al Museo d’Arte Moderna di Bologna a cura di Danilo Eccher, nella quale viene riproposta l’opera fotografica degli anni ’70.
A Milano nel 2003, alla galleria Emi Fontana, presenta per la prima volta le Predicazioni, libri opera scritti e illustrati a mano dall’artista in copia unica. Per riportare in vita artisti leggendari, inventa un nuovo modo di raccontare in forma di predicazione. Un testo accompagnato da illustrazioni, pensato per essere letto ad alta voce. Sarà Jori stesso a farlo, al MAMbo di Bologna e al Macro di Roma.
Nel 2007, il fumetto che l’artista aveva abbandonato si ripresenta in nuove forme nella collaborazione con l’azienda Alessi, che ha inizio con la serie intitolata Figure e continua con la serie delle Palle Presepe nel 2012.
Così come la pittura trova nuova espressione nella collaborazione con l’azienda Moroso. Nel 2010 viene presentato al Salone del mobile di Milano il suo primo lavoro per Moroso: Alì Babà: il tavolo del tesoro.
Nel 2010 espone alla galleria Giorgio Persano a Torino e ricomincia la collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano, dove nel gennaio 2011 tiene una mostra personale intitolata Gli Albi dell’Avventura.
Nel 2011 produce una serie di opere per Diego Della Valle, nelle quali interpreta alcuni tra i più celebri monumenti del mondo, presentati a Parigi all’ambasciata italiana.
Nel 2012 comincia la collaborazione con Il Corriere della Sera per il quale realizza quattro copertine.
Nello stesso anno espone i suoi giacimenti a Ocean House in occasione di Art Basel, a Miami. Nel 2013 presenta al Castello di Tirolo la sua opera scritta e illustrata a mano La Città Meravigliosa degli Artisti Straordinari, accompagnata da una mostra curata da Danilo Eccher, di ritratti di artisti che abitano questa sua città ideale.
In contemporanea presenta al Museion di Bolzano La gara della bellezza : anteprima della mostra che realizzerà nel 2014 alla Fondazione Marconi di Milano, con acquerelli dedicati all’opera di Georges Seurat: Un dimanche après midi à l’île de la Grande Jatte.
L’artista vive e lavora tra Milano e Merano.

Matitech

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Asta 2240. Domenica 19. Dalle ore 10.

Antonio Bencich nasce a Biella da genitori istriani. Terminati gli studi si trasferisce a Milano dove esordisce come restauratore d’arte. Negli anni ‘8O progetta e costruisce accessori d’arredo in collaborazione con i migliori designer milanesi. Successivamente si dedica alla ricerca tra pittura e scultura, soggiornando a New York dove viene a contatto con la pop art americana. La conoscenza e la frequentazione dell’amico Mario Bucci, lo portano a dedicarsi completamente alla pittura e scultura. Oggi, la sua ricerca, continua spaziando da una matrice metafisica attraverso una visione pop.

Miii Art

Sono in giro al Mi Art…vedo cose…ma non mi diverto….Videoinstalazioni, foto, investimenti pesanti. La sensazione diffusa, nel micromacromondo del low cost (a cui appartengo),  è che si stia puntando su artisti in penombra con storia da vendere e con margini di prezzo adatti a vendere in tempi di timida ripresa. Nomi che questo blog ha fatto, con l’aiuto dei suoi <seguitori>. (Occhio a Agostino Ferrari…).

Arturo, down and up?

carmassi

L’asta 2.236 di mercoledì 8 aprile ha consegnato alla storia delle aggiudicazioni vercellesi un risultato “problematico”. Il lotto 7. Arturo Carmassi. Senza titolo, 1977
tecnica mista e collage su carta cm. 49×69. Partiva senza riserva ed è arrivato a 250 euro. Solo un anno fa in nota televendita questi collage dello scultore-pittore scomparso nel gennaio scorso, venivano venduti a 2.500 euro con la promessa di immediate rivalutazioni. Pur considerando l’effetto calmierante di un asta, un valore dieci volte più basso lascia più di una perplessità. Prima premessa: l’opera in asta non è bella. E’ povera di forza creativa e di vigore professionale. Seconda premessa: sono troppe in circolazione queste Carte-Carmassi su cui, alcuni sostengono,  l’artista, dovendole catalogare,  apponeva involontariamente retrodatazioni. Premesse fatte. Ma 250 euro sono il valore di una grafica di Nunziante o di Gonzaga. Carmassi è ai piani altissimi dell’arte contemporanea italiana e questa è un’opera unica.  A questo punto resta da capire se la fase decisamente down di Carmassi sia un segnale di buy per i collezionisti che hanno nel mirino l’artista. Bda monitorerà questo territorio.

