Brunori, la luce fredda di un grande silente

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Lotto   41

Luce fredda, 1966
olio su tela cm. 61×50, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
Bibliografia:
-“Enzo Brunori, Catalogo Generale delle opere”, a cura di Enrico Crispolti, Egaf Edizioni, pagina 167 al n° 1966/O/02.

L’asta 796 che inizia sabato prossimo alla Meeting art non è affatto una tornata di fine stagione. Tanti gli stimoli, tanti i lotti che richiedono attenzioni. Come il 41 e il 386, opere di Enzo Brunori . Un post di questo blog (Brunori, il sussurro del gigante del 6 dicembre scorso) aveva già seminato, tra i lettori di queste pagine,  il dubbio, peraltro condiviso, che la storia dell’astrazione italiana non potesse  fare a meno di guardare anche all’opera di Brunori. Il suo tentativo di far dialogare l’astratto, inteso come forma pittorica, con la percezione “figurativa” del mondo naturale che ci circonda, è probabilmente un unicum perchè condotto senza mediazioni, senza cedimenti a mode e correnti. Mi aiuta e ci aiuta in questa riflessione sulla figura di Enzo Brunori, Bianca Pedace (Critico e dottore di ricerca in Storia dell’Arte. Allieva e collaboratrice di Enrico Crispolti è Docente di Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia). In collaborazione con la Fondazione Brunori, la prof. Pedace è “mobilitata” da tempo sul fronte di una serrata ripresa di studi e ricerche sull’opera di Brunori.

1) A che punto è la rivalutazione critica e storica dell’opera di Brunori?

Dopo la morte prematura dell’artista una prima fase è stata necessariamente dedicata  al riordino e alla sistemazione dei materiali dello studio e dell’archivio, e condotta direttamente dalla moglie Vittoria Lippi, coadiuvata da alcuni allievi del maestro. Un primo punto fermo espositivo è stato posto, poco dopo, da Enrico Crispolti con la bella mostra spoletina (Enzo Brunori. Dipinti dal 1948 al 1992, Spoleto, cat. della mostra, Galleria Comunale d’Arte Moderna, 26 giugno-14 luglio 1996, Umberto Allemandi, Torino, 1996).In seguito è stato portato avanti un lungo e impegnativo lavoro catalografico, imprescindibile base per l’attenta rivalutazione dell’artista, sfociato, alcuni anni dopo, nella pubblicazione appunto di un ampio e accurato catalogo generale, a cura di Crispolti e Attilio Zammarchi (E. Crispolti Enzo Brunori. Catalogo generale delle opere, Egaf Edizioni, Forlì, 2006;); uno strumento del resto ancora aperto ad eventuali nuove acquisizioni ma da considerare al momento un eccellente punto di riferimento.

Un catalogo che rappresenta un punto di un nuovo inizio per capire l’artista.

Frattanto, proprio l’analisi attenta dei materiali consentiva, anche sul piano storico-critico, nuove considerazioni che sono state divulgate nel 2008, nella grande mostra al Complesso del Vittoriano, a cura di Enrico Crispolti, dal significativo titolo Brunori. Una poetica del colore. Il catalogo, edito da De Luca, comprendeva un importante saggio del curatore, con la lettura prospettica della lezione cromatica di Brunori in chiave europea, un mio saggio sulla formazione e l’imprinting della sua avventura pittorica, esaminata alla luce dei rapporti con l’ambiente perugino e romano, e un intenso testo, storico-critico ma anche memoriale, di Orietta Rossi Pinelli sulla stagione di Villa Massimo, la sede dell’Accademia tedesca, requisita dopo la guerra e concessa in uso agli artisti fino alla restituzione allo Stato tedesco, stagione che Brunori condivise con Lippi, Rossi, Leoncillo, Guttuso, Greco e molti altri (Brunori. Una poetica del colore nel secondo Novecento, cat. della mostra a cura di Enrico Crispolti, Roma, Complesso del Vittoriano, 24 Aprile-16 maggio 2008, De Luca Editori d’Arte, Roma, 2008). Quella mostra ha segnato a mio avviso l’inizio di una nuova stagione di lettura critica del suo percorso, peraltro considerato per la prima volta complessivamente in tutto il suo dipanarsi.

