Meglio Eva?

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Un amico mio e del blog che naviga nel mondo della collezione d’arte contemporanea (mare agitato, vischioso, infido) condivideva con me queste riflessioni. Non hanno forse peso critico, non hanno certo peso storico, non sono di certo oggettive, ma chi se ne frega…
Dunque. L’amico , a proposito dei cicli che investono il mercato e le aste, osservava come lo zoccolo duro del concettuale anni 70 sia ben lungi dall’affievolirsi (l’Arte Povera, gli analitici con Griffa in testa, ma attenti a Cacciola). Il problema è il dopo che verrà. Ecco, secondo il mio amico (ma io un po’ ci credo) si salteranno a piè pari gli anni Ottanta (con le dovute eccezioni) e si getterà un ponte sugli anni novanta, quello del concetto rielaborato con la metabolizzazione creativa dei nuovi media (video e immagini digitalizzate). E mi ha fatto un nome. Di donna. Eva.

Eva Marisaldi di cui Renato Barilli nel suo saggio “Prima e dopo il 2000” (Feltrinelli) scrive: “Tra le nuove presenze…emergeva subitoEva Marisaldi in cui questo spirito del post concettuale, con le caratteristiche di vaghezza erratica che si è tentato di cogliere, si incarna alla perfezione”. La stessa Marisaldi ha poi virato di nuovo sulla figurazione pittorica (utilizzando colorazioni da cartoon), ma sempre nell’alveo di una interpretazione post concettuale della realtà umana.

Eva Marisaldi (Bologna, 1966. Vive e lavora a Bologna) è interessata a esplorare processi creativi e cognitivi aperti, all’osservazione di tutto ciò che, ponendosi “al lato della vita attiva” e dando concretezza all’immaginario, suggerisce schemi logici e linguistici differenti, all’aprirsi, cioè, di alternative di senso che contravvengano al modo comune di fare esperienza e che si pongano come possibilità sorprendenti ma realisticamente contemplabili, percorribili.

Coinvolgendo il pubblico nell’incontro, più che nell’uso, di ambienti che delineano percorsi di ‘scoperta’ all’interno dello spazio espositivo (“palestra d’attenzione”), Marisaldi potenzia l’eccezionalità degli oggetti e delle situazioni banali e, contemporaneamente, rende plausibili scenari inattesi, aperture improvvise, scarti logici e linguistici imprevisti. (foto e testo dall’evento allestito al Mambo di Bologna qualche anno fa)

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