Archivio mensile:novembre 2018

Uomo in fuga

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107 ATANASIO SOLDATI [Parma 25/08/1896 – Parma 27/08/1953] Paesaggio, prima meta’ anni ’40 olio su tela 18×25 cm, firma in basso a destra, dichiarazione d’autenticità a cura di Augusto Garau con Archivio Atanasio Soldati n° 1.246 su foto, opera eseguita durante il periodo della guerra nell’oltrepo Pavese. Bibliografia: -catalogo Christie’s (MI) maggio 2006. base d’asta: 2.500 € stima: 5.000/6.000 €

1931. Atanasio Soldati espone a Milano alla Galleria del milione: è la prima mostra italiana di un pittore astratto.

1943. La casa di Atanasio Soldati viene distrutta da un bombardamento: il suo atelier, il suo lavoro. Lui però si salva, è un uomo in fuga. Prima Solbiate Olona, poi a Sud verso le colline pavesi del vino. Prima Mornico Losana (una chicca di paese tra le vigne) poi Voghera. Qui incontra il mondo culturale e artistico del luogo, affascina con le sue lezioni di pittura colta una giovane e rinomata cantante lirica, Luisa Pagano. Da quel momento Luisa non abbandonerà più la pittura che approda sui versanti di un naif lirico che entusiasmò Cesare Zavattioni, nume tutelare dell’arte senza frontiere. Ma di Soldati resta la predilezione per le linee e per le campiture a zone dei colori stesi in modo uniforme. Chissà che Soldati da Luisa non apprese il gusto di dare un’anima paesaggistica alle sue forme geometriche. Lo dimostra questo bel lavoro in asta domenica 2 dicembre alla Meeting Art di Vercelli.  I rettangoli prendono vita, profumano d’erba e nel profumo perdono il senso della loro geometria. Si fanno sogno.

Pascali non fa ridere

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106 PINO PASCALI [Bari 19/10/1935 – Roma 11/09/1968]
Bozzetto, (1963-64) tecnica mista e collage su acetato e cartoncino 24×33 cm, opera non firmata, eseguita negli studi della “Lodolofilm”, dichiarazione d’autenticità a cura di Giuliana Cappuzzo e Sandro Lodolo su foto.Bibliografia:-“Maestri Moderni e Contemporanei, antologia scelta, 2001”, Galleria Tornabuoni Arte (FI), Dicembre 2000, pagina 165.
base d’asta: 2.500 €
stima: 5.000/6.000 €
Era un artista se per artista si intende un poeta e se per poeta si intende chi riesce a strofare nella prosa di una quotidianità fatta di una costante quantificazione della fatica di vivere (il numero di secondi che passano vivendo, i soldi che servono vivendo, il numero di persone che devi sopportare prima di chiudere gli occhi e dormire). Pascali bozzettava (il lorro sopra dell’asta 853) per i le sigle animate, ma nel cuore aveva cose così (il lotto sotto dell’asta 853)…

 

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PINO PASCALI [Bari 19/10/1935 – Roma 11/09/1968]
Senza titolo tecnica mista su carta 24×28 cm, opera non firmata, dichiarazione d’autenticità a cura di Sandro Lodolo su foto. base d’asta: 4.000 € stima: 8.000/9.000 €
Spendendo bene i propri soldi in un’asta  si potrebbe fotografare Pascali e la sua complessità. Conoscendo, magari, qualcosa della propria.

853/Il Cielo rebus di Tadini

 

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449 EMILIO TADINI [Milano 1927 – Milano 24/09/2002] Paesaggio occidentale, 1969 acrilico su tela 73×60 cm, firma, titolo, anno ed etichetta della Galleria Condotti 75 (Roma) al retro, opera registrata presso l’Archivio dello Studio Marconi (MI) come da timbri ed etichetta su foto. base d’asta: 4.000 € stima: 8.000/9.000 € codice opera: 012018011899

Quest’opera profuma di anni Settanta e li anticipa pure. La cornice sottile a inquadrare il messaggio cifrato di un genio creativo del nostro Novecento: Emilio Tadini è un fuori scala e come tale soffre la dannazione della propria eccezionalità. Non è concettuale, ma lo è eccome. Non è figurativo, ma lo è eccome. Non è astratto, ma lo è eccome. Ecco, Tadini è un rebus. Chi lo risolve è un mago e merita di possederne l’opera.

