Archivio mensile:marzo 2018

Pomodoro, quello più bravo

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Parere personale, suffragato da questa serigrafia in vendita in Olanda a 75 euro (portale Catawiki): Giò Pomodoro era, nella famiglia di geni dell’arte scultorea, quello più talentuoso e creativo. Onirico e razionalista al tempo stesso. Spaziale e surreale. Poetico e prosaico come deve essere la scultura che non si limita ad essere materia lavorata, ma anche pensata.

Roma, ricordi impossibili

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GIOVANNI TOMMASI FERRONI Roma 1967
Natura morta romana, 1993
olio su tela 70×100 cm, firma e anno in basso a destra, titolo e firma al retro.
base d’asta: 500 €
stima: 1.500/2.000 €

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Il figlio di Riccardo ti propone una Roma onirica dove a sfidarti a duello è un amico di Rugantino e il papa Re decide cosa dovrai mangiare il giorno dopo. Domenica 25 marzo alla Meeting Art. Voglia di ponentino e di serate annoiate.

Pensieri solidi

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MARCELLO MORANDINI Mantova 15/05/1940
Struttura 10A-1965, 1965
legno laccato 53,5×53,5×13 cm, esemplare 2/2, firma, titolo, anno e tecnica su etichetta dell’artista al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
base d’asta: 15.000 €
stima: 27.000/30.000 €

 Marcello Morandini l’ho conosciuto a Verona, alla fiera dell’effimero d’arte. E’ un uomo dall’aspetto serio, giacca e cravatta ben dritta: un professore di matematica che non vede l’ora di tastare la tua ignoranza in tema di derivate da sciogliere sulla lavagna con il gessetto che si inzuppa di sudore dalle dita. Poi di colpo gli dici una cosa che lo colpisce e lui smette di interrogare chi guarda le sue opere esposte, ti prende sottobraccio. Sorride, scherza, disegna pensieri e li rende solidi. Come quest’opera in asta sabato 17 marzo alla Meeting Art. Bella davvero. Pensieri. Solidi.

Invenduto

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SARA CAMPESAN Mestre (VE) 27/12/1924 – 19/12/2016 Immagine circolare, 1966 legno, acrilico e perspex colorato 73x53x6 cm; firma, titolo, anno, località (Venezia), timbro dell’artista e n° di repertorio al retro, dichiarazione d’autenticità e n° di repertorio dell’artista su foto.


In un week end di circostanze intense (elezioni, lutti calcistici, voglia di tepori primaverili) questo lavoro di Sara Campesan è rimasto nei magazzini di Meeting Art, sfuggendo all’incanto dell’asta 839 (che abbinava quadri e orologi, in un connubio così insolito da richiedere un attimo di riflessione). Io non so se Sara Campesan sarà uno di quei nomi che i collezionisti dovranno pentirsi di non aver incrociato e, avendolo incrociato, aver comunque deciso di spendere altrove quanto richiesto per un’aggiudicazione. Non lo so. So però che l’etichetta di invenduto mi regala sensazioni strane come di cosa (o persona) il cui valore diventa così volatile da sfiorarne l’assenza (di valore). Una cosa che non vale e resta invenduta mi fa tenerezza. E questa cosa della compianta Campesan credo si meriti l’emozione.