Archivio mensile:agosto 2018

848/Un altro sorso di Pinot

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90 PINOT GALLIZIO & SOSHANA AFROYIM Movement in red, 1958 olio su tela 50×100 cm, firma e anno in basso a destra, certiticato d’autenticità a cura di Amos Schueller curatore della Soshana’s estate. Bibliografia: .-Soshana Leben Und Werk Life And Work a cura di Angelica Baumer e Amos Schueller, Herausgeber Editore, pagina 265. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

 

L’artista è in continua tensione tra professione (produrre reddito dal pensiero creativo) e vocazione (condividere/comunicare emozioni da quello stesso pensiero). Chiaro, si sta trattando di artisti “veri” distinti dai “dilettanti” (pur meritevoli) a cui basta una pacca sulla spalla durante  la mostra nella sala parrocchiale per ritenersi appagati.

Più l’artista tende verso la professione, più subisce ai livelli più alti e materiali lo stress da S-like, la sindrome del like  diventata virale anche tra miliardi di non artisti a causa dell’orgia social. Il fare opere-like significa venderle a Bologna, Verona o a Art is now di Milano; con il fastidio, un po’ spocchioso, di doversi, ogni tanto,  confrontare con le aggiudicazioni in asta, perennemente molto, ma molto, ma molto più basse dall‘ego-valutazione del proprio lavoro.

Più l’artista, invece, tende alla vocazione più rischia di trasformarsi in un poeta che, pur sublime nella metrica dei contenuti, non potrà mai vivere della propria arte (e forse non lo vuole). Un passero solitario, senza neppure la consolazione, evocata dal Carducci quando, saturo e critico della propria fama letteraria  poteva scrivere dei letterati-imitatori: “Né io sono per anche un manzoniano/ Che tiri quattro paghe per il lesso”.  Non è ormai più tempo di lesso per le belle lettere. Serve fama per soddisfare la fame. Ed è roba per pochi.

Poi ci sono artisti, splendide eccezioni , che il destino e il coraggio di viverlo li hanno liberati dal magnetismo delle due sfere di cui si è detto all’inizio.  Pinot Gallizio vive proprio qui, nel mezzo tra il fare arte per vendere e fare arte per fare arte. Dotato di ingegno e indipendenza economica (farmacista e imprenditore farmaceutico), spirito libero e ribelle (partigiano), curioso (durante la guerra cerca i reperti neolitici sulle colline di Alba), Gallizio approda all’arte, maturo di vita e di esperienze. Non è un guizzo giovanile a diventare vocazione, è un percorso esistenziale di cui l’arte è parte integrante.

L’acquisizione di un codice espressivo lo mette in contatto con Asger Jorn, Baj e gli altri spiriti liberi dell’arte mondiale, tra loro Sshana Afroym, austriaca, ebrea, spirito ribelle. Pittrice per vocazione pura che, nel suo viaggio, incrocia Gallizio e crea tra il 1958 e il 1959 alcuni quadri-sonata a quattro mani di cui lo stesso Pinot si dice entusiasta (e uno di quesi è in asta alla Meeting art). Tra il Cobra e l’Informale che diventa emozionale, come  flussi sonori resi percepibili dal moto ondoso e, a tratti, ruvido dei colori. Lo schema non è più schema. Come un calice di pinot, vinificato in rosso, che nè la barrique, nè il tempo hanno reso schiavo del proprio essere. Qualcosa da gustare per ritrovare quello che è più vicino al puro spirito dell’arte.

848/ Chiari di Luna…

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GIUSEPPE CHIARI Firenze 26/09/1926 – Firenze 10/05/2007
Senza titolo, 2002 tecnica mista su carta 85×130 cm, firma e anno in basso a destra, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. Bibliografia: -“Arte moderna e contemporanea”, Galleria d’Arte Rosenberg (MI), Settembre 2009, pagina 35 al n° 87. base d’asta: 1.000 €stima: 2.000/3.000 €

La generazione Spotify avrebbe molto da imparare da questo lavoro di Giuseppe Chiari in asta alla Meeting Art. La musica è scrittura, è segno così come le parole accostate possono diventare musica grazie ad un approccio metrico.

Probabilmente l’artista non aveva nessun intento didattico, lavorando di gesto e di colore su uno spartito. Seguiva di certo il Fluxus del suo pensiero d’arte in cui non c’era più confine tra comunicazione, comunicante e strumento utilizzato per metterli in contatto. Persino un lungo silenzio era musica come  era azione teatrale, per John Cage, rispondere alle domande sui funghi al quiz di Mike Bongiorno. Ma erano tempi diversi in cui  la fantasia non era un’applicazione da scaricare sullo Smartphone.

