853/Il Cielo d’estate (ricordi?)

Lo premetto: questo post (ma neppure gli altri) ha velleità di critica d’arte, di expertise posticcio a quello che altri, a ragion veduta, hanno detto o scritto, di analisi algoritmico-verbale sul rapporto tra queste opere all’incanto di Cielo 853 (il codice-nome dell’asta Meeting art) e il mercato dell’arte. Sono, infatti, solo un blogger d’arte senza avere da parte l’arte del giudizio critico . Non ne ho i mezzi, non ne ho la storia. Sono forte, però, delle emozioni che l’arte mi provoca. Me lo concedo: vedo i “patteern” emozionali che un’opera può generare. Sono forse un rabdomante delle storie dell’arte (e non della storia) e come tutti i rabdomanti rischio di passare per impostore.

Queste tre opere dell’asta dicembrina hanno il pattern della nostalgia. Un legame che rende possibile accostare un genio della Pop italic art (Tano Festa) con due pittori che appartengono a quella terra di mezzo dove non sei al top e non sei neppure nell’oblio di una beata mediocrità. Peraltro l’opera a destra di Giancarlo Gazzaniga è stata esposta alla Biennale di Venezia e quindi mica bubbole. Il nudo fantasmatico di Ajmone ha fatto invece la Quadriennale a Roma. Anche qui, bubbole sotto la soglia di sicurezza.

Nostalgia. Una finestra sul mare. Una donna che evapora sotto il sole liquido della memoria e l’evanescenza di una spiaggia dove ormai non ci si scotta più. A bruciare sulla pelle sono solo i sogni che non hai più trovato.

 

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