Archivio mensile:febbraio 2018

841/Beata solitudo

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GIOSETTA FIORONI Roma 24/12/1932
Solitudine, 1969
pittura argento e grafite su carta 100×70 cm, firma e anno in basso a destra, titolo in basso a sinistra, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
base d’asta: 9.000 €
stima: 16.000/18.000 €

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Domenica 25 marzo nell’asta 841 di Meeting Art la prova provata che Giosetta Fioroni è in grado di creare poesie visive (mi raccomando, non confondiamo le parole e le etichette). Poesie. A corredo di quest’opera (e non è un caso evitato) copio e incollo questi versi di Goffredo Parise. Giosetta forse li ha ripetuti mentalmente mentre creava questo piccolo, dimesso, potente incanto.

Dove andiamo?
Dove ci porta l’inquieta atmosfera?
nei giorni di pioggia,
nei giorni di burrasca,
quando le umide orbite
anch’esse stillano,
stravolte, illuminate,
nel cuore dei temporali?
quando le persistenti litanie
sbattute dagli scrosci violenti
si frantumano
in mille solitari richiami?

[da I movimenti remoti, 1948.]

841/Amori

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136 ELIO MARIANI Milano 1943
Sogni di fiori selvaggi, 1970
tela emulsionata 120×83 cm, firma e anno a sinistra, firma, anno ed etichette della Fondazione F.P.Michetti, Premio Nazionale di Pittura, Francavilla al Mare, agosto-settembre 1970 al retro.
Bibliografia:
-“Elio Mariani, Documentazione dal 1965 al 1972”, a cura di Pierre Restany, Tommaso Trini e Daniela Palazzoli, Giampaolo Prearo Editore, collana ‘Primo Regesto’, pagina 88 al n° 52.
base d’asta: 1.000 €
stima: 2.000/3.000 €

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Il lotto in asta domenica 18 marzo 2018 nella 841 di Meeting Art ha l’odore stantito e penetrante degli anni Settanta. Odora di comuni, spinelli, okkupazioni, alienazioni e liberazioni, lotta discontinua, potere operato, bandiere arrossate e scudi incrociati. Fanfani e Capanna. Tra il 1970 e il 1973 Elio Mariani, sodale di Bertini nella Mec Art teorizzata da Restany, produce le cose che hanno determinato la sua cifra stilistica. Tra cui questa. Alla fine ciò che resta della rivoluzione negata o affogata è un abbraccio, l’unica azione in grado di dare radici alla nostra esistenza.

 

841/Gli zombie siamo noi

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117 KEN CURRIE North Shields (Regno Unito) 1960 Studio per “The street”, 1990 china su carta 57×74 cm (parte visibile 45×60 cm), firma parzialmente cancellata in basso sinistra. Bibliografia: -“Michiare le carte: immagine speculare” a cura di Francesco Gallo, Galleria d’Arte Gian Ferrari. base d’asta: 500 € stima: 3.000/4.000 €

Bella la provenienza (la Galleria Gian Ferrari), bella la proposta (500 euro la base d’asta per artista internazionale con numeri forti alle spalle), brutto il soggetto. Sì brutto. Questa china, che va in asta domenica 18 marzo alla Meeting Art di Vercelli, lascia in bocca l’amarissimo di una china speziata e senza morbidezze. Currie è artista scozzese che, come Bosch ai suoi tempi, non vuole allietare gli animi, ma ricordare che prima o poi tutto finisce. La materia si sgretola, i corpi si sfaldano, i volti si deformano. Ma, peggio di tutto questo c’è la paura di tutto questo che Currie ben rappresenta, evoca, esalta. Danze macabre colte un attimo prima che inizino come è questa strada affollata di tristezze in cammino. Insomma, roba forte. Ma l’arte se no a che serve?

841/Pala d’altare

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103 VASCO BENDINI Bologna 27/02/1922 – Roma 31/01/2015 Senza titolo, 1961 olio su tela 300×180 cm, firma, anno ed etichette della Mostra della Critica Italiana (MI); Galleria Breack (Roma) e Galleria d’Arte Moderna Assessorato alla Cultura (BO) al retro. base d’asta: 15.000 € stima: 27.000/30.000 €

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Se non avete più voglia di intossicarvi con sondaggi, programmi, promesse, convulsioni nostalgiche e prospettive d’incertezza garantita, trovatevi un luogo in aperta campagna. Passeggiate e guardatevi attorno. Potreste trovare quello che serve per questa missione (im)possibile. Ciò che occorre è una cappelletta, di quelle che i fedeli rurali erigevano accanto ai cascinali dedicandole a santi del posto o Madonne con specifici attributi devozionali. Le costruivano per non dover camminare per chilometri per assolvere all’obbligo festivo, garantendo così al latifondista un costante attaccamento di cuori e muscoli alle di lui coltivazioni.

