Archivio mensile:marzo 2017

Lascio dietro di me…

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584 BRUNO CECCOBELLI Montecastello Vibio (PG) 02/09/1952 Lascio dietro di me, 1992 acrilico, cera e disco di cartavetrata su legno sagomato e operato 111,5×201,5×5,5 cm; firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera priva di cornice. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

Perchè si fa una collezione d’arte? Risposta unanime: per guadagnarci, of course. Non facciamo, infatti, i puritani senza esserlo, razza di farisei che siamo. Peccatori d’arte incalliti e penitenti (ogni tanto ci purifichiamo con acquisti ispirati dalla pura bellezza di contenuto). Nessuno, però, compra gran parte dei quadri, sculture e installazioni se, sotto sotto, non sentisse il profumo (o la puzza) di una speculazione (sia pure ideale).Ogni tanto bisognerebbe pure acquistare quadri con l’orgoglio di vederli al centro di una mostra. Ammirati, discussi, vissuti. Ecco, giusto giusto sovviene ad aiutarmi nel concetto questo lotto lasciato invenduto nell’asta 823 di Meeting Art. Serve molto spazio per esporlo (ma i quadri che ne richiedono poco spesso hanno poco da dire se non di essere stati fatti per occupare poco spazio), serve pure di chiedere a Ceccobelli (il poeta dell’ex Pastificio di Roma)cosa ha voluto dire. Decriptare un quadro è cosa bella, ve l’assicuro. Poterlo poi spiegare ancor più bella. E lo lasciamo indietro?

Guttuso “68”

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565 RENATO GUTTUSO Bagheria (PA) 02/01/1912 – Roma 17/01/1987 Senza titolo, databile 67/68 tecnica mista su carta 48,5×54 cm, opera non firmata, opera registrata presso gli Archivi Guttuso di Roma come da dichiarazione su foto. base d’asta: 5.000 € stima: 9.000/10.000 €

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Terrazze romane, le cene nelle trattorie borghesi di Trastevere, le sigarette accese con la nevrosi del “cumenda”, le trattative capitalistiche con mercanti e collezionisti. Poi, di tanto in tanto Guttuso apre la finestra dell’attico romano prima di crogiolarsi negli orizzonti lacustri di Velate e si compiace di chi sta facendo la rivoluzione al posto suo, partigiano o hippie armato di chitarra con carica di polizia annessa che dir si voglia. Lo dipinge da par suo (non sempre) e lo fa vedere al segretario del Partito e poi accende la sigaretta. L’artista cerca di rendere immortale ciò che ha visto. Non chiedetegli di più. Guttuso, nell’asta 823 di Meeting Art Domenica 26.

Raccagni, liberi liberi

Ricevo e pubblico una densa testimonianza del figlio Luca sul lavoro di Andrea Raccagni di cui ho trattato nel precedente post. Credo di fare cosa utile a chi vorrà o cercherà di aggiudicarsi un’opera in asta che racconta dell’esperienza di un uomo libero, ancorchè artista. Grande artista.

012016008538“Il rapporto di grande amicizia è reciproco rispetto , tra Arcangeli e mio padre , nasce verso la fine del 1954 , per proseguire fino al 1974 , anno della morte del grande critico , saggista e poeta bolognese . Arcangeli , presentò mio padre per ben cinque volte … con la sua lucida prosa e illuminata ” fedeltà” .! L ‘ ultima a Palazzo dei Diamanti a Ferrara ( Amtologica ,1974 ) ; rappresenta il suo ultimo saggio critico . La grande amicizia e la condivisione verso la poetica dell ‘ ” Ultimo Naturalismo” porto mio padre ad approdare verso il ‘ 55 ad una ricerca naturalistica dagli esiti molto materici , con una costante ” padana ” tanto cara ad Arcangeli . Così , mio padre scrive di Arcangeli nella Monogafia , “A. Raccagni ” a cura di Renato Barilli , Ed Bora del 1980 “…Ricordo che un giorno del ’56 gli chiesi che cosa fosse un critico :- ” Un misuratore è un valutatore della memoria del mondo ” mi rispose . Sentì un fremito dentro . “Momi” era davvero una forza , una specie di pietra angolare contro cui misurare il nostro lavoro . Un suo riscontro positivo valeva come un giudizio categorico di valore. Mi diede il senso di appartenere alla schiera ristretta degli artisti dell’ epoca , quelli che diceva lui ” stanno facendo oggi la storia dell ‘ arte” . Ed ancora ” Fu questa potenza critica conoscitiva non disgiunta da un’ altrettanta carica emotiva ed umana a far di lui un campione d ‘ umanità. ” . La sua amicizia e la sua premurosa assistenza . Rappresentavo per lui uno degli anelli di continuazione , nel tramando di quella tradizione padana fatta di potenza materica e tenerezza umana della quale aveva fatto il credo della sua vita . Quando mio padre nel ’57 , (abbandonando la poetica Arcangeliana) ” uscì “letteralmente dal quadro , dando origine ai suoi famosi Liberi ” molto prima dei tanto declamati ” Plurimi ” di Vedova ; Arcangeli, inizialmente rimase perplesso , non riuscendo ad inquadrare queste nuove opere , ne in pitture è tanto meno in sculture … mentre mio padre , le considerava un “Tutto” in grande anticipo con la situazione degli “environment” degli anni successivi . Dopo varie discussioni anche accese , uscì la grande genialità del critico che comprese l ‘ assoluta e dirompente intuizione di Raccagni e assieme coniarono il termine “Liberi”. L’ opera qui proposta ” Ancora Libero” T.M . in aggetto 1973 , fa parte di un ciclo dei primi anni ’70 , dove mio padre usando materiali cartacei in piccole e medie dimensioni , ripropone in modo piuttosto suggestivo la tematica mai abbandonata dei “Liberi” .

