Preview 804/ Mobil Sara

Eppur si muove, con eleganza e discrezione come le sue opere. Movimenti lenti, ma costanti sul mercato dell’arte quelli che stanno riguardando le opere di Sara Campesan. Progetti e creazioni dove le forme dialogano con forme mobili . Scrive Italo Mussa: ” …Campesan. Spirali trasparenti s’avvitano nello spazio. Nell’ambiente il loro ritmo, riflesso nei riquadri acrilico-luminosi e nelle superfici in polietilene bianco, appare come un mutevole disegno, che l’intensità della fonte luminosa proietta, con l’immagine dell’osservatore, ovunque. Nel contesto della strutturaambientale l’osservatore s’aggira, evitando le spirali trasparenti, come una presenza riflessa, un trompe-l’œil.. Egli immediatamente non riconosce il profilo della sua presenza: lo impedisce la proiezione ritmica del disegno. Ciò procura smarrimento alla tensione emotiva”.

Pare che ci saranno otto lotti dedicati alla Campesan nell’asta 804 di Meeting Art (nel post possiamo anticipare tre schede)

 

012015015149

 

636 SARA CAMPESAN Mestre (VE) 27/12/1924

Mobil quadrato, 1969
assemblaggio di perspex + acrilico su tavola cm. 80x80x8, firma, titolo, anno e timbro dell’artista al retro, dichiarazione d’autenticità ed etichetta dell’artista su foto, opera priva di cornice.
base d’asta: 1.500 €
stima: 3.000/4.000 €

 

 

012015014805

 

39 SARA CAMPESAN Mestre (VE) 27/12/1924

Mobil quadrato, 1969
acrilico, legno, perpex cm. 60x60x8, firma, titolo, anno, località (Venezia-Mestre) e timbro dell’artista con archivio al retro, dichiarazione d’autenticità ed etichetta con archivio dell’artista su foto, opera priva di cornice.
base d’asta: 1.000 €
stima: 3.000/4.000 €

 

 

012015014740

515 SARA CAMPESAN Mestre (VE) 27/12/1924

Scomposizione circolare, 1982
assemblaggio di perspex + acrilico su tavola cm. 70×70, firma, titolo, anno, località (Mestre) e timbro dell’artista con archivio al retro, dichiarazione d’autenticità ed etichetta con archivio dell’artista su foto.
senza riserva
stima: 2.500/3.500 €

