Courbet: io dipingo, voi no

012015007521Asta n.800. Lotto 169. Le chateau de Chillon. Base d’asta: 10mila. (invenduto)
Olio su tela, cm 50×61; firma “G.Courbet” in basso a sinistra, al retro reca ceralacca della Galerie Georges Giroux di Bruxelles con la data 25 gennaio 1947.Durante l’ultimo periodo della sua vita fra il 1873 e l’anno della morte (1877) Courbet fuggì in Svizzera dopo i fatti della Comune di Parigi. Malato e solo, dipinse più volte vedute del castello di Chillon, sul lago di Ginevra. Il castello infatti, con la sua aura romantica aveva attratto fin dal 1762 l’interesse di Rousseau e soprattutto quello di Byron che vi ambientò una delle sue opere più celebri: “Il prigioniero di Chillon” del 1816. Courbet si immedesimava nel poema di Byron che esaltava la libertà e il castello divenne così una sorta di leit-motiv della sua ultima fase artistica, una fase animata da una grande energia creativa minata solo dalla salute declinante. Il presente quadro fu esposto presso la Galerie Georges Giroux di Bruxelles che fu una delle più importanti gallerie d’arte europee del primo Novecento. In questo caso il timbro si riferisce ad una esposizione del 25 gennaio 1947.

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Gustave_Courbet_-_Le_Désespéré

Maestro conosce Vercelli?

Stringe gli occhi e produce un suono sordo, a bocca chiusa, come uno schiocco di dita in gola. Farà così per molte mie domande.

Sa del suo dipinto in asta alla Meeting Art?

Quale?

Le Chateau de Chillon. Insomma quel castello che vedo anch’io adesso dal vero…

Non ho mai dipinto questo castello.

Come no , maestro. O c’è un problema di attribuzione? Sarebbe clamoroso.

Non ha capito, signore. Non ho dipinto questo  castello, ma ho dipinto tutte le volte che ho visto questo castello. Così come è e come lo vede anche lei. La differenza è che lei non potrò dipingerlo come ho fatto io.

Dicono che lei è un realista, che significa?

Non ci possono essere scuole. Ci sono solo pittori. Detto questo, la pittura è un’arte essenzialmente concreta e può consistere solo nella rappresentazione delle cose reali e esistenti.

Nostalgia della Francia, maestro?

(schiocco in gola)

Scusi. Magari lo richiedo dopo. O forse no.

No.Parliamone, pure. Malgrado l’oppressione che pesa sulla nostra generazione, malgrado i miei amici esiliati, perseguitati, anche in catene, nelle foreste del Morvan, restiamo ancora in quattro o cinque… noi siamo abbastanza forti malgrado i rinnegati, malgrado la Francia di oggi e le sue greggi folli, noi salveremo l’arte, lo spirito e l’onestà nel nostro paese.

Propositi eroici, maestro. Ma in Francia bruciano i suoi quadri…

E’ la forma acuta di una patologia, signore,  quella di uno Stato che vuole occuparsi di arte. Lo Stato è incompetente in materia di arte. Quando comincia a ricompensare, usurpa il parere del pubblico. Il suo intervento è sempre demoralizzante, funesto all’artista che viene ingannato sul suo proprio valore, funesto all’arte che viene rinchiusa nelle convenzioni ufficiali e che viene condannata alla più sterile mediocrità; saggio sarebbe che lo Stato si astenesse, il giorno in cui ci avrà lasciati liberi avrà adempiuto con noi ai suoi doveri. E comunque, signore, non bruciano tutti i miei quadri. Alcuni li tagliano…

Ah, magari l’origine del mondo

Già. Le chiedo, però, signore se sono stato più realista io a dipingere una vagina o quello che l’ha separata dal resto del corpo? Risponda, signor mio. Risponda.

Una vigliaccata per far cassa. Lo facevano anche con la pittura antica, un santo di qua e una Madonna di là. Capita ai grandi.

Colpo in gola.

Cosa dice del dipinto in asta?

Che è il castello che lei sta guardando da questa finestre e che, via da qui, potrà soltanto ricordare senza poterlo dipingere. Io l’ho fatto. Lei non potrà mai farlo. Sono o non sono un essere speciale? Ed ora, mi scusi, ma devo finire questa bottiglia. Mi lasci morire, qui.

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