Qui sotto biografia dell’artista (tratta dal Museo del Bozzetto)

Arturo Carmassi nasce a Lucca nel 1925 e nel 1930 segue la famiglia a Torino dove studia (segue i corsi della “Scuola del paesaggio Fontanesi” e dell’Accademia Albertina) e lavora fino al 1952. Dopo aver viaggiato in Europa e lavorato per qualche tempo a Parigi, si trasferisce a Milano dove stringe rapporti con Gino Ghiringhelli, proprietario della galleria “Il Milione”che diventa il suo mercante e nel 1956 prende lo studio in via Andegari. L’anno seguente le sue opere si affermano in mostre importanti all’estero: al Brooklyn Museum di New York, alla Biennale di Scultura di Anversa e alla “Junge Italianischen Plastik” di Darmstadt e di Dusseldorf. Alla metà degli anni Cinquanta Carmassi sviluppa un forte interesse per la scultura e nel decennio che va dal ’55 al ’65 la sua attività di scultore prende sempre più spazio, tanto da stabilirsi in Liguria, a Bocca di Magra, dove allestisce un grande studio di scultura dando vita ad opere di grandi dimensioni, che tre anni dopo lo vedranno protagonista con una sala personale alla Biennale di Venezia. Nel ’66 Carmassi compie un viaggio in Bretagna. In questo periodo abbandona Milano per ritirarsi nella campagna toscana, a Torre di Fucecchio, fra Firenze, Pisa e Lucca, dove vive tuttora.
Dalla seconda metà degli anni ’70, si dedica soprattutto alla litografia e calcografia e viene chiamato ad esporre e presenziare ad incontri di cultura in musei ed istituzioni in Europa e negli Stati Uniti.
Dagli anni ’50 partecipa a numerose mostre personali e collettive, tra cui: “I Premio Nazionale di Pittura ‘Golfo di La Spezia’” (1950); “Biennale Internazionale d’Arte” a Venezia (1952; ’54); Musei d’Arte Moderna di Parigi, Bruxelles, Roma e Spagna (1955); Carnegie Institute, Pittsburg (1956); Brooklyn Museum, New York (1957); “Junge Italianischen Plastik”, Darmstadt e Düsseldorf (1958); “Biennale” di Amsterdam (1958); Illinois Institute of Technology, Chicago (1960); Johannesburg (1960); “The New Generation in Italian Art”, Dallas, San Francisco, New York (1960); Palazzo dei Diamanti e Castello Estense, Ferrara (1962); “Triennale Internationale de Gravure sur Bois”, Germania, Svizzera, Brasile (1975-’76; ’79); Museo Nazionale d’Arte Moderna, Tokyo e Kyoto (1976); “Museo Immaginario di Carmassi”, Accademia di Francia, Roma (1986); Galleria Il Ponte, Firenze (personale, 1992; ’94); Palazzo Primavera, Terni (2005); CAMEC, La Spezia (2008). A partire dal 1958 è documentata la sua presenza nella zona apuo-versiliese presso i Laboratori Angeli, Studio Sem e le Fonderie Da Prato e Fratelli Lucarini a Pietrasanta, e a Carrara presso gli Studi Nicoli ed Elle Marmi. Qui prende parte anche ad alcune mostre, tra cui: “Scultori e artigiani in un centro storico”, Pietrasanta (1977); “Mostra di scultura”, Orto Botanico, Lucca (1979); “Marmo d’opera”, Palazzo Mediceo, Seravezza (2006).

L’asta degli artisti estinti

…come i poeti dell’Attimo Fuggente. Nella caverna ad assaporare il midollo di qualche esistenza creativa. Guardo pigramente e pasqualmente l’asta Meeting 2236 di mercoledì 8 aprile e giovedì 9 aprile  e mi pare proprio di poter sognare di essere in quella caverna con qualcuno di voi, pazienti “seguitori” di questo blog. Assaporando un buon rosso d’annata (non troppo strutturato, ma intenso) e parlando di gente così e di lotti così…

012014012219 lotto 1. Carlo Ramous. Senza titolo, 1963. tecnica mista su carta cm. 53,5×59,7. Morto nel 2003. Ramous pittore e scultore protagonista della temperie artistica milanese tra gli anni Quaranta e Settanta. Quadriennali e Biennali. (senza riserva. 200 euro al momento).

