Ma il concetto è spaziale?

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27 LUCIO FONTANA Rosario Santa Fe’ (Argentina) 19/02/1899 – Varese 06/11/1968
Concetto spaziale, 1965
serigrafia, stampata in verde, con buchi, su carta 69,8×49,9 cm, esemplare 27/90, firma in basso a destra, timbro a secco “Galleria del Deposito”, stampatore Brano Horvat, Edizioni Galleria del Deposito, Genova, 1965, certificato di garanzia di Elite Trading (MI) allegato.
Bibliografia:
-“Lucio Fontana, incisioni, grafica, multipli, pubblicazioni…”, a cura di Harry Ruhé e Camillo Rigo, Reverdito Edizioni, pagina 122 al n° S-5.
base d’asta: 1.500 €
stima: 3.000/4.000 €

 

Una carta verde da copisteria , una bucatrice (si dirà così????) e il gioco è fatto. Impili i fogli e lasci che la macchina faccia come l’artista, meglio dell’artista. 10,20, 50, 100 fogli che d’improvviso da 0,10 euro cad, ne valgono 1.500. Se io fossi Fontana, trasformerei la carta in oro. Questa alchimia però non funziona. Perchè io non sono Fontana e nessuna Galleria del Deposito (gigantesca galleria storica genovese ideata nel 1963 da Eugenio  Carmi e animata da Bruno Alfieri, Kurt Blum, Flavio Costantini, Germano Facetti, Carlo Fedeli, Emanuele Luzzati, Achille Perilli, Kiki Vices Vinci) s’interesserebbe dei miei buchi su carta verde o gialla che fosse. E se, invece.  li avessi inventati io per primo? Io che non ho nessuna esperienza di arte praticata, ma al massimo ammirata e osservata? Azzardo: senza Fontana, chiunque facesse per primo un taglio sulla tela diverrebbe importante come Fontana? O è il fatto che l’ha fatto Fontana a far diventare importante e invidiato un taglio sulla tela purchè da lui certificato e firmato? Insomma vista da qui: prima è nata la gallina (l’artista)  e poi l’uovo (il taglio) e non viceversa.

Il concetto forse galleggia nello spazio, magari sotto il luogo comune del ma diamoci un taglio, ma solo l’artista ne percepisce il significato globalizzato e lo rende icona a prescindere da quello che si voleva inizialmente dire (al punto che una ragazza di fronte a un taglio di fontana  al Museo del Novecento, con mio orrore previsto,  disse quello che mi aspettavo dicesse al netto del suo fare da studentessa arcigna e competitiva: tutto qui? lo posso fare anch’io… sì ma non l’hai fatto tu perchè non l’hai pensato e non sei Fontana).

Ma ritorno al punto critico di cui sopra: se io, al netto dell’esistenza o no di Fontana (privato del suo taglio), facessi per primo e in modo consapevole un taglio sulla tela, volendo significare la necessità di lasciare la comfort zone dell’arte tradizionale (che io peraltro non potrei praticare, come mi spiegava a cazzotti sulla nuca il mio professore di educazione artistica) sarei prima o poi al livello raggiunto da Fontana nella storia dell’arte? O non se ne farebbe nulla perchè il mio prima del taglio non aveva nulla di percepito nel mondo dell’arte? Un cruccio che condivido: quante mie/vostre idee sarebbero potenti quanto il taglio, ma non potremo mai camparci? Sai che faccio: prendo un cartoncino verde e lo buco. Poi lo firmo: se fossi io Fontana…

 

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