Archivio mensile:novembre 2018

853/Codici del Cielo

Uno accanto all’altro nella sequenza degli incanti di Cielo 853 (il codice dell’asta di dicembre, ma è una mia definizione). Il Kounellis è un linguaccio indecifrabile, un codice che aspetta di essere svelato. Il Boetti è una frase che perde il suo significato e, da svelata, diventa così indecifrabile. Giochi d’artisti con lettere e colori. Il problema di fondo resta la comunicazione. Scrive Kounellis: “Bisogna insegnare ai giovani il concetto di confine e il loro ampliamento. La possibilità di avere una lingua da costruire, una lingua con argomentazioni nuove. Si tratta quindi di ridefinire un’immagine che ha una prospettiva comune. E’ un fatto culturale che ti permette di essere realmente creativo”. Oltre i confini, in cielo.

ps. La carta di Kounellis presenta fioriture…non è un difetto. E’ un certificato d’esistenza. nel tempo.

853/Richard’s cloud

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RICHARD SMITH [Letchworth Garden City 27/10/1931 – Letchworth Garden City 15/04/2016]
The envelope, 1977
tecnica mista su aquilone (tela, metallo e corde) 95×95 cm (dimensioni complessive 159×95 cm), firma, titolo ed anno al retro, dichiarazione di autenticità dell’artista datata 1978, etichetta, timbri e firme della Galleria d’Arte “La Città” (Verona), etichetta e timbro della Galleria Aurelio Stefanini (Firenze) su foto.Bibliografia:-“Roma London Paris”, a cura di Andrea Alibrandi, Edizioni “Il Ponte” Firenze, numero 20.-“Idee da collezionare”, Tra Europa e America, Aspetti dell’Arte internazionale (Gli ultimi cinquant’anni), Aurelio Stefanini Studio d’Arte (Firenze), . base d’asta: 5.000 €
stima: 9.000/10.000 €
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La terza e quarta dimensione di un anomalo pop artist (ma il pop è per forza pop?). Un aquilone che presuppone l’esistenza di un cielo e di un vento. Ma può farne a meno, estradato ed estraniato dalla potenza, salvifica, dell’arte.

853/Se il cielo si specchia

GETULIO ALVIANI opera nella convinzione che: i sensi non contaminati hanno proporzioni matematiche e che l’unica arte nella quale credere è l’arte costruita, l’arte esatta. Un’ arte mai disgiunta da una visione etica del mondo. In età giovanile coltiva l’idea del “fare” come tensione verso l’alto e verso la perfezione e l’ idea dell’arte come apice dell’espressione umana, il massimo dell’intelligenza, conseguente ad un’altissima considerazione dell’uomo, capace di logica, razionalità ed essenzialità, elementi fondamentali dell’ideazione…

CHRISTIAN MEGERT l’artista svizzero ed esponente dell’arte cinetica ha come ambito di ricerca la luce e il suo riflesso, la moltiplicazione dello spazio e il movimento. Per questa ragione utilizza come mezzo primario uno specchio attraverso il quale la nostra immagine si sdoppia e si riposiziona nello spazio frammentando la nostra figura e simbolicamente la nostra identità. I punti di vista si moltiplicano e la luce agisce sulla superficie decomponendo lo spazio e generando infinite realtà. Le opere prendono vita quando è il pubblico a riflettersi in esse e a modificarne l’impianto distruggendo gli elementi geometrici di partenza e intrecciandoli in nuove forme.

Come un gioco di riflessi dall’iperuranio…e noi mortali a roderci di non vederli. Forse.

853/Il cielo non è un algoritmo

853/Cielo Tancredi

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Senza titolo, (1962)
inchiostro e acquerello su carta applicata su tela 70×50 cm, opera non firmata, etichetta e timbro della Galleria d’Arte L’Elefante (TV) al retro.
Esposizioni:-“Tancredi e lo spazialismo veneto”, Palazzo delle Contesse, Mel, 11 dicembre 2004 – 3 febbraio 2005.Bibliografia:-“Tancredi e lo spazialismo veneto”, a cura di Giovanni Granzotto, Antonella Alban e Dino Marangon, Matteo Editore, Palazzo delle Contesse, Mel, 11 dicembre 2004 – 13 febbraio 2005, pagina 29.-“Tancredi i Dipinti e Gli Scritti”, a cura di Marisa Dalai Emiliani con la collaborazione di Silvia Mascheroni e Cecilia Scatturin, volume primo, Umberto Allemandi & C (TO), , pagina 299, collezione Eredi Parmeggiani.base d’asta: 6.000 €stima: 10.000/12.000 €

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Tancredi, con la sua pittura, crea una nuova filosofia poetica per coloro che non posseggono né telescopi né razzi: quanto fortunati noi che abbiamo tali cristallizzazioni da trasportarci sani e salvi, verso altri mondi. (Peggy Guggenheim).