Luca Raccagni

Raccagni e Wiligelmo

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401 ANDREA RACCAGNI Imola (BO) 10/11/1921 – Imola (BO) 18/06/2005 Razionale-Irrazionale, (ancora un “Libero”), 1974 tecnica mista su cartone 50×35 cm, firma e anno in basso al centro. Bibliografia: -“Andrea Raccagni”, a cura di Renato Barilli, Edizioni Bora (BO), pagina 44. senza riserva stima: 1.000/2.000 €

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Nella storia dell’arte compaiono di tanto in tanto, come schegge creativamente impazzite, artisti fuori scala, fuori scuola e (ma che bello è…) anche fuori mercato. Storie lontane, ma vicine. A cavallo dell’anno mille uno scultore comasco, di nome Wiligelmo, scolpisce da par suo la facciata del Duomo di Modena. Le sue figure non sono di pietra, anzi lo sono, ma vogliono mostrare a chi le osserva l’anima pulsante della materia . Le figure sono colte nel loro agire e non nel loro essere forme scolpite. La forma per Wiligelmo si muove, si deforma, si lascia guidare dall’istinto creativo dell’artista che cerca di dialogare con la materia. A metà del secolo breve un artista nato a Imola, di nome Andrea Raccagni, cerca nella materia naturale la stessa spinta creatrice. Cosa lega, dunque, Wiligelmo a Raccagni? Un pensiero d’arte: quello descritto, studiato e esaltato da Francesco Arcageli. Anche lui fuori scala, critico d’arte fuori dagli schemi. Arcangeli studiò da giovane Wiligelmo poi incrociò Raccagni (come incrociò Burri, Morlotti, Mandelli, Vacchi, Moreni). Ne intuì il genio e la solitudine. Wiligelmo e poi Raccagni. Un lotto lo racconta sabato 25 marzo, nell’asta 823 di Meeting Art.

Vestivamo alla spazialista

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425 GIAN CAROZZI La Spezia 1920 – 2008 Composizione spaziale, 1950 china e tempera acquerellata su carta 35×25 cm, firma e anno in basso a destra, dichiarazione d’autenticità della Galleria Cardelli&Fontana (Sarzana) su foto. senza riserva stima: 1.000/2.000 €

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Firma il manifesto Spazialista, ma di questo artista (autore dell’opera in asta sabato 25 marzo nell’asta 823 di Meeting Art) mi colpisce il passaggio della sua biografia in cui, nell’estate 1945, con i ricordi di guerra che non lo sono ancora, si racconta del suo viaggio da Genova a Firenze insieme all’amico scrittore Manlio Cancogni. Là, l’aspirante pittore 25enne, incontra l’opera di Cezanne che lo folgorerà, per poi passare ad altro (allo Spazialismo appunto). Ma è il viaggio in bici che mi esalta. Lungo strade martoriate, paese segnati dalle tracce del conflitto, ma con , nei polmoni, l’aria di un’epoca nuova. Uno scrittore e un artista. Giovani. Felici. Nello Spazio.

