Archivio mensile:settembre 2015

Il mistero Bibesco

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Il sogno di un appassionato d’arte (e collezionista) è arrivare un attimo prima che qualcosa diventi appetibile e apprezzabile ai più. Come prendere il sole in una spiaggetta sapendo che fra qualche anno  lì ci faranno uno stabilimento con chioschi e affini e quel tuo posticino al sole lo faranno pagare (agli altri) a caro prezzo. Ma tu l’hai visto prima che accada. Forse mi è capitato, proprio, questo sabato sera a Genova. E, nella foto, il sottoscritto si perde di fronte a uno dei lavori in mostra.

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   Francesco Maria Bibesco esponeva alla MM Gallery di via Perosi. Spazio defilato, lontano dall’aria salmastra e pletorica dell’imminente Salone Nautico, dalle bancarelle del Porto Vecchio, del relitto monumento alla letale stupidità umana che è la Costa Concordia. Conoscevo Bibesco. Non lo conosco, adesso, che l’ho rivisto. Outsider art, poesia visiva contorta e deformata? Boetti rivitrovato e rivisitato? Boh più  che Boe…tti. Il Bho è stupore, è necessità di resettare i giudizi. Mi aspettavo,infatti, cose che avevo già visto, stupendomi, come questa…

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Tracce, segni, scritture. Cose così:  uno strato di testo in scrittura Tamil (esatto, Tamil) su cui l’artista ha intrecciato con un Dripping filosofico (pensiero che comanda la mano) altri strati di comunicazione. Un esercizio al limite tra pittura e letteratura, anzi nella terra di mezzo di entrambe. Questo l’ho ritrovato a Genova. Ma, non bastava.

Su due sudari laici e letterari (di due metri per tre) Bibesco ha pensato bene di dipingere la scrittura della memoria o, forse, di scrivere la pittura della memoria. Diario d’estate. Diario d’inverno. Un insieme di labirinti e barattoli di pensieri.  Vortici, fumetti esistenziali, lampi di poesie e immagini poetiche. Sistemi solari, Buchi neri e altri pensieri. Come se l’artista invece di scarabocchiare meccanicamente e distrattamente su un foglio bianco accanto al telefono avesse, piuttosto, deciso di raccontare sulla tela la telefonata fatta, avendo con all’altro capo del filo, la coscienza di sè. Solo gli artisti possono farlo. Io farei solo scarabocchi. Bibesco invece ha fatto questo…

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Quanto costa una cosa così? E qui viene il bello.E qui si entra nel mistero Bibesco. E’ una strana forma di artista Francesco Maria Bibesco. Per quanto so di lui dovrebbe mangiarsi a bocconi il concetto di mercato dell’arte, invece, come un bambino consapevole o come un adulto disintossicato, resta seduto sul molo a guardare le onde delle altrui emozioni. Emozionandosi di queste emozioni, sentendosi ripagato doltanto da esse. Lui non ci pensa, ma quando un bravo operatore di mercato (e si stanno muovendo) focalizzerà il problema Bibesco, bè…credo che potrei rimpiangere di non aver acquisito altro oltre a quello che ho acquisito. Quanto costa un grande che bussa…quanto costava Boetti alla sua prima mostra? O Pascali? O un cinetico qualunque? Non lo so. Non c’ero. Io ero a Genova-

797/Ultimi fuochi

797/ Ultimi fuochi

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Domenica 27 si chiude l’asta Meetin Art 797. C’è sempre da imparare…lungo la strada tortuosa dei lotti. Ed io affido a questo post le scintille che percepisco dalla tornata finale senza remore, filtri e troppi pregiudizi.

Inizio da qui. Per la serie: Mario Schifano è un gigante maltrattato…

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804 MARIO SCHIFANO Homs (Libia) 1934 – Roma 26/01/1998
Senza titolo (anni ’80/90)
tecnica mista su fotografia cm. 10×15, firma al retro, certificato di autenticità allegato della Galleria Box Art (S.Bonifacio-VR) con timbro della Galleria Mazzoli (MO), pubblicato su “Box Art” numero 7, alla pagina 5, in occasione della mostra “Istantanea”, a cura di Achille Bonito Oliva, tenutasi presso la Galleria Box Art (S.Bonifacio-VR) dal 23 febbraio al 23 marzo 2002.