Tancredi descrive in questo lavoro i cieli del suo tempo, aggrovigliati dall’incubo nucleare. Sono gli anni dei missili a Cuba, della tensione tra Usa e Urss, del baratro della storia che si apre nella vita di ciascuno. Catastrofe. Morte. L’Apocalisse. In quegli anni Tancredi, il giovane pittore che faceva ricerca astratta, dipinge “La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba“. Il suo cielo è minacciato da un groviglio di ansie e fatalità. Non può fingere di non vederle. Anzi, le vuole vedere e le rappresenta per mostrare a natura ibrida e complessa della minaccia all’esistenza. Ma c’è un io che si ribella e la ribellione è un muoversi altrove. E’ un muoversi oltre. Un autoritratto. Il mio. Il vostro.

853/Il cielo di Piero

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27 PIERO RUGGERI [Torino 27/04/1930 – 14/05/2009] Combattimenti, 1969 olio su tela 88×153 cm, firma, titolo e anno al retro, opera registrata presso la Fondazione Piero Ruggeri come da dichiarazione su foto. Bibliografia: -“Piero Ruggeri, L’epopea della pittura, 1955-2007”, Palazzo Magnani, Reggio Emilia, Edizioni Skira, pagina 162. base d’asta: 4.000 € stima: 8.000/9.000 €

…come la Guerra di Piero. Combattimenti. Quest’opera nell’asta del Cielo di Meeting art (la 853 con un titolo ad hoc) sembra una tela di Monsù Leandro, alias Cristian Reder, che dipinse nel Seicento orge di cavalieri e fanti nell’estasi della morte in battaglia tra fumi di terra e polvere da sparo. Ruggeri sapeva dipingere come un pittore del Seicento di quelli bravi: barocco nei toni e modernissimo nei contenuti astratto-figurativi. Per quello che ne so io delle cose che so, Ruggeri sta alla pittura italiana come Battiato sta alla canzone italiana: fuori scala nel senso di non paragonabile, assimilabile. Il loro pregio, il loro cruccio.

853/ Morandini, cielo nero

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20 MARCELLO MORANDINI [Mantova 15/05/1940] Progetto 511A-2007, 2007 legno laccato nero 62,5x100x9 cm, esemplare unico, firma, titolo, anno e tecnica su etichetta dell’artista al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. base d’asta: 7.000 € stima: 15.000/18.000 €

Il bianco o il nero per definire il potere della forma. La sfida è quella dell’uso, dell’abitudine che trasforma l’idea di una scultura in una sedia. Dal Bauhaus non abbiamo imparato molto, purtroppo: creiamo o subiamo le categorie d’arte, strappiamo dalle forme, dipinte o modellate che siano, il cuore di un’utilità non solo estetica. Bella scultura, bella pittura. Verrà il momento di sostituire bello con utile. Utile a crescere. Migliorare. A definire un mondo meno spigoloso e frastagliato. E allora nel cielo nero (o bianco) di Morandini ci si potrebbe trovare davvero bene.

853/Nel cielo di Mathieu

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16 GEORGES MATHIEU [Boulogne sur Mer 1921 – Boulogne-Bilancourt 12/06/2012] Composizione, 1958 olio e tecnica mista su cartoncino 9×24 cm, firma e anno in basso al centro, dedica di auguri alla moglie di Pinot Gallizio al retro. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

Forse erano rotte dell’anima (Mathieu aveva lavorato per una compagnia navale): percorsi che le emozioni vissute lasciavano e che, di colpo,l’artista decideva di tracciare sulla tela prima che svanissero come i solchi di schiuma tra le onde. Forse era una calligrafia dell’irrazionale alimentata dal pensiero dell’oriente che l’artista coltivava. Forse erano entrambe le cose: rotte dell’anima che dovevano essere scritte di getto per non dimenticarle.

Non sorprende così che questa sua piccola opera possa essere in realtà un messaggio, d’auguri. Indirizzato a una famiglia di pazzi e impazziti per l’arte.

