Archivio mensile:novembre 2016

Bionda

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237 MARIO BIONDA Torino 1913 – Penango (AT) 1985 Senza titolo, 1966 tecnica mista e collage su tela cm 93×73, firma e anno in basso a destra.

Mercoledì. Asta 816. Un artista che ha provato ad affrontare la fusione di generi, superando i preconcetti figurativi e quelli astratti. Profeta isolato. Ma profeta.

Beuys e il cibo-arte-pensiero

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JOSEPH BEUYS Kleve 1921 – Dusseldorf 1986 ..Food for thought multiplo (stampa litografica) su carta cm 88×16, timbro in blu “Free International University” e firma a matita dell’artista in basso. Bibliografia: -Catalogo ragionato: Schellmann 206

Martedì 29 novembre (asta 2422) Joseph Beuys. Un’opera multipla nota ai grandi musei , a partire dal Moma. E’ un testo che Beuys scrisse a macchina nel 1977 per poi essere riprodotto (in circa 500 esemplari) con il timbro della Free international University.  Si tratta di una riflessione dell’artista sull’essere arte in quanto esseri creativi. Forte è il ricordo della sua permanenza in Italia, soprattutto a Bolognano in provincia di Pescara. “La figura dell’artista tedesco a Bolognano è onnipresente. Giganteggia ancora, nella memoria di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, intabarrata, di spalle e con il viso rivolto verso la valle del Pescara e la montagna. Icona, che con famigliarità indossa l’immagine con cui siamo soliti, nell’arte e nella cultura, identificare l’uomo e l’artista romantico. L’uomo ossessionato dal dominio/confronto con il cosmo, rapito dalla sua dimensione, dalla sua complessità e ingovernabilità”. (Terra D’Abruzzo). Sono gli anni in cui Buys fonda l’Istituto per la rinascita dell’agricoltura. L’uomo che si confronta  con la terra per ottenere il suo sostentamento. E’ il cibo-arte-pensiero . “Esistono artisti che sono contadini e che coltivano patate“. Scrive Beuys che aggiunge: “Se un uomo può far sviluppare una cosa di importanza vitale dalla terra, allora lo si deve considerare come un essere creativo in questo campo”. Pensieri. Ci siamo ancora abituati?

Mani in pasta

Cosa comprare? L’autunno, con la struggente noia di queste splendide giornate uggiose, porta il profumo di aste e fiere d’arte.  E con la voglia di cose nuove a parete anche la domanda iniziale. Quella che, bisbigliata, ho girato alla Meeting Art di Vercelli, all’ad, ai selezionatori d’opere, ai clienti (tanti) in giro per la mostra dell’asta 816 (che si apre sabato 26). Ne ho tratto queste conclusioni che condivido.

 Arte (troppo) programmata.  Il mare magnum del cinetismo, dell’op art, dell’arte programmata è in una bolla che non si gonfia più, al momento. Le soglie alte delle basi d’asta non sono più assorbite con facilità dal mercato come solo un anno fa. Dubbio atroce: è il momento di prendere, comunque, per poi rivendere contenti o di vendere per non dover svendere? Bella storia.

Analitica in analisi. Mesi di ritocchi verso l’alto, ma, ora, non si ritocca molto. La rincorsa a  Giorgio Griffa (che era partito tre/quattro anni fa, ma che non sta più accelerando) non è più così esplosiva, a partire dal buon Pinelli. Olivieri (il più onirico) resta ancora staccato, Cacciola (il purista del gruppo) si rigenera con i suoi attualissimi multigum, Zappettini, l’ideologo del gruppo, cerca un distinguo di mercato. Su Aricò, il precursore non ci sono segnali forti di forti risalite.

(Hip) Pop Art. Schifano, Festa, Angeli, ma soprattutto Giosetta Fioroni (e perchè no Tacchi e Lombardo) restano in fibrillazione. C’è chi dice che sono ancora dei best buy (Fioroni, ripetono). Ma il dubbio è che, a questi valori d’acquisizioni cosìalti,  siano acquisti con prospettive di rivendita già a medio termine (la bolla esploderà?). Certo è che, ma è nota personale, se avessi preso i Coriandoli di Festa un anno fa adesso sarei contento (vendendoli ovviamente).

Butta la pasta.  Forse è ora di buttarsi sul Pastificio. La caccia al nuovo movimento boom che salga come la Transavanguardia in passato, è iniziata. E nel mirino ci sono gli artisti dell’area romana post-Transavanguardia che lavoravano nell’ex pastificio Cerere: Gallo, Pizzi Cannella , Tirelli, Dessì, Nunzio (su tutti). Ma a livelli ancora umani c’è anche Ceccobelli di cui propongo di sotto i lotti dell’asta 816 (due top-lot dell’artista a prezzi da under-lot).

Figurarsi il figurativo. Sotto sotto te lo dicono tutti: torna di moda sul mercato. Torna il figurativo 3.0 che riproponga gli antichi fasti del figurativo classico. Quello dei Nuovi Nuovi, degli anacronisti e dei Pittori Colti (occhio, ti dicono, ai rarefatti, perchè stipati dai collezionisti: Bertocci, Abate, De Stasio, Bartolini Ubaldo, Bonechi e Laura Gandolfi).

Due nomi… Ma se devo prendere senza rimpianti di corrente, area, critica strutturata? Se voglio due artisti buoni, comunque… Da Vercelli due nomi, come l’uno fisso delle vecchie schedine: Paul Jenkins e Pino Pascali.