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Proseguo con un gigante ritrovato…
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810 ROBERT RAUSCHENBERG Port Arthur (Texas) 22/10/1925 – 13/05/2008
In the sky I am walking a bird I accompany, 1971 screenprint su lastra in metallo e plexiglass cm. 46×51, esemplare 11/12, firma, anno e tiratura in basso a destra.
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Ed ecco un nome da mettere nel cassetto delle tracce di storia da non dimenticare (per, ahimè, guadagnare)

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820 ROBERTO BARNI Pistoia 30/09/1939
Vasi, 1999
tecnica mista e collage su carta applicata su tavola con teca in legno dell’artista cm. 84x64x7, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.

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No, dico e questo Schifano qui sotto. Ben protetto dalle autentiche, anni Settanta. Ottimo appunto di viaggio tra le icone del maestro. Minimalista…

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822 MARIO SCHIFANO Homs (Libia) 1934 – Roma 26/01/1998
Senza titolo, 1972-74
pennarelli, grafite e collage su carta cm. 70×50, firma in basso al centro, opera registrata presso l’Archivio Mario Schifano, a cura di Monica Schifano come da dichiarazione su certificato allegato con documentazione fotografica.
Bibliografia: -“Studio metodologico riguardante la catalogazione informatica dei dati relativi alle opere di Mario Schifano presenti presso la Fondazione M.S. Multistudio”, volume IV°, opere su carta 1955-1998, pagina 83, repertorio 74/039.

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Collezionista d’umanità, da collezionare…
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853 CLAUDIO COSTA Tirana (Albania) 22/06/1942 – Genova 1995
Senza titolo, 1979
tecnica mista, applicazioni di legni, conchiglie, vetro, tela e silicone con teca in legno cm. 45,5x51x9,3; firma e anno al retro, timbro e firma per autentica della Galleria d’Arte Rinaldo Rotta (GE) su foto, esposto alla Mostra Personale tenutasi Presso la Galleria Rinaldo Rotta (GE) nel maggio 2002 e nell’esposizione “Arturo” tenutasi a Santa Margherita presso l’albergo Imperiale.

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Insisto, mettetelo nel cassetto di cui sopra…
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863 ROBERTO BARNI Pistoia 30/09/1939
Terrore del vuoto, 1982
olio su carta intelata cm. 70×50, firma in basso a destra, titolo, firma e anno al retro.

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Collezionista da collezionare (l’ho già detto?)
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896 CLAUDIO COSTA Tirana (Albania) 22/06/1942 – Genova 1995
Homo Silvanus, 1990
tecnica mista, cere e applicazioni su carta cm. 100×70, firma e anno in basso a destra, titolo in basso a centro, etichetta Arte Fiera 2007 al retro, verbale di aggiudicazione di Fidesarte allegato

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Ah…e per finire il lotto di copertina sta già viaggiando verso una parete. E’ Baj che di tutti se ne fa un baffo (di stoffa)…

(da Repubblica)

Addio a Carol Rama, pittrice anticonformista amica di Sanguineti, Warhol e Man Ray

Lutto nel mondo della cultura: è scomparsa  97 anni , nella sua casa in centro, i Carol Rama, artista torinese che ha dovuto attendere l’età più matura per una consacrazione internazionale. Nata nel 1918  Olga Carolina Rama inizia  a esporre nell’immediato  dopoguerrasotto la Mole Ma la prima esposizione, nel ’45 alla  galleria Faber, viene chiusa perché ritenuta oscena. Autodidatta ha imparato a dipingere frequentando Felice Casorati, il pittore per antonomasia nella  Torino tra le due guerre,  che lei definisce “un gran signore”. Una vita segnata da tragiche vicende familiari (il padre era un industriale metalmeccanico), Carol Rama si distingue per il suo anticonformismo pittorico nella seconda metà degli anni quaranta.

