Crack…ing (o del ripensamento)

012017003402
78 MARCO VERONESE Biella 1962 Contaminazioni, 2006 tecnica mista e silicone su tavola 70×70 cm, firma, titolo e anno su etichetta dell’artista – Cracking Art Group al retro, entro teca in plexiglass.

C’era una volta il mercato frenetico dell’arte. Non intendo quello vissuto negli attici, ma quello al piano rialzato. Quello dove abitano i piccoli/medi collezionisti come è il sottoscrittore di questo post. Inquilini di una passione a cui  potevano (ora un po’ meno) destinare ciò che servirebbe per una vacanza al mare (15 giorni in residence maremmano) o , eroici, un’utilitaria. Quelli che assorbivano come spugne, in modo più o meno critico, i messaggi di televenditori, aste, blog e riviste.

Quelli che navigavano su internet forti delle proprie esperienze (e anche delle cantonate prese) cercando l’occasione ghiotta. Quelli che, per limiti di budget, ambivano a prevedere chi da giocatore di terza categoria sarebbe arrivato in Serie B o, magari, in serie A per poi rivenderlo. Nascevano, allora, sulle pareti di casa variegate scuderie di quadri dove astratto o figurativo, cinetico o concettuale non erano questioni di gusti, ma di intuizioni sul mercato a venire. Un moto compulsivo di acquisizioni a largo/larghissimo spettro di correnti e generazioni di artisti che è durato fino al 2008.

Si prendeva di tutto, perchè tutto era da prendere, perchè anche un Duilio Scalzacane, con  mostra allestita nelle sala mostre del municipio di Donnafugata sul Reno (e catalogo curato da Lui, il critico),  era passato in asta da offerta libera a 1.500 euro, esclusi diritti e anche su ebay una sua tela bombata, bruciata e bucata con il trapano era arrivata a fare duemila euro. Duilio? Da prendere. I suoi maestri o precursori? Ancora di più. Il cane dell’arte si mordeva la coda , ma non sentiva male e la ruota per questo girava forte. Accadeva ai piani bassi, dove i sogni sono desideri.

Anch’io ero sulla giostra: ci ero salito trent’anni prima. Prima come timida curiosità verso gli oggetti d’arte in formato carta/tela poi negli ultimi 17 anni come crescente e impellente desiderio di trovare l’ago nel pagliaio del mercato che giustificasse, per il suo valore a venire, questo mio impellente desiderio di trovare l’ago di cui sopra.

Non volevo speculare, o forse sì. Forse, volevo pure sfidare gli altri che, come me, avevano trasformato una passione in una ossessione che aveva prima o poi stimolato in famiglia frasi come questa: ci sono più nostri soldi appesi alle pareti che in banca…(salvo poi magari portare in banca proprio quei cosi appesi alle pareti , nascondendoli alla vista,  per evitare brutte sorprese).  Ma il vento di colpo gira e le vele si afflosciano.

L’altra sera ascoltavo di sfuggita in tv l’ennesimo panegirico su quanto metterà da parte per i propri figli chi acquisterà, oggi, una grammatura di colore anni Settanta di Elio Marchegiani. Un 60×60 proposta a 15mila euro. Più di un’utilitaria, più di tre mesi al mare in residence. Meglio, certo, di ogni altro bene effimero e volatile. Ma l’investimento artistico reggerà alla sfida proposta? Il buon maestro Elio con la sua personale rivisitazione dell’azzeramento analitico della pittura sarà in grado di non deludere i suoi interessati fan del momento?

Non lo so. Fino a un anno fa al non lo so sarebbe seguita una virgola e subito dopo un compulsivo, eccitato e frenetico pigia pigia sulla tastiera per incrociare parametri e informazioni. Per far metabolizzare dal mio intestino artistico le quotazioni raggiunte, le mostre (serie) fatte, i critici e le gallerie (serie) che l’hanno trattato. La storia. Fino a un anno fa sarebbe stato così. Oggi al non lo so segue il punto. E presto seguirà la nota...e non mi interessa.