Questo gioiellino è incluso nel catalogo dell’asta 853 (dal primo dicembre). Il cielo ci chiama: lo disse Marc Chagall rivolgendosi alla moglie Belle, vedendola tornare dalla campagna con un mazzo di fiori. Il cielo era là, fuori con lei: l’artista non può restare sordo a quell’appello di fuga dalla quotidiana banalità…è il suo modo per dimostrare di non essere come gli altri mortali.

853/Il cielo è di Graham (ma non ditelo a Churchill)

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15 GRAHAM SUTHERLAND [Londra 24/08/1903 – Mentone 17/02/1980] Senza titolo, 1939 gouache su carta 20×22 cm, firma e anno in basso a sinistra, firma e anno dell’artista su etichetta al retro. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €
Strano. Churchill dipingeva paesaggi e fiori esattamente come Sutherland. Certo, quelli dello statista erano decisamente meno carichi di suspence poetica. Ma a Churchill si può concedere di non essere entrato nella storia dell’arte, è più che sufficiente quello che ha fatto senza la tela davanti. Eppure non è bello immaginare come l’uomo che sconfisse l’uomo che faceva bruciare i libri e condannava al ludibrio vendicativo i geni dell’arte degenerata, un mattino del novembre 1955 non fermò la moglie che faceva a pezzi e poi bruciava un dipinto. Era il ritratto che Graham Sutherland aveva realizzato su commissione del parlamento inglese  in vista della fine del secondo mandato del premier che aveva portato la Gran Bretagna fuori dal tunnel della storia.

A Churchill il quadro non piaceva e a sua moglie non piaceva che non gli piacesse. E così, dopo che fu presentato con tanto di cerimonia pubblica nella Wetminster Hall, un anno dopo il ritratto di quel Churchill alla Bacon, invecchiato dalle fatiche del combattente finì nel giardino di casa Churchill e fece la fine che si meritano le opere che danno fastidio.

Per fortuna che non accade sempre così, se no non potremmo più ammirare gran parte delle opere del Caravaggio… Ma Sutherland era davvero un pittore che poteva dar fastidio? Seguace del paesagismo iconico e tradizionale di Samuel Palmer,  si approppriò del suo secolo, il Novecento, cercando nella vena surreale il modo per far dialogare le spinte informali (che non gli andavano a genio) con la figurazione. Tra le pieghe di questo percorso  crescevano i fiori. Quelli della gouache in asta sabato 1 dicembre alla Meeting Art. Fiori tra le righe della pittura, mente fuori il cielo chiamava l’artista .

Il cielo è…Bianco

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5 REMO BIANCO [Milano 03/06/1922 – Milano 23/02/1988] Senza titolo, 1955-1966 collage su tela 49×39 cm, firma, anno, dedica e timbro della Galleria Mazzoni (PC) al retro, dichiarazione d’autenticità e timbro Galleria Mazzoni (PC) su foto, certificato d’autenticità a cura della Elite Trading (Mi) allegato, opera registrata presso l’Archivio Remo Bianco come da certificazione allegata. base d’asta: 1.500 € stima: 3.000/4.000 €

 

L’arte non conosce mediazioni. L’alternativa è l’artigiano di qualità che non muove da un’idea creativa con cui si accetta (e si cerca) il rischio di renderla unica. Una tensione che nessun  artista comunque risolve perchè il mercato, con le sue regole, attrattive impone, comunque, la riproducibilità. Ma remo Bianco, per quanto ne so, se ne fotteva del mercato in senso stretto. Lui faceva ricerca. Negli anni Quaranta creava calchi in gesso delle impronte lasciate sui sentieri sterrati dalle auto. Solo un pazzo o un poeta poteva cimentarsi in quest’impresa. Un pazzo e un poeta. E un anarchico, pericoloso

Come quando, tornando dagli Usa, si mise in testa l’idea di opporsi all’informale. minando quel concetto pittorico nelle sue stesse radici. E così, Remo pittava un’opera informale: poi la divideva in piccoli rettangoli che poi riassemblava per sfidare l’esistenza irrazionale dell’astrazione ingabbiandola in un gioco di combinazioni assolutamente geometriche e razionali, O, forse, no…

Quest’opera è inclusa nel catalogo dell’asta 853 (dal primo dicembre). Il cielo ci chiama: lo disse Marc Chagall rivolgendosi alla moglie Belle, vedendola tornare dalla campagna con un mazzo di fiori. Il cielo era là, fuori con lei: l’artista non può restare sordo a quell’appello di fuga dalla quotidiana banalità…è il suo modo per dimostrare di non essere come gli altri mortali.