Archivio mensile:ottobre 2018

Ronda di notte

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79 OMAR RONDA [Portula (BI) 11/09/1947 – Biella 07/12/2017] Sangue blu iron frozen, 2012 foto – materiale plastico 98×73 cm, titolo, firma, anno ed archivio al retro, certificato di archiviazione delle opere di Omar Ronda allegato. base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

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Quando quest’opera andrà in asta (6064 di Meeting Art, 8 novembre) mancherà un mese (un mese e un giorno per la precisione) dall’anniversario della morte di Omar Ronda. L’ultimo suo messaggio social era carico di struggente malinconia: “Ieri è mancato anche mio “fratello”: Tino Stefanoni! Combattevamo insieme il cancro e lui è partito prima di me. Ciao caro Tino…”. il cancro e l’arte. Una bella sfida tra uno dei tanti strumenti che il destino utilizza per assegnare un termine ad ogni singola vita e quello che lo stesso destino regala ad alcune singole vite per illudersi di poter sfuggire a quel termine.
Omar Ronda: il riciclo come metabolismo creativo, la plastica redenta dal suo peccato di rifiuto nocivo. Orgoglioso e a tratti impetuoso, ideologo e a tratti censore della sua stessa ideologia, affabile citazionista e all’improvviso iconoclasta. Ronda non c’è più. La sua arte sì. Come un lume nella notte del destino. Anche noi a seguire la ronda. o Ronda.

Nuovi, ma nuovi?

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43 MARCELLO JORI [Merano (BZ) 12/12/1951] Villa smeraldo, 1996 acrilico su tela applicata su tavola 69×69 cm, firma ed etichetta dell’esposizione ArteFiera 2000 (BO) al retro, titolo, anno e dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

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Marcello Jori (nell’asta 6064, mercoledì 7 settembre). “…poi l’artista sblocca i pigmenti cromatici dalla superficie, ne trae dei fluidi pennelli luminosi che invia nello spazio…”. Così Renato Barilli nel suo “Prima e dopo il 2000” sull’artista che convocò nel 1980 per dar vita alla squadra dei Nuovi Nuovi. Il campionato, allora, sembrava dominato dalla Transavanguardia di Abo, il Cr7 dei critici-creatori di correnti d’arte.

Quest’opera è come il dribbling di un giocatore ormai provato dagli scatti e dai campi macerati dalla pioggia. Ma il guizzo c’è ancora. E vale il prezzo del biglietto nei distinti centrali.

La musica è di tutti?

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25 GIUSEPPE CHIARI [Firenze 26/09/1926 – Firenze 10/05/2007] La musica è di tutti intervento su foto in bianco e nero 109×73 cm, firma e titolo in basso, opera registrata presso l’Archivio Giuseppe e Victoria Chiari come da certificato di autenticità su foto (con dimensioni 100×70). base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

 

 

Mi pongo la domanda, che è poi il titolo senza il punto interrogativo  dell’opera in asta alla Meeting Art (6064) mercoledì 7 novembre, mentre ascolto Dream di John Cage. Il gesto nella foto è reso comprensibile dalla scritta di pugno di Giuseppe Chiari che “suona” (eh già per uno del Fluxus anche le parole possono produrre suoni) come una scritta tracciata con lo spray su un muro grigio della Bovisa a Milano che c’è nebbia, piovviggina e il tipo si ostina a fare il runner con le cuffiette. La donna spinge la carrozzina e ha lo sguardo perso oltre il muro dove le è parso di aver sentito il rumore delle onde. Nel dehor della pizzeria Vesuviana, riscaldato da una lampada-stufa, il solito ragazzo apparecchia le solite tavole. Chissà se arriverà qualcuno.

