Archivio mensile:giugno 2017

Il profeta

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Ritratto di uomo in fronte, con barba e baffi, (1892) olio su tela 60×44,7 cm, firma in basso a sinistra, dichiarazione d’autenticità della Dott.ssa Francesca Dini su scheda n° 002604, Primo aggiornamento al Catalogo Ragionato (2002-2012) allegata.

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Non sono un critico. Non sono uno storico dell’arte (benchè con esami annessi e laurea affine). Ma un quadro così, da curioso dell’arte, dei dubbi me li pone. E il tema è: chi inventa cosa e chi, invece, diventa famoso per quell’invenzione. In arte c’è sempre chi ha fatto il primo passo, poi ti accorgi che (più felpato e meno appariscente) qualcuno l’aveva fatto prima.

Quest’opera è in asta sabato 10 giugno alla Meeting Art. Asta di ottocentismi e novecentismi. Donne che filano, donne che sussurrano frivolezze, contadini rubicondi e n-paesaggi montani. Ci sta tutto. E’ pittura e, spesso, belle cornici. Poi c’è questo quadro. Boldini. E’ il secondo Boldini che vedo alla Meeting Art di Vercelli. Il 29 gennaio andò all’incanto Donna che legge a letto del 1914. Anche quel quadro, quando lo vidi mi suscitò delle emozioni e un  dubbio. Questo: ma Boldini non è che ce lo siamo giocati alla voce pittori che hanno fatto la loro epoca ed è meglio così?

Guardate bene questo uomo di fronte con barba e baffi. Guardatelo bene, perchè siete davanti a uno specchio e voi siete Giovanni Boldini. Certo, questo è un autoritratto. Senza vincoli retorici o obblighi di referenze biografiche. E’ il 1892, Boldini è artista in rapida ascesa. Tre anni prima ha girato la Francia e il Marocco con un suo amico pittore, di nome Degas. Di lì a poco  sarà a Parigi diventando il più acclamato ritrattista di grazie femminili. Quei ritratti che diverranno il  suo ricco  reddito e anche  la sua condanna postuma (ma a lui che importa?).

Sguardo, truce, spiritato, determinato, infuocato, invasato e persino gasato. Ma il problema che mi pongo non è nel gioco di sguardi. Anzi, la parte che mi interessa è quella destra (la sinistra oltre lo specchio), quella dove l’occhio neppure si vede. Guardate bene. L’occhio sinistro di Boldini è come esploso in un vortice informale, spazialista, pre-cubista e protofuturista.  Da quel non occhio in poi, il pittore, con sciabolate di pennello, crea un vortice che spinge il ritratto nel campo di un movimento dell’anima fino a far emergere dalla figura il grumo di pensieri che l’hanno creata e, adesso, la deformano. Se non è Bacon, poco ci manca. Ma è Boldini, molto prima di Bacon.

Questo quadro in asta a Vercelli è il ritratto di un profeta. Di pittura.

L’arte del secondo emendamento

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9 ANGELO BRESCIANINI Palazzolo sull’Oglio 1948 – 2016 Senza titolo 5 spari di pistola e fucile calibro 12 su lastra in acciaio inox montata su telaio in legno 100x100x7 cm, firma, tecnica, archivio, etichette e timbri del Catalogo Ragionato delle Opere di Angelo Brescianini e dello Studio Lattuada (MI) al retro, dichiarazione d’autenticità, archivio, timbro dell’artista e timbro dello Studio Lattuada (MI) su foto, opera priva di cornice. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

 

In questo post proverò un esperimento che , credo, sia già stato sperimentato da tanti collezionisti d’arte: ovvero quello di provare a farsi piacere un’opera che, per avventure (o sventure) di mercato, per permute parziali, offerte irrinunciabil è finita sulle nostre pareti. Il lotto è quello proposto nell’asta 829 di Meeting Art. Un’opera di Angelo Brescianini. Non ho sue cose in casa, ma ho altre cose che cerco di farmi piacere prima di venderle o chissà, prima o poi,  di accettarle.

Bresciani è scomparso un anno fa. L’ho conosciuto in una trasmissione alla Meeting art. Persona riservata, gelosa e serena custode del proprio lavoro artistico.  Brescianini si muoveva nel campo vasto e variegato dell’estroflessione. Estroflessione: devo a questo punto aggiungere una premessa di gusto personale, necessaria all’esperimento.

In genere l’estensione temporale e di firme di un modello artistico mi inquieta. Mi capita di certo con gli estroflettenti. Se fossi un critico e anche un purista molto calvinista direi che l’unica estroflessione accettabile, perchè autentica e originaria, è quella di Castellani (il suo gioco di luci e ombre ha il rigore razionale di un quadro di Piero della Francesca).