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NOTE BIOGRAFICHE
Campesan Sara
Mestre, Venezia, Italia – 27/12/1924
Nata a Venezia-Mestre il 27 dicembre del 1924, si è diplomata in decorazione all’Accademia di Venezia, nel 1948, con Bruno Saetti, dopo aver seguito i corsi di Afro Basaldella, Gastone Breddo e dello zio Alberto Viani. La sua attività artistica è iniziata nel 1950 con opere dal tratto vigoroso che testimoniavano da subito l’intento di un allontanamento dalla figurazione.
Spirito libero e intraprendente, all’inizio degli anni Sessanta presentava già una produzione matura, elaborata sul rapporto colore-materia. Il mare, la sabbia, le crepe dell’intonaco e i graffiti dei muri veneziani stimolavano la sua poetica che si traduceva sulla tela con stesure di “colore diluito nell’acqua ragia come fosse acqua di mare” e stesure di materia spessa, ottenuta da miscele di gesso, sabbia e vinavil, che poi scalfiva rafforzando la rappresentazione sostanzialmente informale, ma evocativa nei titoli, come le serie di Spaccature, Rilievi, Bassa marea del 1961-62.
Presente da una decina d’anni in ogni collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, nel 1959 dava vita a uno spazio espositivo veneziano gestito da donne, la Galleria 3950, insieme a Bruna Gasparini, Luigina De Grandis, Gina Roma e Liliana Cossovel. E nel 1965 partecipava alla formazione del gruppo Dialettica delle tendenze, che raccoglieva giovani artisti veneziani, intenzionati a diffondere il proprio lavoro con mostre itineranti in varie città italiane; iniziativa sostenuta dai critici d’arte Domenico Cara e Toni Toniato.
Risale al 1962 l’incontro con Bruno Munari, a Milano, con il quale ha stabilito un fertile rapporto. Pronta al confronto e a nuove esperienze, si è spostata a Roma dal 1969 al 1973. È di questo periodo la produzione di strutture ottico-dinamiche il cui costrutto si basava sull’interazione colore-luce-movimento. In esse prevalevano le forme del disco e della spirale e il materiale prescelto era il metacrilato in lastre, per la sua proprietà di accogliere la luce e di rifrangerla. Questa esperienza, vicina alle tarde espressioni dell’arte cinetica, ha segnato il passaggio alle Composizioni modulari del decennio successivo, in cui una razionale disposizione dei moduli determinava movimenti ondulatori o rotatori. In parallelo nascevano le Sculture girevoli da cui sono derivati gli Oggetti semisferici; questi ultimi composti da una calotta trasparente di perspex dentro alla quale ruotano, generando molteplici combinazioni, elementi lamellari di plastica colorata, infilati su un asse metallico fissato diametralmente. La particolarità stava nelle componenti mobili, pensate per indurre il fruitore a farsi partecipe dell’opera configurandola egli stesso nelle sue possibili varianti.
Nel 1978 ha fondato a Mestre il gruppo Verifica 8+1, nella cui sede per trent’anni consecutivi sono state organizzate mostre, con annesso centro di documentazione e informazione, diventata luogo di incontro di artisti d’ogni dove impegnati nella ricerca di nuovi linguaggi. Iniziava allora un periodo intenso di spostamenti da Venezia, dove aveva lo studio, a Milano e a Parigi.
Un nuovo percorso cominciava con la frammentazione del modulo nelle vibranti Scomposizioni, che comprendono anche oggetti mobili di perspex, come le straordinarie Frange del 1979, dove le linee spezzate si affidavano, nel pieno spirito progettuale dell’arte programmata, alla partecipazione attiva dell’osservatore per ricomporre la totalità dell’immagine. Da qui le Rotazioni, in materiale plastico e colore acrilico, dagli effetti luminosi specchianti, in cui le singole parti si combinavano in una scomposizione di vortici centrifughi, otticamente illusori per un’apparente tridimensionalità. Una produzione che si è protratta negli anni Novanta.
Chiamata nel 1981 a far parte della Commissione Culturale dell’Opera Bevilacqua La Masa di Venezia, ha ricevuto dalla Presidenza della Repubblica la medaglia d’argento destinata ai “Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte”.
Nella sua attività artistica dal 1971 si sono inseriti i libri oggetto, in parte rimasti pezzi unici e in parte editi, che sono un racconto grafico ottico-dinamico, dove la parola, quando c’è, resta in bilico tra segno e significato: libri intessuti di memorie e riflessioni in una sorta di diario-dialogo. Da ricordare Virginia Woolf, un itinerario (bio)grafico (edito nel 1987) e Venezia Salva. Omaggio a Simone Weil, presentato nel 2009 alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia.
Intensa l’attività espositiva sin dagli inizi. Nel 2010 è uscito Come un diario. Io ho provato, un libro in cui racconta con un ritmo narrativo lieve e fluido tutta la sua vita.
Hanno scritto di lei F. Battain, M. Bentivoglio, S. Branzi, G. Breddo, D. Cara, E. Dezuanni, M.E. Fiaschetti, G. Granzotto, G. Marchiori, G. Mazzariol, L. Minassian, D. Marangon, B.Munari, E. Pouchard, T. Toniato, S. Viani*.Testo liberamente tratto da E. Dezuanni, Sara Campesan. Cenni biografici e percorso artistico, in catalogo mostra Arte scienza progetto colore. Sara Campesan, Ben Ormenese, Museo Civico di Santa Caterina, Treviso, novembre-febbraio 2011, Ed. GMV Libri (Villorba-Treviso).

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