Archivio mensile:maggio 2017

Crack…ing (o del ripensamento)

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78 MARCO VERONESE Biella 1962 Contaminazioni, 2006 tecnica mista e silicone su tavola 70×70 cm, firma, titolo e anno su etichetta dell’artista – Cracking Art Group al retro, entro teca in plexiglass.

C’era una volta il mercato frenetico dell’arte. Non intendo quello vissuto negli attici, ma quello al piano rialzato. Quello dove abitano i piccoli/medi collezionisti come è il sottoscrittore di questo post. Inquilini di una passione a cui  potevano (ora un po’ meno) destinare ciò che servirebbe per una vacanza al mare (15 giorni in residence maremmano) o , eroici, un’utilitaria. Quelli che assorbivano come spugne, in modo più o meno critico, i messaggi di televenditori, aste, blog e riviste.

Quelli che navigavano su internet forti delle proprie esperienze (e anche delle cantonate prese) cercando l’occasione ghiotta. Quelli che, per limiti di budget, ambivano a prevedere chi da giocatore di terza categoria sarebbe arrivato in Serie B o, magari, in serie A per poi rivenderlo. Nascevano, allora, sulle pareti di casa variegate scuderie di quadri dove astratto o figurativo, cinetico o concettuale non erano questioni di gusti, ma di intuizioni sul mercato a venire. Un moto compulsivo di acquisizioni a largo/larghissimo spettro di correnti e generazioni di artisti che è durato fino al 2008.

Si prendeva di tutto, perchè tutto era da prendere, perchè anche un Duilio Scalzacane, con  mostra allestita nelle sala mostre del municipio di Donnafugata sul Reno (e catalogo curato da Lui, il critico),  era passato in asta da offerta libera a 1.500 euro, esclusi diritti e anche su ebay una sua tela bombata, bruciata e bucata con il trapano era arrivata a fare duemila euro. Duilio? Da prendere. I suoi maestri o precursori? Ancora di più. Il cane dell’arte si mordeva la coda , ma non sentiva male e la ruota per questo girava forte. Accadeva ai piani bassi, dove i sogni sono desideri.

Anch’io ero sulla giostra: ci ero salito trent’anni prima. Prima come timida curiosità verso gli oggetti d’arte in formato carta/tela poi negli ultimi 17 anni come crescente e impellente desiderio di trovare l’ago nel pagliaio del mercato che giustificasse, per il suo valore a venire, questo mio impellente desiderio di trovare l’ago di cui sopra.

Non volevo speculare, o forse sì. Forse, volevo pure sfidare gli altri che, come me, avevano trasformato una passione in una ossessione che aveva prima o poi stimolato in famiglia frasi come questa: ci sono più nostri soldi appesi alle pareti che in banca…(salvo poi magari portare in banca proprio quei cosi appesi alle pareti , nascondendoli alla vista,  per evitare brutte sorprese).  Ma il vento di colpo gira e le vele si afflosciano.

L’altra sera ascoltavo di sfuggita in tv l’ennesimo panegirico su quanto metterà da parte per i propri figli chi acquisterà, oggi, una grammatura di colore anni Settanta di Elio Marchegiani. Un 60×60 proposta a 15mila euro. Più di un’utilitaria, più di tre mesi al mare in residence. Meglio, certo, di ogni altro bene effimero e volatile. Ma l’investimento artistico reggerà alla sfida proposta? Il buon maestro Elio con la sua personale rivisitazione dell’azzeramento analitico della pittura sarà in grado di non deludere i suoi interessati fan del momento?

Non lo so. Fino a un anno fa al non lo so sarebbe seguita una virgola e subito dopo un compulsivo, eccitato e frenetico pigia pigia sulla tastiera per incrociare parametri e informazioni. Per far metabolizzare dal mio intestino artistico le quotazioni raggiunte, le mostre (serie) fatte, i critici e le gallerie (serie) che l’hanno trattato. La storia. Fino a un anno fa sarebbe stato così. Oggi al non lo so segue il punto. E presto seguirà la nota...e non mi interessa.

Il mercato dell’arte ai livelli dove abito io ha perso appeal, emozione. E’ come giocare a poker con le carte di vetro. Tutti vedono cosa hai in mano e cosa vale. E , soprattutto,  cosa varrà…anche le previsioni sono diventate trasparenti: il gioco dei rilanci e delle rivalutazioni postume o pre-postume è noto. Prendi uno con un po’ di storia fallo salire e poi fai salire il suo compagno di banco. Poi dimenticali entrambi e passa al banco dietro di loro. Non c’è mistero, non c’è alea, non c’è tunnel in cui entrare per trovare un’uscita. E le eccezioni non valgono il sudore.