012013004011 lotto 5. Peter Dischleit. Senza titolo, 1985 tecnica mista e collage su tela cm. 100×70. Morto nel 1992. Era nato a Konisberg in Germania (non è russo come indicato erroneamente nella dicitura Meeting). si trasferisce in Italia dove espone opere dal sapore astratto e poetico. Tanti collage e monotipie. (50 euro al momento). Altri tre acquerelli al lotto 15.

012015000686lotto 9.Michael Rogler . olio su tela cm. 65×60. Classe 1940. Tedesco. Attivo in Italia (area Milano-Lissone). Recupero tonale dell’espressionismo astratto e dell’impressionismo. Non è poi così lontano da analitici di moda….

(1-continua)

Buona Pasqua con l’Edo

franceschini

 Asta 2236 di mercoledì 8 aprile. Lotto 8. Edoardo Franceschini. Senza titolo
tecnica mista su carta cm. 50×70, firma in basso a destra.

Mi deve spiegare qualcuno che sa perchè un Franceschini così lo paghi come una serigrafia su tela tirata a 300 copie di quel simpatico e professionale manierista di Gonzaga. Franceschini, purtroppo, è nato a Catania e quando ha girato l’Oriente come ha fatto Paul Jenkins, incrociando buddhismo e filosofie zen, affinando calligrafie e colori al ritorno non c’era, a New York, la galleria di Martha Jackson ad attendere gli esiti della sua ricerca, ma la debole provincia italiana. Forse mi sono spiegato da solo perchè l’Edo vale come il Gonzaghino multiplo…Buona Pasqua!

…ma c’era anche lui

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Angelo Verga (Milano 1933 – 1999)
Pintagrado, 1962, olio su tela, 116×89 cm

Quando vi diranno (manca poco ormai) che bisogna comprare Arturo Vermi perchè è un grande dell’italica astrazione, non stupitevi. Perchè è vero. Ma ricordatevi di questo post (e di quello di due giorni fa)  che, sommessamente, ricorda come accanto all’Arturo  ci fossero almeno altri tre o quattro degni sodali. E tra loro Angelo Verga. Lo sanno bene gli studiosi della storia dell’arte e gli esperti che hanno consigliato alla bella collezione di Banca Intesa ospitata nelle Gallerie d’Italia in piazza della Scala a Milano, di inserire una sua opera tra quelle esposte. La pubblico insieme alla scheda infornativa sul gruppo di cui faceva parte.

 Il “Gruppo del Cenobio”

Il ricorso a una formulazione pittorica essenziale, che si inserisce nella poetica del segno e da questa muove per un recupero di espressività originaria, è la notazione caratteristica degli autori che si riuniscono nel dicembre 1962 in una mostra nella Galleria Cenobio, allora attiva a Milano in via San Carpoforo. Il gruppo – che comprende Agostino Ferrari, Ugo La Pietra, Ettore Sordini, Arturo Vermi e Angelo Verga (inizialmente anche un sesto, Raffaele Menster) – nel corso del 1963 espone come tale in altre occasioni (Galleria L’Indice, Milano, e Galleria Quadrante, Saletta del Fiorino, Firenze) e vede i cinque autori esplorare, ciascuno con un proprio modello tecnico e formale, ipotesi di formulazione originaria di un avvio di scrittura visiva. La linea ripetuta, l’accenno di forme, la creazione di spazi minimi, che sono allora al centro delle loro opere, denunciano la volontà di rimanere legati alla manualità, contro le ipotesi di fusione fra la pittura e le forme di riproduzione meccanica dell’immagine, quasi retrocedendo a una concezione aurorale dell’apparire della forma, in risposta agli sviluppi dell’informale come negazione di essa, che alcuni di loro, in particolare Verga e Vermi, avevano vissuto dall’interno. Le cinque opere che chiudono il percorso intorno alla cultura visiva di questo momento esemplificano le modalità di ciascuno dei cinque autori del Cenobio in quel particolare frangente.