Trovata la cappelletta e assicurandovi all’interno che il tempo non abbia esagerato, potrebbe accadere di notare come dietro all’altare l’affresco raffigurante il Santo/a o la Madre di Dio sia definitivamente evaporato dalla vista. a questo punto scatta il piano. Piano che presuppone di accedere all’asta 841 di Meeting Art, sabato 17 marzo. Quindi, dotati del quid necessario, necessario è l’aggiudicarsi di questo dipinto di Vasco Bendini. Grande come una pala d’altare, bello come una pala d’altare in cui Tiziano e Caravaggio di colpo si siano risvegliati astrattisti cercando il modo di comporre un’unica sinfonia. La drammaticità della materia sublimata dalla tonalità psichica: Bendini. Un Maestro. In questo dipinto c’è fede e ragione, paura e sentimento, spinta verso lo spirito e graffi della sofferenza. Bello,vero?

Immaginatelo, ora, il Bendini nella cappelletta che avete trovato: preghiera d’arte e un sogno da inseguire…(lontano da tribune e tribunisti).

841/Dimmi del verde

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98 ANTONIO CORPORA Tunisi (Tunisia) 15/08/1909 – Roma 06/09/2004 Verde, 1963 olio su tela 73×60 cm, firma e anno in basso a sinistra, etichetta della Galleria Pogliani (Roma) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. Bibliografia: -“Antonio Corpora, Catalogo Generale Ragionato dei Dipinti”, Volume I, a cura di Floriano De Santi, Edizioni Giovanni Di Summa, pagina 131, al numero 153. base d’asta: 4.000 € stima: 8.000/9.000 €

Un bagliore di verde, la Luna verde sono titoli di altre opere di Antonio Corpora, un poeta fuori contesto, un astratto emozionale. il verde, dimmi del verde…Corpora era uno che si dipingeva di verde una tela (come quella in asta alla Meeting Art , il 17 marzo nell’incanto della 841) non realizzava un monocromo, ma un caleidoscopio di bagliori luminosi e tonali, come il frame di una Galassia colto dal più onirico e penetrante dei telescopi orbitali. Altro spazio restando sulla tela, profondità che un occhio avvezzo può cogliere e se non se ne è in possesso, Corpora è da lasciare al suo destino…

 

841/Narrami Adami

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101 VALERIO ADAMI Bologna 17/03/1935 Fatto n° 3, 1960 olio su tela 60×73 cm, firma, titolo e anno al retro, opera registrata presso l’Archivio Valerio Adami come da dichiarazione su foto. base d’asta: 5.000 € stima: 9.000/10.000 €

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C’è vita nell’arte, segnali di pensiero che arrivano da un passato florido, quello a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in cui mente elette potevano immaginare, progettare o sognare la modernità senza esserne travolti per colpa di un’applicazione o di un like che non arriva. Tempi in cui un taglio sulla tela era più che sufficiente per aprirti un portale nello spazio tela, tempi in cui l’energia nucleare veniva riconvertita in materia creativa e pittorica grazie a un manifesto. Tempi in cui Adami dipingeva astrazioni narranti prima di approdare a quelle figure narranti che, nel tempo, hanno perso lo smalto dei momenti belli. Narrami Adami di come si viveva in quei tempi belli e perduti….

