Archivio mensile:agosto 2016

812/Ben tornato

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656 BEN VAUTIER Napoli 1935 Perdre son temps, 2006 olio su tela cm 65×54, firma, anno ed etichetta della Galleria Poleschi Arte (MI) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

(dal sito di Ben Vautier)

10 DOMANDE CONCERNENTI L’ARTE

1) Che cos’è l’arte?

2) L’arte è indispensabile?

3) Quale è il fine dell’arte?

– la gloria?
– il denaro?
– la felicità?
– il nuovo?

4) Cos’è importante nell’arte?

5) Il nuovo è indispensabile nell’arte?

6) Quale attitudine o quale forma avrà l’arte tra 100 anni?

7) L’arte può non essere arte?

8) Il gesto del creatore è essenzialmente un gesto egoista?

9) L’arte in quanto culto della personalità è il riflesso di una politica
reazionaria , dunque dannosa ed inutile?

10) L’arte come ricerca del nuovo scomparirà , per confondersi con
la curiosità intellettuale scientifica e filosofica?

BEN 1964

812/Pittura di figura

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741 GIULIO DURINI 1966 Contessa Giorgina Brandolini d’Adda olio su tela cm 114×80, firma al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista e timbro Italian Factory su foto, fotografia ritraente l’opera e l’artista allegata. Bibliografia: – “La rivoluzione della tradizione, Giulio Durini, coincidenze significative tra Warhol e Freud”, a cura di A. Crespi, Maretti Editore, pag. 95. base d’asta: 1.500 € stima: 3.000/4.000 €

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Forse soffia davvero un venticello che, nel mercato dell’arte, spinge a riconsiderare la pittura di figura non più una retroguardia rispetto all’astrazione gemetrica e non, al cinetismo, all’estroflessionismo, al cobcettualismo di ritorno. Forse non è così e sono soltanto io che sono distratto dal mio ultimo recente acquisto (un Carlo Bertocci del periodo d’oro della pittura Colta, quello magistralmente spiegato da Italo Mussa). Sarà…io mi limito a segnalare anche questo lotto di domenica 25 settembre. Non è pittura colta. E’ figurazione. Sana e robusta pittura di figura (fuori tempo massimo e forse per questo dentro ad ogni tempo).

812/Buonanotte

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672 ENZO CUCCHI Morro D’alba (AN) 14/11/1949 Lampo, 2004 matita e pelo di animale su carta, gesso cm 15x20x8, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista ed etichetta della Galleria Rizziero Arte (PE) su foto, entro teca in plexiglass. base d’asta: 8.000 € stima: 14.000/16.000 €

812/Profumo di Pino

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711 PINO PASCALI Bari 19/10/1935 – Roma 11/09/1968 Esplosione, 1959 china acquerellata su carta cm 23×33, firma e anno in basso a destra, etichetta per autenticità e provenienza della Galleria Fabjbasaglia (Rimini) su stampa fotografica, opera registrata presso l’Archivio Pino Pascali a cura della Galleria Frittelli arte Contemporanea (FI) come da certificato allegato. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

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Bene. Pino Pascali realizza questo lavoro che è si sta diplomando o è fresco di diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Non si cimenta nella figurazione (una bella veduta dal Pincio con sane venature di realismo pittorico), ma si getta nel vortice dell’informale-globale assorbendo, da par suo, l’elettricità dell’espressionismo astratto americano (se questo bozzetto lo firmi Jenkins non si offendono nè Jenkins nè Pascali) e il lirismo segnico dei Gutai. Di lì a poco Pascali ibuzierà a essere scenografo, bozzettista, creativo. Genio, insomma. In asta sabato 24 settembre, alla Meeting Art di Vercelli.