Nel 1948 è invitata alla Biennale di Venezia, la prima dopo la guerra. Vi farà ritorno nel 1950 e ’56 e poi ancora nel ’93, invitata da Achille Bonito Oliva che le dedica una sala personale, e infine nel 2003, nella 50a edizione diretta da Francesco Bonami, dove ottiene il Leone d’oro alla carriera.Ha definitivamente acquistato fama internazionale con la mostra monografica (200 opere) organizzata nell’ottobre 2014 dal Macba di Barcellona, proseguita nella primavera 2015 al Mam di Parigi, che andrà a Helsinki e Dublino per approdare alla Gam di Torino a fine 2016.

Una carriera vissuta pericolosamente, sempre fedele a se stessa, circondata dalle persone più care, tra tutte il poeta Edoardo  Sanguineti.Tra le sue frequentazioni Andy Warhol e Man Ray. “Quando dipingo non ho nessun garbo professionale, nessuna gentilezza, non ho regole – affermava. – Non ho mai seguito corsi regolari di pittura, né avuto un’educazione artistica, accademica.  La mia insicurezza tecnica, il mio non avere un metodo, è diventato un aspetto del mio lavoro. E questo mi ha aiutato moltissimo, perché, al di là della tecnica, l’idea è sempre molto chiara”. La ricorda così Patizia Sandretto Re Rebaudengo: “Carol Rama è stata un’artista eccezionale, che con il suo lavoro ha dato un contributo straordinario alla ricerca e alla sperimentazione sul corpo, accompagnandoci con coraggio e con passione nel suo personale senso dello spazio e del tempo. La sua scomparsa rappresenta un grande lutto per l’arte contemporanea internazionale”. E’ il ricordo di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.
Nel 2004, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha presentato una grande antologica di Carol Rama.
Ieri nel quartiere dove viveva, Vanchiglia, è stato inaugurato un omaggio di sei gallerie alla sue arte.I funerali si svolgeranno domani nella parrocchia Santa Giulia, piazza Santa Giulia 7bis.

Fiorisce Cagli

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724 CORRADO CAGLI Ancona 23/02/1910 – Roma 28/03/1976
Senza titolo, 1963
china su carta cm. 62×85, firma e anno in basso a destra, presenta fioriture alla carta.

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Partiamo dalle fioriture. Ne so qualcosa collezionando le incisioni antiche e le acqueforti, le maniere nere e le puntesecche in genere. Non ho problemi a dirlo: un eccesso di fioritura è un disagio per gli occhi, ma che una carta sia fiorita dimostra solo che ha accettato e sofferto la sfida del tempo. Sarebbe come negare la bellezza di un volto maschile o femminile solo perchè qualche ruga ha invaso la fronte. Detto della fioritura dico della vera fioritura. Quella di questo lotto legato a un grandissimo dell’arte moderna italia. Uno che, negli anni Trenta, fonda con Capogrossi e Emanuele Cavalli il Gruppo dei Nuovi Pittori romani che si contrappone all’arte imperante. Fugge a New York inseguito dalle orride leggi razziali. Anche lui adesso è in guerra contro l’abomiminio. Si arruola nell’esercito Usa e partecipa allo sbarco in Normandia, Dagli Usa torna in Italia e ricomincia a sperimentare pittura alta: dal postcubismo all’astratto-geometrico e come scrive Caramel alle pitture <automatiche> . Fino ad approdare e lo scrive sempre Caramel (prezioso il suo manuale sull’Arte in Italia 1945-1960, edizioni Vita e Pensiero) <verso una pittura di complessa figurazione metamorfica> . Cagli. Questo lotto intrigante e magnetico. Un po’ fiorito. E’ così terribile?