841/Bionda, elogio di un perdente

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19 MARIO BIONDA Torino 1913 – Penango (AT) 1985
Senza titolo, 1965
olio su tela 73×54 cm, firma e anno in basso a destra.base d’asta: 1.000 €
stima: 3.000/4.000 €

 

 

Si può metterla così: Mario Bionda ha sfidato Lucio Fontana e ha perso. Questo dipinto che va in asta alla Meeting Art sabato 17 marzo, ha, infatti,  una base d’asta che è mille volte più bassa di un pari misura firmato da Fontana. Mario Bionda nel 1956 firma con Costantino Guenzi e lo scrittore genialoide Ralph Rumney (marito della figlia di Peggy Guggenheim, il manifesto anti-estetico in cui si affermava: “Un quadro è generato da forze che coinvolgono, non è composto di forme che sconvolgono“. Ce l’avevano con gli Spazialisti e con il loro messia e precursore al tempo stesso, ce l’avevano con quella visione dell’arte che tende all’infinito a prescindere dall’opera che l’ha evocato quello stesso infinito (magari con un taglio o magari con fori da fine di Dio).  Fontana e affini ripartivano da un Grado Zero: si poteva farne anche a meno di tele, colori, cornici annesse.  Se cerchi la Luna non fermarti al dito, ovvero al pennello.

Certo, era pur vero che un taglio di per sè aveva bisogno di una tela intorno per poter essere venduto al miglior offerente (così come ogni pensiero creativo originale e  non può fare a meno di un supporto per poter essere portato nel gioco di ciò che ti pagano per quello che proponi). Ed è  forse questa la contraddizione della filosofia spazialista che Fontana e, soprattutto, i troppi affini si sono ben guardati dal risolvere (anche loro tenevano famiglia presente e futura).  Bionda la pensava invece, così, in tema di innovazioni estreme ed estranianti, spaziali e metareali: ” E’ inutile cercare valori nuovi: dobbiamo invece capire che non esiste un distacco tra la pittura di oggi e quella di ieri. I valori fondamentali pittorici sono immutabili: un quadro di qualsiasi periodo deve essere apprezzato rispetto a ciò che dice a noi oggi, in quanto l’unico metro che abbiamo è dentro noi stessi ed è calibrato su ciò che ci circonda“. Chiaro, no? La modernità di un’opera non è legata a chi la fa, ma a chi la guarda. . Solo che questa operazione di transfert tra oggetto d’arte e soggetto “guardante” può riuscire solo se l’opera ha la forza intrinseca di una comunicazione svincolata dall’anno, giorno e ora in cui è stata realizzata. L’operazione riesce se l’opera è bella (dentro) anche se vale mille volte meno di un portale temporale del grande Lucio…

841/ Aubertin Dop

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14 BERNARD AUBERTIN Fontenay aux Roses 1934 – Reutlingen 31/08/2015
Dessin de feu, 1974fiammiferi bruciati su cartoncino 65×50 cm, firma e anno su etichetta della Galleria Centro (BS) al retro.base d’asta: 1.000 €
stima: 3.000/4.000 €

012018000842
304 BERNARD AUBERTIN Fontenay aux Roses 1934 – Reutlingen 31/08/2015
Dessin de feu, 1972 fiammiferi bruciati su cartone 101×71 cm, firma e anno su etichetta della Galleria Centro (BS) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

Nell’asta 841 di Meeting Art nei due week end di metà marzo (17-18 e 24-25) saranno all’incanto questi lavori del buon mastro Bernard. Ustionati dalle tante bruciature di questo testimone/protagonista del Gruppo Zero di Dusseldorf si sente la necessità collezionistica di tornare alle radici del suo lavoro. Molto centrato sugli anni Sessanta fino al 1975. Il periodo proprio di questi zolfanelli che creano colore nel loro estinguersi.

841/Baj-konur

 

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12 ENRICO BAJ Milano 31/10/1924 – Vergiate 16/06/2003
Senza titolo (anni ’50)tecnica mista su carta 47×37,5 cm, firma in basso a destra, timbro della Galleria Schettini (MI) al retro.base d’asta: 1.000 €
stima: 2.000/3.000 €

Sabato 17 marzo 2018, asta 841 di Meeting Art, il futuro è già passato. Enrico Baj costruiva universi come questo in un mondo dove la tv era in bianco e nero e per telefonare dovevi passare da casa o avere un gettone in tasca. Lo spazio però era molto più vicino di ora, il sogno di estendere la percezione del reale era un obiettivo tangibile anche nell’arte. E Baj creava cose così.

841/Alchemic Zorio

 

012018000368
36 GILBERTO ZORIO Andorno Micca (BI) 21/09/1944 N.F., 2004 tecnica mista su carta 29×24,5 cm, firma e anno in basso a destra, timbro e firma della Galleria Poggiali & Forconi (FI) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

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Sabato 17 marzo 2018 asta 841 di Meeting Art