853/Nei cieli d’Oriani

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91 PIPPO ORIANI [Torino 25/06/1909 – Roma 01/12/1972] Aeropaesaggio, 1932 olio su tela 70×100 cm, firma e anno in basso a destra, etichetta di Exposition des Peintres Futuristes Italien, Galerie Bernheim Jeune, Paris, etichetta e timbro della Collezione Giancarlo e Adriana Verde (TO) al retro, opera registrata presso l’Archivio della Fondation Pippo Oriani come da dichiarazione su foto. Bibliografia: -“Pippo Oriani, Catalogo Generale”, Edizioni Centro D’Arte Mercurio (MI), repertorio 32/O/6 pagina 141 . base d’asta: 2.000 € stima: 10.000/12.000 €

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L’aerofuturismo di Oriani era già oltre i cieli che di lì a poco sarebbero stati quelli di una guerra mondiale. Lui era già nello spazio, pregustando o presagendo che per esaltare il volo bisognava per forza di cose spostarsi oltre i confini di un’umanità gretta e ormai troppo violenta. Se Futurismo doveva essere di Futuro si doveva raccontare.

853/Cielo d’Angelo

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SERGIO DANGELO [Milano 19/04/1932]
Senza titolo, 1967
tecnica mista e collage su faesite 65×50 cm, firma e anno in basso al centro.
base d’asta: 1.000 €
stima: 2.000/3.000 €
Un Gutai razionalista, forse no. Un Mac surreale. Forse no. Un lirico  geometrico, un Licini  alla Reggiani o un Novelli alla Veronesi. Giochiamo con i nomi, incrociando stili e tecniche artistiche. Alla fine, ci si deve arrendere. Questo è un Sergio D’Angelo, prolifico creatore di spazi pittorici. A  mio modesto avviso (molto modesto) quest’opera nel catalogo Cielo 853 (l’asta Meeting Art di dicembre) è un gioiellino. Un cioccolatino da scartare con gli occhi. Così defilato da non incutere il rispetto dei nomi e delle cifre. Ma carico di vita e di sapore d’arte.

853/Il cielo in tavola

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130 DANIEL SPOERRI [Galati 27/03/1930] Tableau piége, 1972 assemblaggio di oggetti e collage su tavola 70x70x19 cm, firma, titolo e anno sotto la base, dichiarazione d’autenticità ed etichetta dell’artista su foto, entro teca in plexiglass. base d’asta: 20.000 € stima: 36.000/40.000 €

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Bloccare il nostro passato, un selfie 3d su ciò che siamo stati. E farlo giocando la magia su ciò che muove il mondo, l’alimentazione. Ma non sono solo avanzi di cibo, sono vissuti vari che lasciano tracce di rossetto o spruzzi maldestri di sugo. Sono fondi di caffè che non svelano nessun futuro. Morale?
Spoerri è il Caravaggio del Noveau realisme.

853/Il Cielo in tavola (1)

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JOSEPH BEUYS [Kleve 1921 – Dusseldorf 1986]
F.I.U. wine bottle and wooden case, 1981-1983
bottiglia di vino e custodia in legno su base in legno dorato 38×31,5×15 cm, firma sull’etichetta della bottiglia, etichetta e firme della Art Handling Services con provenienza ed archivio della Galerie Delta (Rotterdam) su foto, entro teca in plexiglass.
* LOTTO FRAGILE * 
(vedere note alla pagina di presentazione dell’asta sul catalogo o sul sito) 
base d’asta: 5.000 €
stima: 9.000/10.000 €
Free International University, Fiu. Beuys. Tra il 1981 e il 1983 l’artista-profeta-filosofo-animista e animatore-agitatore della mente imbottiglia del vino per ricordare al mondo quanto sia importante l’Ecologia. E maiuscola ora che il mondo (m minuscola) sta soffocando per la plastica in mare e per le polvere sottili in cielo. Beuys capiva che non c’era più arte senza comprensione e rielaborazione concettuale del dramma  che l’umanità stava e sta attraversando.

