802/ Nigro

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18 MARIO NIGRO Pistoia 28/06/1917 – Livorno 11/08/1992
Senza titolo, (anni ’50) olio su carta applicata su tela cm. 99,5×70, firma in basso a destra, certificato allegato della Farsetti Arte (PO) con documentazione fotografica, opera registrata presso l’Archivio Mario Nigro al n° SDOSC1

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Asta 802. Da sabato alla Meeting Art. Ed è subito Nigro. Mario Nigro.

(dalla biografia di Mario Nigro, dal sito curato dal figlio Gianni) <I primi Anni Cinquanta lo vedono sereno. Ma non troppo. Lavora come Farmacista, presso gli Spedali Riuniti di Livorno ma appena può corre a casa a rimettersi a dipingere. Oppure va al mare, con la famiglia. E con il figlio Gianni, che segue con la massima attenzione ogni gesto compiuto dal babbo.   Alla mattina si alzava con molta, moltissima calma. Di andare a lavorare all’ospedale non ne aveva una voglia furibonda. Amava traccheggiarsi, magari giocherellare un po’ con il figlio, oppure scendere nell’orto a dare una mano al padre, che era in pensione e si dedicava a pomodori e radicchio.   Ma alla fine il senso del dovere (o della necessità economica) prevaleva, e Antonio Mario Nigro, da tutti chiamato preferibilmente Mario o Mariolone (non era per niente alto di statura ma i nipoti lo chiamavano lo zio Mariolone per la notevole (per quei tempi privi di anabolizzanti) massa muscolare dovuta ai vari sport a cui si era dedicato ai tempi dell’università, prendeva la bicicletta, una vecchissima e sgangherata bici da passeggio e usciva. A volte Gianni si catapultava giù al portone per salutarlo e per guardarlo allontanarsi fino a sparire là, in piazza Roma, all’incrocio tra piazza Roma e via Mameli, in direzione dell’Aurelia.   Così si consumavano gli Anni 50 della loro famigliola, ma non era tutta pace e serenità. La tensione, la voglia di tornare a Milano si ingigantiva, nella sua mente. Era un consapevole conoscitore dei propri mezzi e nulla ormai avrebbe potuto ostacolarlo dai suoi piani: i soldi li avrebbe ricavati dal licenziamento dall’ospedale, un certo giro nell’ambiente artistico milanese ce l’aveva già. Avrebbe solo dovuto vincere le resistenze della moglie, che di andare via da Livorno e dal mare non ne voleva neanche sentir parlare, e della madre, che avrebbe visto partire un altro figlio, visto che a Milano c’era già un fratello maggiore di Mario, che faceva l’assistente al Politecnico>.

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 Spazio totale, nei lavori fra il 1953 e la prima metà degli anni Sessanta , Nigro sperimenta la sua quarta dimensione, quella che porta l’astrazione a dialogare con la relatività, Scrive: <spazio totale’ non è da confondersi con la quarta dimensione, che al più può assumere un valore letterario. Lo ‘spazio totale’ invece è solo riferibile ad un’espressione astratta e alla scienza relativistica che è capace di regolare e giustifica, i rapporti degli elementi compositivi . L’opera in asta segna un punto di passaggio decisivo, Dalle scansioni ortogonali bianche e nere, la cui genesi è direttamente riferita alle griglie  di Piet Mondrian,  Nigro  passa a  un richiamo diretto alla poetica del Futurismo, attraverso la moltiplicazione dei piani di lettura delle superfici e le scelte di variazione cromatica. In questo stesso spazio, è inoltre possibile leggere il processo creativo che lo porta a una originale elaborazione del linguaggio astratto costruttivo. La sua complicazione percettiva è ritenuta fortemente anticipatrice rispetto ai suoi contemporanei.

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