La musica è di tutti, ma non è mai la stessa. Grazie Chiari di averlo ricordato…

849/Gagarin il perdente

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355 WALTER VALENTINI [Pergola (PS) 22/10/1928] Viaggio VIII, 1995 tecnica mista e applicazioni su tavola e tela 92x92x7 cm, firma, titolo, anno ed etichette dell’artista e della Galerie Dionne (Paris) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, entro teca in plexiglass. base d’asta: 5.000 € stima: 11.500/12.900 €

Vista dal vero (ma cosa è il vero?) quest’opera in asta sabato 20 ottobre alla 849 di Meeting Art è bellissima (ma cosa è il bello?). Appoggiato a un tavolo nella sala espositiva dei gioielli, mentre fuori c’era una luce grigio autunno,  il Valentini brillava di luce propria fregandosene del contesto e di cosa avrebbe dovuto rappresentare in relazione alle altre cose presenti. Forse è proprio questa la cifra stilistica  nascosta di questo artista che, come Morandi, non ha distinto il fare opere uniche dal creare meravigliose opere grafiche. Il contenuto prima della forma e la forma adeguata al pensiero. La forma è lo spazio, l’oltre la siepe che limita lo sguardo e argina il cammino.

La Soyuz si è rotta. Adesso per andare nello spazio, come cantava Franz Di Cioccio della mitica Pfm, non ci resta che sognare sognare. La dimensione verticale della storia è messa, infatti, potentemente in crisi da quella orizzontale: ci muoviamo succubi della legge di gravità, la più sovranista e banale delle leggi fisiche. Gli occhi, sgualciti dal fuoco fatuo degli smartphone; il pensiero rivolto agli algoritmi delle borse europee e mondiali.

Il Valentini parte a 5mila euro: è grande, è bello, costa meno di un viaggio sulla Soyuz peraltro rotta. Ma se non lo usate per decollare lasciare perdere.  Vi basta lo smartphone.

849/Giorgio, ho un dubbio

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24 GIORGIO GOST [Salsomaggiore (PR) 06/04/1962] Stop The Time!, 2017 bibite con resina su tela visibile anche al retro 20×20 cm, entro cornice dell’artista 30x30x11,5 cm, firma, anno e tecnica al retro, dichiarazione d’autenticità e timbro a secco dell’artista su foto. senza riserva stima: 1.000/2.000 €

 

Giorgio Gost (artista parmense, due classi dopo la mia) non ha inventato una forma d’arte concettuale (il congelamento degli oggetti che così diventano, di volta in volta, reperti emozionali o storici) come neppure ha inventato il tempo e la nozione che abbiamo di esso. Peraltro neppure Boetti che spediva raccomandate nel futuro, lo aveva fatto. Di certo che siano monete o libri e persino opere d’arte (con la parvenza della loro forma, privata del valore economico e esclusivo…ma è così sbagliato?), Gost, volente o no ,ci pone la solita, ciclopica domanda esistenziale: che cosa resterà di noi?

Ma, caro Giorgio, riproponendo il quesito di cui sopra, sei proprio sicuro di aver scelto l’oggetto giusto in quest’opera in asta alla Meeting Art sabato 29 ottobre? Credo, infatti, che fra 100 anni l’unica forma che resterà di noi sarà proprio la bottiglia della Coca Cola con il suo contenuto. Passeranno le lattine, micro e maxi, le bottiglie in pet, le confezioni famiglia, ma la bottiglia no. E con essa il suo contenuto. E allora, invertendo il ragionamento, c’è da riflettere se il segreto dell’eternità non si nasconda proprio nella ricetta segreta della bevanda che resta sempre la stessa con o senza caffeina, con o senza zucchero, E la mitica platonica bottiglia lì, a difenderne il segreto. E, allora, se questa tua capsula del tempo, caro Giorgio, non fosse, invece un codice di eterna giovinezza? Mica, comunque, poco.

