Archivio mensile:febbraio 2016

806/ E c’è anche Mondino

Aldo Mondino nasce a Torino nel 1938. Nel 1959 si trasferisce a Parigi, dove frequenta l’atelier di William Heyter, l’Ecole du Louvre e frequenta il corso di mosaico dell’Accademia di Belle Arti con Severini e Licata. Nel 1960, rientrato in Italia, inizia la sua attività espositiva alla Galleria L’Immagine di Torino (1961) e alla Galleria Alfa di Venezia (1962). L’incontro con Gian Enzo Sperone, direttore della Galleria Il Punto, risulta fondamentale per la sua carriera artistica, con un sodalizio tuttora esistente. Importanti personali vengono presentate anche presso la Galleria Stein di Torino, lo Studio Marconi di Milano, la Galleria La Salita di Roma, la Galleria Paludetto di Torino. Tra le principali mostre si ricordano le due partecipazioni alle Biennali di Venezia del 1976 e del 1993, le personali al Museum fϋr Moderne Kunst – Palais Lichtenstein di Vienna (1991), al Suthanamet Museo Topkapi di Istanbul (1992, 1996) e alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Trento (2000). Le sue opere appartengono alle collezioni permanenti dei più importanti Musei nazionali ed internazionali ed a numerose collezioni private. Muore a Torino il 10 marzo 2005.

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378 ALDO MONDINO Torino 04/10/1938 – 10/03/2005 Pe Difendhesse, 1992 olio su linoleum cm. 50×40, firma, titolo, anno ed etichetta della Galleria Rizziero Arte (PE) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

806/ Orient Express

Accostamenti impropri che il titolo di questo post tenta di giustificare.  Ormai viviamo in un momdo globale che ha fatto emergere, comunque, le peculiarità di un’area rispetto ad un ‘altra. Il mito di un ‘Asia informe e gigantesca appartiene ad una interpretazione salgariana della geo-storia che, però, ha influenzato tante generazioni compresa la mia. Ma la banalità della comunicazione a volte ha un suo fascino. In realtà è un’autocritica che mi consente di sintetizzare il raggio d’azione di due presenze dell’asta 806 di Meeting Art. La prima è qui sotto. Si tratta di un maestro Gutai. Sushi action painting.

 

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323 YASUO SUMI 1925 – 12/10/2015 Jo, (1990) acrilici e spray su carta Japan cm. 27,2×24,5; ideogramma in basso a destra, firma, titolo in giapponese ed etichette della Galleria Toki-No-Wasuremono (Tokyo) al retro, certificati di autenticità dell’artista e della galleria Toki-No-Wasuremono (Tokyo) allegati. base d’asta: 5.000 € stima: 9.000/10.000 €

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Qui sotto invece due artisti che sì  sono nati  in Cina, ma che , dagli anni Sessanta, vivono e operano nel contesto espositivo e artistico italiano.

 

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82 CHIN HSIAO Shanghai (Cina) 30/01/1935 Auguri Ungheria, (1990) acrilici su tela cm. 75×90, firma, titolo, anno (in cinese) e tecnica al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, entro teca in plexiglass. base d’asta: 5.000 € stima: 10.000/12.000 €

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225 KAN HO Nanchino (Cina) 20/06/1932 Senza titolo, 1976 olio su tela cm. 30×40, firma ed anno in basso a sinistra, firma, anno e timbro Arte Centro (MI) al retro, opera priva di cornice. base d’asta: 500 € stima: 1.500/2.000 €

806/ Lui è Rho

Luciano Caramel non ha dubbi nell’indicarlo come uno dei pionieri dell’arte astratta italiana. Con Carla Badiali (di cui Rho era suo professore di disegno), Aldo Galli e Carla Prina fa emergere nel Dopoguerra la scuola di Como che dialoga con l’industria tessile abbinando creatività, design e astrazione. Lui, insomma, è Rho. In asta (806 di Meeting art).

