Archivio mensile:novembre 2017

Silenzio, il resto è rumore…

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377 ALBERTO SAVINIO Atene (Grecia) 25/08/1891 – Roma 06/05/1952 Armida, Ballerine del balletto della seconda scena dell’Atto II, 1952 tecnica mista su carta 23,5×33 cm, opera non firmata, anno e timbro dell’Ente Autonomo Teatro Comunale Firenze con n° 3850 al retro. Armida, costume dei Ballerini e figuranti della prima scena dell’Atto I, 1952 tecnica mista su carta 23,5×33 cm, firma e anno in basso a sinistra, timbri Ente Autonomo Teatro Comunale Firenze con n° 3857, del Maggio Musicale Fiorentino e bozzetto a matita al retro. Armida, Due pedane della scenografia dell’Atto III, 1952 tempera e tecnica mista su carta 17×24 cm, opera non firmata, timbro dell’Ente Autonomo Teatro Comunale Firenze con n° 3850 al retro. Studi scenografici realizzati nel 1952 per l’Opera “Armida” del maggio Musicale Fiorentino. base d’asta: 4.000 € stima: 8.000/9.000 €

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Se vi dico che Savinio era meglio di suo fratello De Chirico, mi beccherei un fragoroso macchisenefrega di quello che pensi tu (divisi tra cultori dell’uno o dell’altro). Ma se sostenessi che Maria Callas è stata l’ultima e unica dea del melodramma in musica forse il livello delle rimostranze si abbasserebbe.
E allora provo pure a sostenere che questo lotto in asta domenica 3 dicembre alla Meeting Art è per valore storico e artistico uno dei più importanti lotti dell’intera asta 834 e in gara tra i primi dieci giocati all’incanto anche in altre case d’asta negli ultimi mesi. 1952: Savinio dirige l’Armida di Rossini e ne realizza pure le scenografie oltre che disegnare i costumi. Armida è Maria Callas. E questo lotto è una sinfonia…(cliccando sull’opera foto e musica di quella rappresentazione).

Spoerri vs Cracco

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35 DANIEL SPOERRI Galati 27/03/1930 10 ricette di sangue, 1986 10 serigrafie su cartoncino 44,5×62 cm facenti parte del volume omonimo delle edizioni Berhard Luginbul, stampatore Francesco Conz (VR), tutte incorniciate singolarmente (compreso colophon, 11 pz.), tutte firmate in originale dall’artista, esemplare 33/75, firma e tiratura sul colophon. senza riserva stima: 2.000/3.000 €

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Martedì 12 dicembre staremo già angustiandoci per il Natale che incombe (3…2…1…a chi piace ancora?). Alla Meeting di Vercelli impavidi e iconoclasti non si adeguando al clima del panettone e sfornano nell’asta serale 2524 questa cena targata Daniel Spoerri. A mio immensamente modesto parere te la aggiudichi con quanto ti servirebbe per pagarti una zuppetta con i ceci e le lenticchie da Carlo Cracco (manco so se la produce…)

Dimmi dove andremo…

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51 DINO BUZZATI Belluno 16/10/1906 – Milano 28/01/1972 Interno, 1969 china su cartoncino 35×25 cm, firma e anno in basso a destra, poesia al retro. senza riserva stima: 1.000/2.000 €

 

Dino Buzzati ha realizzato quest’interno metafisico ed emozionale nel 1969. Va in asta martedì sera alla meeting Art di Vercelli (asta 2518). Sarebbe bello leggere la poesia nel retro del foglio, ma la poesia è già negli sguardi, pierodellafrancescamente indirizzati verso un angolo del soggiorno che tracima nello spazio indefinito del futuro. La lei sembra stupirsi allarmata di ciò che intravede, il lui molto più impegnato a non far prevalere l’emozione sulla necessità di non cadere insieme in un attacco di panico. Ma forse la lei è solo stupita e il lui vorrebbe poterla soltanto abbracciare, fregandosene di ciò che riserva il futuro.

Dimmi dove andremo? Forse è quello che gli chiederà la lei al lui  un attimo dopo essere uscita dal fermo immagine di Buzzati. E lui scorgendo all’orizzonte la fine degli imperi mondiali, l’inizio della disgregazione, l’affarismo imperante e disarmante e un Papa che vorrebbe asfaltare il Vaticano per realizzarci sopra, finalmente, una Chiesa universale, non sa che risposta trovare, se non una. Che poi è una domanda.