849/Soldati e sfollati

 

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269 ATANASIO SOLDATI [Parma 25/08/1896 – Parma 27/08/1953] Paesaggi, (1943-1944) tempera e pastello su carta 40×31,8 cm, firma al centro, dipinto a matita raffigurante un paesaggio e timbro delle Opere Inventariate di Atanasio Soldati al retro. Bibliografia: -“Atanasio Soldati, invenzioni, studi, progetti”, a cura di Flaminio Gualdoni, Edizioni Cardelli & Fontana, mostra tenutasi presso la Galleria Cardelli & Fontana (SP) dal 6 marzo al 8 maggio 2010, pagina 19. base d’asta: 1.000 € stima: 2.500/3.500 €

Io so dove era Atanasio Soldati quando ha schizzato, da figurativo-astratto-geometrico-razionalista (insomma artista), quest’opera in asta domenica 14 ottobre nella 849 della Meeting art di Vercelli. Lo so. Salgo in auto da casa mia, imbocco la Torino-Piacenza a Broni (lì sono nato) e per 30 chilometri interseco questa parte di Lombardia che il Po divide tra pianura e colline. Arrivato a Voghera,  superata la porta virtuale del 45esimo parallelo, esco dall’autostrada e salgo verso l’alto. Rivanazzano, Godiasco, su su fino a Varzi e il Monte Penice. oltre c’è il mare della Liguria.

1943/44. La guerra si fa brutta che già di suo lo era già. Guerra agli altri, guerra intestina. Tutti in guerra. L’orrore diventa regola, come le bombe che piovono dal cielo. Atanasio Soldati cerca una via di scampo per sè e per la sua arte. Diventa sfollato da Milano e finisce tra le colline di cui parlavo prima. Ospitato da una famiglia in cui si sta cimentando nella sua passione una pittrice che diverrà un genio nascosto dell’arte naif, Luisa Pagano. Soldati insegna a Luisa l’importanza di una poetica geometria del fare pittura accennando persino a una metafisica delle forme; Luisa, chissà, gli mostra come i colori possono essere quelli che si vedono aprendo le finestre. Il rosso delle case di mattoni a vista delle cascine, il verde delle colline.

L’opera in asta è, insomma, qualcosa di più di un bozzetto. Non era fatta per essere venduta, ma per ricordare chi era Atanasio e dove era. Insomma una cosa vera.

849/ Limoni e pomodorini

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225 ENRICO PAULUCCI [Genova 03/10/1901 – Torino 22/08/1999] Natura morta, 1990 olio su tela 30×40 cm, firma in basso a destra, opera registrata presso l’Archivio Paulucci (TO) in data 6 aprile 1992 al n° 0105 come da fotocopia allegata, (autentica smarrita). base d’asta: 500 € stima: 2.000/3.000 €
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Non è Banksy, è inutile distruggerlo per farlo valere di più. E anche se si potesse fare, non lo farei. Due limoni e un grappolo di pomodorini: Enrico Paulucci li dipinge a 89 anni.  Il gioco è quello del colore, non della natura o forse è quello della natura che si manifesta nel colore. La natura di un artista di cui De Pisis scriveva cose così: «Nel pittore Paulucci una cosa che mi piace (ed è a nostro vedere precipuo per l’artista vero) è la sincerità che nei grandi va spesso accompagnata con un’altra dote: la spontaneità, l’immediatezza, una sorta di infallibilità meravigliosa, ma che è sempre lodevole”.

Grande, spontaneo, immediato.  Sincero. Per questo non lo trituro…

849/ Bendini hard boiled

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VASCO BENDINI [Bologna 27/02/1922 – Roma 31/01/2015]
Il mattatoio, 1973 polimaterico (tecnica mista e applicazioni) su tela 160x140x7 cm, firma, titolo, anno ed etichetta della Galleria Frittelli Arte Contemporanea (FI) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto allegata a certificato della Galleria Frittelli Arte Contemporanea (FI), opera priva di cornice. base d’asta: 5.000 €
stima: 10.000/12.000 €
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Ci piace Morandi? Non il cantante, il pittore. Ci piace di più, adesso, che un suo vasetto di fiori dipinti (io adoro le acqueforti, quindi sono prevenuto) ha raddoppiato (in modo logico e corretto visto il gigante che l’ha dipinto) la base d’asta della Meeting Art che era di 70mila euro?
Il Morandi era un 25 x 25, una misura adatta a finire tra un quadro e l’altro senza rischio di eccessive saturazioni, oppure al centro di una parete vuota sperando che qualcuno ,prima o poi, aguzzando la vista, non sbotti dicendo: “Ma quello non sarà mica un Morandi?”.