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63 MANLIO RHO Como 15/02/1901 – Como 07/09/1957 Composizione, databile 1941-1950 tecnica mista su carta applicata su tavola cm. 62×54, firma in basso a sinistra, timbro per provenienza della Galleria Dante Vecchiato (PD) al retro, dichiarazione d’autenticità a cura di Luciano Caramel su foto. base d’asta: 8.000 € stima: 14.000/16.000 €

806/Tutti da Chef Daniel

 

Succede così. Man Ray va a Dusseldorf da Spoerri, nel suo ristorante (l’incontro avvenne realmente nel 1958) e per non essere scortese si presenta con un suo cadeau. Gli era certo  noto che chef Daniel non lasciasse intatta la natura degli oggetti (peraltro nemmeno il buon Man che ha piazzato dei chiodi sotto la piastra). Inevitabile che il ferro sia riempito di farcia varia e messo in forno. I chiodi? Forse erano il contorno. Mentre si attendeva la comanda, l’ottimo Arman suonava brani di John Cage con i suoi violini. Naturalmente non è andata così. Ma un ferro da stiro è finito comunque in un forno. Perchè Spoerri è un grande chef. E un immenso artista. Un mago, un manipolatore, uno scultore della realtà. Ed io questo ferro proverò a aggiudicarmelo (è il primo e unico outing su un’asta di tutto il 2016). Il ferro cotto sarà servito il 12 marzo nell’asta 806 di Meetin Art. (e ci sono pure i violini di Arman).

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78 DANIEL SPOERRI Galati 27/03/1930 Ferro da stiro cotto, 1970-72 tecnica mista e ferro da stiro applicato su legno, entro teca in plexiglass cm. 26x32x32, firma ed anno sotto la piastra, realizzata presso la Eat Art Galerie, Restaurant Spoerri (Dusseldorf), dichiarazione d’autenticità e timbro dell’artista su foto. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

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76 ARMAN Nizza 1928 – New York 22/10/2005 Violini scultura in bronzo brunito altezza cm. 34, esemplare 6/100 firma alla base. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

806/ Un volo plastico

012016000412Piero Gilardi sta lasciando un segno plastico nella storia dell’arte. Il volo di un gabbiano, un grappolo d’uva nella neve. La contraddizione che questo genio poverista ti propone è doppia: la materialità dell’oggetto rappresentato,  presunta visivamente, contrasta con la leggerezza di quello stesso oggetto che è invece percepibile al tatto. Tappeti naturali che si possono sezionare, vendere al metro frantumando il dogma della continuità del percorso naturale. Non molti come lui. Forse solo lui. In asta a Vercelli (asta 806 di Meeting Art).

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180 PIERO GILARDI Torino 03/08/1942 Meriggio marino, 2001 poliuretano espanso cm. 65x65x38, firma, titolo e anno al retro, entro teca in plexiglass. Bibliografia: -“Piero Gilardi, Scoglio bretone” 28 luglio – 30 agosto 2001, Galleria Astuni, al nr. 1. base d’asta: 5.000 € stima: 9.000/10.000 €

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383 PIERO GILARDI Torino 03/08/1942 Vigna nella neve, 2006 poliuretano espanso cm. 30×30, firma e titolo al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, entro teca in plexiglass. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

806/ Baruchello on site

Suggestione. Forse. Ma questo schizzo di Gianfranco Baruchello mi ricorda molto lo skyline di Livorno, il porto vecchio. Anni fa stavo per acquistare una marina di Renato Natali con uno scorcio cos ì ( Natali,  post macchiaiolo e livornese come il buon Gianfranco). Adoro la costa livornese, amo gli artisti toscani diciamo più di nicchia (oltre a Natali ho inseguito e raggiunto uno Spartaco Carlini. Lui pisano e quindi decisamente ostile ai primi due). Insomma a me sto Baruchello che va in asta domenica 13 marzo nella 806 di Meeting art, ricorda molto Livorno. E Baruchello resta un grande (cliccando sulla foto avrete un’altra conferma della fama in ascesa). Ps. Sabato 27 febbraio inizia l’asta 2335. Ho un primo timido e cauto consiglio per gli acquisti nel Take it…

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151 GIANFRANCO BARUCHELLO Livorno 29/08/1924 Senza titolo, 1999 matita e pastelli su carta cm. 38×49, firma e data 06.01.1999 in basso a destra. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

806/ Tirelli nel Pastificio

 

MarcoTirelliGalleriaOredariaRoma

Marco Tirelli in asta a Vercelli (asta 806 di Meeting Art). Cliccando sulla foto del dipinto in alto vi rinvio a un bel servizio dedicato all’artista conservato nelle teche della Rai e a seguire la scheda d’accompagnamento al servizio

