Quel che resta dell’asta

Distratto, eluso, illuso, confuso da vicessitudini varie della vita (a ognuno le sue) scorro solo ora (a quest’ora della sera) con attenzione (e curiosità varie) l’asta 847 di Meeting Art. E’ come vedere una partita registrata, non volendo vivere le tensioni e le ansie della diretta. Dell’asta 847 (che chiude la stagione, credo) avrei voluto puntare su due lotti. Stavo, persino,  per raggranellare gli spiccioli, convincendo i figli a limitare le pretese vacanziere. Poi ho desistito. Non so più in realtà, cosa interessi davvero alla mia passione collezionista. Se la qualità di un assoluto d’arte o la qualità di un assoluto economico.  Attratto da quest’ultimo stavo per fare l’offerta. Ma l’estate che incombe mi ha impigrito.

Dell’asta 847 alcune segnalazioni personalissime. Come l’aggiudicazione con rilancio della piccola tela di Jenkins e la garetta sul Pascali. Negli invenduti, invece, altri due nomi molto illustri, di moda sino a tre mesi fa. E fa malinconia il Giunni invenduto a mille euro. Pietre di fiume per illudere d’astrazione. Un naturalista con il cuore del poeta. Non è tempo di poesia, in arte. Ma lo è mai stato?

Da settembre Base d’Asta proverà a riproporre le sue storie. Si vive anche di parole. Sottili.

012017011562
Nella Bassa Padana
nelle balere estive
coppie di anziani che ballano
vecchi Valzer Viennesi.

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