Il Bendini, invece, di cui sopra, che va in asta alla Meeting art, sabato 13 ottobre, è 160×140. Occupa una buona parte della parete e non è un vasetto di fiori.  Il mattatoio…un titolo forte, da letteratura hard boiled. Poco gestibile come lo era l’artista che, peraltro, aveva studiato pittura proprio con Morandi. Ma Bendini non ha mai fatto in modo esplicito repertorio figurato e figurativo della propria arte. Informale e spirituale, materico e filosofico: il buon Vasco non ha nulla da farsi invidiare a partire dalle quotazioni in asta, vergognosamente al di sotto rispetto al suo enorme valore concettuale e artistico. 5mila euro, al momento il pezzo è invenduto. Sarà perchè è un Mattatoio e perchè quel grumo di carne e sangue non è un mazzo di fiori.

849/Analitico è il pensiero

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190 CLAUDIO OLIVIERI [Roma 28/11/1934] Senza titolo, 1961 olio su tela 80×100 cm, firma e anno in basso a destra, firma al retro. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

Dicono che Olivieri sia uno degli artisti più importanti della Pittura pittura anche della Pittura analitica quella che, come scrive Filiberto Menna nel suo saggio-manifesto “la linea analitica dell’arte moderna”, “ha contribuito in maniera determinante alla messa in crisi” del significato stesso del fare arte, con la spinta ad analizzare gli strumenti stessi del fare pittura: il supporto o il colore. Si dice pure che il periodo analitico in senso puro vada considerato dai primi anni Settanta al 1976-77. Bene, qui l’assunto e il dubbio: questo Olivieri, che va in asta il 13 ottobre (asta 849), visto che è del 1961 che cosa mai sarà? Pre-analitico o, semplicemente, l’espressione aniconica del fare pittura?

Qualche giorno fa è morto Marco Gastini, un gigante della pittura italiana anche lui inserito nel filone analitico. Solo che, a detta di molti (compreso un mio amico colto collezionista) le sue cose più intense e “liriche” le ha create negli anni Ottanta, un decennio dopo il decennio analitico puro e duro. E, dunque, questi suoi capolavori cosa sono? Post analitici o l’ennesima espressione aniconica, matura e incisiva,  del fare pittura? E se il problema, invece, fosse proprio quello del fare pittura?

Fare, nel senso di creare. La creazione in arte (e non solo) richiede, infatti, di premessa, un pensiero preliminare, perchè diversamente, a mio modesto parere, si entra nel campo del bricolage sia pure di qualità.  Olivieri, come Gastini,  muovono da un pensiero di pittura e lo hanno fatto a prescindere dalla data in cui sono state create le opere. Poi un pensiero si può anche fare corrente, per la connessione d’analogie con altri pensieri. Ma gli oggetti dell’arte, dotati di pensiero, hanno sempre un nome e cognome. E questo si chiama Olivieri .

849/Colpo di genio

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158 VINICIO BERTI [Scandicci (FI) 11/06/1921 – Firenze 1991] Per Leonardo Da Vinci, 1972 idropittura e tempera vinilica su tela 100×70 cm, firma, titolo e anno in basso a sinistra e al retro. base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

Il prossimo anno saranno 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci che ha passato gran parte della sua vita a immaginare e disegnare cose che non avrebbe mai realizzato. Resta il dubbio che volesse farlo davvero o, non soltanto, prospettare un futuro ai propri sogni. Folli. Come quello di poter avvitare l’aria per alzarsi da terra, sfidando la gravità che, spesso, ci rende grevi e pesanti al punto di non cogliere l’attimo della natura angelica che, in qualche recondito angolo della nostra vita, alberga ancora.

Vinicio Berti, toscanaccio, artista vero, graffitaro prima dei graffitari, non di rado costellava le proprie opere di frecce che puntavano verso l’alto, costringendo, anche con scritte maiuscole, gli scheletri di fabbriche e palazzi a trovare una strada verso il cielo. Che, forse, il problema è proprio questo. Trovare quella strada…