Bulino bulimico

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397 MIMMO PALADINO Paduli (BN) 18/12/1948 Solone, 1990 acquaforte, serigrafia, puntasecca, carborundum, sbalzo, colori su carta 159×223 cm, esemplare 9/40, firma e anno in basso a destra, tiratura in basso a sinistra. Bibliografia: -catalogo E. Di Martino “Paladino”, opera grafica, 1974-2001, p. 168-169 n. 158. base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

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Chi si metterebbe in casa un foglio di carta di 2,23 metri per 1,59? Io. Una grande grafica di uno dei maestri assoluti della grafica d’arte italiana e mondiale. Paladino ha reso culturalmente sottile il confine tra opera unica e multiplo. Se il problema è il pensiero, il medium non è una condicio sine qua non. Questa grafica ciclopica è una summa di tecniche grafiche dove l’acquaforte si impreziosisce con i ritocchi a puntasecca e dove il carborundum e la tecnica a sbalzo vanno a dare profondità alla bidimensionalità della serigrafia. Bè. Libidine. Massima libidine per chi, come me, tra un’opera unica seriale e un’opera seriale unica non ha dubbi su cosa scegliere…

Little Keith

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208 LITTLE ANGEL (LA2) New York 1967 Snakes on canvas acrilico e pennarello su tela 76,5×101,5 cm, firma al retro, dichiarazione d’autentica dell’artista e timbro f.lli Orler su foto. Bibliografia: -“Angel Ortiz – Little Angel II” Orler Galleria d’Arte, pagina 108 .

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La storia è nota. Un ragazzo del Sud del Mondo taggava la sua creatività su ogniangolo libero dei muri di New York. Passa Keith Haring, lo vede e si rende contto che era quello che stava cercando per comunicare quale fosse il suo posto nell’arte: uno stilema, un’icona clonabile all’infinito, un segno di tutti i segni. Nascono gli omini di Haring (ora in Mostra a Palazzo Reale a Milano). Ma l’idea non era sua. Era di questo ragazzo diventato grande. Little Angel. In asta sabato 18 marzo in Meeting art Vercelli (asta 823). 500 euro la base d’asta.

Un sorso di Pinot

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Alla fiera d’arte di Cremona così piccola e così deserta (vabbè sono andato domenica mattina, ma all’ora di pranzo al buffet c’erano solo due galleristi un po’ spaesati e tristi) mi è sempre stato facile trovare un quadro copertina. Un dipinto che se solo potessi…. Quello dell’edizione 2017 è questo.

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Pinot Gallizio, “Senza titolo”, 1956, 180×103,5 cm, t.m. su tela

Un Gallizio in splendida forma espressiva, per me una degustazione visiva di Pinot tra tanto già visto e sentito che vedevo attorno a me. Il caso vuole, ma il caso esiste?, che questo Pinot d’annata fosse esposto nello stand dall’Art Gallery  Carena-Capato LA LUNA di Borgo San Dalmazzo che ho conosciuto proprio venendo a Cremona. Hanno gusto i signori (che allietano i visitatori con spettacolari e diabolici cioccolatoni cuneesi ). Non c’era, infatti,  solo il Pinot, c’era uno Scanavino fuori scala (di cui vi dirò), un Franco Angeli degno di doppia nota e chicche varie. Insomma, se andate a una fiera e vedete il logo della Luna fermatevi. E torno al Gallizio. A Cremona, in altro stand (ops..mi ha così preso il quadro che manco mi ricordo chi lo esponeva…caso di non pubblicità occulta) c’era un Karel Appel materico da far impallidire il resto. Ecco così trovato un link emotivo: Gallizio e Appel, un filo rosso a connetterli. Il Cobra europeo e il nostro Cobra nostrano: la potenza della pittura. Che urla, anche a Cremona.

 

Rimini è così…

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142 DAVIDE FRISONI Rimini 1965 Rimini sopra, 2011 olio, acrilico e quarzo su tela 120×100 cm, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera priva di cornice.

Lotto in asta domenica 12 marzo alla Meeting Art di Vercelli. Riconosco a Davide Frisoni il merito di aver dipinto nostalgie facendole credere esercizi di tardo iperrealismo. L’ho conosciuto su Telemarket con quei quadri in cui enormi culi di auto con le luci di posizione rese diafane dalla pioggia, percorrevano strade segnate dalle pozzanghere. Un taglio triste e familiare. Sereno perchè non alieno. Come questa Rimini vista dal culo, dove non c’è sabbia o disco music, ma canali di scolo e strade laterali. Dove c’è la vita di tutti i giorni. La mia. La vostra. Un bel quadro quresto del Frisoni, se è bello il quadro che fa leggere un’emozione.