Archivio mensile:giugno 2017

Zao wu, ki?

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157 WOU-KI ZAO Senza titolo acquaforte su carta 50×65 cm, esemplare E.A., firma in basso a destra.

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Domenica 2 luglio alle 20. Alla Meeting Art a luci spente, di sera. Quando nessuno alza palette o gira per le sale in cerca di cose per cui convincere mogli o compagne (loro comandano in arte) a tentare l’offerta. Il posto e il tempo migliore, insomma, per trovare un senso al collezionare arte.

Zao wu ki, in Cina lo definiscono , soprattutto ora che è nel cielo degli eroi dell’arte, il dio dell’arte . I magnati asiatici, cino-indiani-indonesiani hanno acquisito con pervicacia economica le sue opere. Lui che è pir scappato dal comunismo ed ha vissuto in Francia, come un dio dell’arte. E non solo lì. La Tate Gallery già alla fine degli anni cinquanta riteneva indispensabile avere una sua opera da esporre. Zao wu ki. Astrazione e calligrafia. Informale e meditazione zen, nuvole dell’occidente e vapori d’estremo oriente. Messaggi dell’anima, tra due civiltà. Ecco, lo dico, un acquaforte così mette il resto a sedere o a capo chino. Per rispetto.

Non ci credo più

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477a GIAMPAOLO TALANI San Vincenzo (LI) 1955 Studio per affresco (cartone preparatorio), 1996 tecnica mista su cartoncino intelato 165×199 cm, firma, titolo e anno in alto a destra, firma al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

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Domenica 25 giugno se  ne è andata l’ultima asta Meeting Art prima dell’estate, ormai proiettati verso una nuova stagione d’incanti per gli occhi e la mente o di altri quasi esclusivamenteper il portafoglio investimenti.  Incanti e incantati (nel senso anche di illusi): cosa lascia la stagione d’aste appena chiusa? Mi affido agli invenduti dell’asta 829 per scorazzare e un po’ anche sbandare (o sbarellare) tra i pensieri d’arte.

012017004964 (1)Giosetta, un volo a metà. Tirava, fino a qualche mese fa, un ponentino ruffiano che scaldava i pensieri dei cultori e collezionisti della scuola Romana. Gente peraltro abituata alle montagne russe con quotazioni che dopo le salite affrontavano (e affrontano) discese ardite dovendo fare i conti con il gioco complicato/intricato/incasinato di Fondazioni, autentiche e autenticati. Adesso le quotazioni di Festa e Angeli o di Schifano dopo il botto verso le stelle tornano a quote medio alte, più medio che alte per i pezzi meno effervescenti. Sul treno che viaggiava veloce c’era e c’è Giosetta Fioroni. Scuola romana con tanti distinguo. Produzione sostanziosa. Di certo il lotto che era in asta a Vercelli apparteneva al rango delle opere degne di esaltazione di mercato. Ovvero le matite e gli smalti su alluminio. Ritratti che si muovono nel territorio delle memorie del vissuto più che in una ricerca del pop che ci circonda. Icone identitarie più che icone e basta: ciò che distingueva Giosetta da tutti gli altri.  Ecco, questo. L’opera della Fioroni, però, non ha trovato un chiodo. Base 10mila, in linea con i motori al decollo di tutto un movimento. Ma il tempo passa veloce, i gusti e le passioni di affievoliscono. Fa caldo anche a Vercelli. Con 10mila euro si vedrà cosa prendere a settembre. Ma io non ci credo più a queste logiche di partenze e ripartenze che prescindono o prevalgono sul valore storico artistico. Per cui se la Fioroni ha un senso lo aveva anche quando costava mille euro o giù di lì. E siccome il senso ce l’ha basta aspettare…

012017004182Feticcio e feticismi. Base 5mila euro. Quante idolatrie attorno a questa cifra può offrire il mercato dell’arte. L’asta 829 della Meeting Art lascia invece senza un altare questo feticcio creato da Enrico Baj. Abituati ai feticismi c’è scarsa propensione a lasciarsi guidare da chi nella storia dell’arte c’è stato, c’è e ci resterà.  I feticci sono nella storia dell’arte, i feticismi li crea il mercato. Che poi è la differenza tra una collezione e un vizio. (continua)