E allora che faccio: appendo Artprice al chiodo e mi siedo in poltrona a guardare i Pirati dei Caraibi invece di Montini o Vanoni (cosa che,  peraltro, ho fatto l’altra sera e mi sono pure divertito )? Butto ciò che ho imparato, conosciuto perchè di colpo il mercato dell’arte con il gioco di compro e rivendo , vendo e ricompro non mi piace più?

Nel 2006 ho preso un’opera molto simile a quella in foto che va in asta alla Meeting Art mercoledì 31 maggio. E’ di Marco Veronese della Cracking art. Pensavo di aver fatto un affarone prendendola. In tv su Orler proponevano cose così a 7mila euro. Il caposcuola, Omar Ronda, veleggiava sicuro oltre i 15mila/20 mila euro in galleria. Biennale a Venezia, cataloghi imponenti della Fondazione Mazzotta e di Skira. Tartarughe e coccodrilli colorati ovunque in Italia e nel mondo. Era il 2006 e tutto sembrava andasse bene. Per l’arte. e non solo.

Un affarone, un artista in crescita. Ho dato 2.500 euro e come parziale permuta (dai, che un collezionista di contemporaneo sotto sotto si sente pure gallerista…) una  incisione di Vedova e un bell’acquerello di Trento Longaretti. Contento io, contento chi me l’ha dato, il Veronese. Marco. 11 anni fa. E’ ancora lì il msrco Veronese dove l’ho inchiodato allora. E ci sta bene. Non lo vendo, perchè non mi conviene. Non lo vendo perchè mi piace. Non lo vendo perchè mi chiedo come diavolo si possa fare un quadro così. E mi basta.

Non vendo. Guardo. E se compro. Guardo. Mi fermo. Cambio le prospettive. E non mi illudo più di trovare nell’arte quello che altri cercano in Borsa o alla Snai. Mi fermo. E mi guardo alle spalle. Di colpo scorgo, così,  le vibrazioni luminescenti nelle incrostazioni sabbiose del mio Pino Pascali (pagato troppo per staccarmene, per fortuna). Di colpo, non giro più freneticamente le pagine del libro dell’arte per vedere una figura nuova. Adesso, se lo faccio, lo faccio adagio,  per leggere cosa c’è scritto sopra. Sempre se ci sia qualcosa da leggere.

C’era una volta il mercato frenetico dell’arte. Ci sarà ancora. Ma io sono sceso.

Virgilio, guidaci tu

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5 VIRGILIO GUIDI Roma 04/04/1891 – Venezia 07/01/1984
Tumulto, anni ’60
tecnica mista su cartoncino 34×24 cm, firma poco leggibile in basso a destra, opera registrata presso l’Archivio Storico Artisti Veneti

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In-tram-1923-e1449913123507Quando Virgilio Guidi dipinge la cosa in alto (in asta domenica mattina alla Meeting Art, best buy di maggio) ha 70 anni e più. E’ un maestro affermato di pittura, ha esposto alle Biennali, alle Quadriennali, è uno famoso dagli anni Venti per cose così come quella a fianco, il Tram (1923). Poi cambia strada, oppure la strada è la stessa, ma è la sua voglia di vivere l’arte a renderla più luminosa, anzi spaziale. Basta figurine eleganti e quattrocentesche, basta paesaggi metafisici e realistico-magici. Basta tram, ma Tumulti. Anch’io (e voi credo) vorremmo arrivare agli -anta (70-80-90) con dentro ancora un po’ di voglia di stupire gli altri prima di noi stessi. Questo lotto è da prendere perchè è storico (un taglio di Fontana sarà pur più epico, ma quanto ti costa?) e anche terapeutico.

Elogio dell’invenduto

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MARIO NIGRO Pistoia 28/06/1917 – Livorno 11/08/1992
Senza titolo, anni ’70
smalti su carta 99,5×70,5 cm, firma in basso a destra, opera registrata presso l’Archivio Artistico Mario Nigro come da dichiarazione su certificato con documentazione fotografica allegata.

