848/Un altro sorso di Pinot

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90 PINOT GALLIZIO & SOSHANA AFROYIM Movement in red, 1958 olio su tela 50×100 cm, firma e anno in basso a destra, certiticato d’autenticità a cura di Amos Schueller curatore della Soshana’s estate. Bibliografia: .-Soshana Leben Und Werk Life And Work a cura di Angelica Baumer e Amos Schueller, Herausgeber Editore, pagina 265. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

 

L’artista è in continua tensione tra professione (produrre reddito dal pensiero creativo) e vocazione (condividere/comunicare emozioni da quello stesso pensiero). Chiaro, si sta trattando di artisti “veri” distinti dai “dilettanti” (pur meritevoli) a cui basta una pacca sulla spalla durante  la mostra nella sala parrocchiale per ritenersi appagati.

Più l’artista tende verso la professione, più subisce ai livelli più alti e materiali lo stress da S-like, la sindrome del like  diventata virale anche tra miliardi di non artisti a causa dell’orgia social. Il fare opere-like significa venderle a Bologna, Verona o a Art is now di Milano; con il fastidio, un po’ spocchioso, di doversi, ogni tanto,  confrontare con le aggiudicazioni in asta, perennemente molto, ma molto, ma molto più basse dall‘ego-valutazione del proprio lavoro.

Più l’artista, invece, tende alla vocazione più rischia di trasformarsi in un poeta che, pur sublime nella metrica dei contenuti, non potrà mai vivere della propria arte (e forse non lo vuole). Un passero solitario, senza neppure la consolazione, evocata dal Carducci quando, saturo e critico della propria fama letteraria  poteva scrivere dei letterati-imitatori: “Né io sono per anche un manzoniano/ Che tiri quattro paghe per il lesso”.  Non è ormai più tempo di lesso per le belle lettere. Serve fama per soddisfare la fame. Ed è roba per pochi.

Poi ci sono artisti, splendide eccezioni , che il destino e il coraggio di viverlo li hanno liberati dal magnetismo delle due sfere di cui si è detto all’inizio.  Pinot Gallizio vive proprio qui, nel mezzo tra il fare arte per vendere e fare arte per fare arte. Dotato di ingegno e indipendenza economica (farmacista e imprenditore farmaceutico), spirito libero e ribelle (partigiano), curioso (durante la guerra cerca i reperti neolitici sulle colline di Alba), Gallizio approda all’arte, maturo di vita e di esperienze. Non è un guizzo giovanile a diventare vocazione, è un percorso esistenziale di cui l’arte è parte integrante.

L’acquisizione di un codice espressivo lo mette in contatto con Asger Jorn, Baj e gli altri spiriti liberi dell’arte mondiale, tra loro Sshana Afroym, austriaca, ebrea, spirito ribelle. Pittrice per vocazione pura che, nel suo viaggio, incrocia Gallizio e crea tra il 1958 e il 1959 alcuni quadri-sonata a quattro mani di cui lo stesso Pinot si dice entusiasta (e uno di quesi è in asta alla Meeting art). Tra il Cobra e l’Informale che diventa emozionale, come  flussi sonori resi percepibili dal moto ondoso e, a tratti, ruvido dei colori. Lo schema non è più schema. Come un calice di pinot, vinificato in rosso, che nè la barrique, nè il tempo hanno reso schiavo del proprio essere. Qualcosa da gustare per ritrovare quello che è più vicino al puro spirito dell’arte.

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