Bene. Vado avanti. Angelo Bresciani creava il gioco estroflesso utilizzando armi da fuoco , quelle che negli Usa, grazie al secondo emendamento, potrebbero trasformare molti americani in potenziali creativi (e sarebbe forse meglio). Ma il mio problema adesso non è discutere dell’inflazione delle armi da fuoco, quanto cercare di convincermi che se avessi in casa un lotto, come quello in asta alla Meeting Art , potrei esserne contento.

Non si inquietino gli appassionati dell’artista. Questo discorso, del piace o non piace, vale per chiunque nome dell’arte, da Picasso a Brescianini. Non è critica d’arte è rapporto emozionale e personale con la stessa. Dunque il lotto 9, asta 829.  In soggiorno, adesso, è, virtualmente, di fronte a me al posto del Claudio Olivieri che mi permette di entrare in un universo velato sfuggendo all’ipnosi televisiva.

Colpi di pistola e di fucile calibro 12. Se fisso la lastra inox e ne seguo le deformazioni posso pure sentire il rumore di cosa le ha prodotte. Bam! Bam! Pum! Pum!. Se fosse tela o carta sarei morto, invece l’acciaio mi ha protetto dalla sensazione di un vulnus al contatto visivo con l’opera. E mi sovviene così un pensiero: e se l’acciaio di Brescianini fosse lì per proteggermi dai colpi secchi dell’esistenza, se facesse da barriera (deformabile) alle minacce e alle angosce del mondo che mi circonda?

Un esorcismo d’artista:  ecco, messa così, il Bresciani della Meeting Art lo prenderei. Ma non ho cash (questo però è un discorso che affronterò in altro post).

Gastone o del segno-pensiero

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6 GASTONE NOVELLI Vienna (Austria) 01/08/1925 – Milano 22/12/1968 Senza titolo, 1957 tecnica mista su carta 35×27 cm, firma e anno in basso a destra, opera registrata presso l’Archivio Gastone Novelli come da dichiarazione su foto. senza riserva stima: 2.000/3.000 €

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Meeting Art, l’asta 829. 17 giugno. Farà caldo, come oggi. Gente in piscina e questo Novelli all’incanto in viale Adda a Vercelli. Senza riserva. Nel senso di bello, senza riserva. Da prendere, senza riserva. Capolavoro di Novelli? Non sono un critico o un filologo del messaggio di Gastone Novelli per dirlo. Ma a un amico che vuole raccontare l’arte contemporanea a un nipote (ormai ho un’età per sentirmi vicino a un nonno) lo consiglierei, senza riserva. Novelli e l’astrazione lirica. Astrazione, ma lirica. Una forma innaturale, ma seduttiva e suadente e per questo, pur inconsciamente, comprensibile.

Novelli traccia forme pensiero che non sono prodotte da algoritmi mentali o da esasperazioni geometrico-cinetiche. No. La sua ricerca, emozionale e controllata, lo porta a uscire nello spazio delle non forme, per tornare in quello delle forme con un messaggio da comunicare. E’ come se viaggiando in uno spazio alieno abbia trovato il modo per condividere pensieri con le altre forme di vita.

Guardate questa tecnica mista su carta (come siamo bravi a decriptare e semplificare l’arte…). Da una galassia lontana lontana emergono segni e questi segni arrivando nel nostro mondo cercano di assumere i contorni di forme note del nostro linguaggio. Non ci riescono o forse vogliono non riuscirci per lasciarci immaginare altri pensieri che sono al di là del nostro luogo (comune) in cui viviamo. Che dite? Una cosa così non è da prendere, senza riserva?

Peter libera tutti

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Lotto 400 PETER HALLEY [New York 24/09/1953] Blue prison, 2011 acrilico, acrilico fluorescente e roll-a-tex su 2 tele, totale 76x76x9,5 cm firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista allegata, base d’asta: 30mila euro
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La Meeting art chiude la stagione delle aste con la 829. Il 24 giugno sarà in lizza (per chi può essere in gara) quest’opera di Peter Halley. Non è un gioco d’astrazioni, non è un Veronesi 4.0 , non è Arte Concreta versione Usa. Non è un emulo postumo di Albers. Se ci vedi, infatti, un’astrazione geometrica, sei già dentro la prigione di un preconcetto artistico. Quello che divide le opere su tela, su carta, su ciòchediavolovuoi, secondo approcci precostituiti e generalizzanti che ti suggerisce la critica militante , il mercato dell’arte e la deriva del luogo comune che ci abbaglia e ci confonde sotto le forme dominanti della comunicazione nell’era social. Se in questo quadro ci vedi dei rettangoli, non esci dalla prigione. Perchè di prigione si tratta. I colori accostati in modo greve (volutamente greve, anzi dissonante), il kitsch delle rugosità di una delle cornici sono il gioco che propone Peter Halley. Questo: siamo tutti dalla parte sbagliata quella delle sbarre. Vederle è un primo passo per uscirne.