L’arte è nella filigrana

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344 CORRADO CAGLI Ancona 23/02/1910 – Roma 28/03/1976 Bacco, 1950 tecnica mista su carta (pittura a strappo) 50×40 cm, firma, anno e dedica dell’artista ad personam in basso, certificato d’autenticità della Galleria B&B Arte (Asola-MN) al retro, dichiarazione d’autenticità a cura di Francesco Muzzi su foto. senza riserva stima: 1.000/2.000 €

Ecco un artista che non puoi non conoscere se ti poni il dubbio se sia davvero opportuno dividere gli artisti in categorie: il figurativo, l’astratto, il concettuale. Non considerando, è ovvio, le sottospecie: il performante, il copiante, il ruffiano, il tiracampare, l’esteta, l’egosmisurante, il vanaglorioso, il naturalista zoppo. Lui, invece, èCagli. Sul confine di tutto. Sul crinale tra forma, concetto, figura. Perchè la sua arte è nella filigrana di un pensiero: quella che, un tempo, determinava l’origine di una carta antica. Una filiera chiara, genuina tra mente e gesto.

848/oh Vinicio

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34 VINICIO BERTI Scandicci (FI) 11/06/1921 – Firenze 1991 AH5, 1990 idropittura e tempera vinilica su tela 100×70 cm, firma e anno in basso a sinistra, dichiarazione d’autenticità della moglie Mari Pia (Berti) Pini su foto. base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

Quest’opera va in asta alla Meeting Art di Vercelli l’8 settembre data che da sempre racconta di come siano effimeri e fragili gli armistizi, soprattutto per chi cerca un alibi per non fare una scelta di campo, orrenda e splendida che sia.

Io una scelta di campo la faccio e scrivo che collezionare arte è collezionare storie da raccontare anche a costo di perderci dei soldi (senza, è ovvio, perderci la testa). In questo post è  così la volta di un’opera di Vinicio Berti, realizzata un anno prima di morire. Berti e l’astrazione classica fiorentina: io , però di classico,  ossia rituale e conformato, ci ho sempre visto poco. Così pure di astrazione. Ci vedo, invece, segni, scritture rupestri, un tentativo di creare un codice visivo che traduca emozioni e rabbia. Rivolte e desiderio di buttare il cuore rosso più in alto possibile. Berti il graffitaro. Berti il pitto-anarchico. Berti che se ne sarebbe fottuto dei tentativi televisi postumi di dargli una rispolverata di mercato dell’arte tanto per liberare i fondi di magazzino. In quel momento mi piaceva molto meno, mentre c’era chi mi suggeriva di comprarlo perchè tornava su (e Nativi? e Monnini? Stessa solfa…). Adesso però mi piace, Vinicio. e lo suggerisco a chi in casa si è stufato di appiccicare figurine panini della fiera dell’arte. Giù dalla giostra…amici.

848/Poveromo

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429 ROBERT CARROLL Painesville (U.S.A.) 09/08/1934 – Poveromo (Massa) 05/09/2016 Cerchio magico, 1999 olio su tela 81×100 cm, firma in basso a destra, firma, titolo e tecnica al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista, etichetta e firma della Galleria Giovanni Di Summa (Roma) su foto. Bibliografia: -“Investire in opere d’Arte”, depliant della Galleria Giovanni Di Summa (Roma), tavola 3. base d’asta: 500 € stima: 1.500/2.000 €

Chissà, ci avrà pure riso sopra immaginando di spegnersi, già ormai malato in un grumo di case che si chiamava come il suo destino: Poveromo, frazione di Massa Carrara. Nel 2013 il sindaco di Massa Carrara lo andò a trovare, assecondando chi gli ripeteva come, dalle sue parti, fosse venuto a spiaggiarsi uno spirito libero dell’arte contemporanea.

Il sindaco trovò in quella stanza,  oltre all’artista che aveva frequentato i grandi della beat generation, un uomo malato, molto malato. Viveva da solo, senza soldi:  la moglie morta da tre anni e aveva pure perso una gamba per le conseguenze del male che alla fine gli spense il respiro. Insomma, il sindaco di Massa Carrara,  incontrò  l’origine del nome di quella piccola frazione: un pover’uomo. Come lo saremo tutti, prima o poi.

In asta a settembre alla Meeting Art un bel dipinto di questo  pover’uomo.  (ps morto senza un soldo nonostante quest’opera in asta  sia stata indicata in un manuale dell’investimento in arte…).