LegoBaj

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500 ENRICO BAJ Milano 31/10/1924 – Vergiate 16/06/2003 Lego 8, 1963 collage, lego e stoffe su tela 60×80 cm, firma in alto a sinistra, etichette della mostra “Visione colore”, Palazzo Grassi Venezia, 1963, della mostra presso il Centro Internazionale delle Arti e del Costume, Palazzo Grassi Venezia, 1971 e della Galleria Schwarz (MI) al retro. Esposizioni: -1963, Palazzo Grassi, Venezia, rip. in catalogo. -1965, Castello Spagnolo, L’Aquila, rip. in catalogo. -1971, Palazzo Grassi, Venezia, rip. in catalogo al n° 74. -2007, Anfiteatro Arte, Padova, rip. in catalogo al n° 61. Bibliografia: -“Catalogo Generale Bolaffi delle opere di Baj”, a cura di Enrico Crispolti, Giulio Bolaffi Editore Torino, 1973, repertorio 1074, pagina 155 (con dimensioni 59×79 cm). -“Enrico Baj, Oggetto soggetto”, mostra tenutasi presso la Galleria Anfiteatro Arte (PD) nell’ottobre 2007, pagina 61 (con dimensioni 59×79 cm). base d’asta: 35.000 € stima: 63.000/70.000 €

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Poco da dire su questa cosa, per voi però qualcosa da fare. Date un’occhiata all’ultima calda sessione dell’asta 829. Tranne 28 lotti, gli altri li prenderei tutti. I 28 che non prenderei (mai) sono chiaramente una questione (s)oggettiva. Il legobay però lo voglio!

Jori sulla bici dalle ruote quadrate

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328 MARCELLO JORI Merano (BZ) 12/12/1951 Senza titolo acrilici su tela 50×70 cm, opera non firmata, etichette di Arte Fiera e della Galleria La Scaletta (S.Polo-RE) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

L’esame di maturità. Seconda prova per i licei scientifici. Matematica. 1979. C’ero anch’io. Sudavo freddo nel caldo dell’aula del liceo scientifico Golgi di Broni. Io stavo alla matematica come la matematica stava alla Sardegna di Grazia Deledda (l’argomento della mia tesina letteraria). Odiavo e odio le cose che devono quadrare nel modo più efficace e ottimizzato possibile. L’incertezza è il mio cruccio e il mio orizzonte.

Quest’anno il compito di matematica per i licei scientifici  era quello di far viaggiare una bici con le ruote quadrate. Ma il problema non era la forma delle ruote, ma quello della superficie.

Marcello Jori, artista italiano classe 1951 si pone da tempo il problema di condensare l’energia creativa in una forma che ne trattenga senza imprigionarla la carica fantastica.  Genio del fumetto (e quindi genio), Marcello Jori ha trovato la sua quadratura del cerchio: il problema non è la forma, ma la superficie mentale su cui la fai scorrere.

Problema risolto. E il lotto in asta alla Meeting Art  sabato 24 giugno sarebbe un bel premio per una maturità ritrovata…

I bless the rains down in Africa

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304 RINO CARRARA Bergamo 21/07/1921 – 25/10/2010 Senza titolo, 1957 olio su tela 49,5×39,5 cm, firma e anno al retro. base d’asta: 500 € stima: 1.500/2.000 €

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I bless the rains down in Africa. Rino Carrara, artista bergamasco scomparso nel 2010, avrebbe potuto confermarci come avessero assolutamente ragione i Toto quando cantavano questo verso di preghiera in un loro sfolgorante successo (da sempre fisso al primo posto della mia Hit generazionale).

Benedico le piogge giù in Africa…

 Siamo nel 1941. Fronte africano. Rino Carrara è in guerra. E cade prigioniero degli inglesi non senza aver dimostrato di non essere lì per caso  e infatti lo decorano. Chissà quante volte, sotto quel cielo nemico tra mura seccate dal sole,  Rino avrà gridato a Dio: Benedico le piogge giù in Africa… Poi riesce a scappare dal campo di prigionia, ma resta ad Algeri fino al 1947 sotto falso nome inseguito dalle armi e da chissà quali ricordi truci. Nel cuore però cresce in lui la voglia di disegnare. Torna in Italia. Nella sua Bergamo.

A Milano, intanto, nel dopoguerra esplode la voglia di ricominciare a immaginare l’arte contemporanea. Anche solo da un punto e da una linea tracciata su un foglio. Voglia di ripartire  con la forza esplosiva di chi aveva visto cose che si potevano far immaginare solo affidandosi a supporti creativi e materiali totalmente nuov . Burri, ad esempio, prigioniero di guerra come Carrara, userà i sacchi di juta per una narrazione finalmente ribelle all’ortografia e alla grammatica di una umanità devastata.

Carrara Rino ci ragiona. Si accorge che quella nuova generazione di artisti sta cambiando il mondo e lui vuole essere con loro. Nel 1959 è il primo a portare a Bergamo l’uomo che viaggia nello spazio restando davanti a una tela. Si chiama Lucio Fontana.

Informale, astratto, concettuale chissà cosa vuol essere Rino Carrara. Negli anni Settanta di certo si stufa di un mondo fatto di etichette, di correnti. Si stanca dell’arte che riproduce sè stessa, si clona, si autodetermina. E cerca l’origine artigiana di una creazione affidando  ai fili incollati sulla materia l’unica traccia di una narrazione.