Tra gli artisti che negli anni settanta riabilitarono l’ex pastificio Cerere in via degli Ausoni, a San Lorenzo, trasformandolo in una delle realtà più vivaci dell’arte, c’è Marco Tirelli. Insieme a Ceccobelli, Dessì, Gallo, Nunzio e Pizzi Cannella diede vita alla Nuova scuola romana, la terza protagonista dell’arte italiana dopo la Transavanguardia e l’Arte povera. Quello che colpisce, in Tirelli, è la coerenza artistica e la capacità di evolvere tenendo lo sguardo fisso su un unico punto, all’orizzonte del proprio percorso artistico. La sua produzione è cambiata molto, ma è rimasta sempre fedele alle premesse degli anni settanta, forse per la capacità di astrarsi, “volare in alto” e guardare al mondo con distacco creativo. Astratto e figurativo si fondono. La forma e la luce riescono, da sole, a declinare il mondo rappresentabile in infinite combinazioni. Il silenzio, come l’ombra, è la condizione necessaria per creare e osservare. È l’assenza che, anche in pittura, valorizza la presenza di forma e colore. Il resto lo racconta Tirelli. (dal sito Arte Rai)

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87 MARCO TIRELLI Roma 17/11/1956 Senza titolo, 2007 tecnica mista su carta cm. 141×118, firma e anno in basso a destra, dichiarazione d’autenticità dell’artista su 2 foto. senza riserva stima: 7.000/8.000 €

806/ Quando Venezia era chiarista

Estroflessi, assemblati, digitalizzati, clonati, randerizzati.. poi un po’ di nostalgia ti sovviene d’arte senza se, senza ma e anche però. Magari di una Venezia chiarista dipinta da Adriano Spilimbergo. Di cui copio e incollo questa nota critica che profuma di cose leggere e buone: “I quadri di paesaggio di Spilimbergo hanno gli stessi pregi dei quadri di fiori, e ne hanno altri non più discutibili ma più segreti. Qui l’elaborazione ha del misterioso. Questa è realtà; però realtà filtrata. Il bianco o i bianchi di Spilimbergo fioccano meno larghi a falde più irregolari. Sul bianco in pittura si potrebbe scrivere a lungo; come a lungo Melville scrisse sul bianco in natura. In natura e in pittura il bianco è drammatico e ha del terribile. Denuncia il vuoto e lo riempie disperatamente di sé. Tira ad escludere gli altri colori, i veri colori; e li esalta. Si frappone fra le cose e l’occhio, e rende tutto più arduo e più apprezzabile. I paesaggi di Spilimbergo sono visti attraverso una trama di bianco. Il chiarismo di Spilimbergo è una seconda natura o è istinto? Spilimbergo sembra nato per le nevicate e per il primo rispuntar dei colori dal bianco della neve”. (Emilio Radius, 1969).

In asta a Vercelli (la 806 di Meeting art).

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428 ADRIANO SPILIMBERGO Buenos Ayres (Argentina) 31/07/1908 – Milano 26/12/1975 Venezia, 1954 olio su tela cm. 80×100, firma in basso a sinistra, etichetta dell’Esposizione Internazionale d’Arte di Roma al retro, opera registrata presso l’Archivio Artisti della Galleria Ponte Rosso (MI) come da dichiarazione su foto. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

806/ Come e quando era Festa

Pop, pop Roma Pop, un milione di anni fa. Ah, no era Verona e la cantavano i Gatti di Vicolo Miracoli. Ma Roma era davvero Pop, ma a modo suo. Al modo di Tano Festa che, a chi gli chiedeva perchè non dipingesse barattoli o i volti di attori e soubrette che incrociava nelle notti romane rendendole icone clonate,  rispondeva di non poter dimenticare o rinnegare che lui viveva nel posto dove aveva dipinto un certo Michelangelo. Si partiva da lì. L’arte a Roma non era un fast food. Tano Festa. Bello. In asta a Vercelli. 806 di Meeting art.

 

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167 TANO FESTA Roma 02/11/1938 – Roma 09/01/1988 Da Michelangelo, 1978 acrilico su tela cm. 80×60, firma ed anno al retro, opera registrata presso l’Archivio Tano Festa come da dichiarazione dello Studio Soligo (Roma) su foto. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

806/Bemporad

Poco da dire…tanto da leggere su un artista come Bemporad. Segnalo il lotto in asta (la 806 di Meeting art a Vercelli).
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68 FRANCO BEMPORAD Firenze 1926 – 1989
Struttura puntilistica, 1983 olio su tela cm. 60×50, titolo, firma e anno al retro.
Bibliografia: – “Franco Bemporad, dalla materia al segno”, a cura di D. Astrologo, E. Bucciarelli, pag. 97 (opera pubblicata in orizzontale).
base d’asta: 2.000 €
stima: 4.000/5.000 €