Sarà barbera, un pinot nero vinificato in rosso, un Amarone?  Di certo è servito solo in Cielo. quello dell’arte.

853/Il Cielo d’autunno

Castagne, uva. La plastica dei ricordi (Un Tosi che ha fatto mostra celebrativa) e i ricordi resi plastica (Gilardi, il cantore critico e arguto iconoclasta del mondo “plastificato”). L’autunno. Come lo ricordavamo prima del riscaldamento globale con un novembre troppo caldo e una vendemmia che, ormai, si fa in agosto.
 

853/Apri la finestra, il Cielo è Cobra

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74 KAREL APPEL [Amsterdam 25/04/1921 – Zurigo 03/05/2006] City Window no. 3, 1991 olio su legno e vetro (finestra) 115×65 cm, firme in basso al centro e all’interno in basso sull’anta, opera registrata presso Karel Appel Foundation (Amsterdam) come da certificato datato 13/10/2014 allegato. Bibliografia: – “Maestri Contemporanei, Antologia scelta”, 1996, Galleria Tornabuoni, pagina 18 base d’asta: 22.000 €

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Che bello, se ,fuori. il cielo fosse come la finestra che lo rivela. Che bello se la finestra fosse tagliata nel legno di un sogno infinito, dove il colore è l’unico parametro per misurare il senso della vita. Che bello se la mia casa l’avesse progettata Appel. Appel. Quando dopo il disastro della Guerra mondiale i Cobra cercarono di portare l’arte in un oltre che non rappresentasse più una realtà che aveva in sè i germi della distruzione.Via dall’ astrazione geometrica figlia di un ordine matematico che, generalizzando in modo parossistico, aveva portato alla manipolazione dell’atomo, Via dalla figurazione edonistica e autocelebrativa che aveva esaltato gli egocentrismi della storia.
Colore, invece e disegni e forme libere, liquide. Infantili, certo. Perchè no. Appel non le dimenticò mai. E io vorrei una finestra così.

853/Il Cielo d’estate (ricordi?)

Lo premetto: questo post (ma neppure gli altri) ha velleità di critica d’arte, di expertise posticcio a quello che altri, a ragion veduta, hanno detto o scritto, di analisi algoritmico-verbale sul rapporto tra queste opere all’incanto di Cielo 853 (il codice-nome dell’asta Meeting art) e il mercato dell’arte. Sono, infatti, solo un blogger d’arte senza avere da parte l’arte del giudizio critico . Non ne ho i mezzi, non ne ho la storia. Sono forte, però, delle emozioni che l’arte mi provoca. Me lo concedo: vedo i “patteern” emozionali che un’opera può generare. Sono forse un rabdomante delle storie dell’arte (e non della storia) e come tutti i rabdomanti rischio di passare per impostore.

Queste tre opere dell’asta dicembrina hanno il pattern della nostalgia. Un legame che rende possibile accostare un genio della Pop italic art (Tano Festa) con due pittori che appartengono a quella terra di mezzo dove non sei al top e non sei neppure nell’oblio di una beata mediocrità. Peraltro l’opera a destra di Giancarlo Gazzaniga è stata esposta alla Biennale di Venezia e quindi mica bubbole. Il nudo fantasmatico di Ajmone ha fatto invece la Quadriennale a Roma. Anche qui, bubbole sotto la soglia di sicurezza.

Nostalgia. Una finestra sul mare. Una donna che evapora sotto il sole liquido della memoria e l’evanescenza di una spiaggia dove ormai non ci si scotta più. A bruciare sulla pelle sono solo i sogni che non hai più trovato.