Archivio mensile:febbraio 2017

823/Bendinicolors

012017001149
31 VASCO BENDINI Bologna 27/02/1922 – Roma 31/01/2015 Orizzonti, 1961 olio su tela 70×90 cm, firma, titolo e anno al retro. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

————–
Ecco il terzo artista a dita di una mano per cui varrebbe la pena fare qualche sostanziosa rinuncia edonistica. Studia Architettura a Bologna, poi si immerge nella pittura con Morandi e Guidi a Firenze. Un naturalista secondo Arcangeli, un genio sopito e silenzioso secondo molti. Il lotto è in asta sabato 11 marzo nella 823 di Meeting art.

823/ Vel..asco

012017000842
197 VELASCO Bellano (LC) 25/08/1960 Vela, 1999 olio su tela 70×80 cm, firma in basso a destra, titolo, firma, anno e timbro Italian Factory al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista e timbro Italian Factory su foto, timbro Italian Factory su fotografia allegata ritraente l’artista con l’opera. base d’asta: 3.000 € stima: 9.000/10.000 €

—–

Ho sentito parlare di lui, 15 anni fa agli albori della mia infatuazione per l’arte contemporanea (che prosegue, anche se con i ritmi e i tempi delle passioni mature). Velasco era allora un giovane e solido pitturo figurativo, in grado di evocare nelle sue opere la potenza ancestrale della pittura. Era uno dei campioni dell’Italian Factory. Resta uno dei campioni senza clamori, senza recensioni compulsive. In asta, la 823, di Meeting Art. Seconda tornata, domenica 12 marzo.

Vacchi, un chiodo trovatelo…

012016014267
48 SERGIO VACCHI Castenaso (BO) 01/04/1925 – Siena 15/01/2016 Bozzetto nativo n.4, 1960 olio su tela cm 30×40, firma e anno in basso a destra, titolo, firma, anno ed etichetta della Galleria Odyssia (Roma) al retro. Bibliografia: -“Sergio Vacchi, Catalogo ragionato dei dipinti”, Tomo II, 1948-2008, a cura di Enrico Crispolti, Edizioni Skira, pagina 640 al n° 3/1960/12.

Un artista che ha attraversato la storia dell’arte italiana nella seconda caldissima metà del secolo breve. Sergio Vacchi. Questo lotto va in asta mercoledì in una tornata mordi e fuggi, visto e piaciuto, nessuno a spiegarti il perchè e il percome. Un martelletto virtuale a scandire il tempo. E’ un’opera con un suo perchè, segna il momento di transizione nella vita artistica di Vacchi. Sta per lasciare l’informale così come ha lasciato Bologna (e la guida di Arcangeli). adesso Vacchi è a Roma, conosce i critici Crispolti e Micacch, si avvicina a Guttuso e Ennio Calabria. Sta per approdare a un figurativo-sociale. Immomenti di passaggio sono importanti. Questo lotto è da catturare…

823/Karel “Cobra” Appel

012017000715 94 KAREL APPEL Amsterdam 25/04/1921 – Zurigo 03/05/2006 Senza titolo, 1974 tecnica mista su carta intelata 67×83 cm, firma e anno in basso a sinistra, già asta Christie’s (MI) gennaio 2005, già asta Bukowskis (Stoccolma) novembre 2003, opera registrata presso la Fondazione Karel Appel come da dichiarazione su certificato d’autenticità allegato. base d’asta: 8.000 € stima: 18.000/20.000 €
—-

Il secondo artista dedicato a un dito della mano per cui a mio parere, nell’asta 823 di Meeting Art, sarei disposto a fare grosse rinunce edonistiche per l’anno in corso. Gruppo Cobra, Storia dell’Arte alla massima potenza.

823/Frank Stella

012017000594
99 FRANK STELLA Malden (USA) 12/05/1936 Senza titolo, 1981 pastelli ad olio su carta 100,3×114,3 cm, firma e anno in basso a destra, etichetta della Christie’s al retro, dichiarazione d’autenticità e archivio n° 81-117 S/J dell’artista su foto. base d’asta: 30.000 € stima: 60.000/70.000 €

stella-k0fg-u4324022256325orf-1224x916corriere-web-sezioni-593x443Uno dei top lot dell’asta 823 di Meeting Art entra in scena nella prima sessione di sabato 11 marzo. Un’opera dello scultore, artista minimalista Frank Stella (uno che a 16 anni era già esposto al Moma). Tra i cinque nomi di artisti da prendere sotto i 50mila euro a costo di rinunciare a una vacanza lunga, l’auto nuova e un bel paio di scarpe da running io ci metto Stella (poi vi dico gli altri, forse…)
Cliccando sulla foto di questo mito vi rinvio a una bella e densa intervista che Stella ha rilasciato alla Lettura del Corriere della Sera.

