Archivio mensile:settembre 2017

Meglio Eva?

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Un amico mio e del blog che naviga nel mondo della collezione d’arte contemporanea (mare agitato, vischioso, infido) condivideva con me queste riflessioni. Non hanno forse peso critico, non hanno certo peso storico, non sono di certo oggettive, ma chi se ne frega…
Dunque. L’amico , a proposito dei cicli che investono il mercato e le aste, osservava come lo zoccolo duro del concettuale anni 70 sia ben lungi dall’affievolirsi (l’Arte Povera, gli analitici con Griffa in testa, ma attenti a Cacciola). Il problema è il dopo che verrà. Ecco, secondo il mio amico (ma io un po’ ci credo) si salteranno a piè pari gli anni Ottanta (con le dovute eccezioni) e si getterà un ponte sugli anni novanta, quello del concetto rielaborato con la metabolizzazione creativa dei nuovi media (video e immagini digitalizzate). E mi ha fatto un nome. Di donna. Eva.

Eva Marisaldi di cui Renato Barilli nel suo saggio “Prima e dopo il 2000” (Feltrinelli) scrive: “Tra le nuove presenze…emergeva subitoEva Marisaldi in cui questo spirito del post concettuale, con le caratteristiche di vaghezza erratica che si è tentato di cogliere, si incarna alla perfezione”. La stessa Marisaldi ha poi virato di nuovo sulla figurazione pittorica (utilizzando colorazioni da cartoon), ma sempre nell’alveo di una interpretazione post concettuale della realtà umana.

Eva Marisaldi (Bologna, 1966. Vive e lavora a Bologna) è interessata a esplorare processi creativi e cognitivi aperti, all’osservazione di tutto ciò che, ponendosi “al lato della vita attiva” e dando concretezza all’immaginario, suggerisce schemi logici e linguistici differenti, all’aprirsi, cioè, di alternative di senso che contravvengano al modo comune di fare esperienza e che si pongano come possibilità sorprendenti ma realisticamente contemplabili, percorribili.

Coinvolgendo il pubblico nell’incontro, più che nell’uso, di ambienti che delineano percorsi di ‘scoperta’ all’interno dello spazio espositivo (“palestra d’attenzione”), Marisaldi potenzia l’eccezionalità degli oggetti e delle situazioni banali e, contemporaneamente, rende plausibili scenari inattesi, aperture improvvise, scarti logici e linguistici imprevisti. (foto e testo dall’evento allestito al Mambo di Bologna qualche anno fa)

Pascali? Anche no…

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384 PINO PASCALI Bari 19/10/1935 – Roma 11/09/1968
Tralicci, 1961
tecnica mista su cartoncino 35×50 cm, opera non firmata, dichiarazione d’autenticità a cura di Sandro Lodolo ed etichetta della Galleria d’Arte Campaiola al retro, dichiarazione d’autenticità a cura di Sandro Lodolo su foto, certificazione di autenticità della Elite Trading (MI) su foto.
Bibliografia:
-“Omaggio a Pino Pascali”, a cura di Sandro Lodolo, mostra tenutasi presso la Galleria Pananti (FI) dal 1 Dicembre 2007 al 12 Gennaio 2008, tavola 26.
base d’asta: 6.000 €
stima: 10.000/12.000 €

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Pascali è morto troppo giovane per essere, come altri coetanei artisti, essere storicizzato da vivo per poi morire, finalmente. Non è da prendere.
Pascali ha anticipato l’arte povera, ma è morto troppo giovane per diventare più potente di tanti Poveristi per la sua capacità di restare, comunque, attaccato al fare arte che è manipolazione di materiali, è segno, è tratto, è scrittura visiva. Non è da prendere.

E, infatti, nell’asta 830 che si chiude domenica 24 settembre alla Meeting Art non l’hanno preso. E così, dannato mercato e dannati collezionisti, uno dei nostri fuoriscala non viene difeso alimentando la convinzione che, nel nostro sistema arte, morire troppo giovani in Italia non conviene…

 

Multipli o caporali?

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Asta 6021 GRAFICA, FOTOGRAFIE E SCULTURE MODERNE E CONTEMPORANEE: ASTA A TEMPO CON CHIUSURA SIMULTANEA ALLE 22:00 Martedi 26 Settembre 2017 ore 22:00 Lotto 38 HANS HARTUNG Lipsia 1904 – Antibes 1989 Immagine Opera L 27, 1957 litografia su carta BFK 65,5×50 cm (lastra 50,5×32,5 cm), esemplare 80/100, firma in basso a destra, stampa Jean Pons (Paris), Edizioni Hedwig Marbach (Berne), tiratura registrata presso l’Archivio Han Hartung Les estampes, Catalogue raisonneé, Rainer Michael Mason al n° RMM 103. Bibliografia: -“Hans Hartung, Das graphische werk 1921-1965”, edizioni Rolf Schmucking (Basel), 1990, pagina 90

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Noi, poveri collezionisti senza tanto budget. Noi che per iniziare ci siamo buttati nel mare agitato e inquinato dei multipli coccolati dall’idea di poter comprare grandi firme senza spendere patrimoni. Noi che ci siamo a poco a poco accorti che le grandi firme trasformavano le loro firme in autografi su fogli di carta tirati oltre ogni limite del buon gusto. P.a. , Bon à tirer, Hc, numeri romani su numeri romani, numeri arabi su numeri arabi, lettere su numeri arabi, lettere su numeri romani: tutte le sfumature del multiplo che non è più d’autore, ma di stampatore. Tirature che a differenza degli elastici non si rompono mai. Ma l’incantesimo si è rotto. Giù in picchiata tutta la grafica da Gonzaga in su (molto in su), passando per De Chirico e Mirò. E Baj. Nel marasma di multipli caporali ecco un un multiplo con gli attributi. Ed è questo in asta martedì 26 settembre (la 6021 con il sistema del chi c’è c’è, chiusura ore 22 che toglie la suspence della gara…). Filiera certificata di quest’opera.

6020/ Solitario

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24 ROBERTO BARNI Pistoia 30/09/1939 Solitario, 1987 olio su tela 50×90 cm, firma, titolo e anno al retro.

Mercoledì 20 e Giovedì 21 settembre, asta 6020 di Meeting Art. Diamoci un’occhiata. Spuntano cose. Come questo Barni, artista “solitario” (non aderì all’anacronismo pur presagendolo, non aderì alla Pittura colta, pur affiancandola, non aderì alla Transavanguardia perchè spirito libero).