797/ Vettor vola, il treno no

L’asta 797 nella tornata di domenica 20 affida alla piccola storia delle aggiudicazioni d’asta questo verdetto parziale: mentre il lotto 620, il Vettor Pisani segnalato nel precedente post, è balzato da 3mila euro a 6.400, il lotto 689, un treno a vapore su telone ferroviario, dipinto da Luca Pignatelli, è rimasto in stazione a 9mila euro. Invenduto in attesa d’acquirente. Il trend pare confermato: la storia, da un po’ di tempo in qua, paga meglio del nuovo o ottimo che avanza…meditiamo.

797/ Un visionario antieroico

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Vettor Pisani non è stato un capitano della flotta veneziana del Trecento. Ma se glielo chiedevate probabilmente vi avrebbe risposto che lui no, ma suo padre sì. Vettor Pisani, artista visionario più che visivo, costruiva di sè biografie immaginarie o forse erano vite vere che diventavano immaginarie. Visioni di mondi interiori con oggetti esteriori. Collage dell’anima, puzzle da lettino psicoanalitico. Sogni perversi o dispersi. Quelli che esplodevano nei suoi lavori al confine tra ciò che è, dovrebbe essere e si deforma nel passaggio. Deformante il lotto che oggi va in asta

620 VETTOR PISANI Bari 14/06/1934 – 22/08/2011
German, 1980
collage digitale su PVC cm. 120×80,5 firma, anno e località “Roma” al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
6.000

797/ Ezio, Lucio e Giorgio

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513 EZIO GRIBAUDO Torino 10/01/1929
NY 61 Fifty Avenue
tecnica mista su tavola cm. 99,5×69,5; firma in basso a sinistra, titolo in basso a destra, etichetta della Sesta Mostra Nazionale di Arte Contemporanea tenutasi a S. Benedetto Del Tronto (AP) dal 25-07 al 15-08-1965 al retro.

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Sopito da altri lotti e altri rilanci, questo lotto, con un ghigno cortese, finge di essere opera d’artista trascurato. Piazzato dieci tacche sotto un Pinelli o un estroflesso di maniera, il 513, si lascia trascinar via aspettando di sorprendere chi lo pescherà. Di storia se ne porta appresso ed Ezio Gribaudo, che l’ha prodotto, ancor di più. Quando nel 2013 ha festegiato 60 anni di carriera gi hanno dedicato una retrospettiva a New York. Lui colto e raffinato editore ed artista torinese, amico di Lucio Fontana e Giorgio De Chirico.
Ezio-Gribaudo-e-Giorgio-De-Chirico-Memorie-Ritrovate

MEMORIE RITROVATE
Ezio Griabudo e Giorgio de Chirico
Skira, 136 pagina, 22 euro

Dalla recensione del volume pubblicata su il Foglio:” …I due si conobbero nel 1967, quando de Chirico, ottantenne, era il grande metafisico che aveva rivoluzionato la pittura del Novecento, e Gribaudo, trentottenne, un artista in proprio oltreché editore di talento.  Vecchio, stanco e afflitto dalle avanguardie che lo facevano sentire superato, il primo. Aitante e pieno di energie,  il secondo. Di questa amicizia asimmetrica  ci resta un bel ricordo grazie a Stefano Cecchetti, che ha raccolto scritti, foto e testimonianze da  Soffici, a Buzzati, da Max Ernst a Cocteau. In ogni pagina  di questo libro  emerge  l’ammirazione, l’amore e lo sprone reciproco tra i due. Le foto di Francesco Aschieri  li ritraggono impassibili sotto la neve, di fronte all’arsenale di Borgo Dora, chini sui libri delle bancarelle di via Po, o nel ghigno teatrale del Pictor Optimus con i Dioscuri alle spalle. Torino è lo sfondo della loro conversazione ininterrotta. “La sua bellezza è difficile da scorgere”, scriverà De Chirico nel 1939  nel catalogo di una mostra di Paola Levi Montalcini. “Nietzsche per primo indovinò l’enigma di quelle vie diritte, affiancate da case rette, da portici sotto i quali anche con tempo di pioggia si può passeggiare tranquillamente coi propri amici, discutendo d’arte, di filosofia, e di poesia”.