Un ulteriore episodio di quella attenzione si può riscontrare in un’altra mostra romana. Nel 2011 si è tenuta a Roma, a mia cura,  la mostra  Introspezione nel colore. Vittoria Lippi e il suo dialogo con Enzo Brunori ed Enzo Rossi, Roma, Università Uniecampus, 26 ottobre – 9 dicembre 2011, in cui le sue opere erano poste a confronto con quelle di Lippi e di Rossi principalmente. Poco dopo, nel 2010, a Sangemini si è tenuta una mostra con testo critico di Alessandro Masi e relativo bel catalogo, mentre nel 2014 si è tenuta a Cosenza, nel Museo delle Arti, un’altra antologica. A tali iniziative espositive, di grande importanza e visibilità, mi permetto di aggiungere anche occasioni di riflessione monografica quali i miei contributi del 2011 e del 2012 relativi a questa situazione di ricerca artistica: B. Pedace Vittoria Lippi con prefazione di Enrico Crispolti, Rubbettino,  2011 e  Perugia liberata. Artisti e sistema dell’arte a Perugia tra anni Trenta e anni Cinquanta, con prefazione di Enrico Crispolti, Rubbettino, 2012. Quest’ultimo peraltro reca in copertina proprio un’opera di Brunori. Entrambe le pubblicazioni hanno “viaggiato” fino alle più importanti biblioteche internazionali a riprova di un grande interesse per la pittura italiana, non solo quella già (e magari ingiustamente ) canonizzata. Un episodio a mio avviso importante ai fini di una giusta rivalutazione critica è anche quello che ne ha consentito a tutt’oggi una più sistematica visibilità espositiva. Nel 2013, infatti, in seguito a una donazione, le Stagioni, realizzate per la grande antologica perugina del 1988 (una delle ultime occasione espositive, vivente il pittore), sono state musealizzate  in una apposita sala permanente della Galleria Nazionale dell’Umbria,  di cui costituiscono l’unica realtà d’ambito cronologico contemporaneo (il percorso per il resto si ferma nel Settecento). La sala è stata presentata dal nostro Presidente Gianfilippo Lippi Boncambi, da Fabio De Chirico, allora Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria e Sovrintendente, e da me, nel settembre del 2013 e l’iniziativa ha raccolto il prestigioso plauso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha attribuito una Targa di rappresentanza. Avendo occasione di frequentare la Galleria (da ultimo per la mostra Giuliano Giuman. Last time, a cura mia e di De Chirico, che ha appena chiuso i battenti con 26000 visitatori, numero che aggiungo per quantificare i flussi di visita della Galleria), posso testimoniare il grandissimo interesse che il pubblico riserva alle opere di Brunori.

2) Quanto ha pesato sul successo commerciale del corpus dell’artista il suo carattere forte e esclusivo?

Le questioni caratteriali hanno avuto certamente un peso negli ultimi anni della sua carriera, allorquando i rapporti critici si erano relativamente rarefatti. Non credo però che questo sia l’unico motivo. Mi pare invece che sia ancora da tracciare (lo ritengo una sfida e   un dovere per la mia generazione  e per me personalmente come studiosa) un quadro più veritiero ed esaustivo dell’arte italiana dagli anni Cinquanta alla fine del secolo. Come ho avuto occasione di dire a proposito dei Cinquanta nel volume citato, la preponderante importanza dell’Informale ha finito per oscurare una via alternativa, né, a mio avviso, meno intensa, incentrata intorno all’esperienza del colore. Le note vicende dei Sessanta e Settanta, poi, con la fondante vicenda del Concettuale, vengono talvolta ridotte ad una lettura unilaterale della situazione artistica, che certamente invece vide la compresenza importante di diverse opzioni espressive e una persistenza della pittura, in Italia peculiare. Dispiace, talvolta, notare un certo appiattimento storiografico e critico. Recenti episodi espositivi sugli anni Sessanta e Settanta hanno ad esempio ignorato (censurato?) quasi del tutto la straordinaria avventura brunoriana, peraltro in quegli anni giocata in luoghi e istituzioni centrali, quali Roma e la sua Accademia di Belle Arti.

Ci sono eventi in programma riguardanti l’artista?

Attualmente è in preparazione, per il prossimo anno, un evento espositivo in Umbria. Negli ultimi anni sto portando avanti, e ormai quasi a termine, lo studio dell’epistolario con Lippi, di cui si prevede la pubblicazione per la fine del 2016.

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Lotto 386. Pietra muschiata 2, 1975
olio su tela cm. 65x81x2, firma e anno in basso a sinistra, titolo, anno ed etichetta dell’esposizione Arte Fiera 2000 (BO) al retro, opera priva di cornice.
Bibliografia:
-“Enzo Brunori, Catalogo Generale delle Opere”, a cura di Enrico Crispolti, Edizioni Egaf, repertorio n° 1975/O/05, pagina 221.
-“Enzo Brunori 1948-1993”, a cura di Gianfranco Rossi e Attilio Zammarchi, mostra tenutasi presso la Galleria d’Arte 2000 & Novecento, dal 20 aprile al 28 maggio 2002, pagina 34.

1 pensiero su “Brunori, la luce fredda di un grande silente

  1. Non vedo l’ora, ho strapagato “Presenze della Sera” del 1959, perchè credo in certe storie ed in certi uomini, ma quando vedo cosa sta succedendo sul mercato, un pò mi deprimo.

    Anzi…TANTO.

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