823/Parola di Vanna

012017000114
15 VANNA NICOLOTTI Novara 1929 Tabor, 1985 carta fustellata e caratteri a rilievo 70×50 cm, etichetta dell’artista al retro, dichiarazione d’autenticità e archivio dell’artista su foto. base d’asta: 500 € stima: 1.500/2.000 €

———–

L’asta 823 di Meeting Art partirà il prossimo 11 marzo con questa scansione di tornate.
Prima Sessione: Sabato 11 Marzo 2017 ore 14:30 – Lotti dal 1 al 100
Seconda Sessione: Domenica 12 Marzo 2017 ore 14:30 – Lotti dal 101 al 200
Terza Sessione: Sabato 18 Marzo 2017 ore 14:30 – Lotti dal 201 al 300
Quarta Sessione: Domenica 19 Marzo 2017 ore 14:30 – Lotti dal 301 al 400
Quinta Sessione: Sabato 25 Marzo 2017 ore 14:30 – Lotti dal 401 al 500
Sesta Sessione: Domenica 26 Marzo 2017 ore 14:30 – Lotti dal 501 al 600.

Ai primi colpi di martelletto a Vercelli si incontrerà quest’opera di Vanna Nicolotti. Artista poco inquadrabile, poco classificabile, ma per questo intrigante. L’uso della parola in rilievo (in questo caso di deciso afflato biblico) è una sua cifra creativa. Potremmo discutere che, prima di lei, la parola era apparsa già nelle opere  degli artisti concettuali (e tra loro i proto-Salvo e i proto-Stefanoni). Vabbè si può risalire a Kosuth e si mettono tutti a sedere. La parola resta comunque, con il suo potere evocativo che dialoga con la forma. Anche se è parola di Vanna. A seguire una sua biografia.

Nata a Novara nel 1929, vive e lavora a Milano. Liceo Artistico e Accademia di Brera sotto la guida di Achille Funi e di Mauro Reggiani. Si diploma nel 1957. Prosegue gli studi di grafica con Oscar Signorini. Dal 1959 fa parte di D’Ars Agency a Milano ed è tra i fondatori di D’ARS, la più antica rivista d’arte contemporanea in Italia ancora pubblicata regolarmente. Esordisce nel 1960 con due pannelli polimaterici per la Biblioteca Musicale del Conservatorio “G. Verdi” di Milano e collabora all’allestimento dell’attiguo Nuovo Museo Storico.Dopo la prima personale a Milano nel 1963 inizia la ricerca tridimensionale nell’area della nuova realtà spaziale di Lucio Fontana esponendo i primi esempi a Londra nel 1964, Milano (Galleria Pater, 1966), Lecco, Como e Roma. Giunge poi a veri e propri rilievi di tela intagliata e dipinta, sovrapponendo più strati su fondo metallico (le Strutture variate). Opere ascrivibili a quella “geometria sensibile” teorizzata dal critico brasiliano Roberto Pontual (serie dei Mandala e delle Porte), esposte in diverse mostre personali in Italia e all’estero: a Soria e Valencia, Spagna nel 1970, a New York nel 1973. È da ricordare la presentazione, al CAYC di Buenos Aires e al Museo Genaro Peréz di Cordoba in Argentina, 1975, del ciclo di opere grafiche Strutture del Quarto Mondo. Dal 1976 ha fatto parte del Movimento Arte/Genetica fondato a Lecce da Francesco Saverio Dodaro e dal 1979 ha partecipato a varie operazioni di Mail art. Nel 1978 introduce la parola (e nel 1982 i numeri), in caratteri a rilievo disposti sul piano della tela intesa come pagina, in una serie di opere esposte in mostre bipersonali con Fernanda Fedi intitolate Testo a fronte (a Torino, Milano, Como, Firenze, Genova) e in seguito a Tokyo, Giappone nella personale alla Ginza Gallery, 1984. Tra le numerose rassegne: IX Quadriennale di Roma (1965), premio “Joan Mirò” a Barcellona (1965-1973), Biennale di Bolzano (1967-1969), XI Salone di Marzo a Valencia (1970), “Peau de Lion” alla Kunsthaus di Zurigo (1970), Museo d’Arte Moderna, Tokyo (1984), Biennale di Venezia, Padiglione Italia a Torino, Palazzo delle Esposizioni (2011).Sue opere sono state acquisite da musei e collezioni Italiane e straniere, tra cui: Museo Vicente Aguilera Cerni, Villafames Castellon (Spagna); Statford College, Danville (USA); Frank V. De Bellis Collection, State University, San Francisco (USA); Museo de Arte Contemporanea, Ibiza (Spagna); Museo de Arte Contemporanea, Pernanbuco (Brasile); Civica galleria d’Arte Contemporanea, Ascoli Piceno; Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Termoli; MACC, Caltagirone; mim Museum in Motion, San Pietro in Cerro (Piacenza).

