Vasco l’invenduto

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VASCO BENDINI [Bologna 27/02/1922 – Roma 31/01/2015]
Senza titolo, 1972 tecnica mista (polimaterico) su tela 100×70 cm, firma, anno ed etichette della Galleria d’Arte Pietra (MI) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera registrata presso l’Archivio Vasco Bendini come da scheda allegata.
Bibliografia:-“Vasco Bendini”, a cura di G. Castagnoli, Galleria Pietra, Arte Contemporanea Internazionale (MI), 9 gennaio – 9 febbraio 1973.
base d’asta: 8.000 €
stima: 14.000/16.000 €

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Così si racconta Vasco Bendini nella sua rapida, densa autobiografia (dal sito del maestro)

Il 1922 è il mio anno di nascita. Avevo diciassette anni quando è iniziata la seconda guerra mondiale e ne avevo ventitré quando, il 6 agosto, un bombardiere americano sganciava la prima bomba atomica su Hiroshima. Dal ’49 al ’55 abbiamo subito gli effetti negativi della “guerra fredda”: la pace era affidata a bombe nucleari trasportate da aerei speciali o assegnata a missili intercontinentali installati su sottomarini a propulsione nucleare. Sui giornali si leggeva che sarebbero stati sufficienti dieci minuti di attesa per il lancio della nuova bomba H e nel ’66 i tempi per la distruzione dell’umanità si ridussero a quei due minuti che divennero il titolo di una mia opera, realizzata il 24 marzo 1966. Nel 1956 carri armati russi invasero l’Ungheria e nel ’68 la Cecoslovacchia. In particolare, nel 1968, mi colpì l’uscita, a Praga, del Manifesto delle Duemila Parole, voluto da numerosi intellettuali ansiosi di realizzare un vero processo di liberalizzazione a cui idealmente aderii con l’esecuzione di una mia opera intitolata appunto Duemila parole. Avevo cinquantun anni quando scoppiò il caso Allende, che fu ammazzato mentre difendeva con le armi in pugno la libertà del popolo cileno, sacrificata agli interessi degli USA, e nacque nel 1973 Un giaciglio per Allende. E poi c’è stata la lunga e tragica guerra del Vietnam, seguita nel 1979 dall’aggressione sovietica all’Afghanistan, per non parlare del conflitto arabo-israeliano, dell’11 settembre 2001 e della guerra in Iraq. Non dimentico neanche l’ultima, drammatica e disumana risoluzione di erigere sul nostro pianeta oltre quindicimila chilometri di barriere di separazione tra i popoli. Questi i fatti. Impossibile non smarrirsi. In questi frangenti nascono i miei neri: canti della notte, matrice di speranza. E sorgono i miei bianchi, naturali immagini di attesa.

L’opera è invenduta (al momento in cui scrivo il post) nell’Asta Meetinga Art 848.

8mila euro più diritti sono tanti soldi e io non ho il coraggio di spenderli senza la garanzia, un giorno,di poterli riavere privandomi di questo grumo di materia pensante. E, anche avendola, non sarebbe una transazione facile. Credo che, comuque, anche se la regalassero saremmo in pochi (eletti) a appenderla in casa. Quei pochi che vorrebbero che le opere d’arte in qualche modo cambiassero il mondo e non soltanto infinitesime parti dell’economia mondiale.

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