812/Buongiorno

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739 GIANMARCO MONTESANO Torino 21/06/1949 Poco lontano da casa mia vedevo, allora, meraviglie, 1995 olio su tela cm 118x70x2,5; firma, titolo, anno, etichetta e timbro della Galleria Arte Vinciguerra (Bellona-CE) al retro, certificato di provenienza della Galleria Allegrini Arte Contemporanea (BS) allegato, opera priva di cornice. base d’asta: 1.000 € stima: 3.000/4.000 €

812/ Autoritratto

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773 GINO DE DOMINICIS Ancona 1947 – Roma 1998 Autoritratto, (1962) anni ’90 tecnica mista (pane operato) entro box in legno verniciato nero cm 24x23x7, firma, titolo, anno 62 e firma per provenienza di Pio Monti al retro. Bibliografia: -“Gino De Dominicis” Catalogo Ragionato, volume I (1947-199), edizioni Skira, pagina 505 con datazione primi anni ’90. -“Vette, sentieri verso l’arte contemporanea” Palazzo Frisacco, Tolmezzo, 8 luglio – 26 settembre 2010, pagina 27. base d’asta: 7.000 € stima: 12.000/14.000 €

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Su De Dominicis devo ancora imparare troppo per avventurarmi anche in semplici banalità introduttive. Mi limito , per presentare questo lotto che andrà in asta Domenica 25 settembre, nella 812 di Meeting art,  a riproporre la recensione di una mostra dell’artista di ben 12 anni fa pubblicata su Repubblica. Mi piace immaginare di andarci, tornando a cosa ero io e cosa eravate voi nel 2004. Ma questo è un altro mistero…

Gino De Dominicis si è continuamente autoritratto. L’ immagine dell’ artista – la corporea e quella dell’ altro, fantastica, che si è attentamente costruito in quarant’ anni di attività – è del resto strettamente connessa con l’ idea dell’ autoritrarsi: non solo l’ esibizione della propria immagine, ma il togliersi di mezzo, scomparire, sottraendosi al dominio del tempo e alla prassi delle etichette. Lo dimostra la bella mostra aperta fino al 5 luglio da Erica Fiorentini nell’ omonimo Studio di via Margutta. In quella che è la prima consistente personale romana allestita dopo la morte dell’ artista avvenuta sei anni fa, sono proposti 14 lavori, la metà circa degli anni ‘ 70, prestati da collezionisti privati. E se nella prima stanza sono esposte, quasi una attaccata all’ altra, opere dell’ ultimo periodo in cui appare il viso (fotografato o contraffatto) dell’ artista, nella seconda sala domina la sua assenza, ossia il cappello sospeso e le scarpe sul piedistallo della “Statua” del 1978. Del resto De Dominicis – nato «ad Ancona il primo aprile 1947» si legge nella biografia autorizzata pubblicata, insieme con la “Lettera sull’ immortalità” del 1970, nel quaderno edito in occasione della mostra – «scompare il 29 novembre 1998 dopo aver accuratamente cancellato le tracce del suo passaggio sulla terra». Il tema dell’ invisibilità e l’ ossessione dell’ immortalità dominano il lavoro di questo protagonista dell’ arte italiana del secondo Novecento. Un panorama all’ interno del quale si è ritagliato uno spazio per come si è volutamente sospeso tra fisicità dell’ opera e rigore del pensiero: pittura e scultura da un lato; purezza concettuale dall’ altro. Il tutto restando volutamente “in bilico” tra presenza e assenza, corporeità e immaterialità. Lo dimostra un pezzo storico come l’ “Asta” in metallo dorato, sospesa all’ interno di una candida nicchia di legno alta quasi tre metri: un’ opera esposta nell’ 81 nella rassegna Identité italienne allestita da Celant al Centre Pompidou e oggi riproposta all’ ingresso della galleria. Proprio di fronte a “Conversazione con macchia” del ‘ 71, dove l’ artista appare quattro volte in foto mentre dialoga con una presenza oscura, un “altro da sé” dipinto a china. A china su carta è anche “L’ uomo invisibile” del 1978, un fantasma come “La Statua” del ‘ 78. Ma ecco che in “Venezia 1972-Autoritratto Roma 1992” l’ artista, che a 19 anni si era stabilito per sempre a Roma «immaginandola fondata dai Sumeri», si ridà corpo. E dipinge l’ immagine di un Ecce Homo deforme, con un ghigno dolente scavato nella tempera stesa con furore espressionista sul fondo di vetro