Archivio mensile:gennaio 2017

Street art, storia da riscrivere?

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123 OTTAVIO GROLLA Vercelli 1888 – Como 1923 Piazza Amedeo IX, Vercelli olio su tela rintelata cm 39×60, firma in basso a destra

Scoop storico artistico in un’asta Meeting art: Se fossi in vena di sparare titoli potrei giocarmi questo. Di certo la curiosità è ghiotta. Il quadro nella foto è stato, infatti, dipinto sicuramente prima del 1923 e, credendoci, potrebbe spingere a rivedere le nostre nozioni sulla nascita dei writers e dei graffitari, ovvero gli Street artists. In subordine potremmo ragionare sul realismo di questo artista che coglie uno scorcio urbano privo di fronzoli. Un uomo dialoga con qualcuno nascosto da un gabinetto old style. E sul muro di cinta un graffitaro del tempo ha raccontato la sua storia. Questa…

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Venezia, ancora tu…

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139 UMBERTO BONZANINI Novara 1900 – Novara 1988 Venezia olio su tela cm 88×135, firma in basso a sinistra

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Questa Venezia fa la la sua porca figura. Inizio trash per attirare l’attenzione. Ho visto questo lotto dal vero (andrà in asta domenica 29 nell’asta dei dipinti vintage dominati dal capolavoro di Boldini di cui ho dissertato in un precedente post). L’ho visto insieme ad altri astanti e siamo rimasti piacevolmente sorpresi. Bella inquadratura, belle dimensioni, stile da vendere (ai tanti pittori che fanno venezie con la v minuscola). E’ uno di quei quadri che preso a mille euro (più gli optional d’asta) trasforma il tuo soggiorno in qualcosa in cui ti dicono: “ehi, che bello…”. Potere di Venezia, potere della buona pittura.

Emicraniart

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116 CARLO RIZZETTI Ixelles-Bruxelles (Belgio) 1969 Emicrania, 2006 assemblaggio di oggetti in plastica cm. 71x35x35, firma e anno sotto la base, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. Bibliografia: -“Cracking Art Revolution”, a cura di Piero Adorno, Claude Lorent e Francesco Santaniello, edizioni Skira (MI), pagina 26

Senza riserva
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Il progetto della Cracking art ha avuto diversi pregi e un solo difetto: che si è perso nel rivolo di tensioni che da sempre trasformano le squadre vincenti in accozzaglie di singoli in movimento disorganico. Ognuno per sè, ma per cosa?. Non entro nel merito della diatriba tra artisi, entro invece nel merito di un arte che sa giocare con il riciclo del surreale. L’idea di un’emicrania fruttuosa a me piace e rende meno triste l’emicrania vero di cui soffro senza poter gustarne i frutti.
L’opera è in asta giovedì 26 gennaio dalle 15 alla Meeting Art.

Fate la carità

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4 BALDASSARRE VERAZZI Caprezzo (NO) 06/01/1819 – Lesa 08/01/1886 Davanti la chiesa, 1856 olio su tela cm 121×96, firma e anno in basso a sinistra

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Il buon Baldassarre Verazzi era stato allievo a Brera di Hayez(quello del bacio cioccolatino). Emigrò in Sud America dove i suoi ritratti di generali e notabili sono conservati nei musei di Buenos Aires e Montevideo. Poi tornò in Italia e dipinse questo olio su tela in asta sabato 28 gennaio alla Meeting Art di Vercelli (unasta di dipinti old style dominati da un capolavoro di Boldini di cui ho già parlato). Ho citato il otto di Verazzi da Caprezzo perchè oggi sono stato a Vercelli e ho visto come se fossi tornato al Salon di Parigi tutte le opere dell’asta old style schierate sulle pareti. Forse non era il Salon, quanto  la parete del salotto buono di un notaio, di un medico condotto, di un padrone delle risaie. Paesaggi, ritratti, paesaggi, ritratti. Marine. Paesaggi E, poi, questa ragazzetta che chiede l’elemosina. E’ decisamente in posa per l’obiettivo (ops, la tela e il pennello). Recita la parte della piccola fiammiferaia (senza neppure i fiammiferi per scaldarsi). Ho visto, oggi,  questo quadro da vicino a Vercelli e l’ho persino trovato pre-metafisico, pre-realista, pre-concettuale. Ho immagginato il Verazzi da Caprezzo che lo dipingeva per una committenza a cui piaceva crogiolarsi nella pietà pelosa di chi sa di essere dalla parte di chi è ricco in un mondo di poveri. Fate la carità, ma, tranquilli, è tutta una finta. E’ solo un reality. E’ la buona pittura del nostro Ottocento che adesso costa spiccioli e che, a volte, vale la pena cercare nelle tasche. Per stupirsi di come l’arte sia alla fine una grande commedia.