Archivio mensile:gennaio 2017

Il passato è già futuro

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Lo vedete questo Arturo Ciacelli del 1930? Una sberla di capolavoro (71×93) che partiva a mille euro nell’asta 818? Ecco non c’è più. E’ stato aggiudicato domenica 8 dicembre a 4.300 euro. Ha più che quadruplicato la base ed è già un bel botto, ma attenzione…Ciacelli come Pippo Oriani appartengono a quella parte del Secondo Futurismo che la nostra critica d’arte ha ingiustamente penalizzato. Oriani e Ciacelli non erano fedeli alla linea ideologica dei Marinetti e dei Balla e per questo sono stati emarginati. Ma uno come Ciacelli che ha insegnato arte in Svezia e ha soggiornato a lungo a Parigi (non è chiaro come questo quadro risenta del dialogo faccia a faccia con Robert e Sonia Delaunay, con Leger o con lo stesso Kandinski?) è destinato prima a poi a muovere il mercato. Il segnale di Vercelli è forte. E, mannaggia a me, che mi sono distratto (per colpa anche dei budget). Sperando che in asta tornino presto i disegni di Ciacelli proposti con le quotazioni di una serigrafia a più passaggi colore di Nunziante o di Gonzaga.

Mastroianni meglio di tanti

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351 UMBERTO MASTROIANNI Fontana Liri (FR) 21/09/1910 – Marino Laziale (Roma) 24/02/1998 Senza titolo tecnica mista su cartone operato cm 68×49, firma in basso a sinistra, dichiarazione d’autenticità e archivio del Centro Studi dell’Opera di Umberto Mastroianni su foto, l’opera sarà pubblicata nel III Tomo del Catalogo Ragionato dell’Opera di Umberto Mastroianni.

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Quello che andrà in asta sabato 14 gennaio alla meeting Art non è forse il più bello dei Mastroianni possibili, ma Mastroianni è di gran lunga il migliore degli artisti possibili soprattutto quando un lotto come questo gira attorno ai mille euro.

Ruvida poesia

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18 LUCIANO BARTOLINI Fiesole (FI) 23/07/1948 – Milano 1994 Senza titolo, 1989 tecnica mista e collage su cartone telato ovale cm 30×24, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. senza riserva stima: 800/1.200 €


Sabato 6 gennaio giorno delle Epifanie si manifesterà alla Meeting Art, nell’asta 818, questo lotto. Di Luciano Bartolini. Artista di concetto e di pensiero, che ha attraversato gli anni Settanta, cercando una propria via espressiva. In realtà Bartolini cercava le ombre nel sovrapporsi delle trasparenze della carta ( il supporto-materiale-colore-concetto) che ha utilizzato in modo predominante. Dai fazzolettini adagiati uno sopra l’altro a quest’opera del 1989 che appartiene al ciclo delle Foreste di vetro. La base è carta vetrata, ma il gioco è quello di percepire l’ombra tra la ruvida superficie della materia, che poi non è altro che la vita.

Fabio Aguzzi (1953-2016)

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                                              Fabio Aguzzi (autoritratto), 2005

Un artista muore più volte. Perchè l’artista è un gatto  conscio delle proprie nove vite. Sa che ad ogni salto nel vuoto ne rischia, comunque, una. L’arte, infatti, è un arcipelago di cose da creare, ma tra un’isola e l’altra c’è un vuoto. Quello creato dal mercato dell’arte, dai galleristi, dalle istituzioni museali, dai curatori di mostre. Quando un artista crea su un’isola e vuole fare un balzo verso quella successiva, dove scorge altre idee belle da dipingere o assemblare, spera che qualcuno dal vuoto lo sorregga. Forse Fabio Aguzzi, splendido pittore figurativo, ha deciso che non serviva più un altro balzo. Nessuno dal vuoto lo avrebbe aiutato. Fabio Aguzzi, la notte di San Silvestro, è tornato così nella sua casa di Vidigulfo (un paese immerso nella nebbia pavese). Si è seduto al tavolo, ha acceso il suo sigaro, ha bevuto l’ultimo sorso di whisky e si è sparato. Aveva 63 anni . Aveva insegnato a Brera, aveva dipinto Venezie, donne desiderose, oggetti della memoria. Aveva reso onirico il suo sguardo. Se ne è andato nella notte degli auguri. Io adesso gliene faccio uno: auguri Fabio, che la nuova isola dove sei arrivato sia la più bella di tutte.