Il lotto in asta sabato 24 giugno nell’asta 829 di Meeting Art forse, però,  racconta un’altra storia… un ricordo…struggente e doloroso…

Benedico le piogge giù in Africa…

Novelli e il suo doppio

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Miniatura Opera 252 GASTONE NOVELLI Vienna (Austria) 01/08/1925 – Milano 22/12/1968 Ragusa, 1965 matita su carta 10,5×15 cm, opera non firmata, titolo e anno in basso a destra, opera registrata presso l’Archivio Gastone Novelli come da dichiarazione su foto con timbro per provenienza della Galleria L’Elefante Arte Contemporanea, disegno che fa parte di un taccuino convenzionalmente numerato “Taccuino T 1962-65, 1” (Viaggio in Grecia)

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Questo lotto in asta giovedì 22 (un altro di questa “serie” creativa di Gastone Novelli è proposto sabato 24 sempre alla Meeting Art di Vercelli), lo puoi leggere così…

Gastone Novelli (1925-1968) pubblica il Viaggio in Grecia nel 1966 per le Edizioni dell’Arco d’Alibert di Roma, stampato in 45 esemplari numerati. Il libro è un collage di testi e d’immagini selezionati dall’artista tra i materiali raccolti durante numerosi viaggi tra le isole del Mar Egeo: vere e proprie esplorazioni compiute alla ricerca di segni e di simboli di un linguaggio primordiale e originario, le cui radici affondano, secondo Novelli, nel mito e nell’inconscio collettivo.Una ricerca alimentata anche dagli straordinari incontri, avuti nei primi anni Sessanta, con intellettuali e scrittori come Samuel Beckett, George Bataille, Pierre Klossowski, René De Solier e Claude Simon, che in uno dei suoi ultimi libri, Le Jardin des Plantes (1997), racconta la profonda consonanza intellettuale e creativa che li ha legati, dedicando tra l’altro molte pagine del libro al racconto dell’esperienza drammatica vissuta da Novelli durante la Resistenza, con la carcerazione e la tortura.

O così…

Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle
foreste primordiali, intitolato «Storie vissute della natura», vidi
un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell’atto
di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno. C’era
scritto: «I boa ingoiano la loro preda Tutta intera, senza
masticarla. Dopo di che non riescono più a muoversi e
dormono durante i sei mesi che la digestione richiede».
Meditai a lungo sulle avventure della jungla. E a mia volta
riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero
uno. Era così… 

Così, come? Forse proprio come il disegno che vedete in questo post. Gastone Novelli come un Piccolo Principe. La poesia è fatta di segni minuti.

Angelo da cucina

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199 LUCA PIGNATELLI Milano 22/06/1962 Angelo, 2013 olio su telone di copertura di vagone ferroviario 170x146x4 cm, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera priva di cornice. base d’asta: 15.000 € stima: 27.000/30.000 €

 

Come un cielo sopra Berlino. Di un lunedì d’ottobre: in strada, guardando in alto, cercando un gancio nel cielo che ti sollevi oltre il magma di vite stressate che ti scorrono accanto. Può essere Berlino, ma anche Milano. Anche gli angeli si sporcano, i teloni si anneriscono con la fuliggine del tempo e della noia.

“Dipinge angeli (bellissimo e grandissimo quello che incombe sul suo tavolo da pranzo), angeli di carta incollati sui teloni. Usa colori che «non vado a prendere nei negozi per pittori, per artisti, ma dal ferramenta». Dal ferramenta, cerca i colori per raccontare in un altro modo l’arte classica; nei depositi delle Ferrovie, le basi e le tele per contenere e accogliere tutto questo. L’occhio va a cercare l’insieme, e poi vede gli inserti che lui aggiunge, che sono corde di rafia, asole di cuoio grandi e piccole, scritte prestampate sulle tele, con i numeri di serie che si usavano per inventariare quei materiali, perché tutto serve a ricordare che la materia è sempre segno e memoria”. (Roberto Cotroneo)

Il lotto in asta domenica 18 giugno alla Meeting Art  ha una base troppo alta (per le mie economie) perchè io possa decidermi a prenderlo (ma ciò che per me è impossibile, per tanti altri non lo è…).  Vale troppo questo lotto, anche perchè questa bella e forte  pala d’altare la sistemerei di fronte al lavello della cucina dove spesso si accumulano i piatti che non trovano la forza di raggiungere da soli la lavastoviglie. Il Pignatelli avrebbe così vista sulla quotidianità, non sull’ordine precostituito del salotto buono.  Ma il suo angelo non chiede altro se non guardare verso il basso, senza velleità di protezione,  la vita normale di uomini normali. Con un velo spesso di tristezza.