“E se ci facessimo una pizza?”.

ps. La poltrona vuota in un angolo illuminato con dei libri che aspettano di essere letti è un desiderio forte di accantonamento delle paure, delle passioni, delle ansie e degli psicodrammi scritti per noi e nonostante noi. Una poltrona di cui abbiamo immensamente bisogno. Il mistero svelato, forse, da Buzzati.

 

 

834/Guarda che Bionda

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587 MARIO BIONDA Torino 1913 – Penango (AT) 1985 Luminosità grigia, 1961 polimaterico su tela 81×100 cm, firma e anno in basso a destra, titolo, firma e anno al retro, opera registrata presso l’Archivio Generale delle Opere di Mario Bionda come da dichiarazione su foto, entro teca in plexiglass. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

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E adesso parliamo di pittura. Non è un mio capriccio, un vezzo da critico mancato (non mi occupo di storia dell’arte, ma al massimo di storie dell’arte), ma sono opere come questa che chiedono di fermarsi un attimo e decidersi. Di cosa parliamo, quando decidiamo di andare all’incanto dell’arte? Di soldi e arte o di arte e poi di soldi? Ad ognuno l’ardua sentenza…

Martin, il ribelle

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10 MARTIN BRADLEY Richmond (Inghilterra) 1931 Le boudoir, 1962 olio su tela 92×60 cm, firma e anno in basso a destra, titolo, firma e anno al retro. base d’asta: 500 € stima: 1.500/2.000 €

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1961 Prende parte alla storica esposizione “Arte e Contemplazione” organizzata da Paolo Marinotti a Palazzo Grassi a Venezia. Tra gli artisti rappresentati figurano Fontana, Dubuffet, Rothko, Tapies e Jorn. A causa di uno shock emozionale, decise di arruolarsi nella Legione Straniera spagnola, dalla quale si trova a scappare nel pieno del deserto del Sahara…

Sabato 25 novembre asta 834.

Il pittore e la pietra errante

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5 PIERANGELO PIAZZO Alba (CN) 1934 – Chiavari (GE) 20/10/1997 Il Drago Millenario, Tenerife, 1969 olio su tela 50×70 cm, firma in basso a sinistra, titolo, firma e anno al retro. senza riserva stima: 1.000/2.000 €

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Alpignano dista un paio di pedalate da Torino (30 chilometri andata e ritorno). C’è il castello e la torre (trasformata in campanile). La chiesa è dedicata a San Martino di Tours, il santo-eroe che poteva fare a meno di un pezzo del suo mantello e che dà il nome alla sua estati in pieno autunno. Quelle con le domeniche gelide da cielo terso che ti viene voglia di infilarti in una pasticceria e farti una cioccolata densa e calda come solo sanno farti nelle terre sabaude.

Alpignano coccola una sua leggenda. Così bella che se questo post lo legge la Rowling riprende in mano la saga dei maghetti  e la piazza non lontano dai cori dello Juventus Stadium. Dunque la storia, Alpignano si è sviluppato attorno alla Dora. Accanto ad uno dei ponti che varcano il fiume c’era un tempo un grande masso. Così grande e fuori posto da apparire metafisico e leggendario. Un masso erratico, di quelli che i ghiacciai, ancora esentati dal conoscere le teorie ambientali di Trump, portavano a valle muovendosi. Uno di questi sassoni immani arrivò a Alpignano. E fu così festa di leggende.

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Il masso erratico in una vecchia fotografia di Alpignano sotto la neve.

 

Pierangelo Piazzo ha trascorso una buona fetta la sua vita ad Alpignano prima di trasferirsi in Liguria dove è morto nel 1997. Nel 2007 a dieci anni dalla morte (e quest’anno sarebbe il ventennale) il Comune ha patrocinato una retrospettiva. Per il Comune della cintura torinese, Piazzo resta comunque una gloria artistica locale anche se non può certo pareggiare quella di Guido Tallone da cui lo stesso pIazzo (autodidatta e appassionato di fisarmonica) prese lezione di tavolozza.

La tavolozza di Pierangelo Piazzo è orgogliosamente figurativa: dominano i paesaggi montani, le cime innevate, i vigneti innevati. Le ombre della sera. Di tanto in tanto però la sua tavolozza si accende. i cieli s’infiammano e sembrano quelli di un fantasy. E i quadri si caricano di mistero naif. E si torna così a quel masso nella Dora. Il masso girevole di Alpignano.