Il bulino di Dorazio

 

012016014034
13 PIERO DORAZIO Roma 28/06/1927 – Todi 17/05/2005 Senza titolo, 1971 incisione all’acquaforte su carta cm 50×65, esemplare 4/10 P.A., firma e anno in basso a destra.

———-

Dorazio. La ricerca sul colore senza colore. I bianchi e i neri, l’emozione dei tragitti lasciati sulla lastra dal bulino. In asta il giorno di San Valentino in Meeting Art dalle 16. Perchè no?

Sorpresa colta (2)

Giorgio Garbi - belgioioso , castello , inaugurazione mostra quadri

La mostra in corso al castello di Belgioioso su quattro artisti (Alberto Abate, Carlo Bertocci, Lorenzo Bonechi e Ubaldo Bartolini) legati alla Pittura Colta (che si chiuderà il 12 marzo) pone diversi interrogativi. Uno su tutti. C’è una parte importante della storia dell’arte italiana dagli anni Ottanta in poi di cui si sono perse le tracce (soprattutto a livello di mercato). La riflessione su questa pittura simbolica, evocativa, emozionale, archetipica aveva in Italo Mussa, critico di prima grandezza scomparso prematuramente nel 1990, il suo fulcro interpretativo. Scomparso Mussa, la Pittura Colta non trovò, infatti, più radici “ideologiche” solide. Anche il percorso critico degli Anacronisti (termine sostenuto da Maurizio Calvesi) non aveva la forza d’urto adeguata per sostenere la sfida (soprattutto di mercato) con il team della Transavanguardia, l’altra faccia della nuova figurazione. E si arriva ai giorni nostri. Si arriva al castello di Belgioioso. Un importantissimo collega giornalista che si occupa d’arte mi ha sintetizzato, visitando la mostra,  perchè secondo lui in Colti non hanno avuto il loro boom. “Il concetto di Colto era pretenzioso, persino spocchioso… _ mi ha detto _ La loro era una pittura ambiziosa, appariva retorica, ridondante senza la forza creativa e comunicativa della Transavanguardia” . Bene. A questa legittima considerazione ho posto io il mio dubbio. “Assodato che la Transavanguardia ha meritato il suo successo, appurato che non c’è molto da aggiungere in proposito, considerato però il fatto che un’opera di Sandro Chia vale almeno il doppio se non il triplo di un’opera analoga di uno dei Colti, dal punto di vista dell’interesse d’investimento collezionistico è meglio scrivere oggi di Chia o di Bertocci?”. Non mi ha risposto, mi ha sorriso. E io ho capito che questo post ha un senso così come la mostra di Belgioioso (nella foto la sala dedicata a Alberto Abate)

Sorpresa Colta…(1)

20170204_200158

Belgioioso (Pavia). 4 febbraio 2016. Il castello.Ha aperto la mostra dedicata a quattro artisti della Pittura Colta (Alberto Abate, Carlo Bertocci, Ubaldo Bartolini e Lorenzo Bonechi). Mostra dedicata alla figura del critico (scomparso  nel 1990) Italo Mussa.  Mussa sosteneva che l’arte degli anni Settanta, concettual-poverista, stesse diventando cosa “tristissima” e che si dovesse tornare al colore e al sogno. Si tornò così a dipingere quadri con una forza tale che nessuno può, vedendoli. sfoderare la frase idiota”questo lo potevo fare anch’io”.  In questa foto sfocata, ma vera, una delle 400 persone che hanno partecipato all’inaugurazione  della mostra pavese mostra cosa abbia potuto significare alla fine degli anni Settanta esporre opere d’arte che tornavano a emozionare partendo dalla vista e non dagli altri sensi. Meno concetto, più cuore. Chi ha visitato la mostra Colta ha condiviso una sensazione di sorpresa e serena inquietudine. Per la cronaca la signora sta guardando una grande tela del compianto Lorenzo Bonechi che si abbeverava ai modelli della pittura del Quattrocento con il piglio di un arte senza più tempo. E il cuore batte. (e, forse, anche il mercato come spiegherò più avanti). (continua)