 

Salvo, comunque

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152 SALVO Leonforte (EN) 22/05/1947 – Torino 12/09/2015
Senza titolo, 1986
tecnica mista su carta 49,5×34,5 cm, firma e anno in basso a destra, opera registrata presso l’Archivio Salvo (TO) come da certificato con foto allegato.
base d’asta: 1.500 €
stima: 3.000/4.000 €

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Poverista, ma non troppo. Colorista, ma non troppo. Concettuale, ma non troppo. Sul non troppo è bello discuterne un po’.

Il lotto in asta domenica 18 giugno alla Meeting Art di Vercelli (ma che caldo farà…) propone, infatti, un artista che è piaciuto (e piace?) al mercato. Ma l’opera in asta non è probabilmente quella che è piaciuta (o piace) al mercato. Salvo. Un siciliano a Torino. I colori forti dell’isola annebbiati dalle tensioni politico-ideologiche degli anni Settanta all’ombra di Superga.

La pittura è morta, viva la non pittura. Al massimo il colore nudo e crudo, al massimo il supporto come struttura della rivoluzione. La sovrastruttura è, invece, da decidere con i compagni artisti. Parole sì, tante. Come pietre, come lapidi  tombali dell’arte borghese. Salvo naviga qui. Salvo,  comunque. E a un certo punto gli viene voglia di pittura. Nitida come un pensiero platonico svelato nella caverna delle ombre. Pittura come nel quattrocento: figure e forme delineate, l’ordine ritrovato. Salvo, comunque.

Poi, nel 1986, un quadro come questo in asta.  Non è tela, è carta. Il pixel del colore e del tratto sono sgranati, al confine tra un ‘immagine-pensata e un’ immagine-creata. Una terra di mezzo, un guado. Dove Salvo si ferma a ragionare sul da farsi. Salvo, comunque.

21 grammi…l’adoratore

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53 PAUL JENKINS Kansas City 12/07/1923 – New York 09/06/2012 Phenomena Sun Worshipper, 1962 acquerello su carta 77×55,5 cm, firma in basso a sinistra, titolo, firma, anno, località (Paris) ed etichetta della Galerie Karl Flinker (Paris) al retro, etichetta per provenienza di Artcurial su foto. base d’asta: 4.000 € stima: 8.000/9.000 €

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Quanto pesa un pensiero? Meno, certo, ma non troppo, di questo foglio di carta che ne pesa probabilmente 20, con in più un grammo di colore: che fa, così, 21. Come l’anima. Questo acquerello di Paul Jenkins (in asta alla Meeting art sabato 17 giugno (asta 828) pesa, insomma, poco più di un pensiero. Per questo sfugge al controllo razionale di chi, in un opera dipinta, cerca il grumo della materia per dare peso alla sostanza di una creazione d’artista. Qui c’è poco più di un pensiero. Paul Jenkins, il più gutai, negli anni Sessanta, degli espressionisti astratti Usa diceva di essere figlio di un temporale. Che poi il tutto si riduce a un lampo e a un tuono e poi alla pioggia che evapora presto al calore del sole di cui l’artista si dichiara adoratore (worshipper). Queesto Jenkins pesa poco…o forse no.

Riciclo d’arte

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27 ELIO MARCHEGIANI Siracusa 02/09/1929 Resto di gomma del 1971, 2010 caucciù su plexiglass 33×39 cm, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, certificato d’autenticità di Elite Trading allegato.

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Lo chef Bottura fa del riciclo degli avanzi di cucina una forma d’arte culinaria e di solidarietà. Perchè uno chef dell’arte contemporanea italiana come Elio Marchegiani non dovrebbe fare lo stesso?

Un giorno del 2010 (la data di quest’opera in asta sabato 17 giugno nell’asta 829 di Meeting Art) Elio trova in uno scatolone del suo studio questi ritagli di gomma. Quella gomma che utilizzava negli anni Settanta legando la sua creatività alla fase analitica quella che valorizzava anche il supporto (il cemento per Cacciola, la tela grezza per Griffa) come elemento identitario del fare pittura -pittura. Marchegiani utilizzava la gomma. E’ il ciclo delle gomme, opere create con la consapevolezza che il tempo le avrebbe deteriorate.

Il tempo però passa: un resto di gomma ha resistito al deperimento e alla collocazione in un lavoro definito, almeno fino a quel giorno del 2010. Marchegiani vede il resto di gomma e decide di riportarlo in vita, si soffiargli dentro l’alito creatore dell’artista. Da anonimo scarto a guizzo del genio. Volendo giocare sulla metafora questo triangolo potrebbe essere persino un occhio divino trattenuto in una dimensione geometrica dalla striscia che gli sta sotto. O forse è solo un buon piatto cucinato con uno scarto. Ha il sapore del ricordo ritrovato. Riciclare a volte è far tornare in vita. E non è certo la più trascurabile delle azioni…