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Elogio dell’invenduto. Del lotto incompreso nell’asta 826 che va a chiudersi. Troppo oltre il budget del comune buon senso (quello che poi magari spinge finti esperti a spendere tre volte tanto per l’effimero del momento). Noi, comuni mortali con conto in banca vincolato ai troppi sogni, guardiamo con libidinoso stupore un quadro come questo senza pretendenti (al momento in cui redigo il post). Non è certo il capolavoro di Mario Nigro, ma Mario Nigro era un capolavoro d’artista che logiche a me ignote relegano a far panchina mentre in campo giocano Vezzoli o Jeff Koons. Un quadro di Nigro mi renderebbe felice. Ma 5mila euro più diritti sono un sacrificio per me enorme. Evidentemente non sono solo.

Sonata per occhi e orchestra

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408 GIUSEPPE CHIARI Firenze 26/09/1926 – Firenze 10/05/2007 Liszt tecnica mista e collage su cartone telato 50×70 cm, firma in basso a destra, etichetta della Galleria DZ Nuovo Segno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.

Il Fluxus è una corrente trasversale di folli artisti che si illudevano di convincere i mortali che l’arte non ha i confini che gli attribuisce il buon senso dei mercanti e dei collezionisti. A quel punto ascoltare Lizst, guardare un Edoardo Fialetti o respirare il profumo di un Amarone che ha respirato sei minuti nel calice non coinvolge il portafogli e la razionalità, ma il sesto senso quello che, fregandosene degli atri cinque, avvicina più di ogni altro a Dio.

Sabato 20 maggio alla Meeting Art nell’asta 826 c’è questo Chiari. Ok, ne ha fatti migliaia così giocando di collage, ritagli, colla, spartiti e macchie di colore. Ma concediamogli doiaverlo fatto ispirato dalla sua follia Fluxus, ovvero lasciando che il sesto senso guidasse la mano, fondendo il movimento al suono che gli arrivava all’orecchio. Se si crede a questo, il valore di questo lotto tende all’infinito.

Ed ecco cosa ascoltava Chiari quando creava questo mondo…

 

Ritratto di Vita

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350 ENRICO COLOMBOTTO ROSSO Torino 07/12/1925 – Casale Monferrato 16/04/2013 Figura olio su tela 40×50 cm, firma in alto a destra.


Perchè il volto della vita è scarno, quasi scheletrico. Perchè gli sguardi della vita sono spesso persi, sull’orlo di orbite vuote. Perchè il ritratto della vita è molto vicino a questo, dipinto da Enrico Colombotto Rosso in asta domenica 14 maggio all’asta 826 di Meeting Art a Vercelli. Un iper-surrealista. Un simbolista senza bandiera. Un poeta senza più rime per stupire.

Carrinometrie

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220 NICOLA CARRINO Taranto 15/02/1932 Ottagono, 1986 inchiostro e pennarello su cartoncino 50×65 cm, firma e anno in basso al centro, titolo, firma, anno e tecnica al retro, certificato di provenienza e autenticità dello Studio Marconi (MI) allegato.

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Sabato 13 maggio. Base 500 euro (per ora un rilancio a 600). Un’opera di un protagonista (sommesso) del Gruppo Uno di Roma e più in generale di un razionalista con punto di fuga verso l’indefinito conoscibile. Carrino fa della scultura un’urbanistica dell’anima, traccia piani regolatori del pensiero. E non è detto che sia solo geometria.

La coscienza di Vasco

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71 VASCO BENDINI Bologna 27/02/1922 – Roma 31/01/2015 Senza titolo, 1969 tecnica mista su tela 110×110 cm, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. Bibliografia: -“Vasco Bendini, sette stanze-un giardino, Stanza dell’eros” testi di Gino Baratta e Francesco Bartoli, Casa del Mantegna, Mantova, 1984. -“Bendini 1942-1998” Palazzo Sarcinelli, Conegliano, 1999, mostra antologica a cura di M. Goldin, linea d’ombra libri, pagina 155. -“Collettiva” Galleria Il Chiostro, Roma, 1998.

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Scrive Flaminio Gualdoni di questo maestro del nostro Novecento (l’opera è in asta sabato 6 maggio alla Meeting Art nella 826): “La pittura è piuttosto luogo d’un’esperienza unica, in lui, non certo tramite.In questo modo mi accorgo che il mio processo psichico si materializza, che la mia psiche vive nella materia, anzi con la materia. Il pensare, il sentire è il fare” in cui l’immagine “si autoesprime”, scrive Bendini.