E per chi non si ferma qui , una poesia di Lawrence Ferlinghetti che racconta di Carroll e anche di noi.

Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
E i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
I cui saggi sono messi a tacere
E i cui fanatici infestano le onde radio
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
Tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i violenti come eroi
E che aspira a comandare il mondo
Con la forza e la tortura
Pietà per la nazione che non conosce
Nessun’altra lingua se non la propria
Nessun’altra cultura se non la propria
Pietà per la nazione il cui fiato è denaro
E che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
Pietà per la nazione Oh pietà per gli uomini
Che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via
Patria mia, lacrime di te
Dolce terra di libertà!

 

 

 

 

E

848/Love, ma dove?

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423 ROBERT INDIANA New Castle (Indiana) 13/09/1928 – Vinalhaven 19/05/2018 Love tappeto 60×60 cm, esemplare non numerato, firma a stampa su certificato della Galerie Ferrero (Nizza) al retro. base d’asta: 500 € stima: 1.500/2.000 €

 

Robert Indiana è morto il 18 maggio di quest’anno di grazia portando con sè il cruccio di quanti soldi avrebbe potuto fare se solo avesse registrato il marchio di quella scritta su sfondi colorati e con quella O rovesciata che trasforma la forma scritta in una melodia definita da una ripartizione geometrica che sembra un pentagramma emozionale.

Love, ma dove? Ci perdoni il byon Robert, ma questa forma-pensiero andrebbe riportata ovunque, anche violando il diritto morale di chi l’ha ideata. Magari sui muri dei porti dove le navi cariche di disperati non possono attraccare o sul pontile toscano di San Vincenzo dove, ieri,  un figlio immerso in una lunga telefonata non badava al vecchio padre che appoggiandosi con le gambe macilente a un trabicccolo con ruote lo inseguiva insieme ai sogni perduti da tempo. LOVE! Una parola da sola può dimostrare cosa è vivo e cosa invece finge di esserlo. Love. Con la o storta, perchè l’abitudine degli affetti è il primo passo verso la noia…

848/Ahi, Velasco

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349 VELASCO Bellano (LC) 25/08/1960 Galleria delle carrozze, 2010 acquerello e collage su carta operata 32,5×49,8 cm, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità e archivio dell’artista su certificato allegato. Bibliografia: -“Velasco Vitali, Sbarco a Milano”, Edizioni Skira, a cura di Fernando Mazzocca e Francesco Poli, mostra tenutasi presso la Stazione Centrale e Palazzo Reale (MI) dal 13 Novembre al 3 Dicembre 2010. senza riserva stima: 2.000/3.000 €

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Suo padre, Giancarlo se ne è andato da poco. Probabilmente era un grande artista che, come ha scritto il Corriere celebrandolo, si nutriva di una pittura “che sembra avere come compagni di strada Goya, Rembrandt, Soutine, sino a Lucian Freud, in un corpo a corpo col dipingere e dove si coglie una intera vita avvolta dalla sofferenza, ironia, piacere, turbamento, anche da una irrefrenabile euforia”.

Velasco, suo figlio. Figurativo se la figurazione dell’inconscio altro non sia che una narrazione astratta. Me ne parlò, anni fa, per la prima volta, la signora Nedelia nella sua piccola galleria il Vicolo, in un vicolo di Voghera. Nedelia ogni tanto tossiva. E quella tossetta nervosa era il segno di una malattia al cuore che se l’è portata via in un giorno di Ferragosto di tanti anni fa. Quel giorno ho pianto come un bambino che ha perso il suo giocattolaio. Avevo perso, soprattutto, una preziosa amica che, quando arrivavo da lei, mi offriva il caffè e mi faceva sedere in una poltroncina tra tele di Giuseppe Ajmone, Carlo Vitale, Aldo Carpi, Donato Frisia, Cesare Monti Adriano di Spilimbergo. La pittura che non è più. Salotti borghesi, cioccolatini e belle parole.

La signora Nedelia mi raccontò di come un giorno arrivò da lei in galleria Giovanni Testori, geniale anima in pena dell’arte da raccontare. Testori le esaltò il lavoro di due, allora, baldi giovanotti: Frangi e Velasco. Si fece una mostra a Voghera con le loro opere. Andò così e così. Nedelia si tenne però un Velasco: un grumo di verde e marrone che, nell’intreccio di un pensiero vorticoso, fingeva di essere un grumo di verde e rami alla Morlotti. Bello. Lo avrei voluto, ma non aveva la forza e i soldi. Velasco. Domenica 16 settembre alla Meeting art.