Il mercato dell’arte ai livelli dove abito io ha perso appeal, emozione. E’ come giocare a poker con le carte di vetro. Tutti vedono cosa hai in mano e cosa vale. E , soprattutto,  cosa varrà…anche le previsioni sono diventate trasparenti: il gioco dei rilanci e delle rivalutazioni postume o pre-postume è noto. Prendi uno con un po’ di storia fallo salire e poi fai salire il suo compagno di banco. Poi dimenticali entrambi e passa al banco dietro di loro. Non c’è mistero, non c’è alea, non c’è tunnel in cui entrare per trovare un’uscita. E le eccezioni non valgono il sudore.

E allora che faccio: appendo Artprice al chiodo e mi siedo in poltrona a guardare i Pirati dei Caraibi invece di Montini o Vanoni (cosa che,  peraltro, ho fatto l’altra sera e mi sono pure divertito )? Butto ciò che ho imparato, conosciuto perchè di colpo il mercato dell’arte con il gioco di compro e rivendo , vendo e ricompro non mi piace più?

Nel 2006 ho preso un’opera molto simile a quella in foto che va in asta alla Meeting Art mercoledì 31 maggio. E’ di Marco Veronese della Cracking art. Pensavo di aver fatto un affarone prendendola. In tv su Orler proponevano cose così a 7mila euro. Il caposcuola, Omar Ronda, veleggiava sicuro oltre i 15mila/20 mila euro in galleria. Biennale a Venezia, cataloghi imponenti della Fondazione Mazzotta e di Skira. Tartarughe e coccodrilli colorati ovunque in Italia e nel mondo. Era il 2006 e tutto sembrava andasse bene. Per l’arte. e non solo.

Un affarone, un artista in crescita. Ho dato 2.500 euro e come parziale permuta (dai, che un collezionista di contemporaneo sotto sotto si sente pure gallerista…) una  incisione di Vedova e un bell’acquerello di Trento Longaretti. Contento io, contento chi me l’ha dato, il Veronese. Marco. 11 anni fa. E’ ancora lì il msrco Veronese dove l’ho inchiodato allora. E ci sta bene. Non lo vendo, perchè non mi conviene. Non lo vendo perchè mi piace. Non lo vendo perchè mi chiedo come diavolo si possa fare un quadro così. E mi basta.

Non vendo. Guardo. E se compro. Guardo. Mi fermo. Cambio le prospettive. E non mi illudo più di trovare nell’arte quello che altri cercano in Borsa o alla Snai. Mi fermo. E mi guardo alle spalle. Di colpo scorgo, così,  le vibrazioni luminescenti nelle incrostazioni sabbiose del mio Pino Pascali (pagato troppo per staccarmene, per fortuna). Di colpo, non giro più freneticamente le pagine del libro dell’arte per vedere una figura nuova. Adesso, se lo faccio, lo faccio adagio,  per leggere cosa c’è scritto sopra. Sempre se ci sia qualcosa da leggere.

C’era una volta il mercato frenetico dell’arte. Ci sarà ancora. Ma io sono sceso.

2 pensieri riguardo “Crack…ing (o del ripensamento)

  1. Vorrei averlo scritto io questo tu post. Mentre lo leggevo mi sembrava che parlasse di me, negli errori, nelle attese, nei disamori, nelle delusioni. L’unica certezza che credo di condividere con te è che, a distanza di anni, mi trovo cambiato, migliore (spero). Bellissimo articolo. Complimenti.

    Mi piace

    1. In realtà Claudio questo post l’abbiamo scritto insieme. io, te e tutti quelli che alla ricerca di un bello assoluto hanno, in buona fede, confuso poesia e moneta. Valore del pensiero e pensiero senza valore (ma con quotazione). Naviganti senza più rotte da seguire. Per questo migliori…

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...