dt_5_sFabio Aguzzi dipinge come respira. Tele e pennelli, sigari e whisky condividono i suoi giorni e le sue notti solitarie, compagni silenziosi di un’ ode cromatica che egli compone all’infinito per il suo unico amore, la sua musa eterna: la luce. Da sempre, continua ad essere il suo appassionato amante, tanto fedele e paziente quanto lei si mostra mutevole e capricciosa. Dolce e impolverata, come in autunno nella pianura lombarda, dove egli è nato nel 1953, umida e soffusa come durante l’inverno a Venezia, la città adorata che si confonde con il suo riflesso, cruda e truccata quando denuda corpi femminili, carezzevole quando avvolge di poesia gli oggetti del quotidiano e attrezzi ferrosi o dalle impercettibili sfumature come nelle lontane isole da poco esplorate. Più che ogni cosa, è la luce che l’ispira, è il suo ossigeno…”

Miss Top Lot

Oltre l’astrazione, l’estroflessione, la pittuscultura, il concettuale, l’iconico e l’aniconico: il top top lot del 2017 è Pittura senza se e senza ma. E’ pittura per il gusto di farlo, per l’edonismo di praticarla, per la sofisticata e snobbissima voluttà di fare quadri senza pretendere che conunichino messaggi reconditi, codici subliminali, teorie cosmologiche. In realtà Giovanni Boldini un’idea in testa l’aveva. Fissa. La donna. La donna bella. La Dea.

5fbbaa5b3f48d64954a6b8e2ae2287a1_sA gennaio nell’asta di pittura dell’Ottocento di Meeting Art andrà un Boldini da classifica dei record price per i giochi italiani dell’incanto (non a caso gli è stata dedicata la copertina del catalogo dell’asta di diointi del XIX e XX secolo che partirà il 28 gennaio). La stima è a richiesta, ma si vocifera che solo con un milione di euro si comincerà a ragionarci. L’opera è questa. Anzi io partirei da qui, dal piede. E’ quello di Lina Bilits. Lina è una modella che Boldini conosce nel 1911 a Parigi durante le mostre a Salon della Société National des Beaux-Arts. Lina resterà con lui fino al 1919 quando l’artista riceverà la Legion d’Onore. Il piede di Lina dipinto da Boldini è una forma che le sue tipiche e esclusive sciabolate di colore pastoso e vibrante al tempo stesso rendono cinetica, dinamica. Ombre di luce che creano un effetto cinematografico, un’illusione ottica da Belle Epoque.

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Ecco invece Lina in tutto il suo splendore. Raffinata e rarefatta anche se colta in un momento intimo, mentre legge lasciando, però, immaginare cosa abbia fatto poco prima. Ma la Dea di Boldini non si cura degli sguardi, li cerca. E l’artista si adatta come pochi nella storia della pittura moderna all’eterno gioco della seduzione.

Voilà, miss Top Top Lot.

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GIOVANNI BOLDINI Ferrara 31/12/1842 – Parigi 11/01/1931 Donna che legge a letto, 1914 olio su tela cm 73×92, firma in basso a destra, etichette GAMManzoni e Ministero per i Beni e le attività Culturali al retro, opera registrata presso l’Archivio Tiziano Panconi come da dichiarazione su foto. Provenienza: Atelier Boldini; Collezione Piceni, Milano; Asta Finarte, Milano 1967. Esposizioni: 1967, Milano, n.33; 2008, Montecatini Terme; 2015, GAMManzoni. Bibliografia: -Cardona ms. 1931, n. 42 t -Catalogo Finarte, Milano 1967, Tav. XXXII, n. 33, pagina 23. -Camesasca 1970, pagina 29 n. 530. _Boldini Mon Amour, a cura di Tiziano Panconi, Montecatini Terme, 18 settembre – 30 dicembre 2008. -Giovanni Boldini, Catalogo generale, a cura di Bianca Doria, Rizzoli editore, al numero 634 volume (schede) e piena pagina 634 volume (dipinti). Stima: a richiesta base d’asta: a richiesta