Lo hanno fatto saltare in aria nel 1918 (che di esplosioni non ne avevano ancora abbastanza) per realizzare una centrale idroelettrica. Si è così sbriciolata la materia di una bella fiaba. Questa riportata in una cronaca ottocentesca: “Case modeste vidi lungo le due sponde del fiume, e per erbosi clivi in gran copia acque spumanti che mormorano e biancheggiano fra le ruote di un molino ed entro grotticelle coperte di musco e di edera, e una fucina di ferro che mi assordava coi ripetuti colpi del maglio, e un antico ponte a tre archi, rifatto nel 1740, onde si varca la Dora, e presso al ponte un grosso masso di roccia, il quale, al dir del volgo, nella notte dell’Epifania fa tre giri intorno a sè ben sensibili a chi ardisse in quella notte stare sopra quel masso dove apparvero i tre Re Magi. Queste sono le vedute e queste le leggende che trovai in Alpignano appiè del verde poggio, in cui fra gli olmi, i frassini e i platani, e fra ogni sorta di fiori si aderge il maestoso castello, sotto cui anco uomini savi credettero sepolto un ricchissimo tesoro”.

Un masso erratico che il pittore Pierangelo Piazzo non ha visto, ma di cui ha sentito di certo parlare così come di una Drago millenario a Tenerife, anni luce lontana dalle sponde della Dora. Cielo vorticoso, leggendario, in un dipinto che non ti aspetti se aspetti baite e tallonesche mandrie al pascolo.Un po’ di colore e un po’ di fantasia e tutto diventa visibile. Pensando a un masso girevole in riva alla Dora. Il tutto in asta mercoledì a Vercelli, asta 6028, alle 23, 58. L’ora delle fate.

Siura Maria

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318 ALBERTO SALIETTI Ravenna 15/03/1892 – Chiavari (GE) 19/09/1961 Ritratto della Signora Maria Gallini olio su tavola 90×74 cm, firma in basso a sinistra, etichetta della Mostra del Ritratto Femminile Contemporaneo (Villa Reale di Monza, 1924) e della Mostra di Alberto Salietti (Palazzo della Permanente, Milano, 1964) al retro. Bibliografia: -“Alberto Salietti, Un artista di Novecento”, a cura di F. Ragazzi, Skira, 1997, rep. 16. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

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Un novecentista, il Salietti. Un ritorno all’ordine senza mai essere andato via. Ma prima di catalogare questo quadro, in asta alla Meeting Art nella tornata 834, alla categoria creata da Guido Gozzano sul kitsch quotidiano prima del kitsch, vorrei varcare una soglia. Quella del conformismo in arte che sistema quadri e artisti in un prima e un dopo.

La siura Maria del Salietti ti guarda nella sua grossolana verità esistenziale, sul punto di chiederti nel suo dialetto se deve farti il caffè, sperando però di perderti di vista. Sferruzzare non le porta nessuna soddisfazione se non quella di galleggiare nel tempo, perchè è il solo galleggiamento che le viene concesso.

La siura Maria non è un capolavoro, ma al momento non immagino altra figurazione contemporanea che mi  potrebbe destare questo languore di persone ferme.

834/ James Brown

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600 JAMES BROWN Los Angeles 1951 Damian, 1982 olio su 3 tele totale 263x121x5,5 cm, firma, titolo, anno ed etichette della Galerie Thomas (Munchen) e della Stephen Haller Fine Art (New York) al retro, opera priva di cornice. base d’asta: 50.000 € stima: 90.000/100.000 €

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James Brown negli anni Ottanta è a Parigi, viaggia in Italia. Contamina arte tribale e doccioni gotici, east village e ippogrifi d’arenaria. Contemporaneità e medioevo. E’ un artista. Senza compromessi, ma nei compromessi trova ispirazione. Quest’opera è un best buy per chi ama il glamour di New York e il refrain occidentale di un mondo che esisteva anche prima del 1492.

834/Bendini

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534 VASCO BENDINI Bologna 27/02/1922 – Roma 31/01/2015
Senza titolo, 1972
tecnica mista (polimaterico) su tela 100×70 cm, firma, anno ed etichette della Galleria d’Arte Pietra (MI) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera registrata presso l’Archivio Vasco Bendini come da scheda allegata.
Bibliografia:
-“Vasco Bendini”, a cura di G. Castagnoli, Galleria Pietra, Arte Contemporanea Internazionale (MI), 9 gennaio – 9 febbraio 1973.base d’asta: 9.000 €
stima: 16.000/18.000 €