Archivio mensile:luglio 2018

848/Pastorale americana

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329 ROBERT RAUSCHENBERG Port Arthur (Texas) 22/10/1925 – Captiva Island (Florida) 13/05/2008 China Diary, “Serie di sette”, 1982 seta, carta, rilievo in cartapesta, inchiostro e foglia d’oro su carta Xuan fatta a mano, con specchio, su legno entro teca in plexiglass 109,2×78,7×6 cm, firma e anno in basso a destra, timbro della Ellesse Gallery Studio d’Arte al retro. base d’asta: 12.000 € stima: 21.000/24.000 €

 

848/Crippa’s Age

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325 ROBERTO CRIPPA Milano 07/05/1921 – Bresso (MI) 19/03/1972 Collage, 1968 tecnica mista, sughero e collage su tavola 61×50,5 cm, firma, anno, archivio a cura di Roberto Crippa Jr. ed etichette della Galleria d’Arte Il Salotto (GE) e di Arte Fiera 1995 (BO) al retro, dichiarazione d’autenticità e archivio a cura di Roberto Crippa Jr. su foto. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

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C’era un tempo in cui l’arte scavava l’idea fino a trovare la materia di cui erano fatto i sogni e le emozioni: sughero, colla, legno. Bisognava assemblarli per ricostruirne l’immagine.
C’era un tempo in cui non servivano connessioni veloci per condividere i pensieri, perchè veloce era il gesto di vivere senza l’ansia di trovare milioni di like perchè il mi piace era affidato a uno sguardo diretto senza mediazioni di pixel e processori.

In asta sabato 15 settembre.

848/Spirito andino

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250
MELITON RIVERA ESPINOZA Hucar (Perù) 1944
Il simbolo del pesce, 1976
olio su tela 60×60 cm, firma in basso a destra, titolo, firma, anno e dichiarazione d’autenticità a firma Pagani del Gennaio 1977 al retro.
senza riserva
stima: 1.000/2.000 €

 

Sabato 15 settembre. Cammina, cammina. La vita di questo artista peruviano ha il ritmo malinconico e di destino ineluttabile di una musica ancestrale suonata soffiando nella quena e toccando le corde del charango. Scultore e pittore, surrealista in cerca di simboli che gli escono dall’anima andina.

848/Baj-kunin

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196 UMBERTO LILLONI Milano 01/03/1898 – Milano 15/06/1980 Copenaghen, 1949 tempera su cartoncino 31×45,5 cm, firma, località e anno in basso a destra, dichiarazione d’autenticità dell’artista datata “Milano 1968” in basso a sinistra, titolo al retro. base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

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Domenica 9 settembre.
“Io sono un uomo libero solo in quanto riconosco l’umanità e la libertà di tutti gli uomini che mi circondano. Rispettando la loro umanità, rispetto la mia”.
Michail Alexandrovic Bakunin

848/Chiarismo nordico

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196
UMBERTO LILLONI Milano 01/03/1898 – Milano 15/06/1980
Copenaghen, 1949tempera su cartoncino 31×45,5 cm, firma, località e anno in basso a destra, dichiarazione d’autenticità dell’artista datata “Milano 1968” in basso a sinistra, titolo al retro.
base d’asta: 1.000 €
stima: 2.000/3.000 €

 

Luci diafane: il pastello del cielo e dell’acqua. Forse Lilloni stava cercando quelle luci su consiglio dell’amico gallerista Carlo Cardazzo. Nel 1949 lascia Milano e in treno arriva in Danimarca e poi in Svezia. C’erano fiabe là da raccontare, con i colori abbagliati dai fari della mente. Pensieri che evaporano, voglia di fermarsi a lasciare che le immagin della memoria sbiadiscono nella più eccitante delle malinconie.

848/ Equilibrismi quotidiani

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MILAN GOLDSCHMIEDT Zagabria (Jugoslavia) 07/11/1931
Au Chateau de beau Cèdre, 1995
nitro-acrilico su masonite 55×65 cm, firma su etichetta dell’artista e timbro della Galleria d’Arte Piemonte Artistico e Culturale (TO) al retro, certificato di garanzia della Galleria d’Arte Stoà (Foggia) allegato.Bibliografia:”Goldschmiedt, acrobazia=acropazzia”, Galleria d’Arte Stoà (Foggia), De Ferrari Editore, Settembre 1995, pagina 11.
senza riservastima: 1.000/2.000 €

In equilibrio: trasportando sogni e speranze come zavorre che sembrano sul punto di farti cadere e a cui occorre, però, affidarsi per sopravvivere muovendoti lungo il filo del rasoio. Fumettista, narratore, pittore, scultore Milan è un artista che chiede al nitro-acrilico di raccontare con colori esplosi verità esistenziali che dagli occhi sono diventati sogno e da lì sono riemersi. In asta il 9 settembre. Viviamo in un cartoon, ma non ce lo hanno mai detto chiaramente.

848/Cogli la mela

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153 VANNI VIVIANI San Giacomo Delle Segnate (MN) 12/05/1937 – 2002 Reperto metafisico studio primo olio su tela 40×40 cm, firma, titolo e n° 76150 dell’artista al retro. senza riserva stima: 1.000/2.000 €

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Domenica 9 settembre. Vanni Viviani. Artista mantovano di cui, così, Giorgio Cortenova descriveva l’ossessione pittorica per la mela: “La continuità ludica di Vanni Viviani è di quelle che stupiscono. Sorprendono me, in ogni caso, per quella fragranza perpetuata da mela a mela, da foglio a foglio, da tela a tela. Viviani conosce da sempre gli squilibri della metafora, ma conosce a fondo, soprattutto, i sortilegi delle sostituzioni, che non appartengono ai riti surrealisti degli spaesamenti. Le mele stanno per “altro” loro, così ben dipinte nella forma. Esse “sono “, nel suo “teatro della visione “, al posto delle cose o, meglio, dell’umanità, ahimè affannata, di ogni giorno. E recitano, coscienti di farlo, mentre gli altri (noi, voi, loro) non sempre ne sono consapevoli..”. Insomma siamo alla frutta, ma senza saperlo…

847/Scan-navino

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EMILIO SCANAVINO Genova 28/02/1922 – Milano 29/11/1986
Annunzio n. 2, 1961
olio su tela 162×130 cm, firma e anno in basso a destra, firma, titolo, anno, etichetta e timbro della Galleria Del Naviglio (MI) al retro.
Bibliografia:
-“Scanavino, Catalogo Generale”, volume primo, a cura di Giorgina Graglia Scanavino e Carlo Pirovano, Edizioni Electa, pagina 192, al n° 1961 40.
base d’asta: 25.000 €
stima: 45.000/50.000 €

In un mondo che delega la dose universale di dolore solo agli altri, in un mondo che spera che il nodo dolore si possa sciogliere bevendo un integratore o uno yogurt con gli steroidi vegetali, in asta alla Meeting Art l’8 settembre (una data che evoca i dolori della Storia) ecco questo Scanavino.

Scanavino dipinge il dolore, graffia la tela, la anatomizza con i suoi intrecci che sono tessuti dell’anima scarnificati. Non è astrazione. E’ invece l’autopsia dei volti del Giuditta e Oloferne di Caravaggio, è la trama che si nasconde nel più truce dei Capricci del Goya. Scanavino non lo capisci se per un attimo non lasci che il dolore che ti porti dentro diventi una figura della tua anima. E allora sarà groviglio e allora lo specchiarsi in questo quadro sarà come ritrovarsi.

848/Astrazione e azione

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21 ALVARO MONNINI Firenze 1922 – Milano 1987 Senza titolo, 1959 olio su tavola 50×60 cm, firma e anno in basso a destra. base d’asta: 500 € stima: 1.500/2.000 €

Sabato 8 settembre, asta 847. L’astrazione classica, quella fiorentina. Falce e pennello, Marx e astrazione. E nel Manifesto firmato da Monnini cose così: “Invitiamo gli artisti a prendere coscienza della loro posizione nella società, a domandarsi per chi essi lavorano, quale uomo sia quello che le loro opere esprimono, di quali relazioni sia esso capace, quale sia insomma la loro intuizione. Li invitiamo a confessarsi, a lasciare gli studi, a scendere tra gli uomini vivi, fra quelli di cui è l’avvenire. Tutti i misteri che sviano l’arte verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nell’attività pratica umana e nella concezione di questa attività pratica”.
Idee e ideologia, direttive e direzioni. Fantasia e raziocinio. Guardo all’oggi e mi sovvien magone…

L’asta che verrà

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109 PAUL JENKINS Kansas City 12/07/1923 – New York 09/06/2012 Phenomena two believers, 1980 acquerello su carta 78,7×109,9 cm, firma in basso al centro, firma, titolo, anno, località (St. Croix ed etichetta della Laura Pollak Galleries (San Diego-California) al retro, certificato di autenticità e provenienza della Bonhams (Los Angeles-California) allegato. base d’asta: 8.000 € stima: 14.000/16.000 €

Un’aurora boreale evocata da uno sciamano è il Paul Jenkins che si svela all’incanto dell’asta 848 (l’esordio della nuova stagione) , sabato 8 settembre. Considero Paul Jenkins tra i primi 10 artisti che un collezionista basico d’arte contemporanea dovrebbe contemplare sulle proprie pareti. Perchè Jenkins è un Cr7 dell’espressionismo astratto (vabbè di secondo livello, ma di poco appena sotto all’empireo dove il gesto dell’anima divenuta braccio e mano e muscoli e cuore si fece colore). Ma anche da questa foto si capisce come l’arte a volte sfidi la routine e la vocazione la professione. Può non piacere questo quadro (poi però ci mettiamo da quattro amici al bar e ne discutiamo), ma non può non stupire. Jenkins diceva di essere figlio di un temporale. Nuvole e lampi e bagliori di mondi lontani. Alla Meeting art non potevano ricominciare meglio. L’autunno ci sarà più lieve.