Archivio mensile:gennaio 2018

Codice Cagli

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CORRADO CAGLI Ancona 23/02/1910 – Roma 28/03/1976
Motivo cellulare cromatico, 1949
olio su carta intelata 49,5×67 cm, firma e anno in basso a sinistra, firma, anno e timbro della Galleria del Secolo (Roma) al retro. Bibliografia:
-G. Di Genova, “Cagli, la collezione di Ebe Cagli Seidenbe”, Edizioni Bora, Bologna, 1987, pagina 74, n° 55 con supporto errato.
-M.F. Chiola, “Asti Contemporanea: collezioni private”, Asti, 2015, pagina 89


Asta 837, sabato 3 febbraio. 3mila euro a base d’asta. Non ci prendi, benchè un po’ in picchiata, una carta di Chia. Non ci prendi men che meno  i cieli in una stanza di Nunziante. Serve  il doppio per  un autografo di Kounellis e non ti basta certo per  una serigrafia specchiante di Pistoletto. Ci prendi, invece, questo Cagli. Sa di buono. Di guerra appena finita, di gente tornata a casa dai troppi fronti dell’orrore (lui era ebreo ed era nato per fuggire), di artisti che vogliono costruire un mondo. Soldati o Guttuso, Sanfilippo o Sassu, poco importa (in realtà il derby astrazione-figurazione era roba tosta, per gente tosta): artisti con qualcosa da dire. Come Cagli, che lo faceva a suo modo , con questa scrittura impossibile che solo Munari avrebbe, probabilmente potuto decifrare. Codici per gente intelligente. Ma noi lo siamo?

S-cane-vino

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438 EMILIO SCANAVINO Genova 28/02/1922 – Milano 29/11/1986 Senza titolo (Cane), 1946 olio su tela 58,5×49,5 cm, firma in basso a destra, anno al retro. Bibliografia: -“Scanavino, Catalogo Generale”, volume primo, a cura di Giorgina Graglia Scanavino e Carlo Pirovano, Edizioni Electa (MI), pagina 33, repertorio 1946 3. -Crema, 1992, al n° 6. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

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Al di là del titolo di questo post (il gioco di parole a volte mi sovrasta e mi attrae su versanti contenutistici pericolosi) la riflessione che vorrei fare su questo quadro, in asta domenica 28 gennaio alla Meeting art di Vercelli (asta 837), è seria o quasi.

Parte da qui. Emilio Scanavino non è mai stato un pittore astratto. Nè prima nè dopo questo lavoro. La pura astrazione, lo dice la parola, è lo slegare il pacchetto emozional-figurativo dei nostri pensieri nel momento in cui si realizza un’opera definita d’arte che si esalta del proprio raziocinio spinto e oggettivizzante. Precisiamo: nessun puro astratto ce la fa. Ma ci prova. Scanavino, però, non ci ha mai provato perchè non gli interessava fare pittura astratta. Gli interessava trovare il modo di esercitare un’azione autoptica sulle sofferenze, pulsioni, dolori che si portava appresso. Scarnificarsi per rappresentarsi. I grovigli di Scanavino sono nuda carne senza più la pelle. Dovrebbero far paura, far riflettere, far balenare quanto siamo finiti pur nella nostra ambizione d’infinito. E’ come farsi un giro in quelle mostre dove mostrano corpi morti in pose plastiche. Solo che in Scanavino non ci sono pose plastiche. C’è puro dolore.

Ma io non comprerei un suo groviglio (perchè non avrei mai la certezza che in quel momento Scanavino stesse davvero facendo un’autopsia dell’anima e non una copia di una vecchia autopsia). Io comprerei questo cane che cerca la carezza del suo padrone. Comprerei questo quadro perchè sta lì a dimostrare come l’Emilio vivesse tra le figure vive e non tra le astrazioni. E da grande artista ha preso, poi, tanti per il culo.

…aspettando le elezioni

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325 GIANNI DESSI` Roma 19/01/1955 Giorno x giorno, 2008 olio su tela 110×90 cm, firma, titolo, anno ed etichetta della Galleria Alessandro Bagnai al retro. base d’asta: 4.000 €
stima: 8.000/9.000 €

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Domenica 28 gennaio. Asta 837 di Meeting Art. L’opera di Gianni Dessì, artista del Pastificio romano, diventa il miglior calendario dell’avvento in formato elezioni prossime future. La politica attuale prefigura, infatti, Giorno per Giorno (il titolo dell’opera),  concetti figurati che diverranno astrazioni pasticciate una volta che, dopo il verdetto delle urne, dovranno essere realizzate sulla tela della realtà.

Gianni Dessì che, per fortuna, è un grande artista e non un politico, realizza astrazioni che fanno intuire un pensiero figurato, forte e creativo. Come quel giallo sul lato basso sinistro per chi guarda la tela. Un giallo  che è un giallo oltre il giallo, nel cuore stesso di una luce astratta che sembra vera. La politica è astratta (e pasticciata), la buon arte quando è astratta nasconde, comunque un pensiero.

…tutti giù per terra

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202 EMILIO TADINI Milano 1927 – Milano 24/09/2002 Fiaba, 1999 acrilici su tela 60×80 cm, firma, titolo e timbro della Galleria d’Arte Mazzolari di Soresina (Cr) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista ed etichetta della Galleria Giò Marconi (MI) su foto. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

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Domenica 21 gennaio nelle terre di mezzo piemontesi , nel regno del riso che non fa sorridere, in un luogo nomato Vercelli, si esita questo lotto presso la Dimora dei piccoli e grandi incanti chiamata Meeting Art.

“i filosofi non sono mai così necessari a tutti noi come nel momento in cui, disarcionati, stanno volteggiando, più o meno elegantemente per aria prima di battere il culo per terra”.

L’attimo di un pensiero che fugge, va colto. Come una magia da usare nel momento che servirà. Un istagram del pensiero fuggente, il post di uno sguardo intrigato, il tweet di un’emozione inaspettata. Non servono però i social; anzi fuggite da loro, i maledetti (e maledetto io che uso comunque un blog per dichiararne la mia inarrestabile avversione).

L’attimo di un pensiero che fugge, il momento prima di quello in cui le certezze spinte dalla gravità delle nostre grevità, si sfracellano sulla terra. Tadini dipinge lì, in quella zona sospesa e rarefatta (e molto frangibile) dove le parole e le immagini si incrociano e per